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Prontuario aggettivale per giornalisti culturali alle prime armi

di Christian Raimo (con la collaborazione ideativa di Francesco Longo)

Nelle redazioni dei giornali, i tempi delle recensioni si fanno ogni giorno più risicati. Per cercare di aiutare chi si trova a imparare in fretta il mestiere del critico culturale, che sia per la carta stampata o per il web, ho messo a punto un piccolo repertorio di aggettivi da inserire in modo assolutamente arbitrario e personale all’interno degli articoli.

Il primo è carsico. Si può dire di movimenti artistici, di poetiche astruse, si può comodamente usare nell’espressione “in modo carsico” a voler intendere “non so veramente come”. Si può anche descrivere un intero stile, “uno stile carsico” appunto, per definire un modo di scrivere sorprendente, inaspettato, ma soprattutto incomprensibile. Può essere utilizzato comodamente anche come intercalare, soprattutto nella forma avverbiale “carsicamente”. Es. “Come ti va oggi?” “Che dire? Carsicamente”.

La coppia connotativo / denotativo. Da usare indifferentemente anche se stanno a indicare concetti opposti. Ma da usare soprattutto se non si ha idea di cosa vogliano dire né la denotazione né la connotazione da un punto di vista della interpretazione stilistica. Se associati a parole come stile, linguaggio, poetica… sono sinonimi tanto di “unico” quanto di “rappresentativo”, di “particolare” quanto di “generico”, di “piano” come di “ruvido”.

Definitivo. Se si riferisce a un articolo, può indicare un pezzo dopo il quale non si può più parlare di quell’argomento (Es: “l’articolo definitivo sul twerking di Miley Cyrus”). In genere il vero significato da occultare è “Siamo arrivati dopo tutti gli altri” oppure “Ecco il primo di una serie di articoli definitivi con i quali cercheremo di esaurire ogni interesse per quest’argomento”.
Se invece si riferisce a un’opera – es: “il romanzo definitivo”, “l’album definitivo”, “il pezzo rap definitivo” – solitamente indica un testo che non si è fatto in tempo a leggere o un disco che non si è avuto modo di ascoltare nemmeno per due minuti. [Preferibile, se ci si vuole far notare nella giungla dei free-lance, al suo quasi-sinonimo più moscio fondamentale]

Incisivo. Aggettivo plastico per antonomasia. Da usare in ogni occasione possibile, associa a un’apparente significante molto preciso un significato assolutamente vuoto. Molto utile quando non si sa di cosa si sta parlando ma non si vuole fare brutta figura o non si vuole offendere l’autore. Es: “Il primo tempo era molto incisivo, poi è un po’ peggiorato”. “Certo che XY ha una voce molto incisiva”. “Il finale è veramente incisivo”. Indispensabile quando ci viene chiesto un giudizio in una sola parola in calce alla recensione. Da associare a articolo con stellette. Ideale per un virgolettato. In contesti da addetti ai lavori, si può sostituire con icastico.

Suggestivo. Aggettivo onni-significante di tipo novecentesco. Aiuta a dare ornamento al ragionamento aggiungendo una patina d’antan. Utilizzabile in ogni contesto redazionale, dalle riviste letterarie a quelle di viaggi, risulta particolarmente funzionale se spostato di contesto: “La quiche con lo yogurt che vi presentiamo oggi è veramente suggestiva”. “Il nuovo dildo che recensiamo per voi è qualcosa di suggestivo”. Insieme al retrogusto vintage, si porta dietro anche un sottotesto sensuale: ideale se si fanno recensioni per rimorchiare.

Vertiginoso. Espressione utile quando non abbiamo le competenze per giudicare una certa opera. Capita spesso quando per esempio si deve recensire uno spettacolo di danza e non si è visto uno spettacolo di danza prima d’ora, o se si legge un romanzo ispano-americano contemporaneo e l’unico riferimento con quell’immaginario che si ha a disposizione è Zorro. Es: “un movimento di gambe vertiginoso”, “un colpo di scena vertiginoso”. Assolutamente intercambiabile con virtuosistico, grazie anche alla leggera omofonia tra le due parole.

Tragicomico. Da adoperare per mostrare la propria fedeltà aziendale e il proprio disprezzo per le vertenze sindacali, se non anche un certo spirito di crumiraggio. Molto funzionale se ci si vuole accattivare la simpatia del direttore della rivista per la quale si scrive o il committente dei pezzi in genere. Utilizzabile più volte anche all’interno dello stesso pezzo per marcare il proprio disincanto nei confronti della professione stessa del giornalismo culturale, della propria condizione di freelance, della mancanza di diritti sul lavoro. [Es: “Con uno stile tragicomico, il romanzo/il saggio di XY ci parla delle morti bianche per assideramento”]

Virale. Originariamente sinonimo immaginativamente più sapido di “contagioso”, oggi può essere invece comodamente usato come sinonimo di “esistente”. Es: “un romanzo virale” è un romanzo che è stato scritto; oppure “un video virale” è un video che qualcuno ha pubblicato su youtube.

Metanarrativo. In genere si dice di un romanzo o di un film per significare “qualcosa di troppo difficile da decifrare”. Si può usare quando di un libro si sono lette solo sei, sette pagine, o si è visto un film mentre si chattava su Whatsapp. È molto incoraggiante per l’autore.

Folgorante. Espressione-calco. Da usare quando si vuole cercare di mantenere buoni rapporti con gli uffici stampa attraverso un semplice copia-e-incolla delle schede di presentazione o delle quarte di copertina. Riferibile sia all’opera intera che a sue caratteristiche (Es: “È uscito il nuovo folgorante romanzo di XY”, ma anche il “folgorante uso della sintassi da parte di XY”). Se si ha il problema di dover scrivere molti pezzi, si può sostituire con quasi-sinonimi di progressiva intensità: bruciante, fulminante, ardente, infiammato, esplosivo, infuocato, bollente, caustico, deflagrante, arroventato, incandescente, cauterizzante.

Leggi il resto su Linkiesta.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
13 Commenti a “Prontuario aggettivale per giornalisti culturali alle prime armi”
  1. jacopo scrive:

    E su “imperdibile” niente?

  2. Lucia scrive:

    Articolo denso, potente come pochi.
    Ne farò memoria.

  3. i come incubi scrive:

    Ahahahah Lucia me sa che Raimo scherza, quindi vedi di non farne memoria!;) Ah Raimo pare che sta a fà la parodia di sè stesso?
    Prossimo titolo per linkiesta (inchiesta?):
    Prontuario anale per giornalisti cortigiani alle prime anamnesi
    Poi se pò parlà sel coito ergo sum, o cogito ergo boom, o del Il peso della grazia non doveva stare all’Einaudi. Punto.

  4. Simone Nebbia scrive:

    Beh che dire, “intrigante” giochino di ruolo, carico di “toccante spirito paternalistico” :)
    Intendo, se provo un po’ di serietà, che questi pezzi covano sempre il rischio di spostare chi li scrive e chi li legge dalla parte dei buoni, dalla parte giusta di chi non fa così e risultano dunque meno “incisivi” di quanto potrebbero, se fossimo capaci tutti di essere meno partigiani. Me per primo, sia chiaro, è un problema talmente esteso che uscirne è utopia…

    A mio modo di vedere, forse, meglio sarebbe trattare la cosa seriamente e poter dire due cose fondamentali:
    – L’aggettivo ha bisogno di un contesto forte per avere significato, in virtù dello stesso contesto dunque quell’inanità dell’uso confusionario da voi indicato forse si avvertirebbe di meno
    – Basta con gli aggettivi! Non siamo costruttori di bandelle! Abbiamo due scuole: una che insegna il climax qualitativo, l’altra che fa affondare la qualità in una concretezza incontrovertibile, nelle viscere del sostantivo. Lottiamo fermamente per quest’ultima se vogliamo fare sto mestiere.

    Simone

  5. i come cubi scrive:

    io no credo pezzo buono.

    pecche taliano scrive melio io di ramo.

    peche lui n’audi e io ‘na panda? epure scrivo melio io.

    peche lui noto e me nessuno ncula?
    Prego! Nculatemi!
    Pe favore…

  6. Confesso che all’uso di “definitivo” cedo spesso anch’io.
    A “suggestivo” preferisco però “soggiogante”.
    “Folgorante” non mi ha mai tentato davvero. Mentre ho una curiosa forma di feticisimo per “formidabile”.
    C’è da dire anche che non sono un “giornalista culturale”, però.

  7. carmela scrive:

    Qualificativo.

  8. Francesco scrive:

    Molto incisivo!

  9. pierluca scrive:

    manca miasmatico e/o umorale

  10. italo bibolotti scrive:

    Buon giorno , si puo’ usare la parola consono per definire un orario non appropriato per intervenire ad un incontro?

  11. italo bibolotti scrive:

    ps. o meglio : consono per un orario non appropriato per un incontro a cui personalmente devo intervenire ?

  12. ELISA scrive:

    Però “un apparente significante” si scrive senza apostrofo! Una caduta di stile così in un articolo che ironizza proprio sulla scrittura è un vero peccato!

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  1. […] radical-chic (vedi alla voce “fulminante” o “deflagrante”: non vorrei mai scomodare il buon gusto di un Christian Raimo o degli oligarchi detentori di un linguaggio consono per il talkin’ about books), coglierei […]



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