Qualche appunto su Percival Everett

Percival Everett, scrittore statunitense, il cui ultimo romanzo Deserto Americano è appena uscito per Nutrimenti, è in questi giorni impegnato in Italia in un giro di presentazioni partito ieri da Torino e di passaggio a Milano e Roma. In questo post, Marco Rossari, traduttore di quattro dei cinque libri pubblicati in Italia, ci offre alcuni brevi appunti sulla sua esperienza di lettore e ammiratore delle opere di Everett.

di Marco Rossari

Provate a immaginare uno scrittore nero e benestante che – invece di scrivere storie farcite di slang ambientate nel ghetto – si dedica a riscritture postmoderne di classici greci. Un giorno, a corto di soldi e inviperito per l’ennesimo successo televisivamente corretto del romanzo nero sottoproletario e sboccato, decide di scrivere una parodia in quello stile, intitolandola Cazzo (la parola più ricorrente). Provate a immaginare lo scrittore che propone al proprio esterrefatto agente di venderlo agli editori come l’esplosivo esordio di un ex galeotto nigger incazzato e l’ulteriore stupore dell’agente quando il romanzo riceve un’offerta milionaria e balza in cima alle vendite, finendo in corsa al premio letterario dove in giuria si trova proprio il Nostro. Sarà dura convincere i giurati che quella è una porcata scritta in un fine settimana per mostrare come, alla narrativa afro-americana, sia necessaria una cancellazione, opposta e complementare all’invisibilità dell’uomo di Ralph Ellison.

Provate a immaginare la storia di un bambino con un QI inverosimile, figlio di una pittrice fallita e di un poststrutturalista frustrato, che sceglie di non parlare ma si accontenta di scrivere poesie anatomiche, digressioni filosofiche, commedie slapstick, battute fulminanti, saggetti di critica d’arte (oltre, naturalmente, al libro che stiamo leggendo) per descrivere il turbinio di situazioni in cui la sua intelligenza lo proietta: genitori infelici, militari dementi, preti pedofili, psicologi maniaci e tutto il campionario di follie on the road che gli Stati Uniti possono offrire a una mente onnivora cresciuta a pane ed ermeneutica. Provate a immaginare un Arizona Junior dei fratelli Coen riscritto da Ludwig Wittgenstein e forse ci andrete vicini.

Provate a immaginare uno scrittore di romanzi rosa a cui viene rapita, stuprata e uccisa la figlia e che decida di farsi giustizia da solo e rapire il possibile sospetto, per quanto non sia certo della sua colpevolezza, praticandogli il waterboarding, e trasformando il blocco di appunti che prende nel corso della prigionia (anche qui, il libro che stiamo leggendo) in un cupa riflessione sull’America di Bush e sull’elaborazione del lutto e del dolore, attraverso uno stile rapsodico che flirta con Joyce senza dare al lettore un attimo di tregua, anzi trascinandolo nel disorientamento del protagonista.

Provate a immaginare un romanzo asciutto, secco ed essenziale, dove si racconta una barbara vicenda di omofobia (e di omocidio) ambientata in un West moderno, con protagonista un improbabile cowboy nero che colleziona Klee. Provate a immaginare, dopo avere letto i precedenti romanzi, di trovarvi davanti a una laconicità scolpita nella roccia, a un viaggio senza speranza nel razzismo e nella paura dell’uomo, a un apologo pessimista sul cuore nero e violento degli Stati Uniti, ma che contiene anche insospettabili tenerezze corporali.

Provate a immaginare un uomo che, mentre va a suicidarsi, viene travolto da un camion e decapitato di netto, se non che al suo funerale si alza dalla bara e, con le pudenda al vento (i becchini gli hanno soffiato i calzoni), fronteggia i convenuti – parenti livorosi, colleghi sollevati, figli affranti – e scatena il panico che poi diventa una sommossa e infine un romanzo su un povero cristo resuscitato e conteso da fanatici di ogni sorta.

Provate a immaginare tutto questo, se ci riuscite. Altrimenti leggete, nell’ordine, Cancellazione, Glifo, La cura dell’acqua, Ferito e Deserto americano.

Lì si trova l’immaginazione di un grande scrittore, Percival Everett.

(qui è possibile invece leggere un breve saggio di Rossari sulla sua traduzione di Glifo.)

Commenti
3 Commenti a “Qualche appunto su Percival Everett”
  1. emma locatelli scrive:

    “La cura dell’acqua” è un libro clamorosamente bello e complesso.

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  1. […] Qualche appunto su Percival Everett (di Marco Rossari) […]



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