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Questa non è la mia città

Questa non è la mia città.

Una città in cui alle sei di mattina i poliziotti fanno le cariche e buttano gli idranti contro i rifugiati, comprese donne incinte e bambini. Una città in cui da due anni la polizia interviene contro i migranti in transito sgomberando di notte i posti d’accoglienza.

Questa non è la mia città, indifferente contro i deboli, ostile contro gli stranieri. Che parla di legalità solo quando deve usare la violenza contro i poveri. Che riempie le strade di transenne, posti di blocco, camionette. Che umilia chi dorme per strada. Che disprezza chi non ha una casa. Che chiama sicurezza il peggior razzismo.

La mia città è aperta, solidale, attenta, si vergogna del suo passato coloniale e fascista, ed è fiera della sua storia di resistenza. La mia città è fatta dalle persone che si danno da fare ogni giorno per la dignità degli ultimi: gente comune che fa politica offrendo ondivisione, accoglienza, educazione. La mia città è di chi si batte per allargare i diritti, non per togliere a chi li ha. La mia città è bellissima, anche se ogni giorno fate di tutto per farne un luogo di paura e tristezza.

Per una Roma antirazzista, antifascista e solidale. Firma anche tu la petizione su Change.org

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
36 Commenti a “Questa non è la mia città”
  1. Alice scrive:

    Decoriamo aiuole con essere umani,
    facciamo la guardia come dei cani
    a un palazzo razionalista caduto sul fondo immobiliare
    e c’è chi esulta

    Ci mostrano loro in primo piano,
    tanti, brutti, sporchi e cattivi.
    Loro sono allo scoperto
    e dietro noi.
    E poi c’è chi esulta

  2. Fabio-ciccio-Ferri scrive:

    Bambini nel panico, figli di genitori eritrei e somali, molti con cittadinanza italiana, sbattuti fuori di casa in mezzo alla strada, terrorizzati dalle cariche della polizia. L’UNICEF protesta. E noi?
    QUESTA NON E’ LA NOSTRA ROMA!
    Intanto al Campidoglio la sindaca Raggi ‘sgombera’ anche l’Assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, ‘colpevole’ di avere espresso delle opinioni personali rimettendo alla sindaca la delega alle Politiche abitative: “Qui serve una svolta, continuando così andiamo a sbattere. Va a sbattere tutta la città”.
    Oggi ‘sgomberato’ anche lui. Senza alcun preavviso formale.

  3. Patrizio Tatti scrive:

    la violenza, almeno fin quando è possibile, non va usata. Il termine “razzismo” è orribile. Però non mi riesce di comprendere perchè questa gente non venga impiegata a fare lavori socialmente utili, invece di lasciarli a bighellonare in giro. Indubbiamente alcuni delinquono, la maggior parte no. Gli zingari sono molto peggio.. Ma integrazione significa che ti devo far guadagnare il pane che ti do.
    Apprezzo molto alcuni giovani immigrati che hanno messo per stada un cartello “vogliamo integrarci onestamente e puliamo le vostre strade”, e lo fanno bene. Raccolgono le elemosine, ma andrebbero pagati, e certamente tranne alcuni idioti facinorosi nessuno li attaccherebbe.
    La infame genia politica non fa queste distinzioni, e per raccattare voti aizza la popolazione contro gli immigrati. A me piacerebbe che l’ autore di questo blog facesse la distinzione cruciale
    Io la faccio, e ci metto la faccia

  4. antonio scrive:

    purtroppo questa è diventata la città della polizia, dell’arroganza, del malaffare, del profitto attraverso l’uso dell’iper-turismo che vuole una città “normale” ripulita dalla marginalità sociale! E’ la città delle vicende che hanno dato vita al fenomeno di “mafia-capitale” . E’ la città delle politiche reazionarie minnitiane e piddine. Riflettete gente, riflettete!

  5. Silvia scrive:

    Migranti e precari devono unirsi contro lo Stato

  6. Maria Mangeruga scrive:

    Restiamo umani. Voglio che la mia città ritrovi la sua umanità e la capacità di essere solidale con chi è più debole e fragile!

  7. Antonio Capasso scrive:

    Possiamo certamente dire che questo non è il mio Paese! La Polizia con questo intervento a Roma è come se intervenisse in qualsiasi città d’Italia. È. Semplicemente vergognoso.

  8. cesare scrive:

    la colpa dei politici e dei padroni del mondo non da diritto a chicchessia di tirare bombole di gas bottiglie e altri oggetti ma perchè gli immigrati/rifugiati a Roma stanno tirando bombole dalle finestre????? 😱😱😱😱😱 E perchè le case che gli hanno proposto non vanno bene?? Hanno intervistato una ragazza che diceva che sono troppo piccole…..ma perchè invece vivere in uno stabile abusivo o peggio per strada è meglio??? Ci sono famiglie terremotate che stanno vivendo ancora nelle tende….parliamone….per loro nessuna casa proposta, neanche piccola. E pagano le tasse ogni giorno. Questa è proprio un’ingiustizia sociale.

  9. andrea dusio scrive:

    Da oggi Raimo Raimotti

  10. Daniele scrive:

    È un fenomeno complesso. Si deve analizzare lasciando fuori le posizioni ideologiche. Non basta dire abbiamo il dovere di ricevere i migranti. Occorre dire se possiamo o non possiamo ricevere i migranti. Con i numeri alla mano. Con dati alla mano. Dati sostenuti da costi sostenibili e non da finanza creativa. Sensibilizzare gli altri stati membri. Non può e non deve essere un problema Solo nostro. È assolutamente cinico dirlo, ma se il figlio di un immigrato si iscrive all’ asilo nido automaticamente ci sarà una famiglia italiana che dovrà sborsare 500 euro al mese per un asilo privato. Praticamente una seconda rata di mutuo. Ergo non abbiamo le capacità economiche, logistiche ed infrastrutturali per dare rifugio a chiunque ne faccia richiesta. Stiamo creando le basi per un disastro sociale. Si può fare il possibile non quello che ci piacerebbe fare in un mondo ideale. Bisogna considerare con una visione di prospettiva cosa significa dare la cittadinanza a numeri così imponenti di rifugiati; cosa si rischia a livello di sicurezza, impatto sociale, cosa può succedere a creare quartieri dormitorio dove verrebbero probabilmente ammassati come bestie, ghettizzati…..in preda alla malavita o peggio a rischio di radicalizzazione. Se questo è il prezzo da pagare non lo voglio pagare ne permettero che lo paghi mia figlia. Qualcuno potrà dire che sono cinico. Ma sono un padre. E sono pronto a scendere in piazza, anche a morire per il futuro di mia figlia e della mia nazione.

  11. Patrizia scrive:

    ..vedo con dispiacere questa bella capitale precipitare nell’incuria, quella che poi non consente neppure di sistemare alcuni poveri rifugiati in modo adeguato e li fa oggetto di un’azione di polizia che non serve neppure all’immagine della polizia, che mostra il suo volto di mastino contro il disagio in un momento in cui il Vaticano apre le braccia. Ho incontrato un cinese che fa di professione il cacciatore di scarafaggi e ha trovato in Roma una gran fonte di lavoro : è scandaloso che invece di occuparsi della vera decenza delle strade e della pulizia, le amministrazioni pensino di fare “pulizia etnica”,JNon solo non è la mia citta’, non è la mia capitale.

  12. Claudio scrive:

    Ancora co’ ste firme e petizioni online che non servono ad altro che mettersi a posto la coscienza, Christian ? Fatela finita…. fate più danni voi della siccità

  13. Ambra scrive:

    Ospitateli a casa vostra! Perche’ non lo fate? Nessuno ve lo impedisce! Ma non possono occupare il suolo pubblico per mangiare, evacuare e fare anche altro davanti a tutti!

  14. paola scrive:

    Alcuni commenti a questo articolo non sembrano scritti da lettori abituali del sito, i quali dovrebbero essere, proprio per le tematiche offerte dal blog, attenti alle parole degli altri. Tanta superficialità e tanta paura, che trapela da molte osservazioni, meravigliano e dispiacciono assai.

  15. Giuseppe scrive:

    M non avete ancora capito che il 90% del popolo italiano non ne può più di questa politica immigratoria che sotto l spinta di voi internazionalisti at rovinando l’Italia e i veri rifugiati. Non mi risulta che i rifugiati abbiano i diritti che gli italiani non hanno e cioè quello di occupare case e vivere di sussidi dello stato pur avendo la capacità di lalavorare. Non firmo niente e vi dico basta.

  16. Ignazio scrive:

    Cambiate città,….. però portateveli dietro!

  17. Francesca Righi scrive:

    Davvero, vivo in tempi bui!
    La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
    vuol dire insensibilità. Chi ride,
    la notizia atroce
    non l’ha ancora ricevuta.

    Quali tempi sono questi, quando
    discorrere d’alberi è quasi un delitto,
    perché su troppe stragi comporta silenzio!
    E l’uomo che ora traversa tranquillo la via
    mai piú potranno raggiungerlo dunque gli amici
    che sono nell’angoscia?

    È vero: ancora mi guadagno da vivere.
    Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
    di quel che fo m’autorizza a sfamarmi.
    Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri, sono perduto).

    «Mangia e bevi, –mi dicono: –E sii contento di averne».
    Ma come posso io mangiare e bere, quando
    quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
    manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua?
    Eppure mangio e bevo.

    Vorrei anche essere un saggio.
    Nei libri antichi è scritta la saggezza:
    lasciar le contese del mondo e il tempo breve
    senza tema trascorrere.
    Spogliarsi di violenza,
    render bene per male,
    non soddisfare i desideri, anzi
    dimenticarli, dicono, è saggezza.
    Tutto questo io non posso:
    davvero, vivo in tempi bui!

    II.

    Nelle città venni al tempo del disordine,
    quando la fame regnava.
    Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte
    e mi ribellai insieme a loro.
    Cosí il tempo passò
    che sulla terra m’era stato dato.

    Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
    Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
    Feci all’amore senza badarci
    e la natura la guardai con impazienza.
    Cosí il tempo passò
    che sulla terra m’era stato dato.

    Al mio tempo, le strade si perdevano nella palude.
    La parola mi tradiva al carnefice.
    Poco era in mio potere. Ma i potenti
    posavano piú sicuri senza di me; o lo speravo.
    Cosí il tempo passò
    che sulla terra m’era stato dato.

    Le forze erano misere. La meta
    era molto remota.
    La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
    quasi inattingibile.
    Cosí il tempo passò
    che sulla terra m’era stato dato.

    III.

    Voi che sarete emersi dai gorghi
    dove fummo travolti
    pensate
    quando parlate delle nostre debolezze
    anche ai tempi bui
    cui voi siete scampati.

    Andammo noi, piú spesso cambiando paese che scarpe,
    attraverso le guerre di classe, disperati
    quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta.

    Eppure lo sappiamo:
    anche l’odio contro la bassezza
    stravolge il viso.
    Anche l’ira per l’ingiustizia
    fa roca la voce. Oh, noi
    che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
    noi non si poté essere gentili.

    Ma voi, quando sarà venuta l’ora
    che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
    pensate a noi
    con indulgenza.

    Bertolt Brecht

  18. lettore scrive:

    Caro Christian,
    una petizione, secondo la Treccani, è “un’istanza che esponga una necessità di ordine o interesse generale di cui si chiede l’accoglimento da parte degli organi statali.”.
    Non mi pare che la tua sia una “petizione”. Direi piuttosto un lamento.
    Forse dovresti essere più preciso…

  19. Daniele scrive:

    Cristian, sei un gran furbacchione. Perché la verità la racconti in parte, tanto da offrire una immagine distorta. Il palazzo é stato occupato alcuni anni fa da alcuni appartenenti di un centro sociale con una azione violenta, forzando la vigilanza privata ed entrando in una proprietà privata. Anche io non mi riconosco in questa Roma o meglio nel degrado in cui é stata fatta sprofondare da anni di politica comunista-radical chic ossequiosa del politicamente corretto.
    Così come Pasolini dopo i fatti di Valle Giulia era dalla parte dei poliziotti anche io, a distanza di 40 anni, continuo ad essere dalla parte dei poliziotti. Perché in uno stato moderno e democratico si rispetta la legge. Si rispettano le regole. Non si giudica la violenza con due metri di giudizio differente…..tanta se è gestione dell’ordine pubblico ininfluente se è un corteo di protesta.
    Se non vi piace vivere nelle regole o nel decoro andate via. E portatevi i profughi, la droga, i centri sociali, Marx, la Boldrini e quel cancro dell’umanità chiamato comunismo.

  20. liborio scrive:

    te pareva se non arrivava quello con pasolini e i poliziotti, mannaggia.

  21. Leviatano scrive:

    Infatti loro chiedono case di 100 metri quadri e 2000 euro al mese senza lavorare.
    Quando ci sono le persone nelle tende nelle zone terremotate.
    In Italia prima l’italiani e poi se avanza qualcosa aiutiamo gli altri che rispettano le nostre leggi e la nostra cultura.
    Se questo non gli sta bene possono andare altrove o tornare in Africa.
    Una sola riflessione”Chiedetevi perché non la Francia ,l’Austria ed anche le altre nazioni chiudano le frontiere e poi datemi una risposta”

  22. Anna scrive:

    Questi rifugiati sono arrivati perché nei loro Paesi c’è la guerra. E la guerra l’alimentiamo pure noi con la vendita delle armi prodotte anche nel Sulcis in Sardegna fabbriche impiantate lì per risollevare le sorti di quella zona depressa. Ma c’è anche da dire che se smettessimo di venderle non mancherebbe chi continuerebbe a farlo. Per non parlare dello sfruttamento monoculturale dei suoli africani da parte di potenze economiche come la Cina che contribuiscono, congiuntamente alle modifiche delle condizioni climatiche, all’avanzare dei deserti e quindi all’emigrazione di intere popolazioni. Altro ci sarebbe da dire ma concludo dicendo che prima di scagliarsi contro questa umanità derelitta che sta invadendo l’Italia dovremmo riflettere sulle colpe della c.d. civiltà industrializzata.

  23. Daniele scrive:

    Umanità derelitti che nelle stanze aveva tv al plasma e in tasca uno smartphone di ultima generazione. Quante fandonie vi bevete leggendo i giornali di regime………
    Ogni occupante pagava 10 euro al giorno…….
    Dite la tutta la verità !!!!!!

  24. Emanuela scrive:

    Senza dubbio belle parole! Parole ad effetto che ti fanno pensare, e poi? Niente si rimane seduti senza far niente come sempre. Immigrati entrano in Italia senza lavoro senza soldi senza permessi regolari portano malattie, certo ora risponderete ma non sono tutti così, io non vedo e non trovo ancora oggi l’eccezione! Se parte un italiano deve avere già un lavoro nel paese dove espatria deve essere sano tanto è vero che viene prima controllato fisicamente e dopo un tot di anni deve tornare perfino nel suo paese invece noi italiani che facciamo?! Facciamo entrare tutti così allo sbaraglio io non dico non aiutiamo gli straniere ma pensiamo prima a noi cari italiani aggiustiamoci noi le costole che abbiamo molti paesi ancora a pezzo gente senza dimora che ha perso tutto e non si ritrova nulla è bello secondo voi che agli immigrati forniamo a nostre spese vitto alloggio vestiario cibo e i terremotati? Beh ovviamente già scordati da tutti ( e non solo loro ).
    Concludo dicendo che dovremmo avere tutti un po’ di coscienza in più e salvaguardare il nostro paese perché è quello che ci da la vita.
    Ah dimenticavo la colpa di tutto questo è della Sindaca Raggi, beh si comodo così affibiamo colpe a persone che provano a cambiare e scomodare e smuovere qualcosa così noi rimaniamo puliti senza far nulla parlando solo.

  25. Matteo scrive:

    Posizioni tutte discutibili civilmente, tranne per un fatto su cui non riesco davvero a tollerare: che si concluda con la fase di rito “nonostante tutto Roma è una città bellissima”.
    Purtroppo non è così, Roma è ben lontana dai fasti in cui la trovavo nelle mie visite di 20 anni fa: intere vie adibite a monnezzai, le piazze più belle del mondo in mano ad abusivi, le periferie infestate dalla microcriminalità, i resti di una delle più grandiose civiltà della storia ignorati e vandalizzati.
    Finchè non ci si renderà conto che Roma è ormai soltanto l’ombra della città eterna, finchè non si ammetterà che c’è un problema, finchè si continuerà a giustificare comportamenti criminali come semplice frutto di condizioni umane sfavorevoli, fino ad allora sarà impossibile restituire Roma allo splendore che dovrebbe spettarle di diritto.
    E smettetela con questa caccia ai fascisti dai; spero riuscirete a capirlo anche dall’alto dei vostri attici in via Condotti.

  26. Fabio scrive:

    Ovviamente in difesa di ogni essere umano è dei suoi diritti e doveri non capisco cosa c’entri una petizione antirazzista e antifascista con lo sgombero di un bene privato occupato da 4 anni.

  27. Ivan scrive:

    questi africani di merda devono essere spazzati via dall’Italia e con loro tutti quelli che ce li hanno messi e li propinano e difendono…altro che idranti, se era per me li sgomberavo con i lanciafiamme…ed il
    PD al patibolo.

  28. Lalo Cura scrive:

    ma in quale recesso di subumanità degradata e troglodita, in quale condizione di azzeramento totale del pensiero e del sentire, vive questa feccia putrescente che al solo sentire la parola straniero o migrante vomita tutto il suo odio razzista e nazista?

    l.c.

  29. Daniele scrive:

    http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/roma_palazzo_sgomberato_trafficanti_clandestini_condannati_via_curtatone-3210170.html

    Sono passati alcuni giorni ed ora la situazione è più chiara a tutti. Peccato che i catto-comunisti radical chic, le cui iniziali invettive si era alzate contro la destra fascista e razzista che plaudiva all’intervento della polizia, alla luce delle verità emerse ora taccia……oppure senza dignità alcuna fa il verso allo struzzo, nascondendo la faccia nella sabbia…..
    Per chi non lo avesse ancora capito, Boldrini & c. Stanno preparando la società del futuro in cambio di un pugno di voti dagli immigrati…….a noi fermarli….siamo ancora in tempo…..
    E adesso, siccome siete a corto di slogan, tirate fuori la tiritera sui fascisti…..la lotta partigiana ( quella si spesso in spregio alle norme del diritto umanitario internazionale)……bla bla bla……che guevara………bla bla bla……

  30. fausto scrive:

    “Detto questo, è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.
    Sull’onda di alcuni scandali edilizi, del degrado politico, morale e culturale delle nostre città, della confusione urbana della metropoli moderna, risuonano bene queste parole accorte di Italo Calvino, tratte da “Le città invisibili”, un piccolo libro forse poco celebrato, ma senz’altro anticipatore dei tempi. Le città del desiderio, della memoria, dei segni, le città nascoste, le città che vorremmo vivere ogni giorno e che, per pigrizia e cecità, non riusciamo a vivere, diventano sempre più i luoghi del sogno, le città invisibili.
    Bisogna riscoprirle queste nostre belle città. Perché le tentazioni della Città del Rumore ci sono sempre e prendono le forme, oggi, di una comunicazione tra la gente, rapida, al minuto, superefficiente e quindi superficiale, di una “realtà virtuale” che ci avvinghia tutti con schermi e schermucci; e perché sarebbe meglio pensare di più ad una Città del Silenzio, come luogo privilegiato della parola. E’ quasi un paradosso: il silenzio come comunicazione vera. E quindi tornare a parlarsi. Con il vicino di casa, il passante per strada, con il barbone e il malato di mente.
    Tornare sì ad aprire i monumenti, i musei ed i centri storici, ma tornare a riscoprire le strade della città, a starci con i suoi ritmi e i suoi colori, a frequentare i luoghi dove si beve del buon vino e dove si ascolta della buona musica, a fare teatro all’aperto, cinema all’aperto, a ripopolare le nostre strade di poeti, suonatori, scrittori, filosofi, pifferai, giocolieri, incantatori, maghi e astrologi, venditori ambulanti e poveri, matti, mendicanti, come un grande circo dove ognuno può danzare, parlare e stare in silenzio. In una babele di uomini e culture, dove ci sia posto per tutti.
    Forse è una città del sogno, una città, appunto, invisibile.
    Ma la Città del Silenzio è anche il luogo della dimensione utopica, del ciò che non è ancora e non sarà, come afferma lo storico Vittorio Emanuele Giuntella, in un prezioso volumetto dal titolo “La città dell’illuminismo”: “La città, che è per eccellenza il luogo della storia e il luogo della trascendenza, il segno di contraddizione e quello dell’unità, è Gerusalemme, le pietre della Gerusalemme distesa tra la valle del Cedron e quella di Ben-Hinnom, e l’altra Gerusalemme, quella dell’Apocalisse e della Mishna, che non è ancora, ma che verrà”.
    Una dimensione spirituale che però non ci toglie lo sguardo dalla dura realtà urbana di ogni giorno. E’ lo stesso Calvino che ci indica una possibile strada da seguire, per bocca del viaggiatore Marco Polo che racconta ad un desolato e melanconico Gran Khan: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

    LA CITTA’ INVISIBILE

    di Fausto Corsetti

  31. Daniele scrive:

    Caro Fausto,
    Accanto al modello della città che sogni e idealizzi, sorge ineluttabile la città reale, con i suoi piccoli e grandi problemi quotidiani. Asili nido pubblici con i posti contati, ove il cittadino italiano spesso cede il posto allo straniero…..e perdonami il passo fra integrazione e coglionaggine è molto breve ! Integrazione è ricchezza culturale, è momento di crescita umana…..ma una cosa deve essere chiara…..i credenti islamici non si vogliono integrare ne permettono integrazione nel loro territorio…. ( il solo Oman é una splendida eccezione ). Potrei citarli i mille casi di matrimoni misti e di come é finita dopo il divorzio la gestione dei figli ( di solito scappano con la prole nel paese di origine lasciando madri/padri disperati in italia ). Tralasciando poi i cinesi, invisibili e silenziosi ( praticamente come i topi nessuno sa esattamente quanti siano ). Noi non stiamo andando verso l’integrazione, ma verso la fine della civiltà europea, in nome del politicamente corretto togliamo il crocifisso dalle scuole, non celebriamo il Natale per non offendere le minoranze che sempre di più hanno la tracotanza di una maggioranza mafiosa e volgare.
    Non è il momento dei sogni…..ma della dura realtà!

  32. Giuseppe scrive:

    Ma chi credete di incantare. Lo sapete che l’Africa ha un miliardo e 300 mila persone e l’Asia più del triplo e logico che se l’Europa apre le porte scompare. Voi volete scomparire e noi di destra no. È logico che scompariate voi utili idioti cattocomunisti radical chic pieni di soldi e di complessi. Andateci voi ad abitare al tiburtino terzo. State scomparendo dalla scena politica e con la sconfitta di Renzi non avrete più modo di esistere. Ormai la partita si gioca tra 5 stelle e la destra, vedi la Sicilia. Questo il mio solo e ultimo intervento. Non sopporto sentire tante stupidagini.

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