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Il condottiero di Georges Perec

Questo pezzo è uscito su IL.

«Il condottiero non è mai immobile. Inespugnabile, spaventoso nella sua perfezione immediata, guarda il mondo con gli occhi freddi del giudizio». Così Perec descrive nelle ultime pagine del suo romanzo Le Condottiére il volto del soldato dipinto da Antonello da Messina nel 1475. Il ritratto è al centro del romanzo che porta il suo stesso nome: la storia, costruita come un poliziesco, di un falsario assassino, ossessionato dalla perfezione dell’opera del pittore italiano. Le condottière fu scritto da Perec tra il 1957 e il 1960, quando lo scrittore aveva vent’anni, «il primo romanzo che io abbia portato a termine», ricordava.

Arriva ai lettori solo oggi, pubblicato da Seuil a trent’anni dalla morte dell’autore. Finora avevano potuto leggerlo solo gli studiosi; anche lo scrittore aveva creduto fosse perduto per sempre, dopo essersi distrattamente liberato di una valigia che conteneva i suoi manoscritti giovanili. Fu il primo romanzo che il giovane Perec inviò alle case editrici. Rifiutato da Gallimard: «troppe goffaggini e troppi chiacchiericci», scrivevano gli editor.

Perché mettere al centro della sua opera prima proprio quel ritratto? «Tu ti sei lasciato sedurre da questo sguardo, non sei riuscito a domarlo, a spiegarlo, a superarlo, a fissarlo sulla tua tela», leggiamo. Lo stesso volto del ritratto è un doppio del volto di Perec. «La piccola cicatrice sul labbro superiore» che vediamo nel dipinto allo scrittore appariva identica alla sua. Cicatrice che si è procurato in una zuffa infantile, e che per lui diventerà «un segno distintivo» (tornerà nel volto del protagonista de L’uomo che dorme).

A leggerlo oggi è difficile sottovalutarne l’importanza. A partire dalle prime parole: «Madera etait lourd». Madera era pesante. Chi parla è il protagonista, Gaspard Winckler, pittore, anzi falsario, che trascina per le scale il cadavere del suo benefattore, Anatole Madera, cui ha appena tagliato la gola. Perec fa il suo ingresso nella storia della letteratura trascinando un cadavere troppo pesante. Il nome del protagonista non ha nulla di casuale: Gaspard Winckler. Lo ritroveremo in W o Il ricordo di infanzia, dove interpreta la solitudine dell’orfano – condizione mai rimossa della biografia di Perec – e soprattutto in La vita: istruzioni per l’uso. Winckler sarà sempre il pittore incaricato da un facoltoso mecenate di copiare degli acquerelli per farne dei puzzle; anche lì la conclusione è tragica.

Il romanzo è la storia di un fallimento. Narrata due volte, la prima in ordine cronologico; la seconda a ritroso, come confessione del protagonista. Winckler non riuscirà a realizzare la sua copia perfetta e si libererà dell’uomo che gliel’aveva commissionata. La meta per lui irraggiungibile è «La maitrise du monde». Quella che possedevano «Ghirlandaio, Memling, Cranach, Chardin, Poussin» e che al giovane artista è negata. Gaspard potrà arrivarci quando avrà chiara una cosa: «Il condottiero non esiste. C’è un uomo chiamato Antonello da Messina. E come lui tu andrai per il mondo, cercando l’ordine e la coerenza. Cercando la verità e la libertà».

Antonio Sgobba (1983), giornalista. Collabora con IL, La Lettura, Corriere.it e Wired. Twitter: @antoniosgobba
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