l-insana-passione-paolo-moretti-satira-politica-bergamo-4

Provare a capirci qualcosa sulla sinistra e dintorni in Italia a partire dai programmi

di Christian Raimo

All’inizio dell’attuale legislatura, nel 2013, le coalizioni entrate in parlamento erano solo quattro: Italia Bene comune, Il popolo delle libertà, Scelta civica e Movimento Cinquestelle. La soglia al 4 per cento aveva escluso la Rivoluzione civile di Salvatore Ingroia e Fare per fermare il declino di Oscar Giannino. (Ingroia e Giannino, già). Ma già i primi giorni di vita parlamentare e la formazione del governo Letta aveva significato una separazione da Pd e Sel nella coalizione Italia Bene Comune, la diaspora dei componenti di Scelta Civica, l’uscita di alcuni pentastellati dal M5s e la scissione da parte di Alfano a formare il Nuovo centrodestra, eccetera.

Oggi in parlamento ci sono dodici gruppi parlamentari: il Partito democratico, la rinata Forza Italia, Fratelli d’Italia, il Movimento 5 stelle, Sinistra Italiana (ex Sel che però ora ha fatto un gruppo unico con il movimento Possibile dell’ex Pd Pippo Civati), Lega Nord, Civici e Innovatori (centristi all’inizio sostenitori di Monti, in cui sono poi confluiti da tutte le parti), Area Popolare (quelli di Alfano), Democrazia Solidale (centristi anche questi, i cui nomi più noti sono Lorenzo Dellai e Bruno Tabacci), Scelta Civica-Ala (liberali più o meno), Articolo 1 Movimento democratico progressista, e un discretamente folto gruppo misto (47 parlamentari).

Nel corso di questi quattro anni i parlamentari che sono passati a un altro partito almeno una volta sono più del 30 per cento, per un più di 400 cambi di casacca.

Riuscire a ricostruire i programmi di chi siede in parlamento è molto difficile, figuriamoci capire cosa c’è che si muove a sinistra dove manca una rappresentanza di tutto quello che è extraparlamentare.

Nelle ultime settimane però una piccola mappatura si può fare inseguendo i programmi delle neonate formazioni a sinistra.

Ce ne sono alcuni ancora in fieri. Quello di Possibile verrà fuori nei prossimi mesi, ma si può capire l’indirizzo dal discorso conclusivo di Civati alla Costituente delle idee (che si è svolta alla fine di febbraio scorso). Di Sinistra italiana post-congresso si può leggere qui il testo programmatico che inaugura la discussione dei prossimi mesi. Quello di Campo Progressista, il movimento guidato da Giuliano Pisapia è una vaga carta d’intenti (che pone anche il tema della costruzione di un metodo di lavoro) più che un programma. Il manifesto dei valori di Articolo 1 Mdp, che si può scaricare qui.

Questi documenti si possono poi confrontare con le tre mozioni congressuali dei candidati alla segreteria del Pd.

Quella di Matteo Renzi è qui, quello di Andrea Orlando qui, quello di Michele Emiliano qui.

E se vogliamo, si possono accostare al confronto anche due documenti usciti nell’ultima settimana, di formazioni che si dichiarano esplicitamente autonome e antagoniste ai partiti di sinistra di ispirazione socialdemocratica, ma che in parte pescano dallo stesso elettorato: il libro bianco per l’Europa del Movimento 5 stelle e il New Deal for Europe di Diem25, il movimento ispirato da Janis Varoufakis.

Cosa si nota leggendo tutte queste dichiarazioni programmatiche?

Che ci sono tre questioni che ritornano in maniera più intensa. Il rapporto con l’Europa, il lavoro, e l’immigrazione.

L’Europa

I nazionalismi, i populismi sono gli spettri che per tutti si aggirano per tutto il nostro continente. La Brexit, Trump e le imminenti elezioni in Francia esprimono il disastro delle sinistre al governo e la fatica dei movimenti popolari. Così il valore dell’Europa diventa un ingombrante feticcio – lo sottolineava Mattia Feltri in un articolo che prendeva in giro la frammentazione degli antieuropeisti che manifestavano il giorno del sessantesimo anniversario dei trattati di Roma – ma lo si vede bene anche dalle parole della politica italiana.

L’Europa è l’unica dimensione sufficientemente vasta per fronteggiare il cambiamento garantendo il rispetto dei nostri valori e del nostro stile di vita”, scrive Matteo Renzi. Andrea Orlando è ancora più appassionato, cita De Gasperi in apertura del suo documento, accenna a un New Deal europeo sulle reti infrastrutture, la ricerca e l’innovazione, e poi insiste sulla necessità di un’altra Europa, che abbia una guida economica comune: “Serve una capacità fiscale europea. E il completamento dell’Unione monetaria, a partire dall’unione bancaria. Una nuova e più forte legittimazione democratica delle istituzioni comunitarie, anche attraverso l’elezione diretta del presidente della Commissione”.

Emiliano scrive “L’Europa è il nostro partito”, dice cose molto retoriche sull’insufficienza delle politiche europee, ma è sostanzialmente d’accordo con Orlando sulla necessità di politica fiscale comune: “Dobbiamo mettere le aziende italiane come le altre imprese nazionali dei principali Paesi europei nella condizione di operare in un regime di concorrenza leale fermando l’elusione fiscale senza precedenti praticata da imprese multinazionali che erogano servizi o vendono beni in Italia, fatturando da Lussemburgo, Irlanda o Olanda, o in alcuni casi anche da paradisi fiscali, utilizzando l’ormai obsoleto concetto di ‘non stabile organizzazione’”.

Mentre Sinistra italiana fa coincidere la crisi europea con la crisi della socialdemocrazia:

La subalternità al liberismo alla fine ha ridotto le sinistre di più antica matrice all’impotenza e al silenzio. Negli anni ’90 governavano quasi ovunque in Europa. Il paradigma del “riformismo”, ripetuto fino allo sfinimento, si è rivelato vuoto di riforme, e piuttosto pieno di controriforme. E’ così che la rinuncia alle alternative all’ordine vigente ha contribuito al precipitare della crisi e oggi ne paralizza la soluzione.

Diem25, il movimento transnazionale di Varoufakis, ha un’idea più netta. Scrive nel suo European New Deal che l’Europa sta attraversando una fase di disintegrazione, segnata dalla disoccupazione e dalle ondate di emigrazione interna verso Regno Unito e Germania; il protezionismo è una falsa soluzione anche da un punto di vista palliativo, è chiaro invece come ci debba essere una restituzione di potere politico ai governi nazionali e che questo processo deve andare di pari passo con una trasformazione economica (ci arriviamo).

Anche il cosiddetto libro a 5stelle dei cittadini per L’Europa (in realtà un testo di non più di dieci cartelle) con una lancia gli stessi strali contro una politica fiscale europea deregolamentata, cercando di far precipitare lì un antieuropeismo viscerale:

Occorre inoltre procedere spediti su proposte ambiziose per smantellare il sistema di elusione ed evasione fiscale in Europa, che crea forti distorsioni della concorrenza a danno delle nostre piccole e medie imprese e sottrae risorse essenziali alle casse pubbliche degli Stati a beneficio delle multinazionali.

È inaccettabile che Paesi membri dell’eurozona come il Lussemburgo, l’Olanda, l’Irlanda continuino a incentivare queste condotte immorali a vantaggio delle multinazionali e a danno dei Paesi partner.

ma introduce anche una critica più forte alla comunità europea, proponendo di fatto delle soluzioni protezionistiche.

Ogni decisione di politica commerciale, lesiva degli interessi delle piccole e medie imprese, dev’essere abbandonata: bisogna intervenire per salvaguardare le eccellenze del Made-In dagli effetti negativi derivanti dall’importazione. Vogliamo ridurre ai minimi termini l’importazione di prodotti concorrenti come l’olio tunisino, le arance marocchine, il grano ucraino e il riso asiatico, sulla base della produzione europea e della capacità di assorbimento del mercato.

Il lavoro e reddito

Gli altri due temi sui quali le formazioni di sinistra italiana si sentono di dover recuperare consenso è il lavoro. Sul lavoro si è consumata la scissione della minoranza del Pd che ha formato Articolo 1 Mdp, richiamandosi esplicitamente al principio della costituzione italiana. Sulla difesa dei lavoratori nasce anche Sinistra italiana; nel documento post-congresso si legge:

Il fordismo non è più centrale, ma non è morto. C’è fordismo nella produzione di componenti materiali di settori fondamentali, dall’informatica alla meccanica, dall’alimentare alla moda. In Asia, nell’Est europeo, in Sud America, e anche in Europa. E c’è taylorismo, per esempio nell’organizzazione dei nuovi lavori autonomi, dove è pervasivo il controllo dei tempi e dei modi della prestazione lavorativa. In ogni contesto è sotto attacco la possibilità dei lavoratori di organizzarsi collettivamente per far valere i propri diritti.

Si attacca la visione liberista, le politiche del ministro Poletti, sostiene i referendum della Cgil. Il governo ha compreso di rischiare di cadere proprio sui referendum sul lavoro e ha corso come poteva ai ripari eliminando i voucher, senza trovare però una forma sostitutiva.

E così le tre mozioni del Pd (compresa quella di Renzi) si rincorrono su questo tema manifestando un’urgenza e mettendo in campo ipotesi che il governo Renzi non sembrava nemmeno aver preso in considerazione.

Orlando sostiene che “occorre un diritto del lavoro europeo, anche per dare forza ai sindacati sovranazionali, e un minimo salariale, anche differenziato per paesi (ad esempio il 60% del salario medio)”, ma contesta la proposta di un reddito di cittadinanza, pensando a un sostegno alla povertà:

Il M5S propone una specie di reddito garantito, superiore al reddito della gran parte degli italiani che lavorano. Il problema non è solo che questa misura costa troppo (oltre 16 miliardi annui a regime). Il problema è che è sbagliata. È un disincentivo a cercare lavoro attivamente.

Emiliano critica frontalmente il jobs act, vuole la reintroduzione dell’articolo 18, propone la leva fiscale e un piano nazionale di infrastrutture per rilanciare l’occupazione, e ha delle formule per il sostegno ai lavoratori simili a Orlando:

Rafforzare il sistema sociale europeo, vuol dire assicurare una rete universale di protezione sociale (disoccupazione, malattia, pensionamento, maternità). Garantire agli individui e alle famiglie un reddito minimo, basato sull’approccio “human capital”, che prevede che il sussidio venga fornito alla condizione che il lavoratore partecipi a programmi pubblici di riqualificazione, in modo da facilitare il rientro nel mercato del lavoro.

Renzi ovviamente invece rivendica i risultati del jobs act (“700mila posti di lavoro, con lo sblocco di infrastrutture e eventi) e per rilanciare sulle proposte del Movimento 5stelle, dice di voler puntare sull’ “alternanza scuola lavoro come strumento ordinario e promuovere quel ‘sistema duale italiano’ in grado di permettere ai nostri giovani di acquisire la qualifica professionale anche attraverso esperienze dirette di lavoro nelle nostre aziende” e propone quello che viene definito “un lavoro di cittadinanza”:

Per lavoratori e settori particolarmente colpiti da crisi e globalizzazione, va pensata una forma di sostegno al reddito come integrazione alla NASpI, per periodi stabiliti e condizionati a programmi di riqualificazione formativa e di ricollocazione definiti di intesa fra le parti sociali. Per i lavoratori autonomi, che non usufruiscono della NASpI, deve essere realizzato un ammortizzatore che li sostenga e permetta loro di raggiungere il reddito minimale, a fronte di drastici cali del reddito rispetto ai periodi precedenti (ad esempio, gli ultimi 3 anni).

Sinistra italiana è quasi l’unica formazione che si pone seriamente il problema dello sfruttamento nella gig economy e immagina che per trovare le risorse per un reddito di cittadinanza (diretto e indiretto) occorre tassare pesantemente le rendite:

È possibile una redistribuzione del reddito, utilizzando una vera tassazione sulle successioni di tipo progressivo, introducendo una più giusta tassazione dei profitti, dei patrimoni e delle rendite. Attraverso queste misure si può finanziare, insieme ad altre risorse recuperate da una lotta senza quartiere all’illegalità economica e al taglio delle risorse destinate all’economia di guerra, un reddito minimo garantito. Una misura rivolta a tutti coloro che sono al di sotto della soglia di povertà, per coloro che sono disoccupati o inoccupati, che lavorano con salari troppo bassi o che vogliono cogliere l’opportunità di formarsi lungo l’arco della vita, in libertà e senza vincoli. Una misura contro il ricatto della povertà e del lavoro mal pagato o gratuito, per permettere a tutti di cercare un lavoro tutelato, che risponda il più possibile alle proprie competenze e conoscenze. Una misura di welfare differente dall’attuale SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) e dal reddito di inclusione proposto dal Governo Renzi, misure caritatevoli rivolte ad una platea limitatissima, dunque inefficaci.

Le prospettive di Grillo e di Varoufakis sono anche più ardite, oltre la sinistra verrebbe da dire. Entrambi immaginano una trasformazione sociale che ipotizza quella che viene apocalitticamente chiamata la fine del lavoro o la fase post-industriale o post-capitalista. L’automazione e lo sviluppo dell’economia digitale porteranno a una radicale diminuzione dei posti di lavoro.

I pentastellati si affidano alle idee del sociologo Domenico De Masi autore del rapporto Lavoro 2025 che poi è diventato il libro Lavorare gratis, lavorare tutti, il quale sostiene – in barba alle confutazioni che già negli anni ’30 Keynes elaborava rispetto alla rivoluzione tecnologica – che una app che metta in concorrenza i lavoratori che offrano le proprie prestazioni gratis e il reddito di cittadinanza porterebbero in breve alla fine della disoccupazione; le sue tesi sostengono un socialismo utopistico abbastanza digiuno delle leggi economiche, un post-marxismo che non ha fatto bene i conti con Marx.

Per Diem25 il modo di rispondere a una disoccupazione strutturale che in certi casi somiglia alla fine del lavoro è di creare lavoro garantito e reddito di cittadinanza è quello di tassare diversamente i profitti e di cercare in questo modo di uniformare le condizioni di lavoro tra paesi ricchi e paesi poveri.

Ma anche per Varoufakis non sembra ci sia molto spazio per le tesi accelerazioniste o quelle sul post-capitalismo di Paul Mason.

L’immigrazione

L’altro tema sfidante è quello dell’immigrazione. Giuliano Pisapia insieme a Laura Boldrini ne fa il centro della sua battaglia politica. Con lui, tutti e tre i candidati alla segreteria del Pd sostengono la proposta di legge dello ius soli o – come la definisce giustamente Emiliano – dello ius soli temperato. Orlando si spinge a dire qualcosa di più nel merito, nella sua mozione (corsivo mio):

Ma occorre naturalmente fare meglio e di più. In tal senso va rafforzata la cooperazione con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo, non solo per la riammissione dei cittadini espulsi o respinti nel nostro Paese, ma anche per il controllo delle frontiere, per contrastare chi organizza e gestisce la tratta dei migranti, per l’apertura di canali di ingresso regolare di persone in cerca di lavoro e anche per sperimentare, coi corridoi umanitari, l’ingresso sicuro e protetto di quote di richiedenti asilo. Vanno anche accelerate le procedure per la valutazione delle domande di protezione internazionale e asilo, garantendo il pieno rispetto dei diritti del richiedente. Dobbiamo pensare al superamento di quelle norme della attuale legislazione che ancora rendono facile la caduta nell’irregolarità di molte persone entrate regolarmente nel nostro Paese e a rafforzare le misure per il rimpatrio volontario assistito. Sono maturi i tempi per superare il reato di immigrazione clandestina, una fattispecie non solo ingiusta, ma assolutamente inefficace e dannosa.

Il documento di Sinistra italiana rilancia, aggiungendo alla proposta di apertura di corridoi umanitari il rilancio della cooperazione internazionale:

occorre stipulare accordi con i Paesi d’origine e aprire corridoi umanitari per i richiedenti asilo; accelerare la riduzione dei gas serra responsabili dei cambiamenti climatici, che fanno avanzare veloce il deserto in zone agricole finora ricche d’acqua; intervenire sul mercato delle commodities (generi alimentari primari e materie prime), attraverso per esempio una drastica regolazione di strumenti selvaggi e speculativi come i futures che si scambiano alla Borsa di Chicago; proibire pratiche mercantili come il Land grabbing, l’acquisto di terre quali riserva propria di Paesi ad alta industrializzazione.

Il movimento 5stelle nel suo libretto sull’Europa sostiene di volere la revisione dei trattati di Dublino per una più equa ripartizione dei richiedenti asilo tra tutti i paesi dell’unione europea, condivide le proposte di sinistra sul rilancio della cooperazione internazionale, ma continua a discostarsi da un discorso di sinistra sulle espulsioni. Già varie volte Alessandro Di Battista aveva dichiarato che i rimpatri dei migranti non è un tema né di destra né di sinistra. Nel documento pentastellato si legge in modo ancora più esplicito che “è urgente firmare accordi di riammissione con i Paesi terzi e velocizzare le pratiche di rimpatrio dei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale”, in una posizione non distante da quella della Lega.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
Un commento a “Provare a capirci qualcosa sulla sinistra e dintorni in Italia a partire dai programmi”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] Raimo | Provare a capirci qualcosa sulla sinistra e dintorni in Italia a partire dai programmi | Minimaetmoralia  Non era mia intenzione – lo ammetto – passare del tempo a spulciare […]



Aggiungi un commento