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“Resoconto” di Rachel Cusk

di Nadia Terranova

In quasi tutte le pagine della mia copia di Resoconto di Rachel Cusk, pubblicato in Italia da Einaudi Stile Libero nella traduzione di Anna Nadotti, c’è una sottolineatura, almeno all’inizio, perché poi via via ho smesso di prendere in mano la matita ogni dieci secondi. Semplicemente, ho capito il gioco: tutto mi avrebbe colpito, ogni pagina mi avrebbe ricordato una situazione che mi era capitata, una persona che avevo incontrato. Tuttavia, al momento di scegliere una citazione, una soltanto, magari per aprire questo articolo, nessuna fra le mille mi sarebbe venuta in soccorso.

Per scoprire perché, bisogna cercare di capire cosa ha scritto Cusk, come ha lavorato in quel romanzo puro (altro che antiromanzo) che è Resoconto. E perché l’apparente contraddizione tra ipercitabilità e grado zero della citabilità sia una caratteristica organica, e non un limite del libro.

La trama di Resoconto è semplice: una scrittrice va ad Atene per tenere un seminario di scrittura. Fin dall’aereo conosciamo di lei soprattutto le conversazioni, ciò che gli altri le raccontano. La voce che narra questa storia è reticente su sé stessa, salvo brevi illuminazioni, lampi che aprono sipari sulla sua vita, arrivata a uno snodo classico dell’età adulta: una lunga relazione alle spalle che lascia una certa durezza legata anche alla consapevolezza di non voler essere, per il momento e forse mai più, la metà di qualcuno. E intanto, intorno: altri matrimoni che naufragano, altri matrimoni che invece riescono, scrittori che si appigliano alla scrittura, la scrittura che non salva, una città caldissima e viva, il mare che quando vuole si prende tutta la pagina – la scrittrice nuota, e poi torna in barca e sente il suo corpo, quel corpo del quale sappiamo così poco, esplodere in mille pezzi e in mille direzioni. La voce narrante di Resoconto sta parlando al lettore da un luogo preciso, da quel momento della vita che segue l’esplosione che te l’ha mandata in frantumi. Dopo il botto, puoi fare due cose: morire o rinascere, e in entrambi i casi devi sparire. In entrambi i casi, “rimane la tua verità – qualunque cosa sia accaduta. Non aver paura di guardarla.” (Alla fine, una citazione l’ho scelta).

Sparire, dicevamo. Ci sono scrittori che per raccontare chi sono scelgono di farlo, per arrivare in profondità vogliono farsi superficie, la loro pelle e le loro orecchie diventano sismografi, la scrittura sembra un registratore tenuto sempre acceso. Sembra: perché scrivere è già filtrare e la presa diretta è una finzione come le altre. In questo gioco, Rachel Cusk in Resoconto è stata la più brava di tutti, è stata straordinaria: per dire “io” dice quello che gli altri dicono di loro stessi e qualche volta di lei. La sua protagonista è una voce-orecchio, un setaccio di conversazioni, un monocolo sulle persone che incontra, a volte sui luoghi. Gli altri le parlano e per quasi tutto il libro lei racconta cosa dicono: la prima persona non è mai stata così sublime, così raffinata. Gli altri dicono molte cose vere, quasi tutte da sottolineare e nessuna veramente geniale: così è la vita, anche la nostra. Il sismografo Cusk raccoglie segreti, vicende, considerazioni: tutto è dolorosamente autentico e niente è indimenticabile. Così, proprio così è la vita.

Sbaglia chi dice che Resoconto segna la morte del romanzo, anche se vuole fargli un complimento: ogni volta che il romanzo muore vuol dire che è più vivo che mai, talmente vivo che qualcuno non l’ha riconosciuto.

Nadia Terranova è nata a Messina nel 1978 e vive a Roma. Ha scritto diversi libri per ragazzi, tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo, 2012; edizione economica, 2015) e Casca il mondo (Mondadori, 2016), e il romanzo Gli anni al contrario (Einaudi Stile Libero, 2015; Super ET, 2016; vincitore di numerosi premi tra cui Bagutta Opera Prima, Fiesole, Brancati e del premio americano The Bridge Book Award). È tradotta in francese, spagnolo, polacco, lituano e in corso di traduzione negli Stati Uniti. Collabora con la Repubblica e altre testate.
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