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Quell’eccitante vita dopo i figli che probabilmente non vedrete mai

di Gaia Manzini

Crushed lives – Sex or kids? è un film italiano che forse non avrete occasione di vedere perché in Italia non trova un distributore, nonostante, tra marzo e aprile, sia in concorso al Cinequest Film Festival di San Jose, California, e sia in procinto di vincere un premio al WorldFest di Houston.

È un peccato che non venga distribuito in Italia, non solo perché gli spettatori si perderanno un film leggero e intelligente al tempo stesso, ma anche perché sarebbe stato il perfetto contraltare del sexy-polpettone Cinquanta sfumature di grigio, così scandalosamente artefatto e noioso nonostante manette, bende, fruste, giochi di ruolo, sofisticazione sado-maso. Certo, perché Crushed lives di Alessandro Colizzi, scritto insieme a Silvia Cossu, è un film di puro sesso, tanto quanto altri lo sono di avventura o di guerra, ma non è un film erotico. È un film sul sesso, dove si parla di sesso, anzi si parla solo di sesso, ma non lo si fa mai, neanche in una scena (anzi, solo in una: in macchina, goffo, impacciato, di sicuro non irripetibile).

Di sesso ne parlano le coppie intervistate dal protagonista del film, interpretato dal bravo Walter Leonardi, alle prese con un documentario sull’argomento; ne parla un grottesco sessuologo di professione (“movimento progressivo e regressivo”; “coitus a posteriori”; “coitus condomatus”; “coitus intermammarius”…).  Ne parla la padrona del sexy shop romano, dove si può trovare un armamentario di toys degno di un’intera saga di Cinquanta sfumature (“Priapo alato”, “Brutto anatroccolo”, “Sagrada Guerrilla”, “Torquemada”, “L’incursore”).

Anche in Crushed lives, poi, come nelle Sfumature, ci sono dominatori e sottomessi: qui però i primi sono alti meno di un metro, articolano bene solo una cinquantina di parole, s’impongono alzando la voce soprattutto di notte, e sono minorenni; si chiamano figli.  Gli altri sono in due: un uomo e una donna; una madre e un padre. Quello che infatti viene messo in scena – senza metterlo – è il sesso dopo i figli, anzi il non-sesso (costantemente interrotto da pianti, cacche e pappe; soffocato dalla stanchezza paralizzante e strangolato dalla mancanza d’intimità; incenerito dal ménage domestico, da pantofole, pigiami, digestione difficoltosa, dall’ irreversibile amnesia di certe efficaci pratiche preliminari); qualcosa di cui non rimane altro che parlare (con nostalgia, romanticismo, astio o recriminazione). Qualcosa di così reale da essere scandaloso per davvero.

Crushed lives è una commedia scritta con tale intelligente precisione che chiunque abbia figli, o pianifichi di averne, ride ma sudando freddo (“A noi non succederà mai!”, “Figurati!”, “… no, ammettiamolo, un po’ è già successo”, “Ma non scherzare: è solo un periodo!”, “Sì, certo, nel nostro caso, è solo un periodo. Smettiamo quando ci pare.” “Di far cosa?”, “Di non farlo, no?”). Forse non se ne sono accorti neanche gli stessi autori, ma Crushed lives è un genere cinematografico totalmente nuovo: l’erotidramma. Il sesso dalla a alla z, ma in chiave tragicomica. Come e di più che in una seduta di psicanalisi di coppia.

Ci sono persino le prosodie amorose messe a confronto: mugolii galoppanti, iperbolici, animaleschi, intervallati da insulti evocativi, quelli di una coppia senza figli; disarmonici, lenti, simili al cigolio di una credenza gli altri, privati di qualsiasi sferzante appellativo – niente tori, maiali e relativi corrispettivi femminili – e culminanti in un “ti amo” rituale, biascicato con un tono pieno di significati subliminali (“Vedi che sei ancora quella/quello di una volta?”). Ci sono pure i rimedi al desiderio frustrato che trovano la loro massima efficacia nell’attività di falegnameria (il divertentissimo Jacopo Cullin alle prese con pialle, spatole, scalpelli; sì, come Geppetto).

Il sesso c’è tutto, così analiticamente sviscerato a parole da essere più che pornografico; talmente messo a nudo da passare in secondo piano.

Sì, perché – a ripensarci – questo film non parla per niente di sesso. Parla di erotismo di coppia, anzi della necessità di trovare a ogni tappa della vita insieme nuovi erotismi, nuovi percorsi del piacere e del desiderio – non solo sessuale. Lo psichiatra (interpretato da Bob Messini) chiede alla moglie (Paola Migneco) di lasciarsi andare pronunciando con coinvolgimento sex, sexuality, sensuale… a conferma che l’eros passa dai suoni, dalle parole, dalla narrazione che gli si vuole dare.

In definitiva Crushed lives non è un film sul sesso, ma un film sull’amore: quello coniugale. L’amore più bistrattato, tacciato di essere soporifero, ma anche il più coraggioso. L’unico che vorrebbe sfidare il tempo.

Commenti
8 Commenti a “Quell’eccitante vita dopo i figli che probabilmente non vedrete mai”
  1. RobySan scrive:

    Mannaja la gallina: voglio la percentuale sui diritti.

    P.S.: lo psichiatra è un deficiente, ma il sessuologo è inarrivabile.

  2. j scrive:

    Toglierei per sempre qualunque strumento di scrittura (analogico o digitale) a chiunque abbia l’impudenza vergare qualcosa di simile alle ultime due righe.

  3. sla&pepe scrive:

    Caro o cara genderfluid che ti firmi “j”, non capisco il tuo jihadismo censorio. Di che hai paura? L’autrice sta parlando, credo, dell’amore etimologico di chi “si coniuga”, si congiunge con altro o altra per volontà di comunanza d’affetti, desiderio di vicinanza, progetto di vita condiviso. Temi che si stia facendo l’elogio del solo amore benedetto dal sacramento religioso? O viceversa temi che lo si stia offendendo a morte? Suvvia, calmati, vivi sereno o serena, guardati accanto, Guardati dentro. Addio, con amore sconiugato

  4. Luca Alvino scrive:

    Leggendo questa bella recensione, mi è tornato in mente un racconto di Luca Ricci apparso il mese scorso su Nazione Indiana, intitolato «Amor fati»:

    https://www.nazioneindiana.com/2015/02/10/amor-fati/

    Il racconto di Ricci – così come «Crushed lives» – parla proprio del sesso coniugale. Si tratta, probabilmente, del tipo più comune di sesso, ma forse anche del meno approfondito, del meno rappresentato, perché da un punto di vista degli apparati e delle atmosfere non regge il confronto con la sessualità scenografica dell’erotismo più lezioso, almeno nelle forme in cui esso ci viene usualmente propinato dai media e in letteratura.
    Grazie dunque ad Alessandro Colizzi e a Gaia Manzini che pongono l’accento su questa tema, e restituiscono all’erotismo il suo aspetto più difficoltoso, ma forse proprio per questo il più bello e il più reale. Si tratta di un erotismo che esce dai limiti angusti dell’hic et nunc e si misura con le dimensioni ostiche della durata; una sessualità che cessa di essere solamente agita o celebrata e che diviene parlata e pensata, e che entra così in un rapporto dinamico con la temporalità e col desiderio.

  5. Alessandro Colizzi scrive:

    Grazie per l’acuta recensione. Ovviamente faremo l’impossibile per farvelo vedere! Per i più temerari ecco il link del trailer di Crushed Lives – il sesso dopo i figli: https://youtu.be/zctfwo7Q4ag

  6. giulia scrive:

    mi piacerebbe vederlo.. dove posso trovarlo ?

  7. Alessandro Colizzi scrive:

    Il film sarà in concorso al RIFF Rome Independent Film Festival a maggio. Non sappiamo ancora la data della proiezione, ma la comunicheremo appena possibile sulla pagina Facebook e sul sito. Comunque per trovare notizie del film basta cercare su Google: Crushed Lives – il sesso dopo i figli.

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