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Reperti, tracce, frammenti: ritratti d’artista

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Potremmo chiamarli libri-pollicino. Vale a dire quei libri che, così come il protagonista della fiaba dei Grimm segue la traccia dei sassolini per ritrovare la via di casa, si affidano a una serie di frammenti per individuare un percorso e dare forma a un disegno. Programmaticamente frammentario è il modo in cui ha proceduto Reiner Stach in Questo è Kafka? (Adelphi, traduzione di Silvia Dimarco e Roberto Cazzola).

Lavorando per oltre un decennio alla biografia dello scrittore praghese (uscita in Germania in tre volumi), Stach ha fissato 99 reperti – foto, appunti, testi di canzoni, stralci da lettere e diari –, ognuno dei quali introduce a una situazione o descrive un legame, lascia affiorare una sfumatura del temperamento, qualcosa che il setaccio biografico tradizionale non intercetta. Ne viene fuori un ritratto composto da materiali minuti, un combinarsi di elementi irrilevanti che restituiscono una percezione di Kafka radicalmente terrestre.

L’autore del Processo beve molta birra e ha un flirt con una bambinaia, per la prima volta prende la metropolitana osservandola curioso, si accanisce su una virgola, teme i topi e vuole diventare ricco progettando una serie di guide turistiche (va considerato che se questo progetto fosse andato in porto, oggi useremmo la parola Kafka come diciamo Baedeker).

Analogamente in Scarti (il Saggiatore) uno studioso del calibro di Giuseppe Marcenaro concentra la sua attenzione sulla materia minore di cui la letteratura da sempre si nutre: «gli scarti, i rifiuti, muriccia, calcinacci, rottami, rumenta et zettum». Recuperando dal cestino della carta straccia il foglietto sul quale Giacomo Leopardi annota una lista di squisitezze di cui – nonostante a Napoli infuri il colera – non vuole privarsi, un biglietto da visita appartenuto ad Arthur Rimbaud (oppure no, non è detto, potrebbe essere uno scherzo dello stesso Rimbaud, come fidarsi di qualcuno che scrive: «Je est un autre»?), e ancora una cartolina raffigurante «il più vecchio pescatore di Claddagh» che Stephan Dedalus invia il 26 luglio 1912 a Hector Schmitz («A portrait of the artist as an old man», recita il testo con cui James Joyce gioca ellitticamente con l’amico Italo Svevo), Marcenaro dice di sì al rifiuto, si fa carico del disperso, del ciancicato, del brandello e del brindello: si prende cura del dettaglio più negletto perché sa che proprio lì (nei sassolini disseminati lungo il sentiero) si nasconde, insieme al diavolo, anche la letteratura.

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Inghilterra e Grecia, selezionato al Premio Strega 2009, finalista al Premio Dessì, al Premio Berto e al Premio Dedalus), Spaesamento (Laterza 2010, finalista Premio Bergamo, pubblicato in Francia), Presente (Einaudi 2012, con Andrea Bajani, Michela Murgia, Paolo Nori). Con Emma Dante, e con la collaborazione di Licia Eminenti, ha scritto la sceneggiatura del film Via Castellana Bandiera (2013), in concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Collabora con la Repubblica, Il Venerdì, il Sole 24 ore e il manifesto, e scrive sul blog letterario minima&moralia. Nel 2010 ha vinto il premio Lo Straniero e il premio Dal testo allo schermo del Salina Doc Festival, nel 2014 è stato Italian Affiliated Fellow in Letteratura presso l’American Academy in Rome. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt/Quodlibet 2016).
Commenti
Un commento a “Reperti, tracce, frammenti: ritratti d’artista”
  1. Pier Carlo Batté scrive:

    Bellissimo libro, un’ottima sintesi ma c’è da chiedersi come mai in Italia ancora nessun editore si sia preso la briga di tradurre l’opera completa di Stach

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