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In ricordo di Stefano Leogrande

Ieri, 20 marzo, è venuto a mancare Stefano Leogrande, padre dello scrittore e giornalista Alessandro. Stefano Leogrande è stato docente, direttore della Caritas Diocesana di Taranto e sempre in prima fila nell’accoglienza ai migranti. Una persona enorme, cui la città jonica deve tanto. Lo ricordiamo con due note di Salvatore Romeo e Antonio Itta, che ringraziamo.

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Ciao, Stefano
Era un caldo pomeriggio d’estate di qualche anno fa. Nonostante l’afa, una parte della città era in piena mobilitazione: Taranto era diventato uno dei punti di attracco dell’operazione Mare Nostrum. Fra i migranti sbarcati c’erano tanti giovanissimi, che furono stipati in un asilo messo a disposizione dal Comune. Mentre mi aggiravo in quella confusione, mi si avvicinò un signore e cominciammo a parlare. Era la prima volta che incontravo Stefano Leogrande.

Parlammo a lungo e immediatamente mi colpì la potenza del suo carisma e la vastità della sua umanità. “Ma lo sai chi è Stefano?”, mi disse un amico. No, non lo sapevo. Lo avrei imparato col tempo, dai racconti suoi e delle persone che gli sono state vicine. La sua straordinaria attenzione ai bisogni e alle situazioni concrete, la sua capacità di organizzare risposte efficaci anche in contesti molto difficili. Da direttore della Caritas, da fiduciario-fac totum della Ungaretti, “scuola di frontiera” per eccellenza, Stefano è stato soprattutto la sua azione sociale. Un’azione che prorompeva dalla forza e dalla solidità della sua coscienza.

L’ultima volta che l’ho incontrato, ho trovato un uomo solo e perduto, abbattuto per la fine triste della sua scuola, devastato dalla perdita di Alessandro (molto più che un figlio). Mi è sembrato di avere di fronte l’antico Giobbe. Stava già molto male, ma nel salutarmi, sull’uscio di casa, con un filo di sorriso fra le labbra, mi ha detto, indicando Maria, “noi siamo molto cristiani e anche molto comunisti”. Gli ho sorriso. In fondo all’abisso che mi aveva spalancato davanti brillavano le braci di una dignità enorme.

Con Stefano Leogrande Taranto perde un pezzo della sua anima. E noi perdiamo un amico, un fratello, un compagno.

Salvatore Romeo, ricercatore

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Sfidando il pudore che le circostanze impongono, vorrei ricordare il Professore Stefano Leogrande, che abbiamo perso oggi. Perché la sua vita è stata un esempio di virtù.

Generosa che possa essere, la vita ti può donare un maestro. Se poi ne incontri un secondo, hai fatto il pieno. Il 7 ottobre del 2007, ho conosciuto un Uomo da cui avrei imparato la Resistenza civile e l’amore per il lavoro di insegnante. E quei valori Stefano li ha trasmessi con il solo sguardo che portava impresso il senso di umanità, di uguaglianza, di altruismo.
Un intero quartiere dell’estrema periferia di una città martoriata dall’industrializzazione, affidava a un Maestro l’educazione dei suoi figli internati da uno Stato negligente – che però non si sottrae ad alcuni suoi doveri! – in un edificio letteralmente cadente, immerso in una immonda prateria della città più industrializzata del profondo Sud. Ma quella prigione era la libertà degli adolescenti di Paolo VI. Era lo Stato che tende la mano. Era la scuola pubblica portata avanti, fatta sopravvivere dalla generosità, dall’amore laico, dal più puro cristianesimo che si possa immaginare. All’illuminato autore di quel miracolo, c’era da inchinarsi. E invece era Lui a farlo. Era Lui che baciava le mani a tutti – a dire il vero anche un po’ imbarazzati, i tutti – in segno di gratitudine; era Lui che dava a docenti e collaboratori del Lei, “figlio mio, non per mantenere la distanza, ma per il rispetto e la stima verso chi lavora come voi”. Era riconoscente al lavoro e a chi lavora umanamente. Si sentiva in ogni momento debitore nei confronti dei più piccoli, delle donne e degli uomini, non importa se del Suo quartiere, di una regione terremotata o di un paese lontano sprofondato nella miseria. E invece tutti gli siamo debitori. Il suo è stato l’esempio più alto che io e tanti abbiamo toccato, abbiamo visto. Ci ha fatto amare il lavoro. Ci ha detto che insegnare è bellissimo. Ci ha detto che la vita è bellissima nonostante non sia sempre ed equamente riconoscente. Forse con Lui non lo è stata. O forse sì, se pensiamo alle cinque persone che portano impresso il suo nome. E anche con noi, per il fatto di averlo avuto come Maestro, la vita è stata generosissima.
Ricorderò per sempre il 2 gennaio scorso, le sue raccomandazioni, il suo abbraccio, quel suo dolore che lo aveva vinto solo nell’ultima domenica di novembre.
Addio, Professore Leogrande, per sempre mio Maestro.

 Antonio Itta, docente

Commenti
Un commento a “In ricordo di Stefano Leogrande”
  1. giuseppe scrive:

    Non conoscevo Stefano Leogrande e nemmeno suo figlio Alessandro ma, da tarantino da tempo residente al nord, voglio esprimere il mio pensiero riconoscente nei confronti di questa splendida persona. RIP

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