bookmoney

Quanto pagheresti per il tuo libro preferito?

La crisi dell’editoria, secondo gli ultimi dati Nielsen, ha signficato una flessione del 6,5% nell’ultimo anno. Gli editori sperano di inventire la tendenza nei giorni di Natale che, per chi lavora nell’industria libraria (dagli editori appunto ai librai), spesso rappresentano una fetta condiserevole, alle volte un quinto o un quarto o addirittura un terzo, delle vendite annue. Perché, uno si chiede, così tanta gente compra e regala libri per Natale? Io credo che la risposta sia diversa da quella che riguarda molti altri oggetti che vengono regalati, sciarpe o guanti o maglioni o dolciumi… Io credo che questa propensione a regalare libri sia dovuta soprattutto all’intrinseca natura dell’oggetto libro: un oggetto per cui conta molto il valore d’uso a discapito del valore di scambio.
Qualche anno fa Gian Arturo Ferrari, presidente del Cepell, scrisse un articolo per Repubblica, nel quale sosteneva la natura ibrida del libro: bene culturale/bene commerciale. In questi anni ho riflettuto molto e con molte persone su tale questione e sulla prospettiva di Ferrari. Nel frattempo mi è spesso capitato varie volte di fare un piccolo gioco, ponendo alle persone che incontravo un quesito. Questo: Pensa al tuo libro preferito. E immaginiamo che tu non l’abbia letto. Quanto saresti disposto a pagare per poterlo leggere?
Ossia, poniamo che io – io io, io Christian Raimo – non avessi avuto accesso a Il partigiano Johnny o alla Ragazza dai capelli strani, oggi quanto sarei disposto a pagare, realisticamente, ossia tenendo conto delle mie particolare condizioni economiche, per poterlo leggere? Realisticamente risponderei 650 euro per Fenoglio, ma anche 1200, 1300 per Wallace. Dei prezzi completamente fuori mercato. Probabilmente sarei disposto a spendere anche più di metà dei miei guadagni attuali per un mucchietto di una decina di libri. Quando pongo questo stesso interrogativo a dei miei amici o a delle persone che conosco, che siano dei lavoratori dell’editoria o dei semplici lettori, ottengo delle risposte abbastanza simili. Il che mi fa concludere ogni volta che il discorso di Ferrari fa acqua: il libro è un bene commerciale certamente, ma lo è in un modo molto singolare. Il suo valore d’uso è molto più rilevante per certi versi e sproporzionato rispetto al valore di scambio.
E voi, vi chiedo, quanto sareste disposti a pagare il vostro libro preferito? E quale è il vostro libro preferito?
(C.R.)

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
25 Commenti a “Quanto pagheresti per il tuo libro preferito?”
  1. Enrico Marsili scrive:

    Domanda inutile. Moltissimi libri sono accessibili fuori dalle librerie, nelle biblioteche, su internet, tramite gli amici. Per un libro moderno 10 Euro li spendo abbastanza a cuor leggero.

  2. freddo scrive:

    Non saprei dare una risposta e non so neanche se sono in tema ma ho trovato Il peso della grazia a 3 euro in un mercatino natalizio, sulla prima pagina c’è la dedica dell’autore a una donna e una freccia circolare che parte e finisce dalle parole “con stima”. Me sa che non jè piaciuto. Però io devo ancora leggerlo

  3. Solunatraccia scrive:

    Un milione di euro. Ovvio che a quel punto faccio prima a scrivermelo. Chi ha un solo libro preferito ne ha letti massimo dieci in vita sua. E sarebbe già oltre la media nazionale…
    Se dico un volume di ritratti di alberghi d’architettura vengo squalificato? Se cito la prima edizione della Divina Commedia (Paradiso) faccio un affare (altro che un milione…)?

    Disgraziatamente per tutti il mercato editoriale è in mano alla stessa razza che gestisce politica, economia e produzione industriale di massa. Così com’è, se sparisse non se ne sentirebbe la mancanza. Un po’ come le cabine telefoniche (parallelismo sapido). Spiacente per (molti degli) addetti ma i “lavori” stanno per finire: al primo best-seller miliardario piazzato sull’Apple Store si chiude.

    Oppure ci si fanno venire delle idee e le si pianta nella capoccia di tungsteno di chi detiene i cordoni della borsa…

  4. #...# scrive:

    mmm, valore d’uso e di scambio sono relativi e non dipendono dalla natura intrinseca del libro, ma da altre condizioni, e tu stesso dimostri che aumentando il valore d’uso di un libro a te caro ne aumenti il suo valore di scambio nel momento in cui sei tu a fare lo scambio. Il valore di scambio del Mein Kampf ( ancora non l’ho letto ) rispetto al suo valore d’uso tende all’infinito. E queste dinamiche appartengono a qualsiasi oggetto.

    Non capisco cosa non vada nel discorso di Ferrari e perché ti abbia fatto riflettere così tanto e in che modo si colleghi alla crisi del libro.

    Il peso della grazia ce l’ho, l’ho letto e mi è piaciuto. La ragazza dai capelli strani l’ho regalato e non ce l’ho più. Ho regalato un libro di Soriano a una ragazza calciatrice e tifosa del Real Madrid.
    Anni fa ero in libreria a Natale e c’era una gran coda, causata prevalentemente da persone che stavano comprando un libro di Vespa. Ho un cugino razzista al quale ho regalato Se questo è un uomo per i 18 anni, ma non so se lo ha letto e se mai lo farà. Il mio libro preferito è Infinite Jest.

  5. Niccolò scrive:

    Mattatotio N.5, forse. E anche Opinioni di un clown. Sarei disposto a pagare tutto quello che ho sul c/c per avere ancora la possibilità di leggerli la prima volta.
    Incredibile come nessuno abbia capito la domanda, o per fare l’originale abbia dato risposte fintamente argute.

  6. Lucia scrive:

    Ma è un’idea da vertigine.

    Se non l’avessi letto, il mio libro preferito (Casa Howard di E.M.Forster, l’opera omnia dei Peanuts, Checov) come potrei dargli un valore? – Facciamo 500 Forster, 1500 i Peanuts, 2000 Checov,

    Quanto sono disposta a pagare per poter leggere uno di quei libri che DOVREI ASSOLUTAMENTE AVER letto (Proust, L’uomo senza qualità)? Non mi viene nessun prezzo da offrire, essendo scatole chiuse il cui contenuto mi è stato valutato da altri. – Più o meno, il prezzo di copertina.

    Oppure, oppure: quanto pagherei uno di quei libri che DOVREI ASSOLUTAMENTE AVER letto ma sono arrivata a malapena a metà (La cognizione del dolore) o li ho sbocconcellati soffrendo (La divina commedia, Il partigiano Johnny)? – Niente, anzi, ho una mezza idea che dovrebbero darmi qualcosa loro, per farmisi riprovare.

    Credo che pagherei molto, moltissimo, per poter vedere o rivedere un certo spettacolo teatrale. O anche un film, un concerto, una mostra d’arte.

  7. asharedapilekur scrive:

    Mi sembra un’eccessiva intellettualizzazione dello scoprirsi capaci a spendere un zacco de zordi per l’ipotetica chance di rivivere esperienze-chiave della propria vita. Tutta la cosa dell’oggetto-libro, valore d’uso, valore di scambio ecc., mi sembrano in realtà pippe dovute a troppa Università: darei ogni cosa e anche di più per la sensazione che provai quando la allora non-ancora mia moglie mi telefonò la prima volta, quando vidi il suo numero nel display voglio dire, ma non credo che questo voglia dire che sto assegnando un valore all’oggetto-donna.

    Ma anche quanto ho scritto finora è probabilmente una pippa dovuta a troppa università, quindi boh. Tutto l’oro del mondo per riscoprire che nella Bibbia ci sono delle storie (che iniziarono, quando facevo catechismo, a rendermi ciò che sono, uno sfigato totale penso), per l’Iliade, per il Tractatus di Wittgenstein (del quale non capisco un cazzo oggi, ma pochi anni fa mi sembrò di capire tutto, e mi sentii consolato e sereno). Diciamo tre quarti dell’oro del mondo per rileggere Stephen King la prima volta, credo A volte ritornano, cacarmi sotto come solo un tredicenne può fare, e scoprire subito dopo che c’erano tipo venti suoi libri ancora da leggere…

  8. Barbara scrive:

    C’è un problema di fondo nel ragionamento se stai facendo una considerazione economica: tu parti dall’idea che quel libro sarebbe altri,enti introvabile. Allora sì, allora certo, sarei disposta a pagare cifre altissime. Ma sarei disposta a pagare cifre altissime anche per un bicchiere d’acqua se fosse l’unico modo per bere.
    Se invece vuoi solo rimarcare il fatto che il ‘consumo’ di un bene come un libro ha a che fare più con le emozioni che con l’utilità pratica (come poteva essere per quel bicchiere d’acqua), allora sì, certo, e dare un valore economico alle emozioni è chiaramente più difficile.
    Se, ancora, invece volevi solo chiederci qual è il nostro libro preferito, farci ripensare a quanto è stato bello leggerlo la prima volta (ma anche le successive) e a quanto sarebbe meraviglioso riuscire a beccare il libro giusto come regalo per una persona a cui vogliamo bene e riuscire quindi a darle, per natale, non solo un oggetto ma un’esperienza, allora grazie (così, sì: grazie).

  9. LM scrive:

    La regola è che il valore non si può creare attorno a ciò che abbonda… La soluzione non c’è, penso, ma così a occhio e croce bisogna imparare a creare nuovo valore attorno a ciò che manca, che oggi è proprio la lettura, almeno ‘certa’ lettura. I libri sono disponibili in forma gratuita sia in rete che nelle biblioteche, si vendono a pochi euro nelle edicole (mi ricordo i meridiani attorno ai 10 euro..): non c’è più gara, hanno vinto i grandi industriali, ai quali dell’arte non gliene può fregare di meno (neanche della cultura, della quale sarebbe l’ora non ce ne fregasse di meno nemmeno a noi… che a forza di diffonderla non si è fatto altro che svilire l’arte… che a forza di fare l’involucro dell’arte l’ha sostituita… ). La soluzione è forse quella di battersi per far sparire i libri, ‘certi’ libri (e ‘certi’ scrittori, più di valore di altri), o di permetterne la lettura gratuita su supporti sui quali si guadagna. Non so, leggere sul supporto digitale di un editore piuttosto dell’altro, perchè l’editore al quale mi rivolgo mi fornisce i servizi necessari ad agevolare il mio modo di leggere? Pagare un tot mese a un editore che mi fornisce i contenuti con uno specifico supporto, che magari mi fa accedere a forme di nuova socialità di sua produzione? Per esempio: quanti lettori a 100 euro l’anno servirebbero a Minimum Fax per fare il fatturato necessario alla propria sopravvivenza e crescita? E volendo essere provocatoriamente spregiudicati, Minimum Fax non potrebbe un giorno fare business ‘vendendo’ i propri selezionati lettori, in quanto rari, quindi di valore, su un qualche mercato, in qualche maniera mercificandoli e remunerandoli? Un altro modo sarebbe modificare via via l’oggetto libro, renderne difficile la lettura, farlo diventare unico, come le opere d’arte, collezionabile, o visibile solo in musei e gallerie. Boh, sono ipotesi.

  10. TommasoC scrive:

    – Mr. Squishy e Verso Occidente: 1000 €/cad.
    – IJ: 2.500 €4
    – La casa di Chef: 600 €
    – Erano solo ragazzi in cammino: 500 €
    – L’opera galleggiante. 1000 €
    – Revolutionary Road: 800 €
    – La neve era sporca/ Il viaggiatore del giorno dei morti / La Marie del porto: 900 €/cad
    – Underworld. 1500 €
    – Un giorno ideale per i pescibanana: 2450 €

  11. mapi scrive:

    “io – io io, io Christian Raimo”

    Christian, esci dall’io.

    La tua provocazione è secondo me contraddittoria nelle premesse: i libri belli, il nostro libro preferito, non sappiamo mai quali sono quando li prendiamo a prestito o li compriamo, il bello è anche questo: spendi ciò che spendi in tempo o in denaro per qualsiasi altro libro, ma con il valore aggiunto che quello diventa uno dei tuoi preferiti. E poi, quanto siamo disposti a pagare dipende da noi, dal nostro redditto, da tutta una serie di cose: se il mio libro preferito rimanesse in un’unica copia al mondo e io fossi miliardaria la comprerei, ma se fossi povera?

    Ragionando per assurdo, però, il proprio libro preferito è inestimabile quindi non lo si può comprare.

  12. Sono stato un lavoratore precario dell’editoria, ora mi sono messo in testa di provarci per conto mio con un’agenzia letteraria, e la mia risposta è che sarei, “sono” per l’esattezza, disposto a pagare tutto quello che ho per leggere il libro preferito che ancora non ho letto. Non è una risposta retorica, o gonfiata; è la pura verità. Vestiti non ne compro da tempo (per fare il figo la butto sul precario-iltellettuale-alternativomanontroppo), per il cibo posso sempre contare sull’aiuto delle persone che mi stanno intorno, e quel poco che ho lo spendo per i libri, per il libro preferito che ancora devo leggere, alla ricerca di un altro Teatro di Sabbath, di un’altra Primavera di bellezza, o della Più lucente corona d’angeli in cielo.

  13. Luca scrive:

    Mille euro tondi tondi per Total Khéops, primo tomo della Trilogie de Marseille di Jean-Claude Izzo.

  14. Puca scrive:

    Non sono d’accordo. I libri non hanno un valore commerciale. Nessuna opera d’arte ha un valore commerciale. Quando un opera d’arte viene venduta a cifre spropositate non è l’OPERA D’ARTE a essere valutata a quelle cifre ma la sua rappresentazione, la sua idea, la mistificazione che ne fanno i critici. I libri, se proprio vogliamo parlare di soldi, dovrebbero avere un prezzo irrisorio, proprio per consentire a tutti, anche ai più distratti e ricettivi, di scoprirli. Moltissimi capolavori li ho scoperti in biblioteca, perché da ragazzino, e non penso di essere stato l’unico, dovevo scegliere come spendere quei pochi spiccioli che avevo in tasca, scegliere se comprarci un libro, un cd o andare al cinema, e siccome al cinema non si può entrare gratis e rubare cd è maledettamente difficile, restava l’opzione del furto di libri o del prestito in biblioteca. I libri che più ho amato in vita mia vorrei trovarli su una panchina con l’invito a lasciarli dove li ho trovati, sarebbe bellissimo, se potessi comprerei i libri che hanno segnato la mia vita e li lascerei sul bus, in treno, nei parchi, nei bar, al cinema, ecc.

  15. Scroodge scrive:

    Penso che per il mio libro preferito, Revolutionary Road, sarei disposto a pagare quanto ho pagato, 18 euro. O in questa discussione sono intervenuti un sacco di benestanti o io non ho capito il senso della provocazione, perché se immaginassi di spendere 1000 euro per un libro poi dovrei passare un mese sotto un ponte.

  16. Mi pare una discussione priva di senso. I libri sono oggetti disponibili in gran numero e a prezzo contenuto, inoltre, come hanno fatto notare altri commentatori, la maggior parte di essi è reperibile gratuitamente. Posso avere la Divina Commedia a zero euro e trovare in libreria un romanzetto di 96 pagine di un autore mediocre a 16… Il valore commerciale del libro è assolutamente separato da suo valore artistico, filosofico, sentimentale… Se poi il giochetto è “25 euro per il manuale scolastico di letteratura, 35 euro per un volume illustrato sui gatti, Don Chisciotte non ha prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard”, allora possiamo giocare…
    Ma dobbiamo essere consapevoli che viviamo nell’età della riproducibilità seriale dell’opera d’arte, libro compreso, al di fuori della quale solo un’infima minoranza delle persone avrebbe accesso alla lettura. Francesco Petrarca aveva una ricchissima biblioteca: circa 100 volumi, e alcuni se li era andati a scovare nelle soffitte. Noi non siamo lui e non credo che tutti quelli che hanno proclamato di voler spendere migliaia di euro per le loro opere preferite lo farebbero realmente, se quello fosse il loro costo sul mercato.

  17. asharedapilekur scrive:

    Che palle

    (@ tutti i commenti tranne il mio)

  18. alice scrive:

    se penso al mio libro preferito (mattatoio n5) questo esercizio non riesco a farlo (so quanti soldi ho speso in libri che non mi sono piaciuti cercando il mio libro preferito, e sono un sacco di soldi). Se qualcuno mi dicesse: “c’è un libro che non hai ancora letto, è un libro che supererà di molto il tuo attuale libro preferito, quanto saresti disposta a pagare?” direi intorno agli 800 euro.

  19. vesselina scrive:

    L’amore più fedele che conosco è per i miei libri preferiti da bambina; ne cito il primo che mi viene in mente – I tre moschettieri in versione integrale. Sono cresciuta in un paese dell’est in un’epoca in cui i grandi classici costavano meno di una colazione al bar. Il mio adorabile papà me ne portava a casa un Giovedì dopo l’altro, 3-4 alla volta, per anni, curatissime traduzioni. Non sarei io senza quelle letture, quindi la domanda, se rivolta ai libri amati del passato, è piuttosto sensata. Senza le belle storie non sarei sopravvissuta, non sarei io.
    Cosa pagherei oggi se il mio libro della vita non l’avessi ancora letto e, mettiamo, intuisco che il prossimo libro potrebbe diventarlo almeno per un po’? pagherei il prezzo di copertina, non di più. E se lo trovo gratuitamente in biblioteca o in pdf ancora meglio. Ma non sarei disposta a sborsare cifre spropositate perchè credo che sia come con i grandi amori, ti trovano, il prezzo è solo un dettaglio.

  20. eveblissett scrive:

    La risposta, per quello che mi riguarda, è “dipende”. Dipende dall’edizione.

    Se entriamo nell’ottica che un libro non coincide esattamente col romanzo, con il lavoro scritto dell’autore, ma è, piuttosto, il prodotto di un lavoro collettivo – grafici, traduttori, editor e via discorrendo – (che tra l’altro mi sembra un messaggio che voi a minimumfax facciate passare molto bene con la bella trovata del titoli di coda), allora, a mio avviso, la risposta alla domanda di sopra non può e non deve essere univoca, perchè se fosse univoca, appiattirebbe il lavoro collettivo di cui sopra. Insomma, se un libro è tradotto di merda, ha una grafica brutta, pagine di carta velina, se devo pagare solo il romanzo in sè, allora no, grazie, può essere pure il mio libro preferito, ma lo scarico da Torrent e lo leggo da Kindle, costo zero. In caso contrario, anche 2000 euro.
    Ho in programma di regalarmi una prima edizione americana autografata di Infinite Jest a 1300, per la laurea, tra l’altro.

    (che poi, lancio uno spunto di riflessione a tutti quelli che hanno scritto sopra: perchè se facessimo questo stesso discorso con i vinili e qualcuno dicesse di voler pagare 2000 euro per una prima edizione inglese in buone condizioni di Unknown Pleasures dei Joy Division – esempio – la cosa non sembrerebbe così strana, e invece per i libri sembra strana? E non ditemi “Amazon, ebook, biblioteche, blabla”, perchè vi rispondo con due sole parole: “Spotify, Youtube”. Me lo chiedevo stamattina e non sono riuscita a darmi una risposta)

    Cheers, Eve.

  21. E’ chiaro che se si sposta il discorso sull’edizione, la rarità del testo, la firma autografa dell’autore, il prezzo sale: ma a questo punto siamo nella sfera del collezionismo, della bibliofilia. Ma mi pareva che il tema dell’articolo fosse un altro: quanto saremmo disposti a pagare per leggere un testo da noi reputato (prima di averlo letto?) irrinunciabile. Ma, ripeto, nell’epoca in cui viviamo un simile quesito non ha senso. Ne avrebbe se si creasse una situazione in cui i libri diventano oggetti rari, introvabili. Nel tipo di mondo in cui viviamo, per nostra fortuna, libri, film e spettacoli sono accessibili, perciò trovo ozioso quantificare il prezzo che saremmo disposti a sborsare per comprare anche l’opera più bella che abbiamo mai letto o che vorremmo leggere. Perché 800 euro per Mattatoio numero 5? Perché non 1250? Come si fa a quantificare 2450 euro (mi raccomando la precisione!) per i pescibanana, un racconto di poche pagine, peraltro… Se minimumfax facesse questi prezzi fallirebbe immediatamente. E vi immaginate gli autori: il mio libro vale 5000 euro, il tuo invece, che è una cagata, non arriva a 150…

  22. gianluca scrive:

    C’è confusione.
    Parliamo di Natale. La prima ragione per cui a Natale si vendono tanti libri è perché a Natale si vende tanto di tutto, dal cibo all’abbigliamento. La seconda ragione è legata al fatto che a Natale si fanno tanti regali, che è una cosa per certi versi singolare in una società utilitaristica e votata all’interesse personale. Poiché una delle caratteristiche del dono autentico è la dissipazione di risorse, il loro sacrificio senza un ritorno immediato, nel sistema del dono il libro ha una un ruolo privilegiato perché ha uno scarsissimo valore d’uso (Raimo usa il termine in modo improprio) e un grande valore simbolico, è quello che viene chiamato bene culturale. Buona parte dei libri che si vendono a Natale, come può testimoniare chiunque lavori in una casa editrice, sono pensati sapendo che non saranno letti ma saranno acquistati per essere donati.

    Parliamo di Prezzi. Dato un qualunque bene (libri, nutella, coca cola, penne, apparecchi elettronici etc) ci sarà una fascia di individui disponibili a pagarlo diverse volte il suo prezzo di mercato. sotto questo aspetto il libro non presenta nessuna caratteristica peculiare. Mettiamoci nei panni di un editore che ha un solo libro a catalogo, la ragazza dai capelli strani. L’editore sa molto bene che esiste qualcuno disposto a pagare 1500 euro e sa altrettanto bene che coloro che sono disposti a farlo sono pochi.
    Il suo obiettivo economico non è massimizzare il prezzo per una singola copia, il suo obiettivo è massimizzare il ricavo complessivo. Per raggiungerlo può fissare un prezzo altissimo , 1500 euro, oppure uno relativamente alto, per esempio 150 euro, o ancora un prezzo relativamente basso, per esempio 15 euro. In questo esempio l’editore non ha gli strumenti per differenziare il prezzo a seconda dell’acquirente e del prezzo che è disposto a pagare (cosa difficilissima da fare ma non impossibile). Salvo beni particolari e libri particolari la cui domanda aumenta all’aumentare del prezzo, è altamente probabile che il ricavo con un prezzo di 15 euro sarà maggiore rispetto al caso in cui il prezzo sia stato fissato a 150 euro o 1500 euro. Al contrario è molto più difficile prevedere come varia la domanda a fronte di piccole variazioni del prezzo, per esempio rispetto ad un prezzo di 12 euro come di 18 euro. J. M. Keynes in un articolo ripubblicato qualche tempo fa sul Domenicale del Sole, parlava del prezzo dei libri. Il suo consiglio era di tenere i prezzi relativamente alti, di fronte di un’ipotetica forbice di prezzo tra 12 e 18 euro, consigliava di fissarlo intorno al valore più alto, perché a suo avviso e io modestamente sono d’accordo, le persone che leggono, che comprano libri sono una categoria relativamente piccola con scarsa elasticità rispetto al prezzo. Scarsa non significa prossima allo zero.

  23. Carlo scrive:

    1000 euro: Mason & Dixon
    800 euro: Meridiano di sangue
    500 euro: Il teatro di Sabbath

  24. Blue scrive:

    9 euri. Prendere o lasciare.

  25. Marilena scrive:

    Buongiorno,
    per i manuali e libri specialistici purtroppo pago il dovuto, sempre troppo alto, ma in tal caso non ho scelta, per i libri di intrattenimento cerco di andare al risparmio ed approfittare delle offerte.
    Anche se acquisto più di quello che riesco a leggere è sempre un piacere essere circondata dai libri.

Aggiungi un commento