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Presentare Francesco Piccolo a Firenze. Ovvero, come ho capito perché la sinistra non vince

di Giulio Silvano

Libro: Il coraggio di essere come Tutti
Editore: Einaudi
Con l’autore partecipano: Sergio Staino, Concita de Gregorio
Locale: cinema/teatro/bistrò fiorentino con aspirazioni parigine
Pubblico: 140 persone
Teste bianche: 60%
Teste rosso-gruber: 20%
Bambini in sala: 0
Domande interminabili di un pubblico consapevole: 1
Applausi: 4
Di cui contro Berlusconi: 2
Volti noti in sala: Adriano Sofri

Sergio Staino maestro delle cerimonie: “La piccola Concita De Gregorio è attesa sul palco. Il piccolo Francesco Piccolo non lo dico perché sembra un gioco di parole.”

Staino su l’Unità: “Sono molto contento di essere qui, anche perchè si concretizzano tre anni di lavoro insieme all’Unità. E poi proprio nel libro c’è un riferimento all’Unità, quel Tutti che capeggia nel titolo deriva dalla prima pagina del giornale il giorno dopo i funerali di Berlinguer. Allora come caporedattore c’era Richini, uno di quei bei compagni, quelli non famosi. È lui che mi ha convinto a disegnare le mie vignette sull’Unità. Io avevo paura di essere soffocato, poi volevo fare vignette che mi avrebbero costretto ad andarmene, e poi sono rimasto”.

Concita De Gregorio su l’Unità: “Sono stati tre anni belli e faticosi, molto faticosi e molto belli. Dove abbiamo provato a fare tante cose. Penso che l’importante rimanga essere presenti a sé stessi. Francesco Piccolo non aveva mai scritto di politica fino ad allora, fino a quando gli chiesi di fare una rubrica che era anche di politica”.

Staino sul libro: “Il libro ruota intorno alla figura di Berlinguer e alla parola Tutti che ingloba un’umanità che va oltre il partito. Fu per me un momento molto significativo quando mi chiesero una vignetta sui funerali, come si fa a fare una vignetta divertente su una cosa così? Ma la cosa che mi aveva colpito era stata la folla di persone. Quella folla univa in un abbraccio una molteplicità che andava oltre alle persone del partito. È un libro che prende subito, per chi di voi che non l’hanno già letto vi dico di farlo, perché segna una svolta non solo dal punto di vista letterario, ma anche sociale e politico”.

Francesco Piccolo sul Tutti: “C’era un tutti che eravamo solo quelli del partito e poi c’era un tutti che andava oltre, molto al di là. Berlinguer ha ottenuto questo tutti non solo politicamente, con il compromesso storico, ma emotivamente, come uomo e uomo di stato, è riuscito a rappresentare tutto lo spirito. Tutti come accogliere il rapporto con quelli diversi da te. Nel libro intreccio pubblico e privato. Per esempio non parlo del crollo del muro perché per me era già caduto con il compromesso storico”.

De Gregorio sul libro: “Un libro che arriva fino ai giorni nostri che intreccia la vita privata con quella pubblica, c’è uno sguardo che si sofferma sulla piccola storia e sulla grande storia. […]

Parliamo di anni in cui chi poteva fare non ha fatto. Un paese che sembrava guardare con uno sguardo corto, un paese paralizzato. Il libro è così importante, anche perché è centrale il fattore generazionale– so che a Firenze sarete stanchi di sentir parlare di generazione. Io ho letto un racconto dove sono presenti una grande illusione e una grande disillusione comuni alla nostra generazione. Una generazione incapace di avvicinarsi completamente a determinate cose, eternamente fuori, né troppo militante da avvicinarsi a quella precedente, né abbastanza disillusa come quella dopo. È tipico di quelli che adesso hanno quaranta o cinquant’anni di sentirsi sempre fuori posto. Lo sguardo del libro è quello di chi è sempre stato fuori posto”.

De Gregorio su Roma e il libro: “Roma era come un grande hotel a porte girevoli, dove l’importante era il ‘ma chi ti ha portato’. Me lo ricordo una volta in ascensore uno mi fa ‘ Carina, chi sei? Ma a te chi ti ha portato?’ Per quelli come me, provinciali, Roma era la grande promessa, piena di aspettativa per qualcosa che arrivasse dopo. Io pensavo che noi avremmo cambiato il mondo, era stupido. Ora vedo i miei figli, loro non ci pensano neanche. Anche andando a Roma non si imparava comunque come funzionasse tutto, per esempio non ho ancora ben presente la geografia dei licei – se hai fatto il Tasso, o il Giulio Cesare le cose cambiano – e questo in politica era ancora più forte, pensare a tutti i diversi circoli della città, che allora si chiamavano sezioni. Noi abbiamo vissuto gli anni del grande scontro D’Alema/Veltroni che andava avanti da quando io ero all’asilo, e che forse non è ancora finito”.

De Gregorio sull’illusione: “Nel libro c’è il tema di essere illusi, di essere sempre un po’ considerati esclusi. La seconda parte del libro – Io e Berlusconi – somiglia in una certa sua fibra alla sensazione che si ha guardando La Grande Bellezza, di stacco, di desolazione, di disamore rispetto ad una grande promessa che ti ha tradito. L’unica soluzione a tutto questo è fare quello che nel nostro piccolo possiamo fare. Se siamo arrivati a questo punto possiamo trovare molte delle ragioni in questo libro, che poi hanno a che fare con la mancanza di coraggio e di generosità. Non è un pamphlet politico ma una storia presente”.

Piccolo sul romanzo e la forza: “È triste, ma siamo una generazione capitata in un momento infelice. E di questa infelicità dovevo farne una forza. Un romanzo – perché questo è, politico ma lo è – ha la forza della parzialità. Perché in un romanzo si può prendere la strada che si vuole, non come in un saggio. La parzialità era diventata la mia forza”.

Piccolo sul diventare comunista: “Racconto anche di come sono diventato comunista. Sono diventato comunista per un goal, per una partita di calcio tra la Germania Est e la Germania Ovest del campionato del mondo 1974. Mio padre diceva di tifare per quella che lui chiamava ‘la Germania’, come se ci fosse solo quella. E io vedevo gli altri, che mi facevano simpatia, che giocavano sempre in difesa, con le maglie brutte, e quando Sparwasser segnò il goal io esultai di fronte a mio padre, che non solo tifava per la Germania Ovest, ma era anche – diciamolo – un bel fascistone. Io sono diventato comunista in modo casuale, per un goal. Sono di famiglia borghese ricca”.

Piccolo sul distruggere la sinistra: “Berlinguer aveva trasformato il partito da grande progressista a reazionario. Questo si lega poi a Bertinotti che fa cadere il governo, fu un momento di delusione, perché io avevo votato rifondazione. Votandolo avevo dato a lui l’arma per distruggere la sinistra. Questo fu un momento di abbandono della purezza, l’idea di votare sempre più a sinistra”.

Piccolo sul tennis e la sinistra: “Vedo il mio atteggiamento politico – come quello della mia generazione di sinistra – nel tennis. Per anni ho giocato con questo mio amico due volte a settimana. Quando vinceva lui poi negli spogliatoi eravamo entrambi felici, le rare volte che vincevo io lui era sempre incazzatissimo. In me c’era questo desiderio di giocare in recupero, vedevo che quando stavo per vincere non mi divertivo più, e propendevo sempre per la sua vittoria. La lego al voto quest’idea che in fondo si è più felici se si perde, questo è fondante nella psicologia della sinistra. Non bisogna vergognarsi di perdere le elezioni. Così come il votare sempre più a sinistra fa parte della stessa psicologia. Come quelli che alle ultime primarie del PD hanno detto, voto Civati ma solo se so che gli altri votano Renzi che poi vincerà”.

De Gregorio sulla penitenza: “Ogni volta che qualcuno fa qualcosa come andare in vacanza, o comprarsi certe scarpe, a sinistra bisogna sentirsi colpevoli. Va oltre l’essere politically correct quello che diceva Berlusconi sulla sinistra, che era mal vestita, brutta e puzzolente. C’è un modo penitenziale di vivere la militanza”.

Piccolo sulla Fica: “Penso a Cuore, di Michele Serra, che fece per anni da aggregatore alle varie anime della sinistra, ricordo che in fondo ad ogni numero c’era la classifica delle cose per cui vale la pena vivere, tra le quali figurava per esempio la morte di Andreotti [risate in sala], ma la prima è sempre stata la fica. Cioè, il popolo di sinistra per anni ha detto che la fica era la prima cosa per la quale valeva la pena vivere. E questo come si pone davanti agli anni di Berlusconi?”

Commento di Staino: “Can che abbaia non morde”.

Piccolo su Berlusconi: “Si dice sempre che Berlusconi sia un iperitaliano, è perfetto per certi aspetti, perché ci rappresenta. Ci sono somiglianze che vanno analizzate e raccontate. Si poteva costruire un’alternativa politica oppure dire ‘questi sono brutti”.

De Gregorio sulla responsabilità: “Abbiamo fatto una lettura molto politica del libro di Francesco Piccolo, che poi è un romanzo, anche divertente. Si tocca il tema della corresponsabilità. La responsabilità è l’assenza di un’alternativa credibile e percorribile. I nostri figli ci chiederanno’ ma mentre questi scommettevano sulla rovina del paese, voi cosa facevate?’ Nessuno ha fatto niente”.

Piccolo sulla Cultura: “La sinistra ha deciso che era la parte migliore del paese. La cultura della sinistra è diventata fortemente reazionaria, dove tutto ciò che è progresso diventa degenerazione. C’è l’etica dei principi e l’etica della responsabilità. La politica non può essere etica della responsabilità, per avere un senso politico bisogna stare nel mondo”.

Piccolo su Matteo Renzi: “Su Renzi devo bere (beve), ma in positivo. Da un lato Renzi rappresenta una volontà di governo, una volontà di partecipazione, dice: ‘Dobbiamo farci votare anche dagli altri’. Allo stesso tempo però non si può ancora giudicare adesso, bisogna aspettare le azioni per giudicare. E in politica c’è una memoria cortissima. Sembra che l’unica cosa che conta adesso in politica sia tagliarsi lo stipendio e il vitalizio. Perché è un esempio, ma poi resta solo l’esempio. Renzi a me piace perché ha il coraggio e la sfrontatezza e anche un po’ di follia, ha fatto una promessa chiara sin dei tempi precisi sulla legge elettorale. Mi sembra che il suo cammino sia dritto. Si giudicheranno i risultati”.

De Gregorio sull’essere tutti renziani: “Come non mi piaceva l’ostracismo di Roma verso Renzi, adesso non mi piace questo overbooking su di lui, sono tutti renziani adesso”.

De Gregorio sui complotti: “Non si è parlato abbastanza della mancata elezione di Prodi a presidente della repubblica, di un patto evidentissimo tra le forze politiche fatto in quelle cinque ore, rimane il grande mistero orfico fondante del governo di larghe intese e del ruolo di Napolitano. La scissione della destra tra Forza Italia e Nuovo Centro Destra è una pantomima”.

Adriano Sofri su Francesco Piccolo: “Sono un suo lettore ma non l’avevo mai visto dal vivo, lui è identico a Michelangelo Buonarroti, io mi complimento”.

Adriano Sofri sulla fica: “Magari anche per noi era una priorità, però non lo dicevamo. Noi di fronte all’alternativa tra fica e rivoluzione avremmo scelto la rivoluzione, che noi poi la vedevamo un po’ come la fica”.

Citata da Concita De Gregorio: “Temo il Berlusconi in me e non Berlusconi in sé”.

Menzioni importanti: Max Weber, Craxi, ‘Il capitale umano’ di Virzì, Claudio Abbado, Bobo, Marcello Dell’Utri, Natalia Ginzburg.

Commenti
10 Commenti a “Presentare Francesco Piccolo a Firenze. Ovvero, come ho capito perché la sinistra non vince”
  1. Mariateresa scrive:

    Sono basita!

  2. flavio scrive:

    per non parlare delle splendida lezione di pedagogia esibita dalla de gregorio in una recente puntaa di anno zero dove la stessa in uno pslendido faccia a faccia con il sig.Flavio Briatore esprimeva tutto il suo allarme nei confronti di uno povero bambino messo a svolgere il ruolo di capoiclasse in una classe elementare, quindisi parla di bambini fra 6 e 10 anni ; il povero bimbo malcapitato,nel suo esempio” cerebroleso” a mio avviso,era stato redarguito ,insomma “messo in mezzo”,poichè nel tentativo di richiamare all’ordine una compagnuccia di classe evidentemente ritenuta”dall’alto del ruolo affidatogli” non rispettosa di quelle norme di civile convivenza in classe che erano evidentemente state lasciate al “capoclasse”come norme da supervisionare o comunque far rispettare dalla signora maestra o dal signore maestro,poichè aveva ritenuto che un righello battuta sulla testina della bambina poteva essere un fine attraverso cui richiamarla all’ordine.La sigora de gregorio di questa situzione piuttosto complessa tendva a fare una analisi spicciola dicendo che il bambino doveva essere richiamato all’ordine perchè va bene far rispettare le regole ma ricorrere alla violenza no.Ora mi domando: ma se quel bambino fosse quel bambino che c’è i utte le persone oneste ma effettivamente stanche e arrabiate,se quella bambina rappresentasse una situazione dove le norme non solo sono evaporate ma sono derise con un forte senso criminale e antisociale,se quel righello scagliato sulla testolina della bambina rappresentasse una frustrazione mal gestita perchè insomma un capoclasse potrebbe anche sentirsi investito di responsabilità maggiorenella speranza che il senso di responsabilità sia equamente e civilmente distribuito,mi domando.una persona che si definsce progessista potrebbe vedere la faccenda con n aprospettiva così limitata o perlomeno così tanto priva di senso ironico?

  3. non ho letto il libro, non amo de gregorio, detesto le presentazioni di libri coi soliti noti.
    detto ciò, che c’entra la sinistra che non vince?

  4. LM scrive:

    Raimo, la sinistra non vince perché gli italiani so’ tutti de destra, compresi Piccolo e De Gregorio. Allontanare da sé questi falsi profeti del culturaio romano italico messi al centro da Walter Veltroni dovrebbe essere il primo compito di una sinistra decente (ma Bersani pure chiuse la campagna elettorale in mezzo a questi qua, ospite d’onore Nanni Moretti… quello che c’è ora oltre al veltroniano Baricco non va nemmeno lui… Vendola ancora peggio…). Intendo la sinistra che piacerebbe a me, forse anche a te, quella di Simone Weil, di chi sacrifica gran parte delle proprie ambizioni a favore di una crescita collettiva delle classi oppresse (ci sono ancora). Ma qui chi si sacriFICA? Siamo difronte solo a una smisurata ambizione personale luridamente smerciata come passione politica.

    PS: dico da lustri che la politica dovrebbe disinteressarsi della cosiddetta cultura (partiti, assessorati e ministeri fanno solo danni); in subordine non resta che disinteressarsene noi, della politica… almeno di questa politica, in modo che la vicinanza alla greppia politica di intellettuali e artisti divenga una sorta di stigma negativo…

  5. Caterina scrive:

    LM ha ragione.

  6. SoloUnaTraccia scrive:

    LM è troppo educato, però.

  7. Roberta scrive:

    Condividerei l’intervento di LM, ma “intellettuali e artisti” me pare ‘na parola grossa. Questi sono GIORNALISTI, ossia né intellettuali, né artisti.

  8. DarioKraft scrive:

    LM ha ragione. Purtroppo.

  9. Giorgio scrive:

    tutti con LM. anch’io.

  10. davide calzolari scrive:

    solite geremiadi:NON è corrisponde a realtà che gli italiani siano tutti di destra(quello non succede manco nel davvero conservatore stato del TEXAS!)semmai è vero che nel culturame di sinistra girino sempre i soliti noti…ma quello di può dire di tanti altri campi…

    sapete perchè ormai la sinistra si è estinta?perchè non sa produrre,in generale, altre idee,tecniche,proprio,sulla società,se non lamentele esistenzialiste sul presente

    piu o meno han detto questa cosa ANCHE cacciari e crepet l’altra sera dalla gruber,presente dall altra parte la giornalista de il Manifesto-credo-che non ha saputo replicare piu di tanto…

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