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Riprendiamoci l’immaginazione – Come combattere la propaganda populista conoscendone le strategie e l’immaginario

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

Come può l’immaginazione plasmare la realtà?
E, soprattutto, cos’è l’immaginazione?
Come può l’insegnamento di maestri spirituali influenzare la politica contemporanea?
Come possiamo ribaltare le menzogne della propaganda populista?
E, soprattutto, cosa c’entra tutto questo col mondo del fumetto?

Alan Moore, il cantore dell’immaginazione nel fumetto

“Io sono l’idea dell’immaginazione umana che, a pensarci bene, è l’unica cosa di cui possiamo essere certi che NON sia immaginaria”. Questo faceva dire vent’anni fa al personaggio di Promethea (pubblicato in Italia da Magic Press) il suo creatore, Alan Moore, in una delle sue opere più intrise di riferimenti alla conoscenza magica ed esoterica. Questo aspetto emerge fin dal nome del nome del personaggio (che evoca il mito greco della rivolta contro l’infelicità umana, in versione femminile), o sarebbe più corretto dire dai nomi; infatti all’inizio della storia la protagonista è la studentessa Sophie Bangs (anche qui il nome è un omaggio alla Sophia, il principio femminile della Sapienza per gli gnostici), la quale attraverso lo studio della figura mitologica di Promethea ne diviene l’incarnazione.

Il simbolismo è chiaro: attraverso la conoscenza si può diventare se stessi e sviluppare i nostri “superpoteri”. L’opera di Moore trabocca di citazioni colte e richiami alla tradizione occulta: da Socrate (“Conosci te stesso”) a Nietzsche (“Divieni ciò che sei”), dalla visione cabalistica (il viaggio della protagonista avviene attraverso le dieci Sephiroth dell’Albero della Vita ovvero le diverse dimensioni dell’esistenza) alla simbologia ermetica (il caduceo che la protagonista usa come bacchetta magica è simbolo della medicina e dell’equilibrio interiore), più in generale Promethea appare come l’incarnazione dell’idea stessa di immaginazione e si presenta con gli attributi della Grande Madre nelle diverse tradizioni, dalla dea indiana Durga a Iside.

Per Alan Moore l’immaginazione è il fondamento dell’esistenza, o meglio delle due dimensioni esistenziali a cui ha dedicato la sua vita: arte e magia, da lui ormai inestricabilmente vissuti come un’Opera unica.
Vedremo come questa idea possa essere illuminante e pericolosa, a seconda delle diverse accezioni che le si possono conferire.

William Blake, maestro di immaginazione

La recente ristampa a colori di From Hell (MagicPress), opera precedente di Moore (disegnata da Eddie Campbell, autore della colorazione nella nuova edizione), ci consente di riscoprire e approfondire la figura di uno dei grandi ispiratori dell’autore inglese: William Blake. Poeta, pittore, incisore vissuto a cavallo tra fine ‘700 e inizio ‘800, Blake è uno degli autori più importanti della cultura inglese e più influenti sull’immaginario collettivo attuale, ma ha dovuto subire nella sua vita lo stigma che spesso è stato inferto dalla società ai geni: è stato sempre preso per pazzo.

Celebre è la definizione di lui data dal poeta contemporaneo Wordsworth: ”Non c’è dubbio che questo poveraccio fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua pazzia che attira il mio interesse più dell’equilibrio di Lord Byron e Walter Scott”.

In realtà, quelle che i suoi contemporanei scambiavano per incomprensibili visioni deliranti si sono rivelate, per i posteri, lucide profezie.
Non a caso, nel Dopoguerra del Novecento c’è stata una notevole, quanto confusa, riscoperta dell’opera di William Blake.

Esempio più celebre è il caso di Jim Morrison: non tutti sanno che per il nome della band The Doors, il fascinoso poeta e cantante americano si ispirò a un libro di Aldous Huxley (The Doors of Perception), in cui lo scrittore raccontava le sue esperienze con le droghe psichedeliche (definizione peraltro inventata dallo stesso Huxley). Quello che ancora meno è noto è che quest’ultimo si era a sua volta ispirato, per il titolo del suo libro, a uno dei cosiddetti Proverbi Infernali di William Blake: “Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”.

Una delle frasi manifesto della visione poetica di William Blake si trova nel suo poema dedicato al suo grande precedente poetico, Milton: “L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa”.

In From Hell, Alan Moore paga un tributo notevole a Blake (presente più o meno apertamente in molte delle sue opere), non solo con citazioni esplicite e dichiarati omaggi, ma costruendo una storia che è interamente impregnata dell’influenza di Blake: non solo l’ambientazione del degrado delle zone più pericolose della Londra dell’800, ma soprattutto la convivenza di Bene e Male, di follia e sapienza, di santità e abominio.

Ancor prima, in Watchmen, l’autore inglese aveva dedicato un intero capitolo della storia alla “spaventosa simmetria”, una definizione tratta dalla poesia forse più famosa di Blake (The Tyger), evidente simbolo della visione del poeta, fondata sulla necessaria conciliazione degli opposti.

Questa visione dell’esistenza, pregna di antica sapienza spirituale, è stata purtroppo facilmente preda di gravi equivoci e facili deformazioni.

L’immaginazione come menzogna

Forse proprio per questo  una delle figure più carismatiche e affascinanti della ricerca spirituale del Novecento, Georges Ivanovič Gurdjieff, nei suoi insegnamenti ci offre una visione completamente differente.

Figura refrattaria a definizioni, filosofo e mistico fuori dagli schemi (per molti un geniale maestro spirituale, per altri controverso) Gurdjieff ha vissuto una vita eccezionale (la sua biografia si chiama Incontri con uomini straordinari), tra vagabondaggi mistici e rocambolesche avventure, sempre alla ricerca di una sintesi nuova di antichi insegnamenti che potesse essere compresa e vissuta dall’uomo moderno.

Sorprendentemente, Gurdjieff conferiva un valore molto negativo all’immaginazione, vista come una pericolosa menzogna dalla quale dobbiamo liberarci, un ostacolo alla conoscenza della nostra vera identità spirituale.

Come spiega Maura Gancitano nella sua Guida alla lettura degli Incontri con Gurdjieff (Edizioni Tlon): “Per Gurdjieff, l’immaginazione non è una facoltà conoscitiva, ma viene assimilata alla fantasticheria, alla menzogna. Essere in immaginazione significa non essere in grado di vedere le cose come stanno e sé stessi per come si è davvero. L’immaginazione non è un pensiero consapevole o intenzionale, non è la visualizzazione di qualcosa di vero, ma ha a che fare con la mutevolezza, la frammentarietà degli “Io” del soggetto”.

Questione di accezioni differenti, si potrebbe ipotizzare.

Eppure, gli ultimi sviluppi della comunicazione di massa sembrano dargli ragione.

Post-verità e propaganda politica

Sono sempre di più gli studiosi e opinionisti che affermano come, al di là dell’apparente rozzezza degli slogan e delle argomentazioni, ci sia un programma studiato scientificamente dietro al successo sconcertante della propaganda populista in tutto il mondo.

Quelli che sembrano gravi strafalcioni o espressioni incontrollate di sguaiata ignoranza sono in realtà mosse studiate, parti integranti di una strategia studiata a tavolino.

Come è possibile che milioni e milioni di persone credano a quelle che sono palesemente bufale?

Come si possono diffondere continuamente notizie false senza incorrere in denunce per calunnia? Come si possono convincere milioni di persone di essere dei volti nuovi della politica quando si è stati al governo da quasi trent’anni? Come si può passare per un uomo contro i poteri forti quando per tutta la vita si è stati organici al sistema?

Marketing potenziato dallo studio dei social network? Applicazione sistematica dei famosi 11 punti della propaganda di Goebbels (sintetizzabili in una frase a lui attribuita: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”)?

Certamente.
Ma forse c’è qualcosa di più.

Gary Lachman (noto agli appassionati di rock per essere stato il bassista dei Blondie) ha pubblicato un libro di straordinario interesse, pubblicato in Italia con il nome La stella nera (Edizioni Tlon). Il libro analizza, con notevole mole di documenti ed evidenze, come dietro alla macchina della propaganda di Trump e Putin ci sia un imponente struttura di “pensiero magico”.

Forse non tutti sanno che Trump è un devoto dichiarato del “pensiero positivo” e come in realtà dietro questa apparentemente innocua definizione si nasconda una vera e propria visione magica del mondo, fondata sull’affermazione del proprio ego. Trump, e i suoi sostenitori dell’alt-right, sono fermamente convinti che si possa “creare la propria realtà”.

Non sono tesi complottiste degli avversari politici, sono dichiarazioni programmatiche degli stessi esponenti dell’Estrema Destra americana.

Lachman analizza il fenomeno della cosiddetta “meme magick”, ovvero della diffusione virale di meme in supporto di Trump connessi alla Chaos Magick. Di che cosa si tratta? Di una pratica occulta che insegna l’utilizzo di simboli tradizionali per scopi di successo personale. La Chaos Magick, nata in Inghilterra nei primi anni ’70, è ispirata agli insegnamenti di Aleister Crowley, uno dei punti di riferimento di Alan Moore, figura vulcanica dai risvolti cialtroneschi che piegò la visione blakeana dell’immaginazione a ricerche vicine alla magia nera.

Nella sua ricerca, l’autore spesso si riferisce a un libro di Peter Pomerantsev, Niente è vero, tutto è possibile: Avventure nella Russia moderna (edito in Italia da Minimum Fax), un resoconto spietato e allucinante di come ormai la propaganda politica putiniana si fondi sulla sistematica deformazione della realtà (come aveva testimoniato la giornalista Anna Politokvskaja, pagando con la vita il coraggio delle sue denunce).

In Italia stiamo assistendo a una versione grossolana ma efficace della propaganda populista internazionale: da un lato si diffondono meme con false notizie con la scusa della satira e della libertà di parola (ben consapevoli che l’elettoralato disinformato ci crederà): dall’altro si fa leva su istinti superstiziosi legati al pensiero magico popolare (le recenti argomentazioni contro l’aborto o i diritti civili sembrano uscite da cronache medievali).

Il tutto viene potenziato da una furba strategia di diffusione virale (secondo alcune indagini giornalistiche finanziata proprio da ambienti vicini a Trump e Putin): ecco spiegato come milioni di italiani siano convinti (contro ogni evidenza di dati ufficiali) che il problema del paese siano gli immigrati, che le ONG siano i taxi degli scafisti e che ci sia un piano massonico di sostituzione etnica.

Sembrano barzellette che non fanno ridere: in realtà sono gli strumenti per accedere al Potere.

Come ribaltare la propaganda populista?

Le leve con cui i populisti hanno successo sono semplici: qualunquismo, benaltrismo, diffusione di false notizie, conferma dei pregiudizi, dire alla massa ciò che si vuole sentir dire.

La storia ha insegnato che sottovalutare certi fenomeni di ipnosi di massa porta al risveglio di mostri, come il razzismo e la volontà di sterminio.

Quando vi chiedete “come è stato possibile che i tedeschi non si siano accorti dell’Olocausto?”, andatevi a leggere i commenti di nostri contemporanei (magari amici o parenti) alle notizie sui migranti morti in mare oppure sui profili social di figure pubbliche femminili che contestino l’operato del governo.

Insulti sessisti, minacce di stupro, esultanze sguaiate.

Cosa fare, dunque? In primo luogo, essere consapevoli delle strategie messe in campo da una macchina infernale di propaganda internazionale. Capire per decostruirle dall’interno, comprenderle per smontarle e ridicolizzarle: il senso di isolamento e scoramento che talvolta ci invade leggendo migliaia di commenti razzisti è effetto di una precisa strategia.

Molti di quei commenti sono di bot o falsi account, moltiplicati ad hoc per creare l’impressione di un consenso immenso alle tesi sovraniste e populiste (come testimoniato dal servizio giornalistico di Sandro Ruotolo sulla “Bestia” di Salvini).

È tutta finzione.

Le recenti manifestazioni di piazza testimoniano un paese vivo, democratico, in grado di dire no alla barbarie.
Ma dobbiamo unirci in un fronte comune, altrimenti ci ritroveremo governati per sempre da una minoranza violenta e retrograda.

Usciamo dall’incantesimo dei social network e riprendiamoci la nostra immaginazione.
Poiché, come insegnava Blake, solo in questo modo potremmo riprenderci la realtà.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Commenti
4 Commenti a “Riprendiamoci l’immaginazione – Come combattere la propaganda populista conoscendone le strategie e l’immaginario”
  1. Elena Grammann scrive:

    “Le leve con cui i populisti hanno successo sono semplici: qualunquismo, benaltrismo, diffusione di false notizie, conferma dei pregiudizi, dire alla massa ciò che si vuole sentir dire.”
    Giusto. Mi sa che la magia ce la possiamo risparmiare, no?

  2. Humphry Osmond scrive:

    (“psichedelico” non fu coniato da Huxley bensì dallo psichiatra Humphry Osmond, con cui Huxley era in corrispondenza e che fornì a Huxley la dose di mescalina che ispirò Le porte della percezione: https://en.wikipedia.org/wiki/Humphry_Osmond)

  3. adriano ercolani scrive:

    Ha ragione. Del resto, se lo dice l’autore stesso del termine:)

  4. Paolo scrive:

    Purtroppo il populismo è qualcosa che comincia laddove finisce la cultura, Si vive in una società dove la generazione che mi segue non ha più valori, identità e cervello per ragionare. Ragazzi che vivono nella banalità, ubriacati dalla tecnologia e da una rete che li porta ad essere schiavi di un sistema. La deriva degli ideali sono terreno fertile per la propaganda populista.

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