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Ricordando Hilda Doolittle: un secolo di Vorticismo e Imagismo

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di Rossella Farnese

Movimento avanguardistico esclusivamente inglese, nato dalla necessità di porre in relazione letteratura e arti visive,  il Vorticismo ha il suo centro privilegiato a Londra e si evolve tra il 1913 e il 1915, quando si estingue sotto l’impatto della prima guerra mondiale. Punto di riferimento teorico e operativo è la rivista Blast: il Vorticismo sosteneva non a caso una visione “esplosiva” della scena letteraria e artistica dove un limitato numero di figure anticonformiste diede vita a un movimento di pensiero e di azione rivoluzionario.

Indiscusso propugnatore del movimento fu l’artista Wyndham Lewis; la metafora del vortice la si deve invece a Ezra Pound che a sua volta alludeva a un simbolo di William Blake. Era il 12 giugno 1914 quando un ristretto gruppo di amici, che appose la propria firma sul primo numero di Blast, affidò alle riviste Spectator e Machester Guardian l’onere storico di registrarela prima apparizione pubblica del termine “vorticista” come amava autodefinirsi: si tratta, oltre al pittore-poeta Lewis, di artisti quali William Roberts, Helen Saunders, Henri Gaudier-Brzeska, Edward Wadsworth e di letterati quali Ford Madox Ford, Dorothy Shakespear, Rebecca West.

La poetica vorticista, consegnata a due manifesti comparsi su Blast, si caratterizza per la fusione di poesia e prosa volta a esprimere l’età delle macchine: il vortice, paradigma della scrittura vorticista, è al tempo stesso in movimento e immobile, veloce e tendente alla stasi. La tecnica vorticista, della frammentazione linguistica, della citazione come punto di tensione e di energia unificante, era anche quella del montaggio cinematografico, inventata dall’americano Griffith. Il Vorticismo tuttavia non perviene a una teorizzazione normativa paragonabile a quella del contiguo Futurismo: i manifesti programmatici di Blast non sono omologabili a quelli di Poesia redatti da Marinetti e lo stesso Lewis, che pure aveva fondato il Rebel Art Centre, organizzava freneticamente mostre, curava innumerevoli cataloghi, promuoveva le opere dei colleghi scrittori, dovette ammettere che il Vorticismo non era teoricamente vitale. Istituzionalmente la storia del movimento corrisponde all’attività degli Omega Workshop, attivi tra il 1913 e il 1919, coordinati da Roger Fry nella Fitzroy Street. Centrale la mostra alla Doré Gallery nel giugno 1915 e ancora nel gennaio 1917 la Exhibition of the Vorticists at the Penguin Club, organizzata da John Quinn a New York.

L’attività del Vorticismo, malgrado la sua breve vita, fu frenetica, coinvolse tantissime persone e stimolò accesi dibattiti teorici: fu un momento euforico, squisitamente “British”, di dinamismo artistico e letterario.

Movimento parallelo fu l’Imagismo, che risale alla pubblicazione in appendice ai Ripostes (1912) di Ezra Pound di cinque componimenti poetici del filosofo e poeta Thomas Ernest Hulme: in una nota Pound definiva le proprie e altrui poesie “imagistes”. La prima antologia, Des Imagistes, risale al1913, fu curata da Pound e includeva poeti quali Frank Stuart Flint, il già citato Ford Madox Ford, Amy Lowell, William Carlos Williams, James Joyce e naturalmente Pound, Hilda Doolittle e Richard Adlington. E del marzo dello stesso anno è anche il manifesto, sin dal titolo trasgressivo e anti-normativo, “A Few Dont’s by an Imagiste”, dove fu proprio una civetteria di Pound – innamorato della cultura francese – ad assegnare al movimento il nome francesizzante di Imagisme e ai suoi affiliati quello di Imagistes. Perseguire il dettaglio luminoso dell’immagine attraverso una sua diretta trasposizione linguistica nella “parola esatta” era questa la teorizzazione di Pound che scrive: «an Image is that which presents an intellectual and emotional complex in an instant of time […] to use absolutely no word that does not contribute to the presentation». Altro riferimento teorico del movimento è per l’appunto T.E.Hulme, influenzato dal coevo filosofo francese Henri Bergson, ideatore delle images successives, e dai poeti del vers libre.

Legate all’Imagismo sono due prestigiose istituzioni, che nelle loro denominazioni indicano già il carattere privato e la durata effimera del movimento: il “Poets Club”, di cui T.E.Hulme era l’indiscusso protagonista, e in seguito il “Secession Club”, legato al bohèmien F.S. Flint, poi riformulato come “School of Images” cui aderì nel 1909 il giovane Pound appena giunto dagli Stati Uniti. E da lì a poco arriverà anche la sua amica ed ex fidanzata Hilda Doolittle, che si compiace di firmare i propri componimenti con le iniziali H.D. e che subito interagisce con il poeta Richard Adlington, suo compagno dal 1913.

Hilda Doolittle, nata il 10 settembre 1886, aveva studiato Lettere Classiche a Bryn Mawr, college femminile diretto dalla femminista Martha Carey Thomas. A Londra fu redattrice della rivista «The Egoist» e nel 1913 pubblicò le sue prime poesie su Poetry, soffrì di gravi disturbi psichici, fu sottoposta a elettroshock e curata dal 1933 da Freud cui dedicò nel 1956 Tribute to Freud – con alcune lettere inedite di Freud all’autrice. Nel 1915 partorì una figlia morta e subito dopo incontrò David Herbert Lawrence – l’autore di L’amante di Lady Chatterly – con cui ritrovò un po’ di equilibrio mentre il geloso Adlington decise di arruolarsi nell’esercito.

Nel 1917 ebbe una bambina, Perdita Adlington, dal pittore e critico musicale Cecil Gray, si separò poi da Adlington, tornato dalla guerra, e iniziò una relazione con un’amica, Bryer Hellerman, con cui fondò la rivista cinematografica «Close-Up» e la casa di produzione POOL e con cui fece lunghi viaggi: nel 1920 andò sull’Isola di Lesbo e l’anno dopo in Egitto – da cui trasse l’ispirazione per uno dei suoi ultimi lavori, il poema Helen in Egypt (1961). A New York incontrarono Marianne Moore, che H.D. già conosceva dal 1916, e iniziarono così una relazione a tre. Nel 1925 uscirono i suoi Collected Poems.

La produzione di Hilda Doolittle, autrice pressoché sconosciuta in Italia e riscoperta a partire dagli anni Settanta quando divenne un’icona del movimento femminista più per il suo inusuale stile di vita che per i suoi scritti, è vastissima: dalla poesia, da Sea Garden (1916) a Hymen (1921), da Heliodora and Other Poems (1924) a Red Roses for Bronze (1932) fino al postumo Hermetic Definition (1972), alla prosa, da Asphodel (1922) a Palimpsest (1926), da Kora and Ka (1930) a Bid me to live (1960). La parte della sua produzione che ha destato maggiormente l’attenzione della critica e che è stata oggetto di un revival, è quella scritta durante la Seconda guerra mondiale, ovvero The Walls do not fall (1944), Tribute to Angels (1945) e The Flowering of the Rod (1946).

Attratta dalla psicanalisi e dall’occulto, dai geroglifici e dalla comunicazione con i morti, H.D. fa una poesia piena di mitologia, caratterizzata dal verso libero e dalla precisione pittorica dell’immagine – per tornare all’Imagismo – un’immagine in movimento ed elementare molto vicina ai pittori del Blaue Reiter. È stata la prima donna a vincere la medaglia dell’American Academy of Arts and Letters nel 1960. Morì l’anno successivo, a Zurigo, il 28 settembre.

 

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