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Quello che Dave Eggers dice nel suo ultimo romanzo

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«Come ho detto l’altro giorno, se ci fosse una specie di progetto per quelli come me, penso che potremmo davvero fare del bene».
«Stai parlando ancora di quei canali?»
«Un canale, un’astronave. Una colonia sulla luna. Anche solo un ponte. Che ne so. Ma girare in tondo, starsene seduti, mangiare a tavola… non funziona. Abbiamo bisogno di qualcos’altro».
«Che cosa vorresti costruire? Il mondo è già stato costruito».
«E quindi devo andare al passo in un mondo già costruito? È uno scherzo?»
«È lo scherzo in cui vivi».

Siamo alle battute finali dell’ultimo romanzo di Dave Eggers, I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre?, pubblicato da Mondadori con traduzione di Marco Rossari. Un ragazzo americano di 34 anni, Thomas, ha rapito un gruppo di persone, le ha portate in una vecchia base militare che sta andando in rovina, li ha legati a un palo, e li interroga – separatamente, armato di un taser e anche di una certa gentilezza. Ha preso per primo un astronauta, quindi si fa prendere la mano e porta alla base un deputato del Congresso, un suo ex insegnante, e persino la madre, e poi ancora un poliziotto, un’infermiera e una ragazza di cui s’innamora, conosciuta nelle vicinanze della base. Il libro è costruito di soli dialoghi: Thomas è un ragazzo confuso dalla vita e dal mondo, in passato forse ha subito molestie e sicuramente la madre non è stata un buon esempio, e ha deciso di celebrare un grande interrogatorio, in cerca di risposte. La frase del titolo arriva dalla Bibbia. È presa dal profeta Zaccaria, la cui tomba pare sia ad Aleppo, in Siria. “Nel Vecchio Testamento c’è una musica barocca e oscura che ho provato a evocare nel romanzo”, ha detto Eggers in un’intervista.

Una tentazione che avevo era di iniziare scrivendo qualcosa come: dopo qualche libro non riuscitissimo, bentornato Dave Eggers. In realtà è una cavolata, primo perché questa cosa di incasellare i libri secondo le loro uscite è cosa piuttosto fiacca, o debole, e secondo perché Eggers stesso ha spiegato che in realtà I vostri padri… è stato scritto prima del Cerchio, il suo penultimo libro, un romanzo che invece ho trovato parecchio brutto. E questo è anche il momento buono per spiegare che come tanti altri lettori mi sono imbattuto in Eggers all’inizio degli anni zero – solo che il mio primo libro letto è stato Conoscerete la nostra velocità, non il più noto L’opera struggente di un formidabile genio, il romanzo che ancora oggi continuo a ritrovare nelle librerie della gente più insospettabile quando mi metto a curiosare sugli scaffali delle case degli altri. E che da allora l’ho seguito (Eggers) più o meno in tutte le sue uscite, i libri, le riviste. Eggers è tipo un Fratellone mai conosciuto, sai che c’è, e spesso, non sempre, fa cose fiche.

Torniamo agli interrogatori di Thomas. Anche se I vostri padri… è un romanzo con implicazioni politiche e persino spirituali, Eggers non è Dostoevskij e Thomas non ha niente del Grande Inquisitore inventato da Ivan Karamazov. È dotato di una certa intelligenza, ma è soprattutto tremendamente confuso. E le sue domande seguono una loro logica, ma non occorre essere troppo cinici per soppesarne la buona dose di ingenuità.

Ognuno dei rapiti gli deve delle risposte. Prendiamo l’astronauta, per esempio. Il grande sogno della conquista dello spazio è stato l’orizzonte che ha fatto sognare migliaia di americani. Verso l’infinito e oltre, diceva il Buzz Lightyear di Toy Story. (È una singolare coincidenza che anche un altro romanzo americano dell’ultimo anno, Nel mondo a venire di Ben Lerner, riprenda in qualche modo il tema dello spazio, in questo caso nella versione più tragica dell’esplosione del Challenger). Quello che Thomas rinfaccia a Kev, il brillante astronauta della Nasa, è lo smantellamento del sogno rappresentato dal programma Shuttle, e il fatto che anche lui lo ha subito – senza battere ciglio. Avevamo idee ambiziose, volevamo colonizzare la luna, dice Thomas, e adesso ci restano le sfilate e le tristi stazioni spaziali e i robottini sui pianeti.

Al deputato, una personaggio che vira sul paterno, un ex militare combattente in Vietnam, figura con echi vonnegutiani (il dialogo che ho trascritto in apertura avviene tra loro due), Thomas oppone le contraddizioni del sistema politico americano, i soldi che vengono spesi nelle campagne militari anziché nel sistema previdenziale o per migliorare l’istruzione. Ma il punto, oltre queste rivendicazioni, è sempre la ricerca del grande progetto che Thomas vede mancare alla sua generazione. «Sono abbastanza sicuro che sarei venuto su meglio, tutti quelli che conosco sarebbero venuti su meglio, se avessimo preso parte a una lotta universale, a una causa più grande di noi», dice.

Se l’astronauta e il deputato rappresentano le due coordinate delle grandi questioni che tormentano Thomas, la sua indagine più intima, quella che riguarda il suo io interiore, lo porta a sequestrare il suo ex insegnante e soprattutto sua madre. Il primo, messo alle strette, confessa di aver avuto atteggiamenti abbastanza prossimi alla pedofilia. La seconda, pensa Thomas, è né più né meno la responsabile del suo profondo stato di crisi e del suo fallimento come persona. Ma la donna non arretra di un millimetro: nella durezza che le oppone, Thomas si sente ancora una volta incompreso. Legata a un palo, la donna tira fuori un ragionamento che suona così: «Tu vuoi imputare il tuo comportamento a una serie di fattori esterni. Vuoi consegnare la tua vita e le tue scelte e le relative conseguenze a delle forze che stanno al di fuori di te, ma questo è ciò che fanno i vigliacchi. Dare la colpa a tua madre? È tanto facile. Non sei mai stato un mucchio di argilla che io ho modellato».

Ma il punto (il personaggio) in cui il mondo esterno e la dimensione individuale di Thomas s’intrecciano, è rappresentato da Don Banh, un amico morto dopo una sparatoria con la polizia. Per vederci più chiaro, Thomas ha portato alla base uno dei poliziotti che hanno ucciso Dan. La vicenda è stata insabbiata con la complicità dei medici. Nel mettere alle strette il poliziotto, Thomas fa sfoggio della sua logica migliore. È come se la morte ingiusta di un amico (la morte di una persona) –  un evento dalla portata meno vasta rispetto alla teorica colonizzazione della luna e ai programmi di assistenza sanitaria – rappresenti il vero detonatore del risentimento del ragazzo. Ci infiammiamo per questioni politiche e sociali, ma la morte di una persona vicina riesce a sconvolgere più di ogni altra cosa i nostri piani, le nostre intelligenze.

E poi la morte di Don – l’esecuzione di dieci uomini armati contro un ragazzo agitato e poco più, e il successivo insabbiamento – è anche un fatto sociale. È sempre il deputato a spiegare la nuova insidia: «Quello che è successo all’ospedale è una cosa diversa. non è umano. Non è primordiale. Ecco perché non lo capiamo. È una mutazione più recente. Le cose che viviamo tutti, amore e odio e passione, il bisogno di nutrirci e gridare e fare l’amore, queste sono le cose che ogni essere umano ha in comune con gli altri. Ma c’è questa nuova mutazione, questa capacità di frapporsi tra un essere umano e una piccola questione di giustizia, per poi dare la colpa a qualche regola. Magari dire che il modulo è stato compilato in modo sbagliato».

Non so se I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre? è destinato a diventare un libro decisivo per questi anni, anche se qua e là ha ottenuto buone recensioni. Probabilmente la sua stessa struttura non lo facilita, e ci sono passaggi meno riusciti, e il personaggio della misteriosa ragazza in spiaggia – come è stato notato in altre recensioni – non è propriamente riuscito o ben calato nella storia. Ma c’è la sensazione che Eggers con questo libro abbia detto cose importanti, cose che andavano dette, e che è riuscito a dirle in modo convincente.

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell’agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.
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