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La realtà va e viene: Il primo uomo cattivo di Miranda July

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Questa recensione è uscita su Repubblica, che ringraziamo.

Cheryl Glickman è una donna single di quarantatré anni. Vive a Los Angeles, lavora per un’organizzazione no profit che produce dvd di autodifesa per le donne, è innamorata di un uomo più grande di lei di ventidue anni. L’uomo si chiama Phillip, ed è innamorato a sua volta di una sedicenne.

Cheryl vive da sola, fino al giorno in cui i suoi datori di lavoro le chiedono di ospitare la figlia diciannovenne Clee. Cheryl e Clee si detestano, litigano e fanno a botte, poi si innamorano, fanno sesso, diventano temporaneamente una coppia, provano a crescere insieme un bambino (di Clee). Cheryl continua ad amare Phillip, che fa sesso con donne più giovani di lei.

Anche Cheryl fa sesso con una donna più giovane di se stessa, e diventa madre di un bambino che non è suo. Nessuno si sente in colpa di niente, e si sa: senza colpa non c’è peccato. La complessità della vita sentimentale (e sessuale) degli umani viene splendidamente riassunta e raccontata nel primo romanzo della scrittrice, artista e regista americana Miranda July (sua l’impeccabile raccolta di racconti Tu più di chiunque altro pubblicata nel 2009 da Feltrinelli).

Il libro si chiama Il primo uomo cattivo (Feltrinelli, traduzione di Silvia Rota Sperti, pagg. 272, 18 euro) e prende di petto in modo felicemente anticonvenzionale alcune questioni per molte donne inevitabili: amore, sesso, maternità, malattie (vere, immaginarie), tristezza, crisi di mezza età, vecchiaia (propria, altrui). Cheryl, protagonista e voce narrante della storia, a volte è l’alter ego di July, altre volte è solo una persona inventata. È sempre simpatica anche quando fa cose antipatiche, non cerca di essere un modello per nessuno, soprattutto si sforza di essere se stessa.

A quelli che si domandano quanto di vero ci sia nel romanzo, la risposta è a pagina 91 del libro. Cheryl è in terapia, Ruth-Anne è la sua psicoterapeuta. Entrambe cercano di migliorare lo stato delle cose (è la ragione per cui uno va in terapia), che non significa per forza inchiodare i piedi al pavimento ed evitare le fughe. Brava July nel farlo dire a Ruth-Anne: “La realtà va e viene e non è molto interessante”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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