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Quel burattino di Christian Raimo

Riceviamo e pubblichiamo questa risposta all’articolo di Christian Raimo del 7 giugno scorso (che potete leggere qui), e lo facciamo senza apportarvi alcuna modifica.

di Claudio Morici

Gentile redazione di Minima&Moralia,
vi scrivo queste righe con la speranza che le pubblicherete, nonostante il ruolo che Christian Raimo ha in questo sito e, molto probabilmente, la sua influenza informale. Confido nella vostra autonomia intellettuale e nel vostro bisogno di trasparenza, visto l’articolo che lui recentemente mi ha dedicato. Sarà o no un mio diritto dare la mia versione? O davvero permetterete che siano pubblicate online tutte quelle bugie senza la mia replica?

Dunque. Se ci fossimo conosciuti davvero nel 1996, come afferma Raimo, lui allora avrebbe avuto 21 anni e mi sembra chiaro che a quell’età è impossibile essere laureati. Ma siamo indulgenti con la memoria di Raimo. La verità è che ci siamo conosciuti nel 1999. È vero che io ero leggermente fuori corso. Ma solo perché ero costretto a lavorare quattro volte a settimana in un pub, per pagarmi vita e studi. Lui era il classico “mirafiorino” generosamente finanziato dalla sua famiglia. Forse non tutti sanno chi è il nonno di Raimo. Ecco, basterebbe una piccola ricerca su Google e il mio intervento potrebbe anche finire qui: spiegherei di colpo metà della sua vita e gran parte della sua visibilità. Se non fosse che ciò che ha scritto sabato su di me è profondamente falso e sento il “sano” bisogno di presentare la verità anche su altri punti cruciali.

Come sul fatto che sia stato lui a contattarmi la prima volta. In quegli anni andava di moda Mozzi, e Raimo stava organizzando un concorso narrativo per esordienti intitolato “La realtà delle cose”. Qualcuno gli disse che scrivevo racconti e mi accalappiò insieme ad altri 10-15. Ricordo che c’era anche un giovanissimo Giuseppe Rizzo, che poi pubblicherà con Feltrinelli. L’iscrizione, comprensiva della sua “scheda lettura”, costava 75 euro. Li pagammo tutti, errori di gioventù. Illudendoci che il vincitore sarebbe entrato in un’antologia che si sarebbe dovuta intitolare Voi siete qui edita da Minimum Fax. Una promessa comunicata a voce da Raimo, di cui la casa editrice, a quanto mi risulta, era completamente all’oscuro. Fatto sta che Raimo, dopo averci tormentato con mille mail per accertarsi dell’iscrizione, scomparve per due mesi per poi ricomparire con un mail sintetica e molto evasiva. S’inventò dei fantomatici “brogli” e un “compagno” organizzatore fuggito non so dove. Il concorso, ci disse, è andato a monte; il progetto dell’antologia volatilizzato, ai 75 euro nemmeno fece cenno. Lo incontrai qualche giorno dopo a una presentazione. Era abbronzatissimo. Io invece ero bianco cadaverico: non uscivo più di casa per scrivere, per imparare a scrivere.

Purtroppo sarebbe stato il caso anche di imparare la lezione, cosa che non feci. E anni dopo gli mandai, è vero, una copia del manoscritto di Actarus che poi pubblicò Meridiano Zero. Uno degli editori migliori che abbiamo avuto in Italia negli ultimi 20 anni. Altro che editore a pagamento, come dice lui. Me lo ricordo ancora come andò. Raimo mi invitò a prendere una birra “al volo”. Gli raccontai gli studi su telegiornali che avevo fatto per scriverlo, la ricerca sui Manga, i tentativi di metarealtà con i comunicati di Al-Qaeda. Ma soprattutto delle ore a sbattermi di notte, a scrivere e riscrivere, con la sensazione di essere arrivati, forse, a qualcosa di originale, insieme alla difficoltà nel vederlo già ben focalizzato quel qualcosa. Insomma, gli raccontai l’esperienza di un giovane scrittore che aveva fatto il primo giro di boa, sapendo che ce ne sarebbero stati altri centocinquanta. Lui mi ascoltò messaggiando per tutto il tempo. Non si prese una birra, se ne prese tre e le bevve con una avidità impressionante. Poi disse solo: “Tu non hai capito come funziona nella realtà…”. Digitò qualcosa sul cellulare, si inventò una scusa e se ne andò senza neanche salutare. Restai basito, cosa era successo? Che cosa avevo detto? Ancora non avevo capito. Mi fu tutto più chiaro alla cassa. Non aveva pagato. Mi accollai le sue tre birre medie “al volo”: 20 euro o qualcosa del genere.

Decisi allora di non frequentarlo più. Ogni tanto seguivo quelli che lui chiama “successi” sul giornale o sui blog. La questione era semplice. Se il giornalista o il blogger stavano per chiedere un favore a Raimo, ne parlavano bene. Se non gli dovevano chiedere nulla, ne parlavano male. Lo sapevano tutti. Anche grazie a lui, a metà degli anni Duemila, assistemmo a un incrocio di recensioni tra amici e colleghi che credo non abbia pari nella storia della letteratura italiana. Mi ricordavano quei circhi di provincia, dove ti fa il biglietto una cicciona, entri dentro e te la ritrovi sul trapezio dopo lo spettacolo del fachiro. Lo stesso fachiro che ti ha venduto i pop-corn mezz’ora prima. E, sul finale dello spettacolo, entra anche il pop-corn stesso, che ti fa pure l’inchino. Ma io e i miei pochissimi scrittori amici di quegli anni lo sapevamo bene. Lo davamo praticamente per scontato. Ogni tanto ci dovevamo sorbire questo teatrino come l’interruzione pubblicitaria in un film straordinario, perché noi volevamo scrivere davvero. E quando Raimo fiutò la cosa, purtroppo, provò a contattarci per i TQ.

Mi disse al telefono: “Stiamo facendo una roba politica. Ti piace il nome TQ? È efficace vero?”. Risposi “Non molto”. Aggiunsi: “Sembra la targa di Tarquinia”. Allora lui: “Tu non hai capito come funziona nella realtà…”. Mi misi una mano sul portafoglio, per istinto. E cominciò a dirmi del progetto. Non starò certo qui a raccontarvi cosa c’era dietro i TQ. Del nonno di Raimo, dei fondi europei per l’editoria, dei soldi con cui è nato questo stesso sito di minimaetmoralia… Molte delle cose che mi disse quel giorno hanno comunque girato in rete. Non voglio alzare un altro polverone, visto poi che diversi TQ ormai sono collaboratori stabili di minimaetmoralia. Io scrivo solo romanzi, possono piacere o meno, ma non aspiro certo a quella squallida figura di critico/letterato/opinionista che quando scrive gli fanno contratti editoriali da 36 mila euro (il numero non lo dico a caso…) con le prime venti pagine spedite. La “letteratura su commissione” che Raimo incarna più di ogni altro.
“Vince solo la Coppa del nonno”, dice sempre un mio amico, un altro scrittore che conosce bene la sua famiglia.

Passò altro tempo. Ho vissuto all’estero per un po’, anche viaggiando ma non certo per i motivi che insinua Raimo. Semmai me ne andai proprio per allontanarmi da gente come lui, che a Roma, in quegli anni, sembrava imperversasse in qualsiasi ambito. Una volta tornato a Roma ogni tanto lo incrociavo, ci salutavamo al volo ma cercavo sempre di evitarlo. Altro che stalker, come dice lui. Un giorno mi piombò addosso a una festa al Pigneto, aveva saputo che pubblicavo con Bompiani. Sapeva anche che, purtroppo, non ero stato tanto bene di salute (era il motivo per cui ero tornato) e allora mi spiegò che “voleva togliersi una curiosità”. Disse proprio così. Quindi domandò secco, come fosse la cosa più normale del mondo: “Alla Sgarbi hai detto di avere un tumore?”. Io mi misi a ridere, anche perché, fortunatamente, non avevo un tumore e la cosa, comunque, mi sembrava assurda. Lui invece rimase imperturbabile, alzò le mani: “Era solo una curiosità”. Poi però mi confessò che voleva dirglielo lui del tumore alla Sgarbi, per il suo nuovo manoscritto. “Non vorrei che si accavallassero le cose. Capisci? Solo per questo”, disse. È così che è andata.

Dopo il libro con Bompiani ripartii. Vivevo a Berlino e mi misi sotto seriamente per scrivere il nuovo romanzo. Ore e ore di isolamento e concentrazione, iniziavo a parlare con gli altri solo dopo le 19. Ero felicissimo di essere lontano dal mondo culturale italiano, le sue chiacchiere e il suo asfissiante provincialismo. Ma quando navigavo, ogni tanto, incappavo in articoli di Raimo. Certo: non ne leggevo neanche uno, mi fermavo sempre al titolo e, a volte, non finivo di leggere neanche quello. Ma non potevo fare a meno di notare che erano tantissimi. E su facebook mi accorgevo anche che postava a un ritmo da posseduto. Sapeva tutto di tutti, commentava, recensiva, interveniva, tirava su polemiche. Mi inquietava molto. Me lo immaginavo curvo sullo schermo dalla mattina alla sera, con la testa piena di quella spazzatura che gli avrebbe impedito senz’altro di scrivere ciò che voleva davvero. Fatto sta che quando uscì il mio romanzo con E/O, poco dopo uscì anche il suo. Mi arrivò solo un messaggio che diceva: “Ce l’ho più lungo. Il romanzo, che hai capito!”. In effetti si trattava di una mattonata da 600 pagine. Con un senso dell’umorismo pari a quello del suo messaggio. Il peso della grazia, lo sapete bene, parlava di un ragazzo-scrittore che ha un tumore e cerca di pubblicare il suo primo libro. Vi ricorda niente?

E arriviamo così all’ultimo anno. All’episodio forse che ha scatenato l’articolo e le bugie di Raimo pubblicate sabato. Nell’ultimo anno vivo a Roma, faccio un figlio, è vero. Ma non commento neanche le accuse infamanti del suo articolo a questo proposito, e la sua feroce mancanza di rispetto nei confronti di mia moglie (che qui voglio anzi ringraziare pubblicamente) e del mio piccolo, che non si chiama certo David Foster (Raimo non ha nemmeno il minimo senso dell’ironia e ha scambiato una battuta per la realtà).
In ogni caso, ho capito che Raimo ha sviluppato un complesso di inferiorità molto intenso. E forse è semplicemente ferito dal fatto che quello che ormai lui scrive è opinionismo da facebook, mentre io sono riuscito a diventare uno scrittore. La letteratura potrebbe essere la mia terra, mentre facebook è di sicuro la sua piscinetta. Solo nell’ultimo anno ho fatto più di cento reading. Raimo me lo trovo spesso tra il pubblico. Mi fa un sacco di complimenti a mezza bocca, bofonchia che sono bravo, se la prende un po’ con il mio socio Ivan Talarico, sostenendo di potermi accompagnare meglio lui alla chitarra. Poi non lo vedo per un po’ ed ecco che mi contatta una stagista di minima&moralia (che tra l’altro si lamenta di come venga trattata proprio dal “compagno” Raimo). Raimo le ha chiesto di chiedermi se voglio pubblicare sul sito dei video racconti. Io che effettivamente li stavo girando, accetto. Ne postano quattro. La stessa stagista mi chiede l’indirizzo di casa, per mandarmi del materiale. Tempo tre giorni e mi arriva la fattura. 50 euro a video, per avermeli pubblicati su minima&moralia… Ora vediamo se avete il coraggio, per una volta, di raccontarla questa verità! E dei finanziamenti che prendete per il sito, quando ne parliamo?… Chiedo consiglio a Carolina Cutolo, un’amica scrittrice che si occupa anche di truffe editoriali. Mi dice di non arrabbiarmi neanche per telefono, ma di fare finta che non mi è arrivato nulla. E sopratutto di stare molto attento, perché Raimo è “un po’ vendicativo”, dice. “Lo sai che ha combinato a chi gli chiedeva i soldi di Orwell?”

Seguo il suo consiglio. Per questo motivo quando, recentemente, lo incontro in un bar del centro alle due di notte, non gli meno subito. Ma mi avvicino, voglio guardarlo negli occhi. E mi accorgo che ce li ha rossi. È distrutto. Continua a battere sulla tastiera come un matto. Cavolo! Per la prima volta mi fa pena veramente. Gli metto una mano sulla spalla, chiedo: “Cosa hai Christian?” e lui non risponde. Fissa lo schermo del suo portatile aperto su Facebook. Sta scrivendo uno status sulla crisi del libro. “La realtà! Hai letto Schriffin? La realtà è…”, prova a spiegarmi ma delira, non lo seguo e a un certo punto si ferma. Ha una sorta di intuizione nell’intuizione. Mi fissa, aggressivo: “Perché non mi commenti mai su facebook?”. Io resto imbarazzato. Gli dico che mi dispiace per questa sua acredine, ma lui insiste: “Che ne sai tu! Che ne sai tu della realtà!”. E in un attimo si alza, chiude il computer e corre via. All’inizio mi preoccupo, dove va in quello stato? Ma anche stavolta, vi giuro, sembra una barzelletta ma è andata così: la realtà mi piomba addosso inaspettata. Stava lì dal primo pomeriggio, 7 birre, 29 euro. Il barista si accanisce su di me che lo conosco.

Il giorno dopo vedo pubblicato quest’articolo infame. Non mi sarebbe mai venuto in mente di rispondere, ma il mio avvocato (già) mi ha consigliato di farlo, come Raimo ben sa, questa vicenda ha dei risvolti legali molto pesanti. E non sarà per nulla facile per lui cavarsela con le sue solite scuse democristiane.
Spero che questa lettera sia postata senza censure, nel caso contrario anche qui ci saranno ripercussioni legali.

[Aggiornamento: qui - scorrendo - ci sono un po' degli articoli e dei citati video di Morici, qui c'è una riflessione nel merito di questa discussione di Giulio D'Antona]

 
Commenti
85 Commenti a “Quel burattino di Christian Raimo”
  1. Nonno di Raimo scrive:

    State esagerando, mio nipote voleva solo liberarsi dalle troppe tensioni a cui si espone quotidianamente per via del suo lavoro e quanto a me non ho mai ricoperto incarichi di responsabilità all’interno della Democrazia Cristiana, ho sempre fatto l’imprenditore in maniera autonoma e le mie intuizioni sui confetti hanno cambiato il mondo e forse anche qualche romanzo.

  2. Guido Fox scrive:

    Adoro leggere questi pezzi di pura aggressione. Sono i miei prefertiti, mi eccitano. Anzi, voglio un blog di sole aggressioni, dove cadono tutti i veli e si va al nocciolo della letteratura: scrivere per sbranare ferocemente il proprio acerrimo nemico (possibilmente vero però, non immaginario)

  3. marta scrive:

    io ho letto una ventina di paginette a caso del libro di morici uscito per e/o (grazie a dio non l’ho comprato) e le cose che aveva scritto raimo mi sembravano plausibilissime.
    la risposta di morici invece è noiosa e banale proprio come il suo libro.

  4. susi scrive:

    la cosa più diffile da credere, tra le tante, è la Sgarbi che si impietosisce per la storia del tumore…

  5. redmaltese scrive:

    bella pubblicità…soprattutto per
    è morici…i video sono fortissimi…ricorda molto ascanio celestrini… molto…unica pecca…sembra lui…

  6. fafner scrive:

    Per me il dissing lo vince Morici. Ha un bel tono impulsivo: suona un po’ improvvisato, poco riletto, fa più invectiva. Raimo invece ha una sua maniera standard, siano lettere politiche alla Spinelli o un romanzo. Sempre troppo freddo, per il mio gusto.

  7. Giulio Mozzi scrive:

    “…In quegli anni andava di moda Mozzi, e Raimo stava organizzando…”.

    Che c’entro?

  8. luca sulis scrive:

    Giochino divertente questo finto dissing tra Raimo e Morici. Del resto Christian tiene da anni sul comodino” Il rap spiegato ai bianchi”di DFW. Mentre Claudio per dissare Raimo ha chiesto qualche nozione di freestyle ar danno der Colle der fomento.Resta da capire chi ha vinto…e soprattutto chi interpretava la parte di Tupac e chi quella di Notorious Big.

  9. Arturo scrive:

    Il trionfo del brutto: che sia polemica vera o no, questa è una lite tra bambini di terza elementare sottodotati

  10. Come scrittori fate veramente tenerezza.

  11. Pino scrive:

    Voi credete che non interverremo. Invece lo faremo. Solo perché non è detto che. Attraverso il cuore. O brandendo il ferro. Contro di voi. Soldi. A riscuotere.

  12. Caterina Palmer scrive:

    Guardate che questa cosa comunque ci fate una figura di merda tutti quanti… La maniacalità di uno scrittore in preda a raptus di confusione sul piano reale è degna del seguito di Matrix e chi la scrive fa la figura del finto pietista con osservazioni psicologiche d’accatto. Il nonno di Raimo spero sia solo un’entità virtuale perchè prestare il fianco e il tempo a fare il commento non è attività degna della sua età. Sui retroscena non leggo nulla e non so nulla … Ma non ce lo avete un analista? davvero bisogna fa gli incontri AA – “Ciao mi chiamo Franca e vorrei fare la scrittrice, ma non pubblica più nessuno, il sistema è marcio, ho il tumore al seno e glielo vorrei far vedere alla Sgarbi… non il libro, il tumore… sto aspettando il campione istologico e gliloporto alla sgarbi in un barattolo con la scritta CANCRO D’autore” … sticazzi.it

  13. Asor scrive:

    Scrittori da socialnetwork, neppure le vostre responsabilità di intellettuali organici resteranno impunite. Nessuno si accorgerà che sarete spariti, così come nessuno si renderà conto che stiamo arrivando. È solo l’inizio.

  14. lavalentina scrive:

    Immagino che questo scambio di insulti altro non sia che un gioco tra due scrittori che adesso si stanno dando di gomito alla faccia nostra che stiamo qui a commentare. Il quadro che emerge è comunque molto squallido. Se la prima reazione è stata di rabbia (alla fiera del luogo comune mancava soltanto che questo Morici torturasse pure i gattini, oppure era detto nelle righe che ho saltato?) adesso subentra la tristezza. Tristezza per una casa editrice come minimum fax che ha fatto a suo modo anche operazioni culturali come quella di tradurre Wallace in Italia quando in effetti qui non era conosciuto (sì ma ora la possiamo pure smettere e lasciarlo stare sto poraccio, no?), oppure scelte molto curate ed erudite nella grafica. In qualche modo questa vicenda mi sembra un po’ una pietra tombale su questo che dovrebbe essere un blog culturale, che dovrebbe promuovere la casa editrice e non screditarne in maniera indiretta l’immagine.
    Per istituire un culto della personalità come vorrebbe fare Raimo con se stesso, in effetti avere personalità potrebbe essere utile. Invece purtroppo questo mondo intellettuale italiano è condannato al provincialismo e a un prendersi così sul serio dal rasentare la patologia. E quando vuole ironizzare su se stesso i risultati sono deprimenti.

  15. jurij scrive:

    la chiave del personaggio è evidentemente nel racconto edito da raimo su atti impuri, vol.6: http://www.portreview.it/riviste/numero_rivista/254/atti-impuri-il-galateo-del-fuoco

  16. cosima paganini scrive:

    Nel 1999 c’era la Lira non Euro. Non ho letto oltre.

  17. Milton F. scrive:

    Invito tutti a leggere “Gli ultimi giorni” e “Odile” di Queneau.

  18. Alessandro scrive:

    è come per la lite in casa tsipras. manca di vita. dovreste tornare a studiare, a impegnarvi nel silenzio e trovare consapevolezza, finalmente, delle vostre reciproche grottesche miserie invece di crogiolarvi e sostenervi a vicenda.

  19. Marino Voglio scrive:

    spettacolare.

    io pure da piccolo volevo imparare lo scrittore; poi – non so come né perché – mi sono distratto, o distolto, e la mia operaomnia è rimasta a “lazio merda” sul muro del cesso.

    oh,e va bene così.

  20. stroncatore scrive:

    l’unico vero modo per aumentare le vendite è un omicidio-suicidio.
    pensateci.

  21. Carlo (@carloebasta) scrive:

    Ciò che mi ha fatto davvero pena sin dall’inizio sono i TQ. Solo un ebete può regredire la cultura e la società al discorso generazionalista. Renzi ha sfondato su quel filone. Vi siete autodefiniti il redivivo “gruppo 63″. Siete autoreferenziali in tutto ciò che fate, che dite, che scrivete. I vostri libri/testi parlano solo di voi, di giovani professionisti, avvocati, magistrati, medici, di intellettuali incompresi, di giovani fughe reali o simboliche. Parlate solo e soltanto di voi. Perdono cittadinanza i bottegai, i bassi sentimenti del popolano , la realtà che riacchiappa il simbolico e ci fa i conti a muso duro. La letteratura italiana fa pena, ridotta ad un posticcio, stucchevole esercizio narcisistico. Questo intervento di Morici è la prima cosa autentica che leggo qui , priva di algoritmi intellettualoidi – cifra costante e noiosissima della narrazione di Raimo, capace di turbare anche la linearità espositiva di Recalcati – Forse anche puerile ma per questo autentica. Prova che solo scrivendo di pancia riuscite a produrre qualcosa che arriva. Fosse anche la stizza di Peter Pan

  22. Il barista scrive:

    Noi siamo tutto. Voi siete nessuno. Noi abbiamo nomi e cognomi, voi siete anonimi e rosicate. Noi abbiamo visibilità, voi siete dei miserabili. Noi stiamo facendo i soldi, voi siete dei poveracci. Noi scopiamo, voi vi fate le seghe. Noi pubblichiamo, voi fate i pompino agli editor e nemmeno riuscite a pubblicare. VOI ROSICATE. NOI GODIAMO. Noi abbiamo in mano il telecomando non solo dei vostri desideri, ma anche delle vostre indignazioni.

  23. RobySan scrive:

    Scusate tutti; a me pare che qui si continui a prendere sul serio ciò che sul serio non dovrebbe essere affatto preso. Raimo e Morici possono avere di sé l’opinione che più aggrada loro – se la tengano e buon pro gli faccia[*] – ma la struttura e il lessico impiegato nei due pamphlet (si userà ancora questo termine?), per quanto tirati un po’ via “per le trippe” (mica vorrando avere, gli autori, pretesa di letterarietà in tutto ciò, no?), rendono abbastanza chiaro che i due volessero scherzare. Ci saranno reali motivi di screzio e di rivalsa tra i due? Non lo so e poi: chissenefrega (cioè: a me non me ne frega). Ciò che conta è che appaia chiaro che questo è un tentativo di divertirsi (chiamarlo esperimento letterario? suvvia: non fatemi ridere che ho le labbra screpolate!) e che “prendersela calda”, per tutto ciò, è alquanto fuori misura. Chi non ha capito subito lo scherzo si è incazzato come una vipera non appena se n’è reso conto: be’, hypocrite lecteur! E pure un po’ distratto. Che i due (e con loro tutta una redazione?) stiano dicendo: “noi semo noi e voi nun sete ‘n cazzo”, pure mi pare una sopravvalutazione della cosa (e dei due). E che addirittura abbiano in mano “il telecomando dei nostri desideri e delle nostre indignazioni” mi sembra una sortita talmente grossa che ho aperto le finestre per farla uscire il più rapidamente possibile (e se per caso uno dei due o entrambi, o qualcuno a loro vicino, la pensa effettivamente così ebbene, dalle risate mi rotolo sul pavimento: al momento opportuno un Bertoldo li sistemerà!).

    I TQ, poi. Oramai saranno QC.

    [*]: qualcuno ha scritto che non ci si deve aspettare di venire giudicati sulla base dell’opinione che si ha di sé stessi.

  24. RobySan scrive:

    …mica vorrando avere => mica vorranno avere

  25. Lalo Cura scrive:

    a quanto pare le acque si sono calmate; meno male, perché ormai si temevano disordini e tumulti di piazza, tanto che pierino aveva pure allertato le forze dell’ordine (zia poly e la sua amica nelly manga erano già in tenuta anti-sommossa) e la protezione civile
    tutto è bene quel che finisce bene, dunque è il momento di fare chiarezza

    - quello tra rai-mo e mo-rici (guarda un po’, il secondo comincia esattamente dove finisce il primo: della serie “al-nulla-segue-sempre-il-nulla”) non è stato un “gioco” ma un “duello” in piena regola (della serie “a-noi-ridleyscott-e-josephconrad-ci-fanno-un-baffo-anzi-due”)

    - ha vinto raimo, com’era prevedibile: il ragazzo (vabbe’…) è un predestinato, non certo per coperture-spinte-maneggi ma solo per le sue eccezionali doti “naturali”: scrive contemporaneamente su trecentosessantacinque/sei giornali e riviste, dirige collane editoriali & blog cul-turali (vabbe’…), vede trecentosessantacinque/sei film al giorno, legge almeno ventiquattro libri nell’arco della giornata, stila classifiche (e non ce ne sarebbe davvero bisogno, tanto si sa che tutto ciò che tocca-vede-annusa-sente-lecca è un capolavoro), redige almeno ventiquattro editoriali politici al giorno (è o non è uno dei più grandi intellettuali italiani, come giusta-mente affermano i suoi amici e i suoi fans?), scrive almeno ventiquattro poesie e ventiquattro racconti al giorno, fa almeno ventiquattro ore di lezione al giorno (di “filosofia”, nevvèro – e che ti credevi?) in un liceo (e vuoi mettere: noblesse oblige), fa i rìdin-gli spettacoli-iconcerti-le pulizie tutti i giorni al teatrovalle (tuttoattaccato), va a cena con gli amici almeno ventiquattro volte al giorno, scopa almeno ventiquattro volte al giorno (il barista dixit, e bisogna credergli, perché si sa che il barista è uomo d’ano-re)

    - cosa c’era in palio? cosa ha portato a casa il buon raimo?
    il più prestigioso incarico a cui potesse ambire – e ci ambiva tanto, il ragazzo (vabbe’…): il ruolo di protagonista nel film che il maestro tinto brass sta preparando come risposta italiana a quel segaiolo-pompinaro impenitente di von trier: “nunfa(o)maniaco” – “discorso della matura a un danese”

    era già tutto pronto, mancava solo l’attore (vabbe’…) più adatto per il ruolo principale (che ora, grazie-addio, c’è) e quindi a giorni inizieranno le riprese
    ecco il cast (personaggi e interpreti):
    la matura (la casalinga di voghera)
    il danese (il calzolaio di vigevano)
    il discorso (christian raimo)

    il film sarà rigorosamente privo di sonoro, non solo perché il maestro vuole riportare in auge la grande lezione del cinema muto del primo novecento, ma anche per il fatto che quando hai a disposizione un talento come raimo sai bene che ogni parola, scritta o parlata, è assolutamente inutile, fuori luogo (quindi, via anche le didascalie e i titoli di testa e di coda)

    e il buon morici? nulla (appunto…) è perduto, nemmeno per lui: se vuole, è ancora disponibile il doppio ruolo di protagonista nella nuova fìscion/riàliti che si sta allestendo proprio in questi giorni (una co-produzione m&m-teatrovalleoccupato – tuttoattaccato – dal titolo “la mia scrittura: la sòla dell’avvenire”)
    ma si sbrighi a presentarsi in loco (scelga lui quale), perché qualcuno ha già visto raimo aggirasi da quelle parti…

    lc

  26. lavalentina scrive:

    Se io chiamo il mio cane dicendogli vieni che ti do un biscottino e poi gli do un calcio in culo e rido di lui perché non ha capito che era una boutade non credo di dimostrare raffinata intelligenza. Qui i due signori hanno fatto più o meno la stessa cosa, e guardano con occhio pietoso quel lettore a cui mancano proprio le basi culturali per capire il giochetto (come qualcuno ha detto). In realtà con questo “esperimento sociologico” hanno solo voluto dimostrare al loro immenso ego che c’è un pubblico interessato alle loro vite.

  27. La zarina scrive:

    Se l’obiettivo era crearsi un pubblico supplementare, Raimo e Morici ce l’hanno fatta, visto il numero di commenti e like. Hanno dato un concerto e il concerto è sold out. E gli haters sono loro malgrado più che complici, succubi. Hanno indorato il loro ego? Ma il troll che lo contesta si sta in realtà offrendo inconsapevolmente in sacrificio perché quell’ego lo divori.

  28. stroncatore scrive:

    hanno un pubblico supplementare qui, perché è gratis, ma spendere soldi per comprare i loro libri non lo fa nessuno, dai.

  29. La zarina scrive:

    Cosa importa. Questo è il nuovo tipo di fama. Cioè il futuro. Per esempio, io mi firmo “la zarina” e quindi non sono nessuno. Tu ti firmi “stroncatore” e quindi non sei nessuno. Loro hanno nomi e cognomi veri. Noi parliamo di loro, loro non parlano di noi. Insomma, sono qualcuno, rappresentano qualcosa. Questo purtroppo è l’unica cosa che conta.

  30. ubik scrive:

    come per il commento sull’altro post, ‘sto Morici a me pare un po’ … ecco.
    Però alla fine viene il dubbio che entrambi i post siano scritti dalla stessa persona per imbastire una storia divertente e caustica. Purtroppo di tipi così ce ne sono tantissimi. Che non si danno pace e non vogliono essere semplici lettori.

  31. Gino scrive:

    Bè, premesso che non li conosco e non ho letto nulla di questi scrittori, ho dato un’occhiata di sfuggita a entrambi i post. Quello di Raimo mi sembra veramente patetico e mi ha fatto venire voglia di leggere i libri di Morici; quello di quest’ultimo mi appare invece più veritiero, autentico oltre che scritto meglio. Da ciò che si scrive e anche dal modo come si scrive si capisce qualcosa della persona. Nelle frasi di Raimo si percepisce l’acrimonia di un letterato mediocre e arrogante. Tutti quei riferimenti alla società letteraria: “E per noi, noi scrittori, è sempre più complicato evitarlo. Tanto che per un periodo facciamo finta tutti di andare a mangiare a casa, e poi ci mandiamo dei messaggi per ritrovarci, abbiamo fatto addirittura un gruppo che si chiama “No Morici” su whatsapp”. Oltretutto, non raggiunge nemmeno lo scopo di ridicolizzare l’antagonista, poiché, prescindendo dalla veridicità, la descrizione che fa del carattere e del vissuto di Morici me lo fa diventare simpatico e mi suscita interesse. Caro Raimo per essere uno scrittore non serve, o almeno non basta, frequentare altri scrittori, fare parte di una società letteraria. Risulta forse che Edgar Allan Poe facesse parte di circoli letterari? che Christopher Marlowe si circondasse di “letterati”? sembra invece che amassero intrattenersi nelle taverne e stare tra la gente. L’idea stessa che per essere scrittori si debba “frequentare scrittori” e girare negli stessi salotti e negli stessi caffè, preferibilmente letterari, mi provoca angoscia oltre che un’impressione di ridicolaggine e di puerilità. Quindi io sto con Morici… Il suo post esprime “essenza vitale”, emozioni, e una mente migliore rispetto all’antagonista. Ironia della sorte, ha dimostrato di “saper scrivere” e suscitare interesse… Insomma, di essere uno scrittore migliore dell’acrimonioso Raimo: sbugiardandolo clamorosamente e in tempo reale.

  32. RobySan scrive:

    …zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…

Trackback
Leggi commenti...
  1. [...] Aggiornamento: Claudio Morici ha voluto replicare a quest’articolo con una lettera che trovate qui [...]

  2. [...] letto questa cosa di Christian Raimo su minima&moralia, parlava di Claudio Morici. Poi ho letto la risposta di Morici, e ho cercato di farmi un’idea su tutta la faccenda. Non mi è venuto in mente niente di [...]

  3. Elo Boost Lol Fr…

    Quel burattino di Christian Raimo : minima&moralia…



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