Ore di Spagna

Recensioni in forma di suggestione 02

Foto di Ferdinando Scianna

La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui il primo articolo.

Ore di Spagna (Leonardo Sciascia)

In molti casi l’uomo europeo si domanda della potenza delle arti, in molti si risponde evitando di utilizzare la parola ‘potere’, la parola ‘generazione’. Ha sentito letterati arguti parlare di traumatizzazione senza trauma; incappare nel fatal errore di incaponirsi nella ricerca di un punto di non ritorno. Alcuni lo hanno trovato nella tragedia dell’Heysel, altri nella guerra in Vietnam. Entrambi nello strappo col reale, nel solco scavato tra il nostro divano e il proiettore di questi traumi al silenziatore: il televisore. Abbiamo osservato l’altrui morire senza la pienezza dei sensi. Il solletico pietoso della vista è di un pallore abbacinante dinanzi alla pienezza dei cinque sensi, e quei letterati hanno colto in questa menomazione l’angolo del piano inclinato.

Tutto ciò ha destato una traumatizzazione senza trauma, dicono.

Oltre l’Europacentrismo c’è l’Italia nella sua piccolezza. E la Storia nella sua infinita ode di dio, e quindi nelle infinite strade che passando da Roma portano a rotonde in stile Zaia. Osserviamo tutto, e tutto è il Trauma. Dall’undici settembre 2001 al 2001 di Genova; Da Katrina all’alluvione di Giampilieri. Il muro, la caduta della Grecia, Freedomflottilla, Fukushima, Chernobyl, Three Miles Island, gli stupri correttivi.

E se proprio vogliamo un trauma nostrano (e già dal sapore globale) la legge 30 del 2003. Il Trauma generazionale, ma di un’altra generazione. Cattedratici, giornalisti e radiofonici, io sono con voi – pensa l’uomo europeo – ma ho 42 anni e sono fuori dai giochi. Eppure, l’uomo europeo, guarda al di là della propria età, dei traumi che si pensano esclusivi, e crede anche che l’arte abbia un ruolo importantissimo. Persino un ragazzo accorto come Sciascia ha dovuto aspettare il patrio tradimento a Chaplin e Gary Cooper per schierarsi a favore dei rojos nella guerra di Spagna. Nel suo gustoso libretto Ore di Spagna (e le foto di Scianna!) dice di essersi schierato con Franco e Mussolini, quando il trauma civile spagnolo ebbe inizio, a causa della stampa italiana. Quindi, cambiò radicalmente idea allorché gli stessi giornali suggerirono un boicottaggio nei confronti di quegli artisti nordamericani colpevoli di avere inviato denaro ai rojos, e di essersi con questi ideologicamente schierati. Non potendo tollerare una tale offesa a Charlot, il sedicenne Sciascia si incuriosì e lesse tutto, compreso il Quijote (come se il Don potesse spiegare la guerra civil con quasi quattrocento anni di anticipo!), e si fece un’idea avulsa dalla propaganda fascista.

Forse, la mescita dell’arte con la vita reale è un merito – e una pecca, basti ricordare che nell’Affaire Moro le citazioni presenti sono di Pasolini (un reale) e di Borges (l’irreale) – di Sciascia; forse non tutti sarebbero disposti a darle il credito che merita, ma l’arte possiede il pregio della globalità, una peculiarità, declinata per esso con le fattezze del difetto, propria anche del trauma in questo secolo.

La sfida reale sarebbe quella di creare una letteratura – dato che solo di letteratura si parla – europea. Se di una cosa si sente la mancanza, e almeno tutto ciò vale per l’uomo europeo, è dell’Europa unita.

Gianluca Cataldo è nato a Palermo nel 1984, e vive ormai da molti anni a Bologna dove si è laureato in giurisprudenza. Suoi scritti sono apparsi in vari blog (Nazione Indiana , GAMMM, il blog delle Edizioni Sur, Pastiche, Terranullius ).
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