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Recensioni in forma di suggestioni – 04

La rubrica di Gianluca Cataldo racconta le suggestioni nate dalla lettura dei libri di autori siciliani. Qui gli altri articoli.

Le lettere del vicolo (Maria Messina)

Cara Caterina,

ti ricordi i nostri discorsi che non mi sarei mai familiarizzata con mio marito? Ebbene, credo che ci sto riuscendo. Se difficilmente piglierò una reale confidenza con quest’uomo saggio e così silenzioso, poco a poco sto invece rendendomi amabile, camminando in punta di piedi quando lui ha da fare o accorrendo quando mi chiama. Eppure, devo dire, per fortuna che con me c’è Nicoletta. Senza sarei persa, superata da una specie di tristezza nel cuore che non mi ha lasciata neanche ora che sono in città con Don Lucio. E sono contenta molto anche di come vanno le cose tra nostra sorella e mio marito. Si rispettano, Nicoletta è bravissima in molte cose, quasi più brava di me.

Con affetto,

Antonietta.

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Amata Caterina,

da quando mi sono trasferita da Antonietta il tempo sembra d’ovatta, e le giornate sono scandite da una rassicurante abitudine. Don Lucio è il brav’uomo che ci era sembrato, corretto e premuroso. Elargisce consigli con la stessa gravità con cui amministra i denari e, anche se a volte può sembrare duro,  per lo più ha ragione.

Sto imparando molte cose qui con loro, e do una mano ad Antonietta con Don Lucio. La mattina gli pettino i capelli, con l’attenzione dovuta e con un ritmo costante che lui sembra gradire; gli preparo da mangiare a pranzo, e dopo cena riempio la pipa che lui fuma in silenzio, seduto o davanti ai vetri della finestra. Ha un paio di quaderni che legge e rilegge e compila ogni santo giorno, annotando cifre su cifre. Non so cosa fa, ma sarà qualcosa in qualità di amministratore del Barone. A me basta di poter dare una mano a nostra sorella.

Spero di rivederti presto,

Nicoletta.

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Care sorelle,

Ho avuto molto piacere a leggere le vostre lettere. Mi fa contenta sapervi insieme, come due acini di uno stesso grappolo, mentre io me ne sono rimasta a S.Agata, con mamma e papà. Ammetto di invidiarvi. A te, Antonietta, invidio il matrimonio con Don Lucio che, se non è un uomo bello, è un uomo generoso che con i suoi denari aiuta tanta gente, non ultimo nostro padre che gli è tanto riconoscente da dire per scherzo che sua figlia gliel’ha data volentieri. E a te, Nicoletta, invidio la città che scoprirai in fondo al vicolo. Mentre io sono qui che aspetto.

Vi abbraccio tanto,

Caterina.

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Cara Caterina,

Abbiamo deciso di scriverti insieme questa volta, con la mia bella grafia. Ad Antonietta sta crescendo la pancia ed è sempre più bella, mentre io vedo avvicinarsi la fine del mio mese e mezzo in città. Don Lucio dice che «chiusa la porta non abbiamo niente a che fare con i vicini», e ha ragione. Perciò la città la vedrò un’altra volta. Ma non ho pentimenti, questo mese e mezzo è stato come una vacanza con Antonietta, durante la quale abbiamo parlato tanto della nostra infanzia e mai del futuro, che sarà senz’altro splendido quando arriverà il piccolo Anselmo. Don Lucio sarà un padre premuroso, come lo è con me e Antonietta. Non ci fa mancare niente, e quando ci sgrida lo fa per il nostro bene, spiegandoci come funziona il mondo fuori dal vicolo, evitandocelo da inesperte.

Antonietta vuole che ti scriva che le manchi, e anche se dice che quando me ne andrò si sentirà persa so che non è così perché avrà un bambino e un marito a cui badare.

Ti stringiamo forte,

Antonietta (col pancione) e Nicoletta.

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Nostro padre ha avuto un malore grave STOP è deceduto STOP vi prego di tornare STOP

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Cara Caterina,

Da quando, dopo la morte di papà, sono dovuta restare in città con Antonietta e Don Lucio mi sento strana. Ho un malessere dentro che non so spiegare. Se prima vivevo l’ospitalità di Don Lucio come una vacanza, adesso mi sento come una servetta senza soldo. Stiro, cucino, lo pettino, gli verso il bicchiere d’acqua che beve con una lentezza che mi esaspera, due ore dopo cena. Sempre due ore dopo avere mangiato. E gli preparo la pipa, mentre Antonietta deve badare al povero piccolo Anselmo, così piccolo e di già così cagionevole. Un bambino così sensibile che non faticherà ad accorgersi dell’insofferenza del padre nei suoi confronti. O almeno così mi sembra.

Con me, invece, ha sempre più premure, ed è sempre più stranamente gentile, tanto che Antonietta, non avendo la forza di dire niente al marito, se la prende con me. Sento che tra di noi sta nascendo un fantasma freddo che Don Lucio amministra come fa con i suoi denari. Non mi è dato sapere cosa pensa, salvo quando si lamenta della poca limpidità della limonata che gli preparo alla maniera di Antonietta, con un po’ di vino e zucchero. Don Lucio mi mette soggezione, eppure non riesco a oppormi alle sue certezze. E le sue carezze, che sono figlie di quelle certezze, stanno rovinando il rapporto tra me e Antonietta. E con le sue figlie. Mi rimane sono il piccolo Anselmo…

Probabilmente non ti spedirò mai questa lettera, per non causarti dolore e per non causarne al cuore debole di nostra madre, ma io mi sento come una sposa senza anello, con tutti, ma proprio tutti, i doveri di una moglie e nessun diritto. È proprio vero, «le donne sono nate per servire e soffrire».

Sarà inutile, ma le lettere vanno firmate.

Con tanta nostalgia,

Tua sorella Nicoletta.

Gianluca Cataldo è nato a Palermo nel 1984, e vive ormai da molti anni a Bologna dove si è laureato in giurisprudenza. Suoi scritti sono apparsi in vari blog (Nazione Indiana , GAMMM, il blog delle Edizioni Sur, Pastiche, Terranullius ).
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