2-Raffaele La Capria a Palazzo donn'Anna

Raffaele La Capria: caro lettore italiano, non scriverò più

Lo scorso sabato 19 ottobre, Raffaele La Capria ha scritto una lettera al quotidiano «Il Foglio» in cui annuncia che abbandona la scrittura. Non senza ironia, polemizza con il lettore italiano. Proprio quest’estate sono stato di nuovo alle prese con Ferito a morte. Per l’ennesima volta, l’ho trovato un libro splendido. Lo consiglio a chiunque non l’abbia letto.
Da una parte, leggendo l’addio di La Capria, non si può fare a meno di pensare a quanto sia diverso nelle motivazioni da quelli di Philip Roth o Alice Munro. Dall’altra, è inevitabile pensare alla recente ricerca dell’Ocse secondo cui – su ventiquattro paesi censiti – l’Italia sarebbe all’ultimo posto per ciò che riguarda le competenze alfabetiche, linguistiche ed espressive (dunque, anche nella capacità di comprendere un testo scritto) della sua popolazione adulta.

di Raffaele La Capria

Vorrei, per favore, trasmettere questa lettera al lettore italiano.
Caro lettore italiano, io e te, per la maggior parte del tempo della mia vita, non ci siamo intesi. Ho scritto almeno una ventina di libri buoni, secondo me, e uno solo, Ferito a morte, ha venduto in modo soddisfacente, qualche centinaio di migliaia. E gli altri? Le copie vendute degli altri miei libri sono per me in gran parte deludenti, poche migliaia o meno. Non ti vergogni? Ti pare bello trattarmi in questo modo dopo tutta la fatica che ho speso per scrivere i miei libri in un linguaggio semplice e accessibile a chiunque, dunque anche a te? E ti pare bella la lista delle tue preferenze, quella dei libri più venduti, che – scusa se te lo dico con franchezza – sembra un documento della tua insipienza? Cerca di evolverti! Fai qualche sforzo! Certi libri che basta leggerne due righe per capire che non valgono niente, tu li compri a centinaia di migliaia e in certi casi raggiungi il milione. Vergognati! Impara a leggere! Se penso a quanto tempo ho impiegato per scegliere la parola giusta, l’aggettivo giusto, il periodo giusto, a tutto il tempo impiegato per crearmi uno stile mio, riconoscibile, e tutto per chi?
Per uno come te, che di queste cose non capisce niente. Sai che ti dico? A novant’anni mi ritiro, non vale la pena, il mio diventa un mestiere stupido con lettori come te. Non ti sei accorto come sono belli e interessante i miei venti libri che ho scritto in questi novant’anni, perciò ho deciso – un po’ tardi, lo so – che non scriverò più. Ho chiuso con quest’ultimi due libri: Novant’anni di impazienza (ed. minimum fax) e Umori e malumori (ed. Nottetempo), appena usciti, che per punizione e giusta riparazione dovresti affrettarti a leggere. Addio.

Commenti
45 Commenti a “Raffaele La Capria: caro lettore italiano, non scriverò più”
  1. Fabio scrive:

    Assolutamente d’accordo con La Capria.
    Lo sfogo dolente e crepuscolare di uno Scrittore vero.

  2. #...# scrive:

    Caro Lagioia,
    viene voglia di stare al gioco e di accettare il consiglio, però anche di rispondere se non in maniera polemica, in qualche modo ironica. Per esempio se gli italiani avessero avuto maggiori competenze alfabetiche potrebbe anche darsi che avrebbero letto ancora meno La Capria. Non capisco il senso di queste operazioni e l’uso dell’ironia. Stiamo parlando del nulla, dal momento che non sappiamo praticamente di quasi nessun acquirente dei libri di La Capria né se li abbia letti né se gli siano piaciuti. Per cui l’autore si rammarica di un insuccesso di vendite ( presumendo di valere di più ) con la presunzione che le vendite siano in ogni caso indice di gradimento; gradimento relativo tra l’altro al grado di competenze del lettore, presumendo infine che lettori più colti dovrebbero apprezzare maggiormente La Capria, come lui ( in quanto colto ) e come Te ( in quanto colto ) presumete.

    ps

    ma che senso ha poi scrivere al lettore italiano mandando una lettera al Foglio?

  3. Luigi scrive:

    @ “…”
    secondo me della lettera di La Capria si può vedere altro.
    La Capria è un autore importante, uno che resterà nella storia letteraria italiana del secondo Novecento. I suoi libri non vendono. Questo (lascia intendere La Capria) è in qualche modo legato ai consumi culturali degli italiani. Ed è lecito dedurre i consumi culturali degli italiani dai libri che comprano. Infine, se in testa alle classifiche ci sono abitualmente i manuali di cucina e i gialli rosa anziché Borges e Michele Mari, questo qualcosa di significativo vorrà dire. Io, in questa lettera, ci ho visto questo.

  4. Lucia scrive:

    Scriva, se vuole, per i Posteri, o per i competentissimi Non-italiani: ce n’è un mondo intero. Che d’è tutto sto provincialismo spaziotemporale?

  5. Valentina Ruggero scrive:

    La Capria ha scritto libri bellissimi. Solo chi non l’ha mai letto può restare indifferente (o peggio sprezzante) davanti a questa lettera di addio.

    E’ comunque l’addio di uno che al mondo della letteratura ha dato tanto. Merita rispetto. Anche se l’ha fatto con una lettera al “Foglio”. Nel suo caso, a parlare, non è il gesto di un attimo, ma il lavoro di tutta una vita. Anzi, dovrebbe essere sempre così, quando si giudicano gli uomini.

  6. Tuttavia, questo sfogo mi pare una piccola cosa se confrontata ai lavori dell’autore e al riconoscimento che ha avuto in vita. Poche migliaia di lettori dice… meglio pochi ma buoni. Ha avuto la fortuna di scrivere buoni libri e pubblicarli e essere considerato un autore di valore già in vita, al suo posto non me ne rammaricherei più di tanto. Quel tipo di successo, i grandi numeri a cui si riferisce, non è necessario. Diverso, a mio modesto parere, è considerare il suo sfogo sul versante sociale e alla luce del fatto che viviamo in un paese di analfabeti (dato OCSE) dove si legge pochissimo e i buoni libri sono letti solo da una minoranza di lettori.

  7. LM scrive:

    Una forma di marketing abbastanza simpatica. Speriamo anche efficace. Uno scrittore che ha detto ” La volgarità è il concettualismo degradato di massa ” merita di essere letto di più, specie dai concettualisti.

  8. #...# scrive:

    @ Luigi

    grazie per la risposta. La mia è una piccola provocazione, nel senso che credo anch’io ( mi fido ) che sia un autore che meriti un pubblico ancora più ampio, ma che dobbiamo riflettere meglio quando associamo le cose, e in questo mi sono rivolto a Lagioia e a questo punto anche a te. Io mi stupisco che qualcuno si stupisca delle classifiche di vendita e che carichi di valore la scelta di buoni libri, sinonimo di migliori competenze alfabetiche. Mettiamo pure che sia così, che persone più colte sceglieranno libri “migliori”. Diciamo pure però che non è molto rigoroso citare le classifiche ocse, senza accompagnarle dalle classifiche di vendite degli altri paesi. Il problema principale che vedo nel tuo modo di pensare e in quello di Lagioia e di La Capria e in genere di coloro i quali si rammaricano delle classifiche di vendita è il romanticismo letterario. I libri sono anche prodotti come altri, e non c’è nulla di male in questo, le persone leggono per vari motivi, il primo fra tutti per svagarsi, e bene così. I libri di cucina poi sono manuali, e il loro successo è dovuto al fatto che il cibo e la qualità della cucina oggi sono alla portata di tutti e sono importanti per un sacco di gente, è un po’ moda e un po’ reale necessità. Io mi preoccuperei se gli italiani leggessero in massa Borges e Mari, perché intanto smetterebbero di lavorare, e poi perché la vita è anche altro. Se si vuole analizzare il gusto dei lettori, lo si faccia in maniera seria, magari già è stato fatto, abbandonando il pregiudizio che ci siano libri più meritevoli di essere letti di altri.

  9. Nicola Lagioia scrive:

    ciao #…#, ciao Luigi,
    provocazione per provocazione, certo che ci può stare.

    A me la lettera di La Capria (con il mio arbitrario accostamento allo studio dell’Ocse) ha colpito per come il contesto culturale in cui viviamo (davvero, al di là di La Capria, di cui ho molto amato alcuni libri) si riflette sui mestieri che fa chi si occupa di libri e sulle occasioni che hanno i lettori di acquistarli e leggerli.

    L’altro giorno ero alle prese con uno strumento per addetti ai lavori. La classifica settimanale dei primi 2500 titoli venduti in Italia.

    Al primo posto il nuovo libro di Marco Malvaldi (poco meno di 8mila copie), all’ultimo “Alex Cross. La memoria del killer” di James Petterson (80 copie vendute).

    Cosa c’è, mi sono chiesto, tra queste 8mila copie e queste 80 copie?

    Non c’è nessun libro di William Faulkner (nessun libro di WF ha venduto più di 80 copie, forse ne ha vendute molto ma molto meno).

    Non c’è nessun libro di Joyce.

    Ovviamente non c’è nessun libro di Beckett.

    Nessun libro di Thomas Bernhard.

    Nessun libro di Cortàzar.

    Nessun libro di V. Hugo.

    C’è un solo libro di Tolstoj (posizione 2300 e qualcosa, “Anna Karenina”, 82 copie)

    C’è un solo titolo di Flaubert (posizione 2300 e qualcosa, “Madame Bovary”, 85 copie)

    Un solo titolo di Proust (posizione 2454, 81 cooie).

    Un solo titolo di Jack London (“Zanna bianca”, posizione 1700 ecc., 105 copie)

    Di Roberto Bolano c’è solo l’appena riuscito “La letteratura nazista in America”, oltre la posizione 1000…) ma nient’altro.

    “Non è un paese per vecchi” di Cormac McCarthy (gli autori vivi hanno ovviamente più chances…) è alla posizione 2498 con 80 copie vendute).

    eccetera eccetera

    Non la volevo fare così lunga. Volevo solo dare (sperando sia utile) un piccolo scorcio di quadro della situazione.

    Che futuro hanno quelli che scrivono, vendono e comprano e leggono libri in un simile mercato?
    Eppure per diffondere il libro ci inventiamo qualunque cosa, comprese cose piccole come questo blog. Poi io sono un ottimista e credo che le soluzioni (tra uomini di buona volontà) si creino fisiologicamente e perfino in parallelo con i momenti di crisi. Credo poco però all’eterogenesi dei fini. Così, una riflessione sul contesto (fosse anche attraverso la provocazione di uno scrittore 91enne) mi sembrava sensata.

  10. Nicola Lagioia scrive:

    …dimenticavo (sempre #…#)

    Sulle comparazioni con altri paesi.
    il mercato del libro francese è poco meno del doppio di quello italiano. Quelli inglese e tedesco, quasi il triplo. A fronte di popolazioni che sono ben meno del doppio e del triplo della nostra. Ognuno tragga le dovute conseguenze.

    Non parlerei però in modo troppo sprezzante e leggero di romanticismo letterario. Specie a chi (oltre a scrivere libri) ha il problema con i suoi colleghi (anno dopo anno) di far sopravvivere in questo contesto una casa editrice, o organizzare manifestazioni culturali ecc.

    Insomma, per dirti che sappiamo bene (facciamo una casa editrice!) qual è la legge dei numeri. Ci si confronta ogni giorno, su queste cose. Si fanno riunioni, si stilano budget, si lavora nel fine settimana e così via.
    E proprio in base a tutto questo, dobbiamo volta per volta capire quanto il nostro “romanticismo letterario” ci consente di pubblicare i libri di James Purdy che vendono così poco. Fino ad ora ci siamo riusciti quattro volte su cinque. Ma già quella “quinta volta” è per noi un’offesa a qualcosa in cui crediamo molto. E quando il rapporto benefici/costi dovesse ribaltarsi?

  11. Horacio Holiveira scrive:

    Io non ci ho letto neanche un po’ di amarezza, ma tanta allegria!

  12. Giorgio scrive:

    Le politiche culturali al ribasso sono tali da decenni, ma forse è sempre stato così. Quando mai la letteratura, fuori dai piccoli circuiti culturali, è mai stata letta da molti? Forse solo con i romanzi d’appendice nell’Ottocento, ora ben rimpiazzati nella loro funzione dalle fiction e dal cinema. Quindi, l’idea utopistica di coniugare mercato e sapere è ancora putroppo utopia.

  13. Giorgio scrive:

    Le politiche culturali al ribasso sono tali da decenni, ecco il risultato ma forse è stato sempre così. Quando mai la letteratura è stata fruita da un numero ampio di persone, a parte i circoli culturali e i posteri? Forse con i romanzi d’appendice nell’Ottocento, ora ben rimpiazzati nella loro funzione da cinema e fiction. L’utopia di coniugare mercato e sapere è, purtroppo, ancora utopia. A mio modesto parere non solo colpa dei lettori (che snobismo!) ma di chi non li educa ad altro che alla mediocrità fin da piccoli.

  14. Fred Astaire scrive:

    …ho solo ballato…

  15. Fulvio Abbate scrive:

    La Capria è la dimostrazione vivente della mediocrità della borghesia italiana. Della sua assenza di vera ironia.

  16. Fred Astaire scrive:

    Dai, Abbate, che era ironico l’ha dimostrato l’intervista che oggi ha rilasciato per Repubblica. Non ci fare il portiere che para il rigore perché non ha capito la finta…

  17. Fulvio Abbate scrive:

    La Capria è soltanto un povero stronzo. Come ho già scritto sul Foglio anni addietro. I signori sono un’altra cosa.

  18. Fred Astaire scrive:

    Vabbè, Fulvio, addirittura. Ma perché? Questioni vostre private? A me basta guardare “Le mani sulla città” per averne stima.

  19. Fulvio Abbate scrive:

    Scusi, non sa leggere? Ciò che penso di La Capria l’ho scrtto sul Foglio anni fa. Con La Capria non trascorrerei neppure un pomeriggio, sono altri che gli fanno il bacia-foulard. Putroppo non trovo il pezzo altrimenti lo avrei incollato qui.

  20. Fred Astaire scrive:

    No, non so leggere nel pensiero dopo le 20.30.

    Per me uno che dice pubblicamente “è un povero stronzo”, limitando a questo il giudizio su una persona (senza spiegare nulla, cioè, e rimandando ad articoli introvabili persino dal proprio autore) si comporta o come uno stronzo speculare o come un minus habens. E’ così perché è così.

    Non dico che lei lo è, Abate (non la conosco, e alcuni suoi interventi di Teledurruti mi sono sembrati tutt’altro che stupidi) dico che lo fa in questa occasione. Il che non mi dispiace neanche del tutto, devo dire, perché nell’articolazione del giudizio mi ricorda i suoi quasi omonimi fratelloni che amo molto.

    “Fratelli Abbate…”
    “Dica!”

  21. Fulvio Abbate scrive:

    La mia unica colpa è di averle risposto.

  22. Fernando scrive:

    E’ la solita vecchia storia…
    Raffaele La Capria è un vecchio signore borghese napoletano.
    Fulvio Abate è un vero anarchico.
    Dunque politicamente starei col secondo (e ci passerei un pomeriggio, mentre con il primo chi se ne frega).
    Solo che poi se si mette in mezzo la scrittura (questo solito inconveniente della letteratura), La Capria giganteggia su Abate in modo mostruoso. Ha (o forse ha avuto, perché gli ultimi libri non sono chissà che) un senso della lingua che Abate si sogna e forse non avrà mai.
    Con Thomas Mann per le letture, coi black bloc per la rivoluzione…

  23. scrive:

    A me La Capria sta simpatico, e “Ferito a morte” è un bel libro. Che lui sia un borghese, uno stronzo, o altro ancora poco importa: voleva scrivere bei libri e questo ha fatto. Tocca a noi lettori fare il resto: non farci risucchiare dalla mediocrità quotidiana.
    Bella la metafora dell’anatra, che sta nel pezzo linkato qui sopra.
    Fa benissimo La Gioia a promuovere questi scrittori.

  24. #...# scrive:

    @ Lagioia

    Intanto grazie per la lunga e bella risposta. Non volevo essere sprezzante, forse sono stato leggero, ma parlando di romanticismo letterario volevo esporre una critica. Quando la passione è propositiva è un bene ( il mio primo MF fu Brand:new; l’ultimo è quello di DFW; in mezzo ce ne sono anche un paio tuoi ), ma quando diventa un criterio con il quale analizzare altre faccende secondo me si incorre in errore. Posso ovviamente sbagliarmi. L’idea che esista la Qualità letteraria, e che i libri possano essere messi a confronto con quel criterio per me è sbagliata ( posso anche provare a dimostrarlo, ma non credo di esserne capace ). Quindi capisco benissimo chi si sbatte per far conoscere i libri che ritiene vadano letti, ma fino a un certo punto. Ogni libro fa storia a sé. Che poi molte persone possano entrare in sintonia e sentire allo stesso modo la bellezza di una voce ( e che nel corso dei tempi si creino dei canoni o si riconoscano a certe voci una bellezza unica, grandiosa ) ha ovviamente un senso, ma questo non porta all’idea che esistano libri veri e libri finti, che Tizio non è uno scrittore e il tal libro non è letteratura.

    Sulla comparazione e sulla situazione italiana: l’Italia sconta un forte ritardo, sia di alfabetizzazione ( su Internazionale De Mauro ha detto che il Giappone, paese in testa alla classifica, Ocse risolse il problema dell’analfabetismo nei primi del ‘900 ), che di diffusione della lettura, libri riviste e quotidiani, cosa che ho letto nel saggio di Donald Sassoon, sulla cultura degli europei. Manca però un raffronto non tanto sul volume dei mercati esteri ( che comunque non esclude una situazione sofferente per l’editoria, se il numero delle case editrici è proporzionale e i titoli pubblicati lo stesso ), ma quanto sulle classifiche di vendita, perché se in Germania si legge di più, ma ai primi posti ci fossero gli stessi libri “insulsi” venduti da noi, il discorso sarebbe più completo. Dagli anni ’60-’70 ad oggi il numero dei lettori complessivi in Italia è praticamente raddoppiato, e credo ( non ho controllato ) che sia aumentato maggiormente in rapporto alla popolazione rispetto ai paesi con un rapporto migliore del nostro ( che comunque non tiene conto della qualità della lettura, dalla tua prospettiva: è possibile anche che la gente abbia speso anni in letture inutili  ). Ancora una grossa fetta di questi lettori in realtà non sono dei lettori, sono persone che comprano almeno un libro l’anno, ma non hanno l’abitudine e il gusto della lettura, ma non è detto che questa situazione non cambi. Questo blog è un “luogo” stupendo, ma ciò che dovrebbe chiedersi è quanti nuovi lettori ha creato, ammesso che questo sia uno dei suoi fini, e che ciò sia possibile ( nel senso che è probabile che chi arrivi qua sia già un lettore ). Io ho cominciato a leggere perché c’erano dei libri in casa, neanche tanti, e mio padre leggeva. Ho degli amici diplomati che ogni tanto leggono, anche se leggono per svago, e in genere apprezzano la storia, l’intrattenimento, si potrebbe dire una lettura superficiale, ma per quale motivo dovrebbe essere un male ( ovvero: se uno è ignorante riesce a godere di molti più libri di un lettore raffinato che man mano che matura esperienze alzerà l’asticella. Ok, è un discorso un po’ scemo )? Riflettiamo su questo. La Capria fatica e mette significato in ogni gesto, e questo mi pare sia un lascito dell’800, del Romanticismo appunto ( premetto che ho la Terza media, quindi le cazzate potrebbero fioccare ). Edmund Wilson scrisse che se Joyce ci ha messo una vita per la sua opera, il lettore non può cavarsela con una lettura. Questo per alcuni è il succo, ma per altri non è così, e non è detto che sia per mancanza di cultura, ma perché banalmente a certe persone non interessa la voce, non interessa il suono delle parole eccetera. Si può cercare di far nascere o di trasmettere questo interesse, ma senza credere che sia un peccato se per qualcuno non c’è. E rammaricarsi per ciò mi sembra dolorosamente assurdo, è come dire a qualcun* che ci ha respinti che non sa cosa si perde.

  25. Giorgio Di Costanzo scrive:

    VAFFANCULO incontentabile Raffaele La Capria!

    Da sempre nuota nell’oro, vive di rendita per aver scritto nel 1961 un romanzino, una vita lunghissima e agiata e in occasione dell’uscita di due suoi librini lo scrittore napoletano della bella giornata (odiamo le “belle giornate”) scrive una lettera sul “Foglio”, il quotidiano dello spione berlusconiano in cui annuncia: “Smetterò di scrivere”. Poi rettifica su “la Repubblica” di ieri, a pag. 47: “Era una provocazione, anche per far sapere dell’uscita dei miei due ultimi libri… alla mia età, mi devo ancora arrangiare.” SENZA PUDORE!!!

  26. Secondo me, con la carriera che ha alle spalle e la qualità artistica dei suoi libri La Capria si può permettere anche di fare l’ombrello da Fazio ma non lo fa perché (che piaccia o no ad Abbate) è un signore che c’ha stile. Stile che gli permette come in questo pezzo qua di pigliare per culo il credulo lettore italiano (che equivale a pigliar per culo i gusti della borghesia in fondo) con leggerezza e promozionare in un tempo anche i suoi libri. E che male c’è? D’altronde credo che gli interessi molto di più esser letto, o forse ancor di più essere dimenticato se questi sono i lettori in Italia, che altro… ma è solo n’impressione mia.

  27. minima&moralia scrive:

    Ci piace dare spazio al dibattito ma non ci piacciono gli insulti. Vi chiediamo per cortesia di moderare i toni, altrimenti in futuro saremo costretti a moderare i commenti.

  28. Lucia scrive:

    Ha cominciato lui: ci ha dato degli insipienti, ha detto che dobbiamo vergognarci (e di cosa, precisamente? Di avere un lavoro e non poter stare tutto il giorno a meditare La Capria? di poter leggere solo nel poco tempo libero, o in mezzi pubblici simili a carri bestiame? Oppure di essere nati nelle famiglie dove siamo nati, di aver avuto la formazione che abbiamo avuto, di essere chi siamo?).

    Ma, visto che parla di stile. Lo stile è tutto: sarebbe stata meglio un’ospitata da Vespa.

  29. Simone Nebbia scrive:

    @ #…#

    Cerco di intervenire, in mezzo alla giungla degli insulti e dei pro e contro, solo per dirti che leggere il tuo commento d’analisi, le informazioni che hai dato, lo spunto critico e prendermi in faccia in fondo a tutto quel “premetto che ho la Terza media”, mi ha fatto pensare che ce la possiamo fare, con o senza classifiche, non lo so, mi sono sentito fiero di aver seguito il vostro dibattito. Ecco, dunque, volevo solo ringraziarti.

    Quanto a La Capria e la sua lettera non so, ho cercato di prendere un atto provocatorio e sentirlo mio, misurarlo sulla mia vita, la mia condizione. Forse La Capria non diventerà Faulkner, nel tempo che verrà, ma io credo stia cercando alla sua età di lasciare qualcosa insieme di amaro e brillante che, se evitiamo di insultarci, magari riusciamo anche a vedere.

    Grazie m&m, al solito, di raccogliere umori attorno ai fatti culturali. Una cosa ulteriore e necessaria, senza cui il “fatto culturale” in sé non avrebbe senso alcuno.

  30. stefano tofani scrive:

    Leggendo il pezzo e la lettera di La Capria mi è venuta in mente una frase di Margaret Atwood
    “Forse non scrivo per nessuno. Forse scrivo per la stessa persona per cui scrivono i bambini quando scarabocchiano il loro nome nella neve”
    Forse non c’entra niente, però.

  31. stefano tofani scrive:

    Leggendo l’articolo e la lettera di La Capria mi è venuta in mente una frase di Margaret Atwood
    “Forse non scrivo per nessuno. Forse scrivo per la stessa persona per cui scrivono i bambini quando scarabocchiano il loro nome nella neve”

    Forse non c’entra niente, però.

  32. #...# scrive:

    @ Nebbia

    Grazie a te :-)

    aggiungo questo articolo di Annamaria Testa
    http://www.internazionale.it/opinioni/annamaria-testa/2013/10/21/leggere-libri-in-italia/

  33. Ivano Porpora scrive:

    Tutto dalla parte di La Capria.
    Poi se volete domani argomento; è che stasera è tardi.

  34. abdelhamid scrive:

    secondo me.,la capria rapperesenta, con atri scrittori che erano piu meno nel suo tmpo come prisco michele,una grande fase della letteratura italiana del 2 novecento,per me,siamo fortunati che abbiamo un grande scrittore come lui fra di noi
    mentre si legge uno dei suoi libri,si sente che nn e scritto cosi solo per gudagnare come tanti,ma ogni parola ha senso,ha significato, mi dispiace tanto come lettore egiziano che il signore scrittore.la capria smette di scrivere ,le chiederei magari continuare a arricchirci dei suoi libri affascinanti,tanti saluti al signore, la capria raffaele

  35. Antonia Pierantoni scrive:

    Ho letto con attenzione le reazioni all’articolo di La Capria sul Foglio e noto che invece di cogliere il senso profondo e il coraggio della provocazione, anche ironica, di La Capria, c’è gente che si è messa a giudicare, dare punteggi, a insultare e a dare giudizi politici: borhese, stronzo, nuota nell’orpo, ha scritto un romanzino trentanni fa o che so…
    bene, invece di avviare un confronto sulla sitauzione drammatica dell’editoria, dell’informazione, della cultura, della scrittura oggi, abbiamo queste povere letterine da mentecatti.
    E come mai gli editori non intervengono a raddrizzargli le reni a questi blogger da quattro soldi? Perché se no non gli comprano qualche libro?
    Antonia

  36. Eva Robertson scrive:

    Ammiro il livello degli interventi! Che qualità! Che meschinità! che miopia? Ma sapete di chi state parlando?

  37. m. cristina serra scrive:

    Questa mail è rivolta a Raffaele La Capria con cui non so come mettermi in contatto in altro modo.
    Vorrei far sapere a questo nostro grandissimo scrittore che io purtroppo l’ho scoperto solo recentemente. Da allora piano piano sto cercando di comprarmi tutti i suoi libri. Trovo il suo stile letterario bellissimo (la sua è vera letteratura!) e anche il contenuto dei suoi scritti, i suoi pensieri, le sue considerazioni, la sua visione delle cose, mi piacciono infinitamente. E quando lo leggo per me è sempre una grandissima scoperta ed emozione. Non mi stupisce affatto che i suoi libri vendano poco. Visti il livello culturale, il gusto e la mentalità che dominano nel nostro Paese, forse le scarse vendite rappresentano proprio il blasone che certifica la sua grandezza.
    Inoltre la voce di La Capria è sicuramente in tutto e per tutto una voce fuori dal coro ed è risaputo che in questo Paese chi è fuori dal coro ha una vita non facile. Avrei voluto tanto che fosse nominato senatore a vita! Sarebbe stata una scelta sublime! …..Ma tant’è.
    Io, comunque, cercherò di diffonderlo il più possibile.
    Grazie dott. La Capria, e la prego: continui a scrivere! Sappia che la lettura delle sue opere mi ha cambiato la vita rendendola sicuramente più bella e più intelligente!
    M.Cristina Serra-Livorno

  38. odradek scrive:

    Bah, si può sopravvivere e anche vivere senza aver letto i suoi libri (che forse questa piccola boutade pubblicitaria riporterà sotto flebili riflettori per qualche giorno)
    L’intento promozionale pare talmente palese che tutte ‘ste “riflessioni” sul valore della sua opera, sugli effetti deleteri del “consumo culturale” degradato eccetera eccetera fanno sorridere. Anche perché il La Capria è indubbiamente un gran paraculo, con tutto il rispetto dovuto ad una categoria tra le più diffuse ed “operose” in Italia.
    Saluti e baci.

  39. giuseppe scrive:

    La mafia non è solo quella esistente in diverse regioni italiane. Quella culturale si annida anche nelle case editrice i grandi e piccole. Chi non è d’accordo tiri la prima pietra.

  40. mcserra scrive:

    Raffaele La Capria avrebbe purtroppo un solo modo per farsi leggere: criticare aspramente Silvio Berlusconi!
    E forse così Napolitano lo avrebbe anche eletto senatore a vita!

  41. bato scrive:

    Certo che i dati Isfol-PIAAC danno i brividi ed è curioso che d’istinto (o forse indotto dato che si parla dell’autore di Ferito a morte) mi si è imposto l’equazione: più sole più ignoranza…

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] leggi il commento di Nicola Lagioia su minima&moralia […]

  2. […] di addio al lettore italiano, ironica ma allo stesso amara – che noi riportiamo interamente dal sito minimaetmoralia – nella quale spiega le motivazioni del suo addio alla […]

  3. […] fine di ottobre è uscita sul Foglio una provocazione di La Capria che suonava come un atto di accusa al lettore, “Impara a leggere” diceva, facendo […]

  4. […] più edificanti delle mie osservazioni (per cui ti chiedo di scusare le metafore crude) come la lettera scritta da Raffaele la Capria o la posizione di Selma Jean dell’Olio ripresa sul Washington Post la quale è carica di sano […]



Aggiungi un commento