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Le vecchie dello Strega

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Michele Masneri ci racconta la serata finale del Premio Strega. Questo pezzo è uscito su Studio.

Sono tante. Vestono soprattutto di giallo, di rosso, di nero. A pois. Con cuffiette, nastri, velette; con orecchini a forma d’aragosta, di gambero, di serpente. Sono molto scollate. Non si vedono quasi mai in giro. Solo allo Strega.

C’è tutta una terza età gloriosa a Roma, che palpita nei taxi, al volante, nei bar; chiome candide maggioritarie, la città è loro. Però la terza età che arriva allo Strega è peculiare, si prepara ogni anno con cura, con dedizione, stando nascosta tutto l’anno per poi scendere qui a Valle Giulia e comparire nel museo etrusco come in un’apparizione, come in “Thriller” o nel battesimo di Rosemary’s Baby. Anche giovedì sera. Diverse molto grasse, tinte, con capelli corvini molto lunghi, fasciate di pelle, con rossetti rossi. Molto aggressive, anche. Chiuse in casa o in villa tutto l’anno, questa è la loro serata.

Ci sono le extralusso, come Marisela Federici, bellissima, levigata tipo porcellana di Meissen, età imprecisata, figlia di un presidente della Repubblica venezuelana, un ex marito libanese petroliere Tamraz (Tamoil) e un marito attuale costruttore romano, già forse morosa di Susanna Agnelli, famosa cantatrice in spagnolo alle altrui e soprattutto sue feste, alla villa “La Furibonda” sull’Appia Antica (sunset boulevard romano, “Appia dei popoli” nel mito collegato ai fasti di Claudio Martelli). C’è Gisella Sofio (1927) già protagonista di Accidenti alle tasse (1951) di Mario Mattòli; ma ci sono soprattutto le tante anonime, e aggressive. Si buttano sul buffet, momento critico di ogni Strega, con menu immutabile – gnocchetti sardi alla panna, spaghettini al pomodoro, mozzarelline di bufala – e ce n’è sempre una che spintona, e te ne trovi sempre una sotto, da calpestare, e una che ti mette una manina nel piatto.

Non si scusano, e amano soprattutto i dolci; quando il cameriere annuncia «allora vado? Tajo? Tajo er gelato?» con sorriso provocatorio, e si accinge con una scimitarra a tagliare i tortini di creme e di frutta, davanti alla platea di ottuagenarie pronte a tutto, si pensa naturalmente alla scena dell’assalto al buffet del pranzo in villa della Grande Bellezza, col cardinale gastronomico, e il camerierino che chiede «aiuto». Qui, invece, personale temprato, impassibile, forse appartenente a forze speciali di qualche catering israeliano; e nessun timore: un altro cameriere di lungo corso, infatti, in confidenza: «so quarant’anni che faccio sto mestiere. Ma cattive come allo Strega, mai».

Le vecchie dello Strega quando non mangiano si fanno delle foto con Francesco Piccolo perché sanno già che vincerà, non considerano neanche gli altri; mangiano molti cioccolatini Strega ma disdegnano come tutti il liquore (mentre i camerieri-pusher, al bar, lo caldeggiano anche sotto forma di un «cocktail Strega», e tutti: «ah, no, grazie», mi dia piuttosto una grappa-limoncello-acqua). Un gruppo di milanesi, alla prima volta al ninfeo, si spaventa per l’attacco militare al buffet, cena fuori, in trattoria, e rientra; e rileva la quantità abnorme di iPhone a visualizzazione ingrandita, per ipovedenti.

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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia, e poi si è esoticamente trasferito a Roma perché, come sostiene Alberto Arbasino, bisogna vivere nella capitale dello stato di cui si è cittadini. Scrive di economia, società e cultura, sul Foglio, su IL del Sole 24 Ore, su Studio. Per minimum fax ha scritto Addio, Monti (gennaio 2014), il suo esordio in narrativa.
Commenti
Un commento a “Le vecchie dello Strega”
  1. RobySan scrive:

    …stando nascosta tutto l’anno per poi scendere qui a Valle Giulia

    Preferisco una gita in Val Varaita!

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