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Una replica a Giovanni Valentini dai funzionari tecnici del Mibact

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Pubblichiamo un intervento firmato dai funzionari tecnici del Mibact uscito su Patrimoniosos.it.

Lasciano davvero sconcertati la superficialità, la disinformazione e soprattutto la demagogia dell’articolo di Giovanni Valentini pubblicato su Repubblica del 9 marzo scorso con il titolo “Tutti i no delle Soprintendenze che rovinano i tesori d’Italia”. La matrice ideologica dell’articolo si esplicita chiaramente quando il giornalista cita un’opinione del nostro attuale primo Ministro, secondo la quale le Soprintendenze sarebbero un sistema “ottocentesco”, e dunque ormai obsoleto. Colpisce in questa affermazione, e in tutto il sottotesto dell’articolo, quell’insofferenza verso una cultura delle “regole” e quella retorica della supremazia degli “eletti dal popolo” che ha caratterizzato il ventennio berlusconiano e che sembra ora trovare un nuovo alfiere nel rottamatore Renzi, in nome di una “modernizzazione” i cui i contorni appaiono per altro assai confusi.

Prima di tutto va detto con forza che è solo grazie al sistema di tutela del patrimonio artistico e paesaggistico vigente in Italia se il nostro paese questo patrimonio può ancora vantarlo e che questo sistema, unico al mondo, affonda le proprie radici in un’attenzione plurisecolare alla conservazione dei monumenti, già presente nella legislazione di numerosi antichi stati italiani, a partire da quello pontificio, e che la nostra Costituzione ha sancito con lungimiranza nell’articolo 9.

Forse Valentini, invece di sciorinare i dati sugli stipendi di dirigenti e funzionari del Mibact come se fossimo tutti dei Paperoni, avrebbe dovuto informarsi meglio e magari scrivere che, in un paese come il nostro, il Ministero dei Beni Culturali è da sempre considerato il fanalino di coda, che la percentuale del Pil nazionale investita in tutela e valorizzazione del patrimonio artistico è risibile rispetto a quella di altri paesi europei che non possono neppure lontanamente paragonarsi alla ricchezza del nostro, che gli organici del personale tecnico-scientifico del Mibact sono nettamente sottodimensionati rispetto alle esigenze di un patrimonio immenso e che l’età media dei funzionari è al di sopra dei cinquant’anni. Se dunque le Soprintendenze non funzionano forse è perché non le si vuole far funzionare. E gli economisti, a cui è oggi tanto di moda appellarsi, ci insegnano che un’impresa va incentivata prima di tutto attraverso gli investimenti, sia di capitale finanziario sia umano.

Ministero e Soprintendenze non sono di sicuro il migliore dei mondi possibili e l’urgenza di una riforma della macchina è molto sentita anche all’interno della struttura (specie in “periferia”), ma non certo in nome di una “deregulation” che di fatto darebbe la stura ad ogni genere di abuso. Semmai in funzione di un alleggerimento della burocrazia “romana” di vertice, secondo quella che era una delle linee suggerite dalla commissione di saggi istituita dall’ex Ministro Bray per la riforma del Ministero. Ma se in questi ultimi anni la struttura tecnica ha perso molto del suo smalto, le responsabilità maggiori vanno fatte ricadere su una classe politica (sia a livello centrale sia a livello locale) indifferente ai valori della tutela, dell’educazione al patrimonio e attenta solo a quelli di un marketing culturale di bassissimo profilo.

Se certo giornalismo italiano, invece di genuflettersi di fronte al politico di turno, contribuisse in maniera seria ad una discussione approfondita sullo stato del nostro patrimonio artistico, sui modi migliori per tutelarlo e valorizzarlo, sulla riforma di un organismo in evidente affanno come il Mibact, sugli investimenti necessari nella formazione, sull’urgenza di rimpolpare il corpo delle figure tecniche con giovani preparati e motivati, tutti gliene saremmo estremamente grati. Ma la demagogia proprio no, per favore.

Funzionari ed ex-funzionari del Mibact

Emilio Roberto Agostinelli, architetto
Maria Giulia Barberini, storico dell’arte
Roberta Battaglia, storico dell’arte
Roberto Bellucci, restauratore
Raffaella Bentivoglio Ravasio, storico dell’arte
Maria Teresa Binaghi Olivari, storico dell’arte
Paolo Castellani, storico dell’arte
Adriana Capriotti, storico dell’arte
Valentina Catalucci, storico dell’arte
Matteo Ceriana, storico dell’arte
Fulvio Cervini, storico dell’arte
Alba Costamagna, storico dell’arte
Emanuela Daffra, storico dell’arte
Maria Rosaria Depalo, archeologo
Emanuela Fiori, storico dell’arte
Federico Fischetti, storico dell’arte
Ilaria Fiumi Sermattei, storico dell’arte
Cecilia Frosinini, storico dell’arte
Davide Gasparotto, storico dell’arte
Marina Gerra, bibliotecario
Cecilia Ghibaudi, storico dell’arte
Nicoletta Giordani, archeologo
Alessandra Guerrini, storico dell’arte
Ambrogio Keoma, architetto
Cristina Improta, storico dell’arte
Maria Luisa Laddago, architetto
Letizia Lodi, storico dell’arte
Stefano L’Occaso, storico dell’arte
Valentina Minosi, architetto
Marco Mozzo, storico dell’arte
Italo Muntoni, archeologo
Marco Musmeci, architetto
Angela Negro, storico dell’arte
Paola Nicita, storico dell’arte
Valentina Oliverio, architetto
Denise Maria Pagano, storico dell’arte
Ebe Chiara Princigalli, archeologo
Maria Cristina Quagliotti, storico dell’arte
Cristina Quattrini, storico dell’arte
Francesca Radina, archeologo
Elena Rossoni, storico dell’arte
Paola Ruggieri, architetto
Marcello Toffanello, storico dell’arte
Sofia Villano, storico dell’arte
Silvia Zanzani, architetto
Antonio Zunno, architetto

Commenti
4 Commenti a “Una replica a Giovanni Valentini dai funzionari tecnici del Mibact”
  1. @Stestenic scrive:

    Se i Medici avessero avuto una Soprintendenza, la Firenze di oggi non esisterebbe.

  2. don Mariano scrive:

    Valentini ha ragione, è un sistema obsoleto che si basa su norme, regolamenti, leggi risalenti nella sostanza a un’impostazione e concezione statale di tipo totalitario. è giusto che il mibact sia profondamente riformato.

  3. Gianni scrive:

    Si è passati dal Romanico al Gotico al Rinascimento al Barocco all’800 al 900… Ora pare che le soprintendenze (o meglio i loro funzionari pieni di sé più che di cultura) pensino che ora non si debba andare avanti? Non potete ingessare il mondo!

  4. Livia scrive:

    Il sistema sarà obsoleto ma, dato l’orrore della produzione architettonica e urbanistica attuale, nella conservazione vi è l’unica forma di modernità possibile, per ora. Semmai mi chiedo perché le Soprintendeze abbiano autorizzato interventi di pura violenza quali sono stati gli “adeguamenti” dei presbitèri delle chiese realizzati in ottemperanza alla riforma liturgica degli anni ’60.

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