Rave me tender – il Teknival in 10 discipline

di Vanni Santoni

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Slipperypond e Mucchio Selvaggio. Nicola Lagioia mi ha chiesto di rivederlo e arricchirlo per la pubblicazione su minima&moralia, come parte di un trittico sulla psichedelia contemporanea che si comporrà, oltre che del presente pezzo, di un reportage dal Forum Psichedelico Mondiale di Basilea, che sarà pubblicato in agosto, e di uno dal prossimo Boom Festival di Idanha-a-Nova, che sarà pubblicato in settembre. Obiettivo del trittico, esplorare, nell’ambito dell’attuale rinascimento della cultura psichedelica, tre diverse direzioni intraprese dal movimento: quella completamente sotterranea e “DiY” rappresentata dai free party, quella scientifica e “istituzionale” rappresentata dal Forum Psichedelico e da istituzioni come Gaia media o MAPS, e la terza via, più ibrida, di un evento legale ma comunque declinato sull’opposizione al sistema di valori dominante, quale il Boom Festival.

Nell’agosto 2007 scrivevo questo disclaimer: “I free party esistono da una quindicina d’anni, oggi è solo che se ne sono accorti anche i mass-media. Va da sé che finora su di essi sono state dette molte cose, quasi sempre sbagliate. È quindi facile scadere nel luogo comune o nell’apologia: per questo mi immedesimerò in qualcuno che non è mai stato a un teknival e cercherò di analizzare l’evento andando con ordine, per discipline.”
Oggi, a distanza di cinque anni, è opportuna una ulteriore nota: in seguito a una campagna repressiva, non sempre effettuata con metodi puliti (sequestro dei sound, denuncia per “invasione” di normali partecipanti, etc.), alla cattiva stampa ricevuta dal movimento (dovuta anche all’eccessiva visibilità guadagnata in quegli anni, nociva per qualcosa nato e pensato per essere sotterraneo), e anche a un decadimento fisiologico di parte del movimento stesso, oggi la cultura rave in Italia è gravemente mutilata. Sempre più tribe si spostano in paesi più tolleranti quali Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Bulgaria, e in Italia non si è più verificato un evento della portata di questo teknival di Pinerolo. Il presente reportage assume dunque, a cinque anni dalla sua stesura, un interesse storico, più che sociologico. 

I – Cronaca


Nei giorni compresi tra venerdi 10 agosto e giovedi 16 agosto si è svolto a Baudenasca, nei pressi di Pinerolo, il teknival 2007. Per “teknival” si intende un rave party di enormi dimensioni, al quale prendono parte molte delle tribe techno più rilevanti del panorama musicale underground. Il luogo scelto dai raver è stato l’ex ballatoio della caserma Nizza Cavalleria, che, come da prassi, è stato reso noto solo all’ultimo momento. I primi partecipanti sono arrivati sul posto nella notte di venerdì. Sabato sera le presenze erano già dodicimila circa, per toccare una punta stimata di trentamila nella notte di ferragosto. Tra i partecipanti, la metà circa erano italiani; tra gli stranieri, netta predominanza francese con una discreta presenza di tedeschi, spagnoli, olandesi e cechi.
La festa, nonostante l’assenza di servizi e regole, e l’afflusso senza precedenti per l’Italia, si è svolta nella massima armonia: non si è segnalato alcun incidente, nessun episodio violento e nessuna emergenza sanitaria. Solo una ventina i fermati, per lo più per possesso di stupefacenti.
Nonostante l’isteria mediatica che ha accompagnato l’evento, la popolazione del luogo ha accettato la cosa alternando curiosità e fastidio, stupore e tolleranza; qualche politico di destra ha gridato all’allarme ma è stato smentito dai fatti, mentre il sindaco di Pinerolo, pur facendo presente di non gradire la cosa, si è mostrato persona responsabile fornendo autobotti e bagni chimici.

II – Storia 

Non è questa la sede per discutere la storia dei free party (ci vorrebbe un articolo intero, e molte questioni rimarrebbero comunque aperte): basti sapere che la faccenda comincia una decina di anni fa, che i soundsystem li inventarono i giamaicani mentre la techno moderna nasce a Detroit negli anni ’80 (e la free tekno in Europa un decennio più tardi), che il movimento rave era stato dato per morto già da quattro-cinque anni e che il teknival dello scorso agosto aveva avuto luogo nel pavese. Per un’infarinatura in merito rimandiamo ai seguenti link: a. b. c. d.

III – Geografia


La location scelta non è esattamente un paradiso: si tratta della zona attigua alla caserma Nizza Cavalleria, una spianata da esercitazioni che alterna prati brulli, macchie a acacie e l’argine di un fiume. Da un lato cade subito l’immagine di violatori della natura incontaminata affibbiata ai raver da parte di alcuni organi di stampa, dall’altro appare innegabile che il costo della ripulitura di un’area così vasta non sarà irrisorio.
Il luogo era già stato teatro di un teknival, seppur di dimensioni minori, nel 2005. Pinerolo città dista qualche chilometro. La popolazione si mostra molto meno incattivita di quanto la dipingano i giornali. Notiamo anzi una certa curiosità: non solo i negozianti e i passanti chiedono, si interessano, esprimono dubbi e perplessità, ma molti vanno a constatare di persona cosa stia accadendo. Un paio di baristi spiccano per la loro attitudine “pro-rave” – sicuramente c’entra il volume di affari moltiplicato, ma un ruolo ce l’ha anche lo scoprire che il teknuso non è il vandalo assetato di sangue di cui parlano i giornali ma (solitamente) una persona piuttosto allegra e gentile. Carabinieri, polizia e finanza controllano a distanza, dedicandosi per lo più alla perquisizione delle auto, in un dispiegamento di forze che appare comunque esagerato per un evento pacifico.

IV – Urbanistica


La prima cosa che colpisce del teknival 2007 sono le dimensioni (nella foto non se ne vede che una piccola parte). Proprio mentre si discute da tempo della fine del movimento, il movimento dà vita alla sua festa più grande. Il baccanale si estende per qualche chilometro, con vari punti-chiave. Sostanzialmente si tratta di una vera e propria città artificiale: il progressivo collocamento di bancarelle, furgoni e auto forma le strade; i soundsystem più grossi fungono da piazze; i boschi punteggiati di tende e furgoni sono i sobborghi. Alcuni soundsystem, come quello combinato da Hazard Unitz, Sbandao Bullets e altri, colpiscono per potenza e grandezza: a vedere questi muri di casse alti quattro o cinque metri e lunghi trenta, non possono non venire in mente le economie di scala, spostate dall’industria manifatturiera alla tekno.

V – Economia


Ogni città ha una sua economia. Quella del teknival è una microeconomia, che ricorda da vicino i suq nordafricani. Ovunque spuntano banchetti che vendono di tutto, dalle bottiglie d’acqua ai monili, dal cous-cous alle sostanze psicotrope. Alcuni offrono un singolo prodotto, come il banchetto della frutta, altri cambiano business con l’evolversi della festa: Marianna, trentadue anni, da Perugia, alle 19:30 vende hamburger; venderà speed alle 23:00 e caffè e buondì alle 8:00. C’è pure un tipo che vende una moto. Colpisce vedere banchetti che espongono cartelloni con listini del tipo “Speed: 10€ – MDMA(capsule): 10€ – Ketamina: 35€,” e non tanto perchè non si è soliti vedere sostanze illegali vendute come zucchine al mercato, ma anche per i prezzi popolari a cui vengono proposte. Non c’è grande speculazione nello spaccio, al teknival: basta osservare la perizia con cui il tipo della ketamina prepara le buste, mostrando preciso a ogni cliente il peso della tara, per capire che il suo atteggiamento è quello di chi sta svolgendo un servizio. Liz, ventiquattro anni, belga, vende cristalli di MDMA: mezzo grammo, 30 euro. “Quanto ci guadagni?” “Mi rifaccio le spese del viaggio e qualche extra.”
C’è spazio per un po’ di imprenditoria, sia reale (René, francese, vende abiti di sua creazione; Sara e Teo, romani, braccialetti d’acciaio forgiati in casa) che ironica (un tipo ha inventato il “turbonose,” una specie di aspirapolvere in miniatura: “il regalo perfetto per chi pippa troppa speed,” ci spiega).

VI – Politica


È chiaro che una manifestazione sudicia e chiassosa in cui si consumano sostanze illecite e in cui sostanzialmente ognuno fa quel che gli pare (anche giocare impunemente a Street Fighter II, come documenta questa drammatica immagine) non sia troppo gradita alle istituzioni. È anche vero, però, che il fatto che un motore a sostanze chimiche da decine di migliaia di persone giri per sei giorni senza alcun incidente, dovrebbe quantomeno portare a riconsiderare l’effettiva dannosità di alcune di tali sostanze (Lancet lo ha fatto, i giornalisti italiani molto meno). Quella delle droghe pare comunque una facile scappatoia per criticare: del resto un po’ tutti si sono ormai resi conto che nella società contemporanea le droghe sono ovunque, e qui è solo più visibile che altrove. Alcuni tra i critici della manifestazione se ne rendono conto e preferiscono allora puntare il dito sulla sporcizia (Innegabile. Ma indignarsi per qualche sacco di spazzatura in un campo, quando tutte le città italiane sforano il limite di PM10 non appare un po’ grottesco?) o sull’assenza di misure di sicurezza (questa, pure, è vera, ma una misura di sicurezza c’era: il rispetto. Al teknival se qualcuno anche solo ti sfiora, è subito tutto uno scusarsi, un darsi la mano, un offrire un sorso d’acqua o un tiro di sigaretta o di canna).
Se le critiche da destra non stupiscono, danno più da pensare quelle da sinistra. Il rave non è sgradito solo a quella sinistra che, per necessità di governo e logiche di potere, diventa molto simile alla destra: anche quella sinistra cosiddetta “radicale”, in teoria vicina a qualunque movimentismo, fa molta fatica a capire tutta questa storia dei rave. A pensarci bene, però, è piuttosto ovvio: il marxista – o il postmarxista – non è in grado di spiegarsi un movimento che rifiuta aprioristicamente una logica di cambiamento: l’utopia tekno è “qui e ora”, il momento psichedelico è realizzato nella visione, e non ha pretese di cambiamento del sistema che rifiuta. La festa è qui, adesso, e quando finisce, tutti a casa. La tekno crea la sua area di utopia, non cerca proseliti, non vuole la rivoluzione: la sua rivoluzione c’è già, e dura una notte (o sei). Aggiungiamoci che il movimento tekno rifiuta violentemente un’etica del lavoro ancora ben radicata nell’estrema sinistra, e la frittata è fatta: è evidente che dal punto di vista di chi ha una formazione marxista questo non può essere un movimento “politico.” Eppure lo è: il teknival, pur non volendolo essere programmaticamente, è una manifestazione antiproibizionista e una dimostrazione di democrazia diretta (o di pirateria sociale, a seconda dei punti di vista), dal momento che grazie alla volontà di una massa di persone, vengono fissate temporaneamente nuove leggi alla faccia del “sistema”.
Volendo dare etichette, il movimento tekno è senz’altro collocabile nell’area dell’anarchismo, ma è un anarchismo per nulla incazzato, mistico senza essere misticheggiante, individualista e collettivo insieme, edonista e sensuale ma non sessuale (non si può non notare la generale monogamia del teknuso). I testi filosofici che più si avvicinano alla Weltanschauung del movimento tekno sono Walden di Thoreau e T.A.Z. di Hakim Bey, ma voler trovare un collegamento diretto sarebbe una forzatura. Dice Marek, 24 anni, operaio, madre italiana e padre serbo: “Quello che ci interessa è fare baldoria, creare almeno per una sera un’alternativa alla pappa che ci vogliono imporre. Ho preso due giorni di ferie per venire qua da Vienna, dove lavoro. Le droghe? I bar di tutta Europa spacciano ogni giorno una droga pesante che da sola fa mille volte più morti di tutte le droghe chimiche messe insieme.”

VII – Chimica

Il teknival non esisterebbe senza sostanze. Stimolanti e psichedelici sono il nocciolo della questione almeno quanto la musica. Spiega Erik, da Grenoble: “Il legame tra sostanze e movimento tekno non è casuale. Non dico che non si possa apprezzare la nostra musica senza certe sostanze, ma è innegabile che tra MDMA, speed, e musica tekno c’è una sinergia che è fin troppo ovvia a chi ha provato e che rimarrà ignota a chi non lo ha fatto.”
Le droghe intorno a cui gira il teknival sono fondamentalmente quattro (anche se oppio e coca non mancano, sono meno definitorie): MDMA, LSD, speed e ketamina. I ruoli di ciascuna sono piuttosto definiti: l’MDMA è la droga per ballare per eccellenza: la sua diffusione che accompagna la nascita del movimento, e il suo effetto empatogeno ed entactogeno contribuisce a creare il clima da fratellanza universale tipico del free party. L’LSD potenzia le percezioni e incrementa la portata mistica dell’esperienza (già il suo creatore, Albert Hofmann, spiegava che l’acido lisergico riproduce le sensazioni ottenibili dopo un ventennio di pratica di meditazione trascendentale), la speed non è che carburante: metanfetamine per stare svegli, sopportare la fatica e ballare a oltranza, anche quando l’MDMA, che dura solo quattro-cinque ore, va giù. La ketamina, un anestetico pediatrico e veterinario riscoperto dal popolo dei rave (dopo John Lily) dissocia e crea nuove significanze (per alcuni, come Margherita, ventisei anni, ricercatrice bolognese, “sostituisce l’acido: mi dà quella profondità mistica che cerco nell’esperienza senza farmi star fuori per otto ore,” per altri, come Elena, diciannove anni, dalla Val di Pesa, “è il succo di tutta l’esperienza: trasforma il ballo in un’esperienza trascendente, spazializza la percezione del proprio corpo, e al tempo stesso fonde la mente con l’ambiente circostante”), oppure rimette in sesto chi è troppo “indurito” dagli stimolanti. Tutti si mostrano piuttosto competenti e consapevoli riguardo milligrammi, controindicazioni, interazioni ed effetti.
La canapa non è che un intercalare, neanche si nota. Si nota invece la relativa assenza di alcol (unica eccezione, oltre alle birre, l’assenzio che un anziano nomade molto poco tekno ci offre da un bottiglione d’argento). “Cerchiamo sensazioni,” spiega Rex, scozzese ventiquattrenne, “sarebbe assurdo assumere una sostanza come l’alcol, che le riduce e le ottunde”. Per ogni utente consapevole come Rex c’è anche un Pierre: “non sto troppo a calcolare cosa prendere, sono qui per sfasciarmi, haha.” La tendenza è il cocktail, ma ci sono anche i puristi: Matteo, ventotto anni, impiegato a Trento, assume solo LSD: “cerco un’esperienza innanzitutto estetica.”

VIII – Estetica


L’esperienza estetica, va detto, ci sarebbe anche senza psichedelici. Se si riesce a guardare oltre gli aspetti più superficiali (la polvere, i cani, la gente addormentata per terra), il teknival ha una caratterizzazione estetica molto forte. A modo suo ha classe, pochi discorsi. Sta tra Mad Max e Ken il guerriero, tra il cyberpunk e l’hippy, tra il primitivo e il post-urbano. Quello che esce dai sound (a onor di cronaca ricordiamo che a Pinerolo abbiamo sentito diversa robaccia ma anche molta musica elettronica di qualità eccezionale) è figlio tanto dei tamburi voodoo quanto dell’inesorabile filiera produttiva fordista. Anche la gente contribuisce all’effetto complessivo: se la direttiva principale è “fai come ti pare” (e infatti si va dallo splendore di una cybervenere al peggio tamarro in canotta), spicca una notevole personalizzazione individuale pur all’interno “direttive estetiche di movimento,” e complessivamente bisogna ammettere che, no, il popolo del teknival non è cattivo, sporco e brutto: è bello. Naike, ventitré anni, “studentessa in vacanza perenne,” parigina, ammette candidamente di “dedicare molto tempo alla cura del proprio aspetto fisico.” Oggi l’estetica rave stupisce meno che dieci anni fa, ma ha saputo rinnovarsi ed evolversi, rimanendo bella.
Ed ecco la questione chiave. Quello che i giornalisti non vi hanno detto, probabilmente solo perché se ne erano andati prima, è che quello che alcuni hanno definito “mefitico catino” (e lo è, di giorno), giunta finalmente notte, quando le decine di soundsystem iniziano a sparare al massimo e le luci stroboscopiche sono lame nel buio, quando ogni singolo DJ cerca di dare il meglio e tutti i ragazzi escono dalle tende, dalle auto, dagli accampamenti raffazzonati e dal bosco per piazzarsi sotto le casse, e tutto prende a battere all’unisono, il teknival diventa uno spettacolo di una bellezza straziante.

IX – Filosofia


Non è scontato provare a spiegare le ragioni profonde di un evento del genere. C’è chi ha trovato un parallelo tra i battiti delle sound e quello del cuore di una madre, spiegando il rave come un ritorno al ventre. C’è chi ha voluto vedere nell’uso puramente edonistico della tecnologia una critica al sistema industriale capitalistico. C’è chi ci vede piuttosto un rifiuto del divertimento massificato e mercificato, e chi una ricerca del delirio ad ogni costo. C’è chi ha provato a stilare un manifesto (interessante, ma certo non esaustivo) e chi un decalogo (troppo pratico per essere chiarificatore: “5. parcheggia bene…”). Sicuramente ci sono tutti questi elementi, ma la questione mistico-rituale è – almeno inconsciamente – dominante. Consideriamo i seguenti elementi:
– L’impianto scenografico-rituale (cos’altro aspettarsi da francesi e italiani?), con officiante, fedeli in linee orizzontali, luce dall’abside e transubstanziazione (in questo caso psichedelica) al centro dell’arco temporale, ricalca pari pari quello di una messa (e il profilo di un soundsystem quello di una cattedrale gotica, o di un organo),
– L’idea del raduno notturno, che di fatto celebra il mistero della notte per arrivare al trionfo del mattino, è una costante in gran parte delle religioni pagane.
– I battiti ritmati (ce lo insegna tanto il voodoo quanto lo sciamanesimo siberiano) e la trance da essi indotta sono da tempo immemore mezzi per avvicinarsi al divino.
– Le sostanze psichedeliche (questo ce lo insegnano tanto lo sciamanesimo messicano quanto i misteri eleusini greci) sono la porta per comunicare col mondo della trascendenza.
– I grandi raduni amplificano la suggestione e aiutano a lasciare l’individualità terrena in favore di una collettività spiritualizzata.
– Attraverso la condivisione di un momento rituale si cerca una purificazione interiore (in questo caso dalle imposizioni e dai valori della società dei consumi) e una ridefinizione del sé.
La differenza sostanziale è che il rito non è più un mezzo ma si sovrappone allo scopo: tutto è declinato al presente. L’era dell’acquario dei figli dei fiori si è accoppiata col “no future” dei punk, ed ecco il risultato.
Oppure la soluzione è più semplice, più alla portata. Dice Dino, settantadue anni, avventore di uno dei bar di Pinerolo più vicini alla curva per Baudenasca: “Se vengono a migliaia fino a quassù – oh – vorrà dire che i divertimenti che hanno a casa loro non gli piacciono più.”

X – Sociologia


Un dato oggettivo, infine, ci colpisce. Ce lo mostra Tania, ventotto anni, cagliaritana, dottoressa in storia da un anno, alle feste da dieci: “Dite quello che volete, ma questo è l’unico movimento genuino prodotto dagli anni ’90 e 2000. Non siamo nostalgici di qualche decennio passato: siamo – anzi, eravamo – contemporanei.”

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
Commenti
46 Commenti a “Rave me tender – il Teknival in 10 discipline”
  1. Kim Jong-un scrive:

    Ahahaha, ma che accozzaglia di amenità.
    La parte in cui vengono citati i misteri eleusini e lo sciamanesimo siberiano poi, farebbero rivoltare nell’aere qualsivoglia creatura schiantatasi in Dio. Persino un rituale nazista, al confronto, appare illuminato dal genio. Purificazione dai valori della società dei consumi? Qua sarebbe PPP a rivoltarsi…In Corea del Nord, a trovare la vera luce.

  2. Kim Jong-un scrive:

    Le parti

  3. Marco M scrive:

    Notevole resoconto – storico o sociologico che sia. Aspetto con curiosità i prossimi due pezzi della trilogia. La Corea può attendere.

  4. sarmizegetusa scrive:

    @Kim Jong-un l’arroganza dei non iniziati e dei non liberati ci è nota. Un fatto triste, ma tollerabile, dal momento che ognuno è responsabile per la propria coscienza 😛
    Su misteri eleusini, kykeon e ergot lo studio più accessibile – ma comunque non abbastanza da essere incluso in un pezzo divulgativo come questo – è The road to Eleusis, di R. Gordon Wasson, Albert Hofmann e Carl A.P. Ruck (Harcourt Brace Jovanovich, New York e Londra). Su sciamanesimo siberiano e uso del tamburo puoi vedere La via dello sciamanesimo boreale di Davide Melzi, Edizioni della Terra di Mezzo, Milano). Buona fortuna, il sentiero che porta fuori dal bosco è lungo e a volte sconfortante, ma leggere e documentarsi è un buon primo passo.

    @marco bella ^^

  5. Paolo F scrive:

    Vedo gente stordita davanti alle casse che non credo conoscano Hakim Bay. Lo conferma la frase di Marek. Uno stordimento, e una baldoria, simile a quella che ricavi dopo un tot di birre alla sagra del paese. Dai, siamo seri.

  6. sarmizegetusa scrive:

    @Paolo siamo molto seri: in effetti articoli come questo nascono proprio dalla necessità di descrivere fenomeni contemporanei complessi (e concettualmente sottovalutati) in modo serio, utilizzando tanto gli strumenti dell’esperienza quanto quelli dell’analisi, senza fermarsi alla visione superficiale (e a volte mistificatoria, come quando si vuole confondere psichedelia e stordimento – questione su cui torneremo in modo dettagliato nei prossimi due articoli del trittico) proposta dalla narrazione dei media di massa.

  7. Enrico Marsili scrive:

    Non mi sembra un fenomeno complesso, ma il figlio minore dell`ozio forzato e della mancanza di prospettive. Perlomeno non rompe le scatole come il fratello maggiore, quello che alberga nelle banlieue e nelle borgate.
    Anche vestito di concetti magici e sciamanici, il nulla rimane nulla. Buon divertimento. E grazie comunque per aver descritto in maniera piacevole un fenomeno che conoscevo solo di striscio, a causa di alcune frequentazioni tedesco-olandesi.

  8. Kim Jong-un scrive:

    @sarmizegetusa Consiglierei più Mircea Eliade e una pallottolla nel cervello.

  9. Kim Jong-un scrive:

    Sugli “iniziati” vale quello che direbbe Cioran in merito a questi cacofonici cervelli in dilatazione anale.

  10. Nena scrive:

    Bell’articolo. Si poteva magari dire di più sulla repressione, vedi il Criminal Justice Act inglese, la legge Mariani in francia, e l’approccio sporco “all’italiana” o “alla spagnola”. Ma rende giustizia a un movimento e a un’epoca forse giunta al termine (anche se non nell’est europa).
    Un po’ inquietante vedere come tra i commentatori di un sito presumibilmente frequentato da gente di cultura non manchino quelli disposti a prendere per buona la verità della TV, e anche a difendere il proprio pregiudizio con violenza….

  11. Kim Jong-un scrive:

    L’ ésprit comunitario del rave è parente della spiaggia affollata. L’aspetto iniziatico (ma come si può riempire di scemenze da onanismo antropologico un discorso che dovrebbe attenersi alle parti basse dell’essere…) è da kali-yuga, è mera contraffazione del ritualismo tradizionale. Drogatevi pure ma con classe, ascoltando Wagner. Qua siamo a mad max e blade runner da mercato rionale.

  12. Brenta scrive:

    i cattivi infiniti difesi e perpetrati a oltranza dai figli di un dio stupido. Quoto totalmente quello che dice Kim Jong-un: l’esposizione in pubblico di un presunto “male” sociale come la droga non è un affronto al perbenismo e alla miopia di gran parte della politica, ma solo l’altra faccia di un conformismo che scambia l’esperienza estetica – cioè la conoscenza raggiunta attraverso l’esercizio e, come si diceva una volta, l’ “allungamento” dei sensi – con lo “sballo”. Vi prego lasciamo da parte Dioniso, Hoffmann e Nietzsche e non ci vergogniamo di dire che lo “sballo” non costituisce reato e che, entro certe condizioni di sicurezza, i rave non sono né meglio né peggio delle notti in discoteca. Il succo del discorso è tutto qui. Ma gli altri discorsi sono addirittura ridicoli, e non riesco proprio a capire come siano potuti finire in uno “spazio” come questo.

  13. apotropaica scrive:

    Tema – perchè ho sul culo l’Italia

    Svolgimento – ho sul culo l’Italia perchè non posso neppure godermi il piacere di leggere un articolo che parla in modo intelligente di qualcosa che è parte di me e ho vissuto per tanti anni, senza che arrivino i sociologi della domenica a sputare sentenze, a permettersi di dire che il mondo dove sono cresciuta, grazie al quale ho girato l’Europa e ho vissuto anni di libertà (una libertà che molti di loro non conosceranno mai), nel quale ho trovato la mia realizzazione esistenziale, ho sperimentato il piacere di fare arte pur senza essere artista, e ho conosciuto la compagna della mia vita, insomma, LA MIA CULTURA, è “il nulla” (sic). Occorre ricordare quale ideologia faceva uso di questo dispositivo retorico?
    Ma non si accontentano! Eh no! Eh nooo! Non gli basta liquidarci, naturalmente sulla base del solo pregiudizio (simile a me = giusto; diverso da me = sbagliato, e il fatto che si paragoni il teknival alla discoteca la dice lunga sul livello dell’analisi!). Non gli basta tirare in ballo la cultura alta (Wagner piace anche a me, grazie) per affermare implicitamente che la tekno, che è musica popolare, non sarebbe cultura. Eh no, non gli basta di certo! devono anche permettersi di darmi dell’ignorante, di presumere che essendo espressione di una cultura diversa dalla loro e da loro non riconosciuta, non possa conoscere o capire i riferimenti citati nell’articolo (immagino come li comprendiate bene voi, Dioniso, Nietzsche, Hofmann o Bey, che so, forse un giorno vengo a farmeli spiegare, che ne dite?). A poco servirebbe fargli presente che, per quanto vessata, precaria e circondata da gente come loro, insegno all’università: sono una ravettara, quindi sono “il nulla”. Avete già preparato la stella gialla?

  14. Kim Jong-un scrive:

    La boutade su Wagner era palesemente ironica. In merito alle menti succitate (escluso Dioniso, beninteso) sono state e sono occasione di lettura e rilettura. Ho frequentato e PARTECIPATO da imberbe adolescente, a situazioni attinenti alla sottocultura rave (feste e droga comprese) e alla cosiddetta controcultura suburbana – e rido a utilizzare questi termini con cui, in quanto alieno da certa sociologia di staminchia, mi sciacquo le palle.
    Conosco quindi i miei polli, agli estrogeni. Si è contemporanei quando si è fuori da ogni falsificazione operata della storia, ragion per cui rido bellamente di certe interpretazioni di quattro smandiboleurs misticheggianti (per non tacere dei morti tanto cari a C.B). Contemporanei (perché fuori dalla retta) saranno semmai gli indios amazzonici e ancora per poco, purtroppo. Autoironia inconsapevole: i rave nelle fabbriche abbandonate riproducono l’espressione dei medesimi automatismi che regolavano la funzione delle suddette quando non erano ancora dismesse. Poco importa che la meccanicità sia governata da altri ritmi, il risultato è lo stesso; l’avvilimento dell’armonia e la mortificazione del gesto.

  15. Brenta scrive:

    Cara apotropaica, ma cosa c’è di diverso tra il rave e la discoteca? il rave è all’aperto? il rave implica una cultura, un senso di appartenenza, non è spersonalizzazione ma esperienza mistica? Nessuno è contro la tekno – che nella vulgata è la musica da ballo “colta” – ma contro l’idiozia di certe dichiarazioni d’intenti. Volete sballarvi? e sballatevi! So bene che il rave non è la discoteca e infatti mi riferivo all’unico aspetto che condivido di quest’articolo: la disinformazione con annessa “criminalizzazione” montata intorno a questo fenomeno. Ma non è di libertà che si sta parlando; se per libertà s’intende la libido condivisa di essere zombie in mezzo ad altri zombie. La retorica del “senza (più) peso” è quanto più deleterio e quanto di più coglione ci possa essere, poiché non è altro che l’estrema banalizzazione di pratiche (la meditazione) e concetti (il vuoto) che si fondano sull’autodisciplina, cioè qualcosa di tutt’altro dalla spersonalizzazione di cui si va miagolando. Quindi lasciamo perdere il sociologismo d’accatto, le patetiche venature new-age e i riferimenti a dir poco improbabili. La verità è che, come sempre, il troppo pieno è la più sincera espressione del nulla. (Un altro consiglio: drogatevi di meno, e non risparmiatevi la fatica di essere lucidi. Perché davvero si fa più fatica)

  16. Herzog scrive:

    bell’articolo frà….aggiungerei però che tek come quello di Pinerolo sono andati così bene perchè il grosso dell’organizzazione era francese….loro si che sanno mettere su le feste, con gli italiani succede sempre qualche casotto….

    Brenta ti rispondo io: in discoteca si paga, al rave no. In discoteca ci sono i buttafuori, al rave no. In discoteca c’è (a volte) la selezione, al rave no. In discoteca il dj è presentato come una star, al rave non vedi neanche chi sta suonando. In discoteca sono promossi comportamenti sessisti e violenti, al rave no (in discoteca si va per rimorchiare, al rave no). In discoteca ci si ottunde con l’alcol, al rave si assumono sostanze più complesse e generalmente stimolanti. In discoteca c’è il privé, al rave puoi andartene anche dietro le casse dove ce sta il dj. In discoteca a una data ora tutti a casa, al rave stai quanto te pare. In buona sostanza, in discoteca si riproducono le logiche di potere del mondo esterno, mentre al rave le si sovvertono. L’unica cosa in comune, alla fine, è che in entrambi i luoghi si ascolta e si balla musica elettronica.

  17. apotropaica scrive:

    @kim ah adesso si tirano fuori vaghe semi-partecipazioni (mi ricordo, un’estate, al mare…) nel tentativo di rinforzare una posizione che in realtà è debole perché pregiudiziale. Eh no! Se avessi una reale conoscenza del mio mondo ragioneresti semplicemente in modo diverso. Con i tuoi commenti hai insultato me, la mia cultura, la mia formazione e buona parte dei miei affetti. E “sociologia di staminchia” è allora quella di chi come te, sale in cattedra senza titoli né “abilitazione” e viene a insultare e discriminare chi sente diverso da lui. Per cosa poi? Per difendere la (per nulla a rischio) posizione della maggioranza benpensante?

    @Brenta La tua chiusa moralistica parla da sola. “Drogati meno” è qualcosa a un livello dialettico così ignobile che l’unica risposta adeguata è forse “scopa di più” :-) Seriamente parlando, i punti in comune tra stati alterati di coscienza da sostanze psichedeliche e stati alterati di coscienza da pratiche meditative e ascetiche sono tanti e c’è una vasta letteratura (una volta in Italia c’era pure una società che si occupava di studiarli), basta sbattersi un minimo per trovarla.

  18. apotropaica scrive:

    qualcuno mi levi quella faccina gialla… il mio era uno smiley normale : – )

  19. Kim Jong-un scrive:

    Scusa, Apotropaica, se non ho seguito la Spiral Tribe attraverso il Pakistan ma mi sono accontentato di un po’ di feste in qualche ” affascinante moloch post-industriale nel vortice di rutilanti sinestesie divinatorie “. Gnègnè, io ho fatto 3700 teknival e tu no.
    Lungi da me difendere qualsivoglia morale benpensante, il mio discorso resta legato alla dimensione estetica e pseudoestAtica (e qui mi trovo in accordo con Brenta) sottesa all’articolo. Il conformismo ha milioni di facce, inebetite o meno, su un tram o sotto due casse totemiche. Era più psichedelico ed orfico mio nonno quando inalava la merda delle vacche.

  20. Kim Jong-un scrive:

    Shock in my town di Battiato racchiude quanto scritto più sopra. Au revoir les enfants aminoacidi.

  21. Brenta scrive:

    Cara apotropaica, la mia era una provocazione. E comunque nessuno di voi mi sembra abbia ben chiaro che le cosiddette pratiche meditative (peraltro banalizzate da una certa sottocultura occidentale) che richiedono un’educazione della mente e del corpo (per la filosofia orientale sono un tutt’uno: niente di più lontano dal nostro dualismo) e le “vostre” orge rituali che già di per sé sono un controsenso con concetti che forse non avete ben chiari come l’ascesi e la meditazione. Non ci possono essere punti in comune perché a differenza della meditazione i vostri riti misterici mirano alla spersonalizzazione – e questo mi sembra evidente dalle testimonianze raccolte. Riguardo alle droghe, la mia posizione è forse sorpassata e senza dubbio moralistica. Ma io credo che l’angoscia vada attraversata ogni giorno, e che quello della spossessino di sé sia un grosso pericolo se diventa abitudine e dunque dipendenza. Il mio “drogati di meno” voleva dire soltanto questo. (p.s. ma siete sicuri che state sovvertendo il potere? o non è forse proprio questo Potere che “ciavete sempre in bocca” che vi costringe a mettere su queste baracconiste per avere l’illusione di essere liberi? Rifletteteci: c’è forse un altro per essere liberi? E soprattutto, c’è niente che vi danno le droghe che non potete darvi da soli con un minimo di fatica in più? Fatica, parlo proprio di questo.) Naturalmente, anche se scherzoso (spero), lo “scopa di più” si commenta da solo.

  22. Brenta scrive:

    Scusate per gli errori e le omissioni ma sto scrivendo da una tastiera americana.

  23. Donato scrive:

    Bell’articolo!
    Complimenti e grazie mille!
    E’ interessante notare come certi eventi profondamente ritualistici hanno effettivamente un forte parallelismo con le culture sciamaniche distribuite naturalmente un po’ in tutto il pianeta! Sono sempre esistite propio per la grande necessitá che ha l’uomo nella ricerca del contatto con il divino a voler trascendere il materialismo della vita! dove la necessitá di essere spiriti liberi e autocoscenti c’é sempre stata, priva di norme e restrizioni!
    Ma é interessante soprattutto notare che mentre nelle culture antiche (vedi anche aborigeni d’australia oltre le culture amerinde e asiatiche) nascevano spontanee propio perché naturalmente insite nell’uomo, nella nostra cultura occidentale, tremndamente decadente e obsoleta, piena di norme, restrizioni e leggi coercitive sotto tanti aspetti, riesce ad affiorare l’esigenza pura e sincera di vivere con lo SPIRITO libero! E’ veramente una speranza per la nostra societá che non crede assolutamente nell’individuo LIBERO, piuttosto lo teme! come sempre é accaduto dai poteri che lo governano, vittime della paura del terrore e per questo sempre a caccia di streghe da bruciare!

  24. apotropaica scrive:

    @kim e lungi da me fare quella che “va alle feste da più tempo”, dico solo che, così come chi visita una nazione da turista non capirà che gli aspetti più superficiali, allo stesso modo chi si fa un paio di feste (per di più da ragazzino ed esterno) non si trova necessariamente titolato a sentenziare su tale cultura o, peggio, a parlarne male (o, peggio ancora, a insultarla).
    E, no, mi spiace, tuo nonno sarà stato sicuramente un grand’uomo, ma non era orfico, ed è comunque più conformista difendere la posizione proibizionista, consumista, moralista, materialista dominante (non che le posizioni laterali e minoritarie siano necessariamente “buone” o salvifiche, beninteso). Troppo facile liquidare quello che non si è del tutto inquadrato assimilandolo ad “altro lato della medaglia” di qualcosa di negativo che si ha invece ben presente.

    @Brenta chiaro, lo “scopa di più” era una ipotetica risposta al tuo “drogati meno”. Detto questo, un tale punto di vista sulle droghe non è “sorpassato e moralistico”, è proprio scientificamente falso. Probabilmente non sei al corrente del fatto che il primo studio esaustivo sull’mdma (per il cattivo giornalismo: ecstasy) concluso dalla Harvard Medical School nel 2011 ha stabilito che non provoca alcun tipo di danni al cervello. E magari non conosci neanche la classificazione delle varie sostanze effettuata da The Lancet (il link nell’articolo fa riferimento a quello studio, ma ancor più chiara è la tabella (blu: danno agli utenti; rosso: danno agli altri; somma: danno complessivo) che trovi qui: http://guineveregetssober.com/wp-content/uploads/2010/11/Lancet_chart_11-01-101.jpeg La verità scientifica, ancora del tutto indigesta alle masse, anche a quelle “progressiste”, è che droghe legali come alcol e tabacco sono molto più “droghe” di varie sostanze usate nella cultura rave. E nonostante questo non mi permetto certo di insultarti o sottovalutarti o darti dell’ignorante o del “nulla” perché magari ieri sera ti sei bevuto due birre.
    Su meditazione e spersonalizzazione servirebbe più spazio, ma a livelli alti (non raggiungibili, in genere, al circolo yoga all’angolo) la meditazione trascendentale porta, per stessa ammissione di chi ha sperimentato entrambi gli stati, al tipo di esperienza ottenibile tramite gli psichedelici. Poi, chiaro, si può dibattere se sia “giusto” prendere la scorciatoia moderna, o se sia il percorso che conta!

  25. Enrico Marsili scrive:

    Il rave come fenomeno giovanile (diciamo <20 anni) ci puo`stare, ognuno cresce come vuole, e certe esperienze (ci siamo passati tutti, immagino) sono irripetibili nella loro acerba bellezza. Pero`poi arriva la realta`, e giocare a fare lo sciamano chimico e`una bella fuga dalla realta`, piu`che un`assunzione di responsabilita`.
    Tra l`altro gli sciamani utilizzavano droghe "naturali". I ravettari usano droghe costruite da gente con un PhD in chimica, gli stessi "normali" che disprezzano tanto. Perche`non provare con le droghe naturali? Magari la musica elettronica puo`aiutare a trovare le dosi non letali, hai visto mai.
    Riguardo alla discoteca, continuo a pensare che sia il nulla. Sento la stessa musica quando corro su un cavolo di tappeto rotante in palestra. Pero`pago di meno e posso bere quanta acqua voglio :)
    @Apotropaica: insegnare all`universita`non e“sto gran titolo o merito…

  26. Donato scrive:

    Enrico@
    Il rave come fenomeno giovanile (diciamo <20 anni) ci puo`stare, ognuno cresce come vuole, e certe esperienze (ci siamo passati tutti, immagino) sono irripetibili nella loro acerba bellezza. Pero`poi arriva la realta…..

    La realtá! La realtá forse intende dire quella di pagare un mutuo una vita intera, di lavorare 14 ore al giorno, di non dormire la notte pensando "per quale motivo sto facendo questo tipo di vita: lavorare di un lavoro qualsiasi, inutile, purché mi dia uno stipendio, di fare dei figli e lamentarmi che esistono perché bisogna mantenerli, cambiare il cellulare ogni tre mesi per poi sentirmi momentaneamente appagato, comprarmi un plasma enorme per vedere meglio le sciocchezze che propinano i palinsesti tv ed essere bombardato da altri prodotti inutili made in china".
    Giá é propio questa la realtá, ma la sua di realtá! La mia di realtá é un po' diversa:
    cominciamo insieme, io e lei ad andiamo ai rave, entrambi ci divertiamo un mondo, poi finito il rave, lei nella sua realtá lo cancella all'istante e si tuffa nel mondo in cui vive perché lo accetta cosí com'é con tutte le sue problematiche!
    io invece nella mia di REALTA' ci rifletto sopra e continuo ad assaporarlo il rave, magari aiutato anche da qualche smardrugs non dico di no, a quel punto la mia coscenza si espande i miei pensieri da ordinari si convertono in straordinari e …sono felice! Continua ad essere realtá o no? Poi mi trovo ad affrontare il mondo cosiddetto reale per come lo intende lei e grazie all'espansine della coscenza, cerco di analizzarlo nei dettagli e mi accorgo che il 90% é tutta mentira podrida (menzogna putrefatta, da una canzone di manu chao) allora cerco in tutti i modi, la dove posso, di costruirmi con coscenza e un minimo di libertá interiore, uno spazio in questa societá, dove posso continuare a vivere la mia condizione finalmente di uomo pensante, continuando ad andare ai rave se ancora lo voglio o a tutte le alternative similari perché mi rendono felici;
    E grazie alla mia nuova dimensione con le rinnovate capacitá per pensare, con molta prudenza, non accenderó un mutuo se so che mi assorbirá il 90% della mia vita, e nno metteró al mondo dei figli per poi abbandonarli! Non mi compreró il macchinone se poi non sapro' come pagarlo! Intendiamoci , prendo a prestito il suo commento per fare il mio di commento, magari lei é una persona felice senza l'incubo di come arrivare a fine mese e spero che sia cosí!
    Ultima cosa, mi permetta: se purtroppo non riesce a provare piú lo stimolo di "meneare" con i piedi e il corpo al ritmo della musica é un problema suo qui i rave o affini non c'entrano niente ! Io continuo ad andare a ballare e divertirmi acora come un'adolescente nonostante i miei 50 anni suonati! continuo a bere acqua come sempre magari con l'aggiunta di birra, qualche bottiglia di vino e qualche mojito ogni tanto! Si forse spendo un po' di piú ma ho pensato che posso fare a meno di macchinoni, tv al plasma, tutta la serie I/mac etc.
    In difesa di Antropaica " cosa significa che insegnare all'universitá non é un gran titolo?"

  27. Dez23 scrive:

    grazie per questo reportage è bello vedere che c’è qualcuno ogni tanto che non si ferma alla superficie delle cose!!!

  28. Solo un appunto su droga e meditazione.
    La meditazione è una pratica che non serve a niente, se non a far scoprire quanto la mente schiavizza la persona. Dopo anni di meditazione, un giorno, durante una di queste, ho scoperto che non avevo mai fatto meditazione, ma avevo solo fatto una pratica chiamata meditazione. Quasi sempre le sensazioni, le visioni, gli stati che attraversano gli strati di cui siamo fatti, man mano che si scende, si scava nelle sovrastrutture, si è più consapevoli, ma poi finisce lì. Così come finisce il rave, la roba scende, e si torna a vestire e fare e dire le solite cose da persone con cultura altra, ma con pratiche di vita comuni, conformiste, da devo la orare per pagare il mutuo.
    Molti hanno praticato la meditazione, pochi si sono illuminati, e quei pochi dicono, con stili diversi, più o meno le stesse cose: che è una cosa molto normale, che significa essere lucidi, liberi, attenti, che il tempo cessa di esistere, che il dualismo diventa ridicolo, che si è un tutt’uno con tutto. E che non ci sono parole per descriverla.

  29. Donato scrive:

    Peccato che non ti sei illuminato nemmeno un pochino, quello che tu dici, e cioé :
    ” che la meditazione è una cosa molto normale, che significa essere lucidi, liberi, attenti, che il tempo cessa di esistere, che il dualismo diventa ridicolo, che si è un tutt’uno con tutto. E che non ci sono parole per descriverla” é verissimo e non é necessario viverla tutti i giorni anche se dal momento che hai vissuto l’eperienza almeno una volta, vorrai senz’altro ripeterla.

    L’importante é scoprirla almeno una volta, é come quando assaggi un piatto nuovo magari esotico e ti piace da morire, ecco ! non te lo scordi piú e cercherai di riprovarlo magari non propio lo stesso ma ti avvicinerai molto con i sapori e forse un giorno avrai la fortuna di provarlo ancor piú buono!

    E comunque non esiste solo il bianco e il nero, soprattutto quando si parla di coscenza, ma un ‘infinita gamma di grigi, con la speranza di arrivare al bianco ovviamente, ma anche se non ci arrivi al bianco puro ci si accontenta anche del grigio perla o giú di li.
    Vale lo stesso per le esperienze rave o similari, se ti mantieni giovane dentro é facile ripetere le stesse emozioni se non addirittura migliori propio in virtú del fatto che la coscenza si espande ogni volta di piú, se hai saputo gestirla. La mente non é come il fisico che si deteriora al contrario é in continuo processo di evoluzione!

    E’ invece frustrante trovarsi al grigio petrolio e non avanzare, qualche blocco karmico evidentemente, forse bisognerá aspettare la prossima vita.

  30. non so esattamente a cosa ti riferisci Donato, ma temo che la ricerca ossessiva di un risultato, il tentare di ripetere il piacere provato durante una seduta di meditazione, siano il pericolo più grande di chi magari legge qualcosa, lo trova affascinante, si avvicina alle pratiche orientali e crede di aver compreso l’universo. non ci vuole un’altra vita, ma forse un diverso approccio.
    attenzione è potere, e l’illuminazione non è un percorso, ma uno stato subitaneo, non rinviabile, non ricercabile. quello che accade durante una meditazione, se va bene, è piuttosto superficiale; è la consapevolezza di quanto, normalmente, a causa delle molte sovrastrutture che condizionano la mente, si è lontani da sé.
    e non lo dico io, lo dicono molti testi poco new age e molto illuminati.
    leggere ed esperire per credere.

  31. Donato scrive:

    Cristiano

    E’ difficile riassumere in un commento certi aspetti, é vastissimo l’universo della coscenza propio come un’universo! Io ho avuto la fortuna di vivere emozioni enormi che credo si avvicinino molto ad uno stato simile a cui fai cenno nel tuo post sui veri illuminati (ho letto e contiuno a leggere testi importanti a riguardo).

    Non so da cosa dipenda la fortuna (o no) di vivere certi stati d’animo, che non sono affatto illusori, al contrario molto reali! Piú di una visione magnifica di un tramonto in posti esotici magari con la donna che ami! Non necessariamente certi stati d’animo si vivono in contesti naturali adeguati, certamente aiutano! ma non sono imprerscindibili, mi é addirittura successo passeggiando per le strade del mio quartiere.

    La mia vita é stata piena di accadimenti insoliti sin dalla nascita, la maggior parte, di sofferenze interiori e di adattamento agli ambienti in cui cambiavamo frequentemente per motivi estranei alla mia famiglia! credo che tutto ció abbia contribuito a sensibilizzarmi, forse per difesa il corpo umano (e l’universo/ Dio / Budda/ Boh) utilizza strumenti misteriosi per adattarsi alle circostanze! non lo so..
    FAtto sta che , malgrado certi traumi non si superino del tutto, posso dire di essere persona fortunata, poiché la vita ha saputo ricompensarmi per credere in lei nonostante tutto!

  32. Donato scrive:

    Complimenti per lo scritto “Sogni amniotici di mezza estate”!
    Ti auguro una bella estate!

  33. anch’io credo di essere fortunato perché ho me. ho frequentato per alcuni anni la meditazione: la praticavo tutti i gironi ed ero in uno stato di grazia. mi ero però appoggiato a quel benessere, sviluppando una sorta di dipendenza da quello stato. in realtà, come si suol dire, si può meditare anche lavando i piatti, e questo, da anni, è un memento interiore.
    grazie per il complimento.

    mi scuso per altro per l’OT, ma mi pareva fosse opportuno intervenire. l’articolo per altro mi è piaciuto benché non si un esperto di rave.

  34. Federico Gnech scrive:

    Bel pezzo. Nello spazio limitato di un post Vanni Santoni riesce a descrivere alcuni degli aspetti salienti di un fenomeno molto interessante. Anni fa giochicchiavo con le drum machine e i sequencer. Non ho mai suonato in un teknival propriamente detto, ho solo fatto l’esperienza di festival commerciali organizzati anche da gente che proviene da quel mondo – dal punto di vista dell’economia, sarebbe interessante provare a raccontare il passaggio all’impresa, per così dire, di certe realtà (una parabola vissuta dal mondo dei csoa, del resto). E forse sarebbe utile allargare un po’ la visuale a tutta la storia del connubio elettronica-droghe. Simon Reynolds ha raccontato molto bene di come si è passati dall’house a 120 bpm e dall’Ecstasy si è passati alla teknazza a 240 e alla ketamina (qui: http://books.google.it/books/about/Generation_Ecstasy.html?id=tGaRJiXe74UC&redir_esc=y).
    Sul versante delle sostanze non so quale sia la situazione, oggi. Negli anni scorsi, la poca consapevolezza, unita al regime proibizionista, hanno fatto diventare eroinomani tanti raver. Per capire questo fatto basta aver ascoltato i racconti di amici che, dopo tanti weekend di viaggi a rotta di collo nelle profondità (anzi alle altezze) del proprio spazio interiore, si ritrovavano a dover gestire down tremendi, a tentare di spegnere i fuochi che avevano acceso nelle loro menti. E gli stessi personaggi che avevano venduto loro la keta, gli vendevano la roba. In generale, a proposito sostanze psichedeliche, consiglio ai curiosi la lettura dell’introduzione di PIHKAL, di Alexander Shulgin, forse il più grande sperimentatore e creatore di molecole di sempre: http://pihkal-ita.blogspot.it/2010/11/introduzione.html

    @Donato
    @Cristiano

    Peace ‘n’ Love 😉

  35. Brenta scrive:

    Tanto le esperienze mistico-trascendentali dei rave quanto la meditazione ricercano una condizione di “benessere” che si è soliti definire “liberazione”. Questo bisogno di “essere lontani da sé”, come dice giustamente Christian e come anche io ho provato personalmente, non è un bisogno “essenziale”, cioè un ritorno al profondo, all’autentico ecc ecc. ma un bisogno “culturale” che risponde a un’esigenza troppo umana: quella di avere il controllo su emozioni e sentimenti, nel momento in cui questi influenzano negativamente la nostra vita, o meglio l’ideale di vita cui attendiamo. Se vivessimo in un’altra società, elaboreremmo altre strategie e altre vie di fuga. Tanto le droghe di cui parla la cultura rave quanto la meditazione – il punto in comune fra entrambi è la cosiddetta, presumibile “dimensione spirituale” – e molte altre “pratiche” non sono che delle strategie “soft” con cui i cosiddetti sentimenti negativi (e dunque antisociali) vengono legittimati in uno spazio limitato, innocuo, troppo settoriale perché subito codificato da un sapere specifico – un sapere che fa gruppo e che fa proseliti. La cultura rave, benché si voglia alternativa, è purtroppo estranea “a priori” dal conflitto sociale. Una giusta e obiettiva informazione sull’uso e sulla natura delle droghe, non serve purtroppo a redimerla da questa marginalità. Stessa sorte che da un po’ di tempo a questa parte è toccata a tutte le culture alternative e alle cosiddette avanguardie.

  36. Donato scrive:

    Grazie Federico
    Davvero interessante l’introduzione di PIHKAL.
    Anche a te pace e amore :)

  37. Enrico Marsili scrive:

    @ Donato, in ritardo:
    LA realta` e` molto piu` bella di come la descrivi. Non a tutti ha detto male nella vita`. Per quanto riguarda l` insegnamento universitario in Italia, consiglio la lettura di alcuni ottimi post su questo blog. Speravo si capisse.

  38. Donato scrive:

    Giá ognuno vive la sua di realtá bella o brutta che sia!

  39. xxx scrive:

    ma nnatevene n’po affanculo voi e tutte le vostre ciance; ma se uno se vole fa le feste ma cazzi sua no?

    cos’è adesso ci lamentiamo dello sporco? che,dico, napoli sommersa dai rifiuti ok rave sporco? perchè le città italiane son forse pulite?

    o del rumore?

    però quando monti o berlusconi ve lo sbatton nel culo tutti zittini ehh ce mancherebbe!

  40. Lily scrive:

    Stare in un rave significa tornare alle origini, è un mix di emozioni forti. Chi lo vede da fuori lo vive come un nonsense unico. Le persone a casa, comodamente sedute sul divano a guardare il telegiornale, ci vedono come una massa di tossici riunita per fare casino e drogarsi. Un Freeparty non è nulla del genere, la FESTA incarna lo spirito di condivisione, incoraggia la socializzazione e scoraggia i conflitti. Noi festeggiamo, celebriamo il sound, il presente, la gioia del momento, il ritorno alle origini tribali, se così si può dire. E’ come se fossimo una grande famiglia, o tribù, di persone allegre e alla buona, che hanno in comune l’amore per la tekno e altri ideali. Il freeparty è anche una protesta contro le etichette e le regole imposte dalla società. La festa ognuno la vive a modo suo, ma, se la si vive bene senza infrangere le “regole” del rispetto anche se implicite, è un’esperienza davvero speciale e unica. E’ un po’ complicato da spiegare e lo è ancor di più capire il perché di queste manifestazioni se non ci si è dentro. Immaginatevi una zona libera dal tempo, dalle regole e dalle preoccupazioni, come una piccola vacanza nella quale vi immergerete completamente nella tekno, nel sound, ecco, semplificando, come la viviamo noi.

  41. la funambula scrive:

    ho letto questo articolo già anni fa e mi era piaciuto molto.soprattutto quando si paragona il teknival ad un villaggio… e il sound ad una cattedrale
    sono 10 anni che vado alle feste ,cn periodi di picchi e altri di totale assenteismo.per quel che riguarda la mia personale esperienza andare alle feste coincide, per me a periodi positivi della vita, in cui mi sento completa e soddisfatta ,una persona vera e realizzata:passare la settimana a lavorare o studiare e poi il sabato partire e ritrovarMII sotto cassa.ritrovare me stessa .Ho passato 4 anni senza andare ad una festa e penso siano stati 4 anni sprecati a cercare di essere una persona”normale”cercare d stare nei limiti ma in realtà mi sn fatta più male a lavorare e stare a casa :ho finto e ho scavato un vuoto dentro. la festa è un mondo .è un modo stupendo d vivere.i rapporti umani,le dinamiche sn quelle primigenie,basilari senza tutte le sovrastrutture inutili della nostra “Civiltà”
    ,cn la musica che m i rimbomba nell’anima e vibra in tutto il mio corpo,la topografia dei camper e delle auto e il totem sonoro nel centro,persone che provengono da realtà diverse ,nazioni e mondi diversi dal teknuso alla frichettona ,i venditori di panini che si mettono a ballare,i tamarri un po sperduti perchè fuori dal loro mondo,i fighetti le techno -veline e i quarantenni cheancora ci credono.passaggi di generazionie d energie .un pow-wow un jamboree come l’incontro delle nazioni indiane.
    éun’esperienza fantastica e mi cambia ogni volta divento la persona che voglio essere più aperta,più sicura di me ,che prova più affetto per le persone che ha intorno e più interesse per ciò che si può sempre imparare e questo anche senza usaere droghe!!
    certoci sono anche cazzoni,ladri ,acetoni e troiette varie soprattutto tra le nuove leve maquestoperchè portano con sè i Valori del mondo esterno cheti vogliono più ricco ,più stronzo e più figo

  42. tiko ti scrive:

    @federico gne’
    Sono una di quei raver che è passato alla roba.
    Mi piace che dici che molti tentano di spegnere con l’eroina i fuochi che si SN accesi nelle loro menti.
    Io non do la colpa alle feste ma alla paura.io perlomeno non ho avuto il coraggio di alimentarlo quel fuoco bellissimo che mi diceva di seguire un ‘ altro tipo di esistenza ho avuto paura di essere felice x’sarebbe stato più difficile magari mollare il lavoro. e spiegare ai genitori ciò che avresti voluto realmente ( e non era,almeno x me ballare sotto cassa in tutti i teknival d’ Europa ma semplicemente cercare un modo meno soffocante d’esistenza)e quindi ho deciso. D soffocare i desideri con un unico desiderio gigante .e ora che SN adulta e continuo ad analizzare i miei sbagli,le mie cadute sono convinta che. Se me lo venissero a chiedere la cosa che mi ha fatto diventare unaxsona normale integrata nella socsietà che lavora e paga le cazzo di bollette è stato la roba.

  43. esio scrive:

    maddavvero? state arripete le stesse cose dal 91, che due palle aho. nonostante i vostri sforzi continueremo ad andare alle feste. pero’ basta col french core.

  44. anonimo scrive:

    Io non sono mai stato a un rave
    se non ci fossero solo drogati potrei anche dire “bello”. Ma siamo seri… anticonformismo e puttanate varie? Ma allora il vestirsi in un certo modo e l’avere certe acconciature non è conformismo? Diciamolo: è una sagra della techno dove uno va per divertirsi e sballarsi. Se ci si andassero solo per divertirsi, senza fottersi cervello fegato e reni con tutta quella merda che prendono, sarebbe meglio. Meglio per loro ,per i loro familiari, per i loro amici, per tutti

  45. Radish scrive:

    @anonimo bastava la prima frase per comunicare al mondo che non conosci l’argomento :-) per il resto, grazie, giudizi basati su pregiudizi e moralismo diffuso ne abbiamo già abbastanza nei TG

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