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“Randagi”, l’esordio a fumetti di Alessandro Mari

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di Marco Rizzo

In America è ormai una prassi: scrittori che diventano sceneggiatori di graphic novel o di serie a fumetti. Il primo numero di Black Panther, la nuova serie dedicata al primo supereroe di colore, ha venduto oltre 300.000 copie, grazie certamente anche alla firma di Ta-Nehisi Coates, National Book Award e McArthur Genius, autore di una delle bibbie del movimento Black Lives Matter: Tra me e il mondo.

Giusto per fare qualche nome, Neil Gaiman, China Miéville, Duane Swierczynski, Victor Gischler, G. Willow Wilson, da anni, bazzicano il mondo della prosa come quello delle nuvole parlanti, firmando storie per le major del fumetto americano, Marvel e DC Comics. In Italia, il fenomeno è ancora molto circoscritto. È abbastanza consueto che scrittori affidino a sceneggiatori l’adattamento a fumetti di proprie opere, come è stato, ad esempio, per Senza Sangue di Alessandro Baricco, mutuato da Tito Faraci per i disegni di Francesco Ripoli, per il recente Porci con le ali, cult di Marco Lombardi Radice e Lidia Ravera, adattato da Manfredi Giffone e illustrato da Fabrizio Longo e Alessandro Parodi. O ancora, i vari fumetti dedicati a opere e personaggi di Carlo Lucarelli, ultimo in ordine di (ri)apparizione Coliandro, per le matite di Onofrio Catacchio.

La lunga premessa è necessaria per rendere l’idea di quanto sia interessante, in un panorama editoriale spesso “compartimentato”, l’approdo di Alessandro Mari al graphic novel. Scrittore  e traduttore, ricordato per essersi misurato con un’ambientazione risorgimentale in Troppa umana speranza (Feltrinelli, 2011), per ultimo in Bompiani nel 2011 con L’anonima fine di Radice Quadrata, Mari esordisce come fumettista con Randagi, volume edito da Rizzoli Lizard. Ai disegni Francesca Zoni, alla prima prova di ampio respiro, il cui talento era stato già notato, da chi segue le autoproduzioni, con il marchio del collettivo La Trama. Randagi parte da uno spunto apparentemente semplice, che ricorda una serie a fumetti della DC Comics/Vertigo, Y the Last Man, in cui un giorno il mondo si risvegliava senza più maschi (tranne uno).

L’evento apocalittico, nel futuro prossimo imminente di Randagi, è la scomparsa di tutti gli adulti a seguito di un misterioso morbo. I bambini e gli adolescenti, dunque, si organizzano in una cupa versione metropolitana del Signore delle mosche, in due versioni della società corrispondenti a due filoni narrativi. Da un lato si sperimenta una sorta di socialismo in un hotel, dall’altro una dittatura gerarchicamente molto strutturata in una nave da crociera.

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Le due ambientazioni vedono due diversi protagonisti: Tito, evaso dal carcere minorile Nisida senza più guardie, e Nina, ragazza un po’ antipatica, in crociera con i genitori, che si trova a fare l’infermiera solo perché la madre era medico. Tito e Nina vengono caratterizzati con pazienza, e Mari infonde spessore e umanità: in un unico volume, è raro trovare condensata tanta personalità in due personaggi. I ragazzi crescono rapidamente spinti dagli eventi, di fronte a scelte difficili e istinto di sopravvivenza: una delle cose che ci ricorda Randagi, è quanto crudeli possono essere i teenager.

Francesca Zoni disegna anatomie perfette con pochi tratti, e le poche incertezze sono coperte con sapienza, da neri, tratteggi e da una bicromia non opprimente. Alle prese con un cast larghissimo e ambientazioni urbane non facili, Zoni sembra migliorare macinando tavole su tavole. La storia, nel complesso, è incalzante, con toni e ritmi da ottimo young adult: se i passaggi dalla scrittura del romanzo a quella per il fumetto spesso portano a risultati lenti e verbosi, l’accoppiata Mari-Zoni trasmette mordente, verso un finale in crescendo e catastrofico in una Napoli dove cani e ragazzini vagano come randagi.

Il problema (ma un occhio esperto se ne accorge a tre quarti di lettura) è che il volume non è autoconclusivo e bisognerà aspettare un secondo tomo, in cui le vite di Tito e Nina si intrecceranno  ancora più nettamente. Lo aspettiamo presto, per sapere come va a finire e per continuare a vedere la crescita di Mari sceneggiatore e di Zoni disegnatrice.

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