battaglia

Prenditela con le Muse, non con chi ti critica

 


Insomma se non ci si odia almeno un po’ tra scrittori non si combina molto sulla pagina. Per questo un libro che non smetterei di leggere è l’infinita antologia degli insulti che nei secoli si sono scambiati gli scrittori; un’edizione francese, il Dictionnaire des injures littéraire ha solo 730 pagine! Di questi, tra i miei preferiti, ce ne sono sicuramente un paio contro Hemingway (il primo è di Faulkner: “Non risulta aver adoperato mai parola che costringesse il lettore a consultare il dizionario”, il secondo di Nabokov: “Something about bells, balls and bulls”), c’è l’insuperabile Virginia Woolf su Joyce: “L’Ulisse è l’opera di un nauseabondo studente universitario che si schiaccia i brufoli”, Oscar Wilde su Alexander Pope: “Ci sono due modi per disprezzare la poesia: uno è disprezzarla, l’altro è leggere Pope”, ma anche Truman Capote su Kerouac: “Quello non è scrivere, è battere a macchina”, o il livorosissimo Ungaretti che si sfogava contro i giurati del Nobel che avevano premiato Quasimodo al posto suo: “Un pappagallo, un pagliaccio e un fascista”… A leggerli uno di seguito all’altro, ne viene una sorta di storia della letteratura iperliofilizzata, ma molto utile a capire come il mondo degli scrittori sia fatto di grandi contrapposizioni, battaglie ideali combattute ognuna in nome di una fede ai propri demoni.

Chi ama la letteratura, potrebbe giurare che è così: i giudizi tiepidi li usiamo per non offendere, ma se ci venisse data la possibilità potremmo inscenare nel nostro soggiorno un giudizio universale. Del resto schierarsi fa parte della propria formazione estetica, così anche cambiare fronte. Per dire, si può stare dalla parte di Gore Vidal quando si ha vent’anni (contro Truman Capote: “È in tutto è per tutto una casalinga del Kansas, pregiudizi compresi”) o con David Foster Wallace quando liquidava in un solo colpo Philip Roth, Norman Mailer e John Updike come “grandi narcisisti” ossessionati dal proprio pisello; e ritrovarsi invece a quaranta d’accordo con Bret Easton Ellis che su twitter ha etichettato Wallace come “un impostore” per chiosare che “chiunque giudichi Foster Wallace un genio letterario andrebbe incluso nel pantheon degli imbecilli”. O viceversa.

Così quando ieri ho letto la notizia che Gianrico Carofiglio ha veramente mandato una lettera a Vincenzo Ostuni, colpevole di averlo apostrofato (dopo la mancata vittoria allo Strega del “suo” candidato Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi – pubblicato da Ponte alle Grazie, di cui Ostuni è editor) sulla propria pagina Facebook come uno “scribacchino mestierante”, ho sperato che la querelle fosse – anche in sedicesimo – del tipo che abbiamo visto. Duelli, affondi, stigmi.

Purtroppo, non è così. La lettera non è una reprimenda biliosa alla poetica di Ostuni, ma una tristissima e un po’ vigliacca convocazione per causa civile. Carofiglio non difende la propria poetica (e quindi non ha l’ambizione di liquidare quella altrui), ma la propria dignità di letterato perbene, e quindi in fondo la propria immagine di best-sellerista. E lo fa con armi deboli, non potendo permetterselo in fondo. Semplicemente, il suo Silenzio dell’onda è un libro artificioso, stilisticamente pedestre, arrancante nella narrazione, piattamente sociologico [non scrivere “mestierante”… non scrivere “scribacchino”… mi suggerisce il mio super-io mentre batto al pc questo pezzo… non hai né i soldi né il tempo per una causa civile]; un libro per cui la candidatura allo Strega è stata un premio del tutto immeritato – allo sponsor Ferruccio De Bortoli bisognerebbe chiedere il motivo.

Allora qual è la morale che impariamo da questa piccola storia, se non vogliamo rubricarla in un gossip di serie b, quella della pseudo-mondanità letteraria? Beh, non certo il brivido che ci poteva regalare Savador Dalí quando licenziava Louis Aragon con un “Così tanto arrivismo per arrivare a così poco”. Piuttosto, potremmo comprendere come alla colpa – emendabile – di Carofiglio di aver scritto un brutto libro (capita, magari farà meglio col prossimo), lui stesso ne abbia voluto aggiungere un’altra meno scusabile. Voler veder ridotta la letteratura a marketing editoriale. Per questo la sua vittoria in tribunale, che non gli auguriamo, varrebbe molto molto meno di qualche aggettivo che avrebbe potuto infilare al punto giusto.

[una versione molto più breve di questo pezzo è apparsa oggi sul quotidiano “Pubblico”]

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
39 Commenti a “Prenditela con le Muse, non con chi ti critica”
  1. Simone Nebbia scrive:

    Caro Christian, leggo con piacere questo articolo e penso alla polemica come forma d’arte, forma di letteratura. Mi viene in mente il Pasolini di In morte del realismo quando attaccando – retoricamente o meno – Cassola nel ’60 stava ravvisando il mutamento della nostra storia culturale. Oppure lo stava determinando, chissà. Quello è un momento che ci permette di confrontare i tempi, evocare le qualità. Taccio sulla misura del confronto, perché mi pare che ripeterei quanto hai scritto. Ma fammi però un piacere: togli dalle “tags” lì sotto Carofiglio tra Hemingway e Ungaretti. Si rifiuterebbe alfabeticamente anche l’ordine della mia libreria…

  2. girolamo scrive:

    Scendendo all’aeroporto di Bari e volendo mangiare un boccone al volo in attesa della navetta (c’è un bel ristorantino al primo piano, per chi ha tempo), ci si infila in un bar accogliente, che ha dedicato un’intera parete a Carofiglio. Una parete sulla quale è stampata una pagina memorialistica: il Proust adriatico che ricorda l’emozione della focaccia barese calda, rovinando l’immagine di questa leccornia locale con un’esagerazione di avverbi in -mente, buttati lì a riempire gli spazi vuoti come i salami nelle vignette di Jacovitti. Però, quando ti rechi al bancone con l’acquolina in bocca, e avresti proprio voglia di una focaccia locale, scopri che in quel bar vendono solo focaccia ligure.
    Secondo me qualcosa vuol dire.

  3. LaLeggivendola scrive:

    Beh, c’è da dire che gli scrittori veri sanno essere tali pure quando s’insultano a vicenda.

  4. sergio garufi scrive:

    concordo con christian, una vigliaccata.

  5. Scusa Raimo ma se uno dice “scribacchino mestierante” ad un altro, quest’altro come dovrebbe difendere la propria poetica? Io non so se la frase di Ostuni rappresenta un reato, però non mi sembra una recensione ad un libro di Carofiglio, né mi sembra uno studio sulla sua prosa.

    Tu invece ti saresti aspettato che Carofiglio mettesse mano allo spadino e facesse “reprimenda biliosa alla poetica di Ostuni”, e se invece a Carofiglio piacesse la poetica di Ostuni? dovrebbe demolirla solo perché quegli gli ha detto “scribacchino mestierante”?

    Sinceramente non ho nessuna attrazione per la letteratura coprolalica tra scrittori come la Woolf a Joyce DFW a Roth ecc, so benissimo che certe frecciatine possono uscire di bocca, di penna, ma non capisco tanto interesse per questo genere… Penso pure che è sempre bello avere un po’ di sense of humor davanti alle considerazioni negative su di noi, specie se si è “artisti”, quindi fare un po’ come Manganelli che ci si crogiolava pacioccosamente, anzi sappiamo che Manganelli si definiva da solo uno che scribacchiava, e si divertiva se qualcuno gli dava dell’idiota (gli serviva per scorciare l’aureola di Grande Autore che aveva in testa, e poter continuare a scrivere dal basso verso l’alto – faceva parte della poetica). L’unica cosa che lo mandava in bestia era la pessima cucina, e i ritardatari alle cene (fuori di poetica).
    Per me, Carofiglio poteva prenderla con più filosofia, questo sì, ma è pur vero che se ci sono gli estremi per una denuncia è un diritto di Carofiglio chiedere conto a Ostuni in tribunale… Ci sono volte che la letteratura diventa una cosa molto seria: ci sono i diritti d’autore, c’è la SIAE, ci sono i contratti editoriali, sanciti e tutelati dalla legge, e poi c’è anche, sancita dalla legge, la possibilità di essere querelati se qualcuno si sente diffamato dalle nostre parole.

  6. beppe s. scrive:

    bel pezzo, soprattutto il penultimo paragrafo…

  7. ho letto un solo libro di Carofiglio, che ha in sé un piccolo prodigio: il primo e l’ultimo che leggerò. quanto alla vanità e alla domanda “perché scrivere?”, credo tu abbia risposto in modo frettoloso.

  8. Stef scrive:

    In Italia la letteratura è un quartierino dove in apparenza sono tutti amici.

  9. lrcarrino scrive:

    sul primo paragrafo:

    Che sciocchezza, non è sempre così. Perché questo assoluto? Non sono affatto d’accordo. Si scrive per 100 e uno motivi, non soltanto per farsi un bagnetto all’ego.
    Probabilmente, tra i capolavori, bisognerebbe leggere anche qualcosa di Melanie Klein, soprattutto sull’identificazione proiettiva.

    lrc

  10. lrcarrino scrive:

    sulla querelle carofiglio versus ostuni sono d’accordo.

  11. Giovanni Monte scrive:

    non ho mai letto Carofiglio ma potrei distruggere uno degli autori di Ostuni (Nucci) che arrivò in finale allo Strega l’anno prima, e che per me non meritava la cinquina (l’ho anche scritto all’autore, che sorprendentemente non mi ha mandato a quel paese, anzi ne è nato un dialogo costruttivo). Certo Ostuni era colpevole di aver rifiutato tre miei capolavori, ma nel commentare il suo scrittore fui onesto. a proposito, mi presento: sono IL PIU GRANTE SKRITORE ITAGLIANO, e chi non la pensa come me è un insensibile, un reazionario e un omosessuale. sarebbe fantastico per me incassare una tua stroncatura!

    http://www.bol.it/libri/L-indiziato-allo-specchio/Giovanni-Monte/ea978881802833/

  12. christian raimo scrive:

    Forse avrei dovuto dire più di “perché scrivere?”: perché pubblicare?

  13. sergio garufi scrive:

    comunque i soldi no. ricordo anche il caso pedullà senior contro carla benedetti, al di là delle ragioni di ogni disputa, la minaccia della richiesta in denaro non è mai accettabile, bisogna stare dalla parte del querelato. quindi ich bin ein ostunier.

  14. lrcarrino scrive:

    ecco, Raimo, se fosse stato “perché dovrebbero pubblicarmi?”, sarei stato quasi d’accordo. è innegabile – lo sai, per il lavoro che fai ti capita di leggere molti manoscritti inediti – che in italia esistano moltissimi bravi autori la cui scrittura ‘vale’ centomila volte di più del 90% del pubblicato cosiddetto blasonato.
    letteratura e prodotto, oggi, non è una dicotomia in auge, ma questo qua è un altro discorso.
    sì, io per esempio, personalmente, avrei risposto (anche): perché io valgo molto più di tanti altri. soprattutto, però, perché ho necessità (sempre egocentrata come risposta) di far leggere a quanta più gente possibile quello che ho scritto.
    non è detta che la mia necessità di farmi leggere equivalga alla stessa urgenza del lettore di leggermi, ma tant’è. è il gioco delle parti.
    l.

  15. LM scrive:

    La verità, a me sembra, è che bisogna stare dalla parte degli amici… e che talvolta tocca stare anche dalla parte degli amici degli amici. Questo è ciò che traspare dall’articolo. Ma siete un po’ contraddittori: prima state per anni a dire che bisogna aggredire i contenuti e non le persone (è giusto). Poi c’è il contrordine: allora si può anche aggredire la persona…

    Penso sarebbe stato più corretto scrivere così: ” Io e Ostuni facciamo parte di Generazione TQ, siamo amici, so che ha un temperamento difficile; ma dicendo quello che ha detto credo intendesse difendere la qualità letteraria dei testi da lui scelti, anche se il giudizio da lui espresso, a caldo, ricadeva sulla persona dell’autore Carofiglio, invece che sui suoi testi, che anche a mio avviso sono letterariamente indifendibili ” ecc ecc

    E d’altra parte, a Vincenzo Ostuni, che è forse il miglior selezionatore su piazza, cosa gli costava scusarsi per l’insolenza?

    Ad ogni modo, se proprio vi interessan le querele e la libertà di polemica, per la cultura italiana è ben più grave la querela di Roberto Saviano contro il Corriere del Mezzogiorno. Se vince Saviano il diritto di critica in quanto tale fa kaputt.

  16. Elena scrive:

    Proprio perché ti seguo, e ho accolto con piacere le tue parole sull’uso avveduto delle immagini su Orwell (non solo accessorie agli articoli, illustrative, etc.), mi dispiaccio di non vedere citato l’autore dell’immagine sopra: Fausto Rossi http://www.faustorossi.it/
    non lo conoscevo, lo sono andata a cercare, non dico sia impossibile per chi mastica un po’ la rete scovarlo, ma trovo educato e educante citare gli artisti che rendono (fosse anche solo questo) le pagine web più belle.
    così, per fare un po’ di polemica :)

  17. Giovanni Monte scrive:

    Raimo, la tua stroncatura preventiva mi ha soddisfatto! la trovo geniale, e in Grande Stile. non potevo chiedere di meglio, al primo romanzo.
    ciao!

  18. Io di quello che ha scritto nell’ultimo commento lrcarrino non ci ho capito un’acca come diceva Dante, però credo che concentrarsi sul perché si scrive e perché si pubblica rispetto a questo articolo è un OT – ma ben venga, è divertente, me ne concederò in ultimo pure io un pizzichino.
    Trovo però più istruttivo, almeno per come la intendo io, apprendere che per Raimo e vedo anche per Garufi gli scrittori si possono attaccare anche personalmente, e se uno si difende per vie legali è “una vigliaccata” (sergio garufi, ore 11:30).
    Se lo dite voi…

    OT per OT:
    quando ero all’università tutti scrivevano. Poi arrivati all’ultimo anno, nessuno scriveva più. io ero più lento degli altri, quindi ero rimasto in mezzo mettiamo al secondo anno e mezzo, e vedevo l’imbuto stringersi sempre di più: mi chiedevo ma devo continuare a scrivere come quelli del primo anno, o devo smettere come quelli dell’ultimo… mi chiedevo insomma perché uno scrive e perché uno pubblica? Non trovavo la risposta: un giorno ad un mercatino degli stracci c’era un banco dei libri usati, comprai un libro di marketing. c’era la risposta : uno poteva fare arte autoreferenziale al massimo grado, e allora scriveva per compiacere sé stesso (uso esclusivamente endogeno del mezzo), tanto nessuno l’avrebbe capito: un’arte idioletta; oppure anelare ad un modello alto ma condiviso da alcuni, allora si scriveva per ottenere prestigio e autorevolezza presso un conclave di esperti, addetti ai lavori, colleghi scrittori; oppure la terza c’era la scrittura per vendere libri e dare carburante alla macchina editoriale.
    Ovviamente, uno può attraversare tante fasi nella vita, unire la prima alla terza, la seconda alla prima, o alla terza. Si può sbizzarrire. Dopo questo schemino efficientissimo che non prevedeva un uso combinatorio degli elementi ma si poteva comunque farlo, ho risolto i miei dubbi esistenziali.

  19. sergio garufi scrive:

    dinamo, per me è una vigliaccata minacciare qualcuno di rovinarlo promuovendo un’azione legale con risarcimento economico, oltretutto in base a uno sfogo su fb, non a un’intervista sul corriere. sono i soldi il punto, per me.

  20. Luigi scrive:

    Il gesto di Carofiglio ha qualcosa di intimidatorio. Oltre che essere uno scrittore, è anche magistrato e, soprattutto, senatore della Repubblica. La sua citazione nei confronti di Ostuni non mi pare troppo lontana dalla famosa querela di Berlusconi contro le giornaliste dell’Unità di un paio di anni fa, “ree” di aver commentato il caso D’Addario.

  21. lrcarrino scrive:

    dinamo, io invece ho capito il tuo :), e secondo me dice la stessa cosa del mio :)
    del mio e del tuo, de nostro insomma, che poi, famo a capisse, a ciascuno il suo. no?
    saluti.

  22. Sergio, prima di tutto ti ringrazio di aver precisato.
    non sono un giurista, però penso ad occhio e croce che se un giudice considererà reato quell’appellativo affibbiato a Carofiglio, il risarcimento dovrà essere, al netto dei danni morali, calibrato al danno d’immagine che questi ne ha ricevuto quindi quanta salienza questa voce ha avuto , quanti l’hanno letto ecc.
    arriviamo quindi al danno d’immagine, Sergio, che può comportare danno economico. uno scrittore può venire danneggiato in termini di vendite dei suoi libri.
    Questo per risponderti del fatto dei soldi.
    E comunque, anche se i soldi non c’entrassero, è nei diritti di Carofiglio chiedere una rettifica o querelare Ostuni se non gli va bene che si scriva in giro che lui è uno “scribacchino mestierante”. Sarà uno libero di sentirsi leso?

    Tu dici che non è un’intervista al Corriere, ma uno sfogo su fb. se fosse stato una intervista al Corriere sarebbe aumentato sicuramente il monte-risarcimenti per via della maggiore esposizione (credo), ma da quanto ne so uno rischia la diffamazione sia se pubblica sul Corriere sia su un blog. sempre uno strumento di comunicazione è, la legge parla chiaro.

  23. lrcarrino: approvo allora.
    e approvo con piacere, da sciasciano, la citazione sciasciana.

    saluti

  24. sarmizegetusa scrive:

    Quoto Luigi e Sergio – bruttissima storia.

  25. Gianluigi scrive:

    Scusate, ma a voi non sembra uno strumento d’intimidazione se un senatore magistrato chiede 50mila euro a comune mortale perché l’ha definito “scribacchino” su Facebook (per quanto ripreso dal Corriere della Sera)?

    Cioè: uno di noi su un blog, definisce “politicante”, “pseudo-politico”, “arruffapopolo”, “masaniello” o chessò io Gasparri, o Polverini e quello o quella gli chiedono 50.000 euro. Vi sembra giusto?

    D’accordissimo con LM sulla questione Saviano. Pari gravità se non peggio, visto la somma chiesta. Bisognerebbe parlare anche di quello.

  26. valter binaghi scrive:

    Perchè scrivere?
    Perchè scrivere sullo scrivere?
    Perchè scrivere sulle beghe tra scrittori mentre il paese va in rovina e l’informazione e la scrittura sono mille miglia lontane da ciò che accade al cuore dell’Impero?
    Perchè l’operaio dell’ALCOA dovrebbe continuare a lavorare, mandare il figlio all’università e vederlo entrare a far parte di questa (ridicola) congrega?

    Il tradimento dei chierici.

  27. Giuseppe Ceddia scrive:

    Questo articolo ben illustra la “guerra tra poveri” che è ormai diventata la letteratura. Scrittori, scrittorucoli, scribacchini, post-modernisti, neo-neorealisti, etc etc. Io dico che non se ne può più, la critica elargita da scrittori o pseudo tali a loro colleghi sta schiacciando i contenuti così come la forma e l’esercizio di stile stanno distruggendo il piacere di narrare, di raccontare storie. Chiunque può avere storie da raccontare, questo non significa saperlo ben fare. La guerra santa dei pezzenti (cit.Guccini) è proprio questa, è una guerra tra egocentrismi peraltro mediocri, un conto è una scazzottata tra Hammett ed Hemingway, altro sono le parole che un Carofiglio può dire verso un altro scrittore mediocre. Il nocciolo della questione (il “sugo” di manzoniana memoria) è proprio qui, che si spendono parole e parole ma, in fin dei conti, non si parla di nulla. C’è una sindrome alla Trapattoni anche nel mondo letterario. Non me ne voglia Raimo, ma il suo articolo mi sembra solo un bignami di quanto accade in contesti suddetti, dare importanza a queste disquisizioni da quattro soldi tra scrittori a loro volta da quattro soldi, mi sembra rendersi complici nel fomentare qualcosa che non ha alcun senso, che manca di spina dorsale. Ripeto, non ci sono Hemingway, Faulkner, Mailer (che Foster Wallace criticava, ma dal quale avrebbe imparato a scrivere probabilmente!) e compagnia danzante, ma solo egocentrismi intrisi di tuttologia che lottano per le prime pagine ma, nel momento in cui pubblicano un libro, far venire fuori la reale pasta di cui son fatti. Una pasta assai scotta.

  28. Pynch scrive:

    Pecrivere? Perché fare il controllore all’Atac? Perché vendere automobili? Perché fare la segretaria? Perché scrivere?
    Si tratta di un mestiere come un altro, c’è chi lo sa far bene e chi meno bene, c’è chi ha la fortuna di assecondare il proprio talento (pochi) e chi invece vende fumo perché ha avuto la fortuna o la furbizia di riuscire a farlo. Soprattutto in Italia non è mai stato così facile.
    In ogni caso la polemica – se costruttiva – mantiene viva l’attenzione. E poi fa pubblicità. La scrittura di Hemingway, nonostante le critiche di Faulkner (che resta il più grande scrittore americano del Novecento) è sopravvissuta, e così quella di Joyce, nonostante le osservazioni di Woolf.
    Su David Foster Wallace non sarei così sicuro.

  29. Martina scrive:

    Hai completamente ragione, a me sembra che fare causa sia inoltre un’ammissione di mediocrità da parte di chi non ha gli strumenti per rispondere. E non che questi strumenti gli siano negati, come nel caso dell’indifeso che si rivolge alla legge avendo le mani legate, ma piuttosto che manchi di abilità cognitive e retoriche. Carofiglio è il peggiore di tutti, perché da uno che si considera scrittore sarebbe auspicabile una *parola*, un confronto. Ma sta bene dove sta. E per inciso, da pugliese, mi sento rappresentata più dallo smog che da lui.

  30. Friedman scrive:

    quoto in piena Giuseppe Ceddia, e invito gli altri a leggere o a rileggere il suo commento, e ad avere il coraggio di rispondere senza fare l’eco a chi ha scritto l’articolo e alla combriccola che rappresenta.
    Le polemiche aiutano chi le fa, non chi le legge.
    Dunque smettetela di leccare il culo e pretendete dagli scrittori l’unica cosa che hanno il dovere di fare: cioè scrivere bene.
    Il che è molto raro.

  31. Gianluigi scrive:

    …non fosse che l’autore del pezzo l’ho letto, ed è abbastanza bravo come scrittore, secondo me, anche se certo non il mio preferito. Ceddia pure, in Rete soprattutto, e mi è parso molto molto indietro. Parlo in entrambi i casi solo della bellezza (o bruttezza) della scrittura. Su quella purtroppo Raimo stravince. E fortunatamente perde rispetto ad altri. Fatevene una ragione: a volte si emerge perché si è bravi a fare quel che si fa. Altrimenti non crescerete mai.

  32. “Perché pubblicare?”, è la domanda che si dovrebbe sempre porre non solo uno scrittore serio, ma chiunque scriva qualcosa e poi provi a pubblicarlo. Molti, se dovessero essere sinceri, risponderebbero: “Per vanità!”.
    Oggi, trovo davvero stupido chi prova a pubblicare per vanità, perché spinto da quella “innocente arroganza” che gli fa credere di essere uno scrittore.
    Ma lo scrittore non è più quello di una volta. I tempi dei duelli alla spada tra Ungaretti e Bontempelli nella villa di Pirandello sono finiti da un pezzo. Ormai lo scrittore non fa più notizia, non è un più un personaggio da dare in pasto al gossip.
    In Italia meno della metà della popolazione legge almeno un libro l’anno.
    Credo che se me ne andassi in giro per un piccolo paese di una qualsiasi provincia italiana, uno di quelli che al massimo fanno 5000 abitanti, chiedendo chi fosse David Foster Wallace, forse 1 su 5000 saprebbe rispondermi correttamente. Qualcuno potrebbe addirittura scambiarlo per il nome di un cantante di qualche gruppo americano.
    Se chiedessi di Ostuni, molto probabilmente mi verrebbe indicata una località di mare. Invece facendo il nome di Carofiglio, mi ritroverei davanti a facce perplesse con scritto sulla fronte un semplice “Boh!”.
    La letteratura non è più di moda, e gli scrittori non vengono assaliti dai fan mentre vanno a fare la spesa. Le critiche tra scrittori non fanno più audience, perché possono essere comprese solo da altri scrittori o da chi opera nel settore editoriale.
    Trovo davvero stupido chi prova a pubblicare per poi atteggiarsi a celebrità, perché oggi lo scrittore non è nessuno, solo uno che scrive.
    Al contrario, credo fortemente che debba pubblicare chiunque abbia scritto qualcosa che possa far riflettere, che possa incidere in modo positivo sulla vita di chi lo legge.

    Al posto di Carofiglio avrei accettato la critica: non avrei intrapreso una causa civile, né una schermaglia letteraria. E non me la sarei presa nemmeno con le muse, non me la sarei presa affatto.

  33. Carlo scrive:

    Ciò che dice qui @girolamo mi ha fatto ridere e molto. Sono di Bari ed il suo intervento è la foto impietosa del barese medio (molto simile a qualsiasi altro “medio”, certo), sempre attento ad adulare il vip-vincitore di turno ed il flusso sociale di tendenza. oggi va molto essere Kult (solo la cultura ci salverà!), ieri essere etici-civici, avantieri reganiani e prima ancora comunisti. E via a ritroso.

    Ormai è ordine introiettato del super-io all’io ascoltare Fahrenheit (anche solo come sottofondo), avere almeno un paio di insegnanti nel parentado (va benissimo alla bisogna la sorella dell’inquilino di fianco), non perdersi la prima (ma anche la seconda ci sta ) del Barbiere di Siviglia e morire di noia per aver perso la trama almeno tre volte e chiedere alla consorte di fianco un po’ meno distratta “ma chicazz’è mo sto Lindoro.?”. Essere in prima fila a tutti gli eventi-presentazioni della Feltrinelli, girare per la provincia in cerca di “reading&mozzarelle (anche senza reading ) , comprare tre/quattro libri per volta e zampettarci dentro con aria stizzita e sufficiente per poi declinare con certosina puntualità sul proprio blog i tanti difetti ed i pochi pregi dell’opera mal compresa o non compresa semplicemente perché non letta. Questa è la brodaglia dove nascono genio letterario e focaccia barese. Associazione insolente e blasfema. La focaccia perdoni.

  34. Ruggero D'Alessandro scrive:

    Grande Ostuni, per il coraggio e la nettezza di giudizio – che Carofiglio non ha la sportività di accettare (ma che scrittore è?).
    un caro saluto da un sodale di TQ e piccolo scrittore
    Ruggero D’Alessandro
    Lugano (Avizzera)

  35. Francesca scrive:

    Scusate, ma una cosa mi sfugge e voglio capire perché mi incuriosisce molto: come ha fatto Carofiglio a leggere lo status di Ostuni su FB? Erano “amici”? Qualcuno gli ha fatto una soffiata? Non lo so, a me sembra pazzesco che si stia lì a calcolare gli status della gente, fossero pure editor. Grazie a chi mi spiegherà.

  36. carlo scrive:

    credo sia stato pubblicato su un quotidiano con il consenso di Ostuni

  37. Francesca scrive:

    Aahh ecco…Bè la cosa quindi cambia un po’, anche se la reazione di Carofiglio è forse eccessiva…Anche se non so…

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  1. […] che di “sfanculamenti” tra scrittori  ne sia piena la storia (per saperne di più vi rimando qui). La questione Carofiglio è molto grave perché attacca il diritto di critica, la libertà […]



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