Goliarda Sapienza a 620 - orizzontale

Recensioni in forma di suggestione – 06

Questa rubrica racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli. (Immagine: Francesco Quadri.)

Lettera aperta
(Goliarda Sapienza, passando per Cortàzar)

“Mi amareggia entrare in un luogo ove qualcuno che vive tranquillo ha disposto tutto come una reiterazione visibile della sua anima, qui i libri (da una parte quelli spagnoli, dall’altra quelli inglesi e francesi), là i cuscini verdi, in questo preciso punto il portacenere di cristallo […]. Comunque, feci le valigie, avvisai la sua cameriera che mi sarei sistemato qui, e salii nell’ascensore. Arrivato fra il primo e il secondo piano sentii che stavo per vomitare un coniglietto. Non gliene avevo mai detto niente, e non per slealtà creda, solo perché come fa uno a spiegare alla gente che di tanto in tanto gli viene da vomitare un coniglietto?”

Gentile Julio,

Rispondo alla lettera che mi ha inviato mentre occupa, abusivamente (approfittando della mia assenza per un lungo viaggio nell’Isola), casa mia a Bologna. Esordisco scrivendole che, in qualche modo, devo ammettere che mi è mancato. La sua perfezione stilistica nel sintetizzare un pensiero in una frase secca continua a sorprendermi nonostante ci conosciamo ormai da anni o, meglio, io la conosca da anni. Perché mi pare di notare che, nonostante l’eleganza, lei stenti ancora a capire la mia natura e ceda troppo spesso all’indolente tentazione di apostrofare un animo in maniera troppo netta. Certo, la pretesa che lei si riferisca proprio a me potrà sembrare altezzosità – e forse lo è – ma il fatto che lei indirizzi al sottoscritto questa missiva mi pare che possa giustificare il mio peccatuccio borioso. Spero, ad ogni modo, che si goda il soggiorno in casa mia e che, tra i ritratti a china appesi alle pareti,la sua immagine accanto a quella di Borges non la turbi più di tanto.

Quanto ai coniglietti, si ritenga libero di vomitarne quanti crede. Al contrario di quanto lei pensa di me, l’ordine di casa mia, della mia scrivania così come quello della mia libreria, non risponde a un tentativo di rendere visibile una metafora dell’animo, quanto piuttosto all’esigenza di dare un contrafforte a un’interiorità tremolante. “Solo chi ha il disordine in testa è così ordinato nella vita reale”, disse una volta un mio caro amico. E conosco un’autrice che ha fatto rabdomanzia di questa massima, cercando le parole più adatte a districare le frasi che le si erano conficcate nella memoria. Non pretendo di avere il disordine in testa, quest’espressione così smaccatamente beat, né di tracciare un confine tra la mia scrivania – la vita reale – e i coniglietti di cui tanto lei ama scrivere, ma pretendo rispetto per un’insicurezza così palesemente malcelata. È buffo, questa scrittrice (ma anche grande attrice) ha cercato per tutto un libro di vomitare polpi, mentre apprendo che lei, con una facilità irritante, già in ascensore ha vomitato un coniglietto.

Mi sorprende questa mancanza di rispetto, e mi sorprende, inoltre, che incuneatosi negli interstizi della mia vita, aggirandosi per la mia stanza con un indice accusatore sulle costine dei miei libri,una personaacuta come lei non ne abbia notato la disposizione. L’idea di ogni accostamento è ragionata, al punto da sembrare provocatoria, ma, a farci davvero caso, a rifletterci meglio, un attento osservatore scoprirebbe che l’idea dell’ordine – e parte della collocazione stessa – è dovuta a un suo conterraneo che ci è impazzito dappresso al suo ordine, e che ha finito per costruire una casa di libri per sfuggire a quella che con tanto disprezzo lei definisce “una reiterazione visibile dell’anima”. Mi dica, lei che è tanto attento, che ordine può avere un animo che pone al centro dei ritratti appesi alle pareti l’ideatore dei Canti del caos?

Ci fosse stato un ritratto di Goliarda Sapienza (la scrittrice di cui sopra) avrei perdonato le sue illazioni, e avrei compreso il perché di questo suo ostinato pensiero. Ma quel ritratto manca, perché ho paura del coraggio che ha avuto quell’isolana di mettere disordine in un finto ordine, di iniziare – e a fatica terminare – un  tentativo di auto-analisi di cui la signora Sapienza si è assunta ogni responsabilità, all’impiedi, imparando persino a chiedere scusa contravvenendo alla sua educazione. E pazienza se per riuscire (?) in tutto questo è stato necessario vivere il ruolo di straniera, aliena alla propria città, alla propria infanzia e, in definitiva, a se stessa.

Nella speranza che i suoi coniglietti non distruggano casa mia e, soprattutto, non distruggano lei, le ricordo che nel freezer troverà del limoncello fatto in casa.

Nonostante tutto, la saluto con affetto.

Gianluca Cataldo è nato a Palermo nel 1984, e vive ormai da molti anni a Bologna dove si è laureato in giurisprudenza. Suoi scritti sono apparsi in vari blog (Nazione Indiana , GAMMM, il blog delle Edizioni Sur, Pastiche, Terranullius ).
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