Paolo Nori

Repertorio dei matti della città di Roma

di Paolo Nori

Qualche mese fa ero a Genova a fare un seminario di letteratura, e a me a Genova, non so perché, la gente, hanno un modo di parlare, mi sembrano tutti un po’ squinternati, e poi, tra l’altro, quando vado a Genova mi vien sempre in mente un romanzo di Matteo Galliazzo che si doveva intitolare Il rutto della pianta carnivora, bellissimo titolo, secondo me, che però poi gliel’hanno cambiato è diventato Il mondo è parcheggiato in discesa e è un romanzo che si svolge a Genova e si racconta che i genovesi, quando hanno aperto il McDonald’s, il ristorante, ai ragazzi che stavano alle casse gli avevan dato le istruzioni che danno a tutti i ragazzi che stanno a tutte le casse di tutti i McDonald’s del mondo cioè di sorridere, e i genovesi, racconta Galliazzo, questa cosa che i ragazzi che stavano alle casse del acDonald’s sorridevano non è che gli piaceva tantissimo: «Ben ma, – pensavano i genovesi, – perché sorridono, prendono per il culo?».

Allora sembra che dalla sede centrale del McDonald’s, che dev’essere negli Stati Uniti vicino a Chicago, a stare a Wikipedia, per la prima volta nella storia del McDonald’s abbiano dato il permesso agli impiegati del MacDonald’s di Genova di non rispettare l’istruzione di sorridere ai clienti, anzi, di seguirne una nuova fatta esclusivamente per loro, di non sorridere, ai clienti.

Allora forse anche per quello, quando facevo quel seminario di scrittura per cui ero andato a Genova, uno dei testi che ho usato nel seminario è stato Il repertorio dei pazzi della città di Palermo, di Roberto Alajmo, e dopo che l’ho letto ho detto ai ragazzi che c’erano lì: «Ma perché non fate il Repertorio dei pazzi della città di Genova?».

Ecco, quel libro lì di Alajmo è proprio un po’ un elenco di matti raccontati in piccole storie come questa:

Uno era il professore Ascoli, medico di fama. Quando si trovava ad affrontare un caso clinico particolarmente delicato, gli capitava di sospendere la visita, lasciare il paziente in mutande nel suo studio e andare a fare una passeggiata in bicicletta per riuscire a riflettere meglio. Poi tornava e non sbagliava mai una diagnosi.

Oppure questa:

Uno, la sera della riapertura del teatro Massimino, mise lo smoking e andò. L’Aida era trasmessa in diretta alla radio; e lui, dopo essersi sistemato nel suo palco, tirò fuori una radio e si mise l’auricolare per ascoltare via radio l’opera che aveva davanti agli occhi.

Oppure questa:

Uno abitava a Sn Giuseppe Jato e andava ogni giorno a Partinico per cantare Stasera mi butto alle liceali che uscivano da scuola.

O questa:

Uno era l’attore Carlo Cecchi. Quando la prova generale di Amleto al teatro Garibaldi andò secondo lui male, si rifiutò di riconoscere le facce degli amici che andavano a fargli i complimenti in camerino: «Lei chi è? Io non la conosco».

O questa:

Uno si chiamava Ettore, e stava ore e ore in gabinetto. Fino a quando la madre non gli urlava: «Ettore, scippati di’ddocu». Poi diventò grande e sua madre si stancò di gridare da dietro la porta. Ettore però non sapeva mai calcolare il tempo giusto per stare in gabinetto. Quindi dopo un poco si faceva prendere dall’ansia ed era lui a chiedere da dentro: «Mamà, mi scippo sì o no?»

Delle storie così.

Ecco, quella volta lì di Genova, quando ho finito che poi son tornato a Bologna, a guardarmi intorno a Bologna ho pensato che anche a Bologna, c’era pieno di squinternati, e mi sono chiesto «Ma io, perché non faccio il Repertorio dei matti della città di Bologna?».

E dopo quando sono andato a Milano, da quelli di Marcos y Marcos, intanto che mi guardavo intorno pensavo che anche a Milano, c’era pieno di squinternati, e che si poteva fare anche il Repertorio dei matti della città di Milano e ho proposto la cosa alla Marcos y Marcos, e gli ho citato un libro che so che a loro piace molte piace molto, Le opere complete di Learco Pignagnoli, un libro di Daniele Benati, in particolare l’opera numero 13, quella che fa così:

Opera numero 13.
Tranne me e te, tutto il mondo è pieno di gente strana. E poi anche te sei un po’ strano.

E ci è venuto in mente che ogni città potrebbe avere il suo repertorio dei matti e abbiamo trovato un altro libro, sempre a cura di Roberto Alajmo, che si chiama Repertorio dei pazzi d’Italia dove nell’introduzione Alajmo dice che «Forse ogni città dovrebbe possedere un repertorio dei pazzi, così come di ogni città esistono le guide dei ristoranti e degli alberghi».

E allora abbiamo chiesto a Alajmo l’autorizzazione, e Alajmo ci ha dato l’autorizzazione, e abbiamo cominciato dei seminari e abbiamo fatto Il repertorio dei matti della città di Bologna e di Milano e di Torino, e faremo quello, di Cagliari, e di Napoli, e di Genova forse, e, tra poco, quello di Roma, alla libreria Altroquando che daranno vita, questi seminari, ognuno a un libretto, come una guida dei ristoranti o degli alberghi, che saranno però anche dei piccoli libretti di storia, una storia laterale e insignificante ma che potrebbe essere anche molto bella, ci sembra.

E i partecipanti a questi seminari ci sembra che si debbano tutti un po’ trasformare in cronisti medievali ma della contemporaneità, e quelli che hanno partecipato al seminario di Bologna, che è stato il primo, han tirato fuori diversi matti bolognesi tra i quali anche questi (li hanno scritti Chiara Lambertini, Chiara Spaziani, Angelo Fioritti e Paolo Ricci, che ne ha scritti due):

Uno era il migliore amico di Jackson. Lo aveva conosciuto quando Michael aveva dovuto rifare il bagno nella sua casa di Parigi e si era rivolto alla Manutencoop. La Manutencoop aveva mandato lui, che era il fontaniere di fiducia, e così lui era partito per Parigi con i suoi attrezzi da fontaniere e un sacchetto di tortellini. La casa di era piena di cose meravigliose che gli aveva fatto vedere; poi Michael Jackson gli aveva chiesto di trasformare il gabinetto in modo che venisse su dal pavimento, premendo un tasto, solo nel momento del bisogno poi, finito il bisogno, premendo un altro tasto tornasse giù e sparisse sotto le piastrelle. A un certo punto si era fatta l’ora di mangiare, e lui aveva tirato fuori i suoi tortellini da cuocere; Michael Jackson aveva il suo mangiare speciale, ma quando aveva visto i tortellini gli aveva chiesto di fare cambio e gli erano piaciuti da matti. A quel punto era nata l’amicizia e così, entrati in confidenza, avevano cominciato a chiacchierare. Poi lui si era messo a cantare e a suonare, così, tanto per passare il tempo, e era rimasto così colpito che gli aveva chiesto per favore di insegnargli a cantare e a suonare, perché aveva detto – era molto meno bravo di lui.

Uno aveva fatto un incidente stradale mentre svoltava a sinistra, da via Matteotti in via Tiarini. Un motorino era andato a sbattergli sulla fiancata e gli avevano dato un concorso di colpa. L’assicurazione lo aveva retrocesso dalla classe uno alla classe cinque e lui ci era rimasto così male che per qualche settimana non era uscito con l’automobile. Poi si era detto che non poteva farne a meno, ma che non avrebbe mai più svoltato a sinistra. Ogni volta che doveva andare in un posto studiava meticolosamente l’itinerario in modo che potesse raggiungere la meta solo svoltando a destra. In breve tempo capì che poteva arrivare ovunque, al prezzo di dover fare lunghi giri, a volte partendo in direzione opposta alla meta, per poi aggiustarla a destra, poi a destra, poi ancora a destra, ma poi alla fine ci arrivava lo stesso. Dopo settimane di studio giunse alla conclusione che ogni punto di Bologna era raggiungibile da destra, tranne piazza Roosevelt.

C’era uno che fingeva di essere suo fratello gemello. Se per caso incontrava qualche suo conoscente per strada che lo salutava lui gli rispondeva stupito ‘mi scusi signore ma io non la conosco forse si confonde con mio fratello gemello’ e il conoscente allora prontamente si scusava imbarazzato dicendo che la somiglianza era davvero notevole.

Uno era Trinità. Entrava nei bar e parlava in un secchiello di latta riproducendo il programma radiofonico ‘tutto il calcio minuto per minuto’. Imitava perfettamente le voci dei radiocronisti : ’al comunale di Torino siamo al 5’ minuto del secondo tempo, nulla è cambiato, ancora parità 1 a 1 fra Torino e Fiorentina ….attenzione attenzione, scusa Provenzali ma al Dall’Ara di Bologna, il Bologna è passato in vantaggio’ e quando il Bologna passava in vantaggio tutti i clienti del bar esultavano.

Uno abitava in un condominio della zona Murri. La sera molto spesso urlava dal balcone il nome “Vincenzo! Vincenzo!” e poi, “Hai rigato le macchine!” “Ti droghi!” “Hai buttato le cicche per terra!”. Per un per un periodo c’è stato un inquilino fuori sede di nome Vincenzo in un appartamento del palazzo, ma non si drogava, non fumava, non era solito rigare le macchine. Può darsi perciò che non si riferisse a lui.

Il Repertorio dei matti della città di Roma
un corso di scrittura “senza sentimento”, ideato e condotto da Paolo Nori, si terrà alla Libreria Altroquando in via del Governo Vecchio 80
il 28 e 29 marzo dalle 10.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30
e l’11 e il 12 aprile dalle 10.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30

I partecipanti realizzeranno piccoli libri di storie minime che saranno pubblicati da Marcos y Marcos

Per maggiori informazioni e iscrizione: eventi@altroquando.com

Per informazioni sulle altre edizioni del Repertorio dei matti della città di…: http://www.marcosymarcos.com/corsi/repertorio-dei-matti-della- citta-di/

Commenti
7 Commenti a “Repertorio dei matti della città di Roma”
  1. cristiano scrive:

    Scusate ma sono io che sono ignorante o il primo paragrafo proprio non funziona in italiano?
    E se sono io che sono ignorante mi spiegate dove mi sbaglio?
    10 righe senza punti e anacoluti che mi capisco che senso abbiamo….

    “Qualche mese fa ero a Genova a fare un seminario di letteratura, e a me a Genova, non so perché, la gente, hanno un modo di parlare, mi sembrano tutti un po’ squinternati, e poi, tra l’altro, quando vado a Genova mi vien sempre in mente un romanzo di Matteo Galliazzo che si doveva intitolare Il rutto della pianta carnivora, bellissimo titolo, secondo me, che però poi gliel’hanno cambiato è diventato Il mondo è parcheggiato in discesa e è un romanzo che si svolge a Genova e si racconta che i genovesi, quando hanno aperto il McDonald’s, il ristorante, ai ragazzi che stavano alle casse gli avevan dato le istruzioni che danno a tutti i ragazzi che stanno a tutte le casse di tutti i McDonald’s del mondo cioè di sorridere, e i genovesi, racconta Galliazzo, questa cosa che i ragazzi che stavano alle casse del acDonald’s sorridevano non è che gli piaceva tantissimo: «Ben ma, – pensavano i genovesi, – perché sorridono, prendono per il culo?».”

  2. monica scrive:

    Nessune errore, Cristiano. Forse non le è mai capitato di incontrare i romanzi di Paolo Nori, che scrive così, o di assistere alle sue spassosissime letture. Se capita nella tua città, vada ad ascoltarlo.

  3. LM scrive:

    COME CI SI ISCRIVE?
    1. Si manda una mail a corsi@marcosymarcos.com con i propri recapiti e un’autodescrizione in cinque righe.
    2. Si aspetta la nostra conferma.
    3. Si versa l’acconto di 150 euro (il saldo avverrà all’inizio del corso, in caso di mancata partecipazione l’acconto non viene restituito).

    Praticamente si paga per scrivere racconti. Mi sembra giusto, in linea con la disperazione generale del paese.

  4. SoloUnaTraccia scrive:

    Mitico Nori. Dopo Bassotuba scrttorialmente un po’ decaduto, ma come intellettuale sempre top.

  5. marco scrive:

    sono d’accordissimo con Monica….tranne sul tu/lei confuso nel congedo.

  6. Lalo Cura scrive:

    un intellettuale top
    libero e bello come lo shampoo che usa
    libero come il giornale su cui scrive

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