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C’era una volta il rione Monti

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Nella foto: Angelo Pagotto. Fonte immagine)

“Come vaaa lllei? Come vaaa lllei?” Era un saliscendi di note che rimbombava per i vicoli. Una cantilena folle e geniale. Chi l’ha ascoltata sa cosa fosse Monti, il rione più antico di Roma, prima del nuovo millennio, prima della fine. “Come vaaa lllei?” L’uomo che ripeteva il ritornello allo sfinimento, intrecciandolo a qualche commento indimenticabile, veniva dal nord e si chiamava Angelo. Viveva in un’automobile parcheggiata in vicolo dei Serpenti e del suo passato non parlava. Si diceva che il motore in panne lo avesse abbandonato lì, durante la sua fuga da un amore perduto, spingendolo a passare il resto della vita nel cuore dell’antica Suburra. Difficile sapere la verità. Certo è che nessuno come lui – non romano, non omologabile, straniero per eccellenza – seppe rivelare l’anima di questo rione, mentre i vecchi abitanti venivano sfrattati e i nuovi ancora tentavano di adeguarsi, prima della definitiva gentrificazione. Gironzolava ciondolando per le strade e apostrofava con battute caustiche chi non trovava di suo gradimento. Era difficile resistergli. Quando morì, i monticiani inondarono la chiesa, il feretro fu accompagnato per i vicoli. In piazza Madonna de’ Monti, per giorni le candele furono accese sotto il muro che lo piangeva come un figlio.

Il motivo dell’ospitalità che gli offrì quel piccolo paese che allora era il rione potreste ancora scoprirlo, domandando in giro. Tita, la verduraia, lo aiutava a lavarsi e sa ogni cosa. Chiedete a lei. Non la troverete più in piazzetta, però. Da un po’ di anni è stata costretta a spostarsi qualche decina di metri più in là, su via dei Serpenti, e ha avuto anche fortuna. Perché l’invasione di negozi, boutique, baretti e club è stata devastante. Orde di modaioli e nottambuli, hanno trasformato Monti in un intrico di vie di struscio identiche a qualsiasi centro cittadino del mondo globale e forse, assieme a Angelo, la comunità rionale capace di uno spirito estraneo a qualsiasi codificazione, è scivolata via per sempre.

Cosa l’abbia rimpiazzata lo racconta un romanzo appena uscito: Addio Monti di Michele Masneri (minimum fax, pp. 167, euro 14). Chiunque vorrà cadere nei funambolismi arbasiniani del libro, scoprirà il nulla in cui Roma si sta riplasmando. Per chi vorrà ritrovare il passato, invece, non resta che la memoria. Non è poi così difficile, in fondo. La memoria è a ogni angolo del nucleo rionale, quello spicchio di Suburra che i Piemontesi risparmiarono relegandolo fra i grandi tagli viari di via Nazionale, via Cavour e via Milano, un groviglio di vicoli addossati contro i Fori, da cui già gli antichi avevano provveduto a separarsi, innalzando un muro in pietra ignifuga per respingere gli incendi in cui deflagravano le liti del popolino. Il muro percorre ancora la celebre salita del Grillo. “Io so’ io e voi non siete un cazzo” declamava in una battuta definitiva il Marchese omonimo impersonato dal più romano degli attori, Alberto Sordi. Ma la battuta non basta a definire il monticiano, un carattere complesso e da sempre ostile all’altro polo della romanità, quello dei Trasteverini.

I luoghi dove incontrare questo carattere, fino a vent’anni fa, quando cominciò l’inarrestabile gentrificazione, erano noti a tutti. Di giorno, erano i negozi e le botteghe. Il forno di Serpenti/Panisperna, chiuso poi dopo una terribile lite familiare e ora sostituito da un panificio che assomiglia piuttosto a un negozio di preziosi. La pasticceria La Licata, su Serpenti/Baccina, che in questi giorni cominciava a preparare i suoi divini bignè di San Giuseppe, sostituita poi da un sushi a portar via. Il mercato di via Baccina, oggi quasi deserto se non fosse per due magnifici banchi disposti a tutto pur di resistere. L’edicola in piazzetta, dove Roberto Buccilli e suo fratello Franco distribuivano battute assassine più che quotidiani. Il bar di Alvise, angolo piazzetta/Boschetto, ricettacolo di prostitute e criminali, oggi sostituito da un ristorante chic che pare di essere a Soho, NY. Le Gallinelle, il negozio di moda di Wilma (che oggi è a Panisperna e si chiama Abito) dove si andava a chiacchierare prima che venisse sera. Di sera, del resto, in quegli anni, le vie si svuotavano.

L’unica trattoria era su Madonna dei Monti/Agnello, dominio di Lucia e Tonino, laziali dall’abbacchio d’oro. L’enoteca, invece, era un buco su Boschetto/Cimarra: due stanzoni disadorni, attrezzati con tavolacci di legno e qualche vino generalmente privo di etichetta. I prezzi cambiavano a seconda della luna. Il gran giorno era il giovedì. Restava aperto a lungo e tutti accorrevano a festeggiare. Le prostitute che ricevevano ai piani di sopra venivano giù in visita ufficiale. La più bella e autorevole era una ragazza nera chiamata, chissà perché, “la pantera”. Allungava le dita in un gesto leggero per il baciamano. Non tollerava chi ignorasse che la mano non va neppure sfiorata e chiamava chi invece era istruito con un epiteto eloquente: “professore”. Quando la notte era nel vivo, poi, si andava al Sottosopra, dove si ballava e accadevano cose che può raccontarvi il dottore di Monti, Danilo Nuccetelli, studio comunale in un classico palazzetto a Serpenti/Cimarra. Non dormiva molto, il “doc”, in quegli anni: doveva essere pronto a curare, cucire o spedire al pronto soccorso gli accoltellati.

Oggi, localetti hipster, cioccolaterie minimal, paninerie chic, affettati privi di grassi, caffè decaffeinati, tè deteinati, gelati senza zuccheri e abiti firmati pronti a sciogliersi in una stagione invadono i vicoli. Chi vuole farsi un’idea senza venire qui legga il libro di Masneri. Chi vuole cercare quel che resta di Monti invece può puntare alla manciata di locali che sono sopravvissuti o si sono rinnovati senza diventare trendy, minimal, global, in una parola: anonimi. Pane e pizza dell’antico forno, per esempio, li trovi ancora, ma in via Urbana 22, dove chi lavorava ai Serpenti ha ridato vita alle antiche ricette. I bar sopravvissuti sono i due di sempre: la Torrefazione a Serpenti 23 e il bar Licata, cugino della pasticceria perduta, a Serpenti/Leonina, gigantesco nell’offrire ancora un contenitore per le batterie usate accanto alla cassa ormai rimodellata. L’antico Alimentari Polica è un’oasi su Serpenti 150 mentre due portoni più in là c’è ancora il magazzino di Roberto Buccilli.

Niente più giornali dell’edicola ormai venduta, ma quel locale era stato il suo sogno e ha giurato che non lo lascerà mai. Andate lì a chiedergli racconti e battute, non ve ne pentirete. Se invece cercate i vecchi artigiani, ne sono scomparsi a mucchi, ma gli orafi di via Baccina non si lasciano vincere e Fabio e Walter al Laboratorio Monti (civico 70), possono accompagnarvi nei segreti dell’arte. Al crepuscolo, potrete dividervi fra due enoteche, due modi di intendere il mondo: Al vino al vino, a Serpenti 19, e Ai Tre Scalini, a Panisperna 251. Per cenare, infine, è rimasta soltanto l’antica birreria Peroni in cima al Boschetto (n. 37), una storia che risale al 1889, e che oggi conservano Edmondo e suo figlio Valentino: pasta, carne, insalate e scamorze, atmosfere e cura di altri tempi.

La notte invece è perduta. Non troverete più Monti di notte, ma un amalgama europeizzato, erasmus, omogeneizzato e semmai trash. Anche la festa del rione, la celebre e romanissima Ottobrata, si sta trasformando in un immenso party globale, in cui il dj set ha sostituito gli stornelli. Fuggite allora. Nei vicoli ancora oscuri, lontano da dolcetti destrutturati e arancini ipocalorici quasi fossero nubi d’aria da deglutire spendendo una fortuna, lontano dall’ennesimo inutile bar colorato, c’è ancora silenzio, sampietrini, qualche vecchissima prostituta che magari si affaccia da una porta e si difende, difende la sua integrità, mentre la voce di Angelo, chi l’ha sentita, può continuare a farla echeggiare nel buio della memoria. E chi non l’ha sentita non la sentirà mai più.

Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha studiato il pensiero antico, ha pubblicato saggi su Empedocle, Socrate e Platone e una nuova edizione del Simposio platonico. Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo, Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie), finalista al Premio Strega, seguito nel 2011 da Il toro non sbaglia mai (Ponte alle Grazie), un romanzo-saggio sul mondo della moderna tauromachia: la corrida. Nel 2013 ha pubblicato il saggio narrativo Le lacrime degli eroi (Einaudi), un viaggio nel pianto che versano a viso aperto gli eroi omerici prima della condanna platonica. Nel 2017 è uscito il romanzo È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie), finalista al Premio Strega. Del 2018 il nuovo saggio narrativo sul mondo greco antico: L’abisso di Eros, indagine sulla seduzione da Omero a Platone. I suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste (soprattutto Il Caffè Illustrato e Nuovi Argomenti) mentre gli articoli e i reportage di viaggi escono regolarmente su Il Venerdì di Repubblica.
Commenti
3 Commenti a “C’era una volta il rione Monti”
  1. Elena scrive:

    Ho vissuto circa quindici anni a Monti, prima via degli Ibernesi, poi via Cavour, via dei Serpenti e via Leonina. La carne la compravo di Piero, macellaio comunista che raccontava delle sassaiole tra i ragazzi di via Panisperna e quelli di via Baccina. Angelo lo incontravo sempre in vineria, quella di fronte casa di Monicelli, monticiano DOC. Poi, quando è iniziata la trasformazione sono andata via. Un piccolo paese trasformato in una grande boutique. Grazie per l’articolo.

  2. Stefania scrive:

    Sono nata e cresciuta in via frangipane i ricordi sono tanti :il mercato con il cavallaio Renato, l,abbacchiato in via Madonna dei monti bruno, il tabaccaio a via Cavour giggetto e la moglie fragolina,il carbonaio a via Madonna dei monti che portava le bombole a casa ,la torrefazione boso il forno roscioli, l’alimentari Mosca a via dei serpenti,il club della Roma a via baccina, quanti bei ricordi!

  3. Francesca scrive:

    L’ultima: l’abbandono da Via Leoninadello storico “Ughetto” , ristoratore monticiano da sempre, per fare spazio ai cinesi. Perchè? Affitti troppo cari che solo gli extracomunitari si possono permettere………..no comment.

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