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Ritratti di New York. Ricordando Jason Polan

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo. Jason Polan è mancato il 27 gennaio scorso.

Uno dopo l’altro li sta disegnando tutti. All’inizio del 2008 l’artista e illustratore Jason Polan si è dato una missione: disegnare tutte le persone che incontra a New York. I suoi sono ritratti veloci, fatti in metropolitana o dentro i musei, di gente famosa e gente qualunque. Piccoli disegni che restituiscono al meglio il compromesso tra la riconoscibilità della persona disegnata e il tratto autoriale di Polan.

I disegni poi li mette in rete (sul suo blog o sul suo profilo Instagram) costruendo un lento ma efficace quadro della città di New York attraverso i suoi abitanti. I suoi primi trecentomila newyorkesi sono appena stati raccolti nel magnifico imponente volume Every Person in New York, Volume 1 (Chronicle Book, pagg. 400, $ 24,95).

Polan racconta di avere iniziato un progetto simile al college. “Il progetto si chiamava ‘Voglio conoscervi tutti’. Disegnavo tutti quelli che frequentavano la mia scuola d’arte. Poi i ritratti li ho esposti in una galleria d’arte di Ann Arbor. Erano circa ottocento. Li vendevo a 10 dollari l’uno, e il ricavato andava alla persona disegnata”.

Dopo il college, arrivato a New York, s’è messo a disegnare tutte le opere del MOMA che poi ha raccolto nel libro The Every Piece of Art in the Museum of Modern Art Book. “L’ho fatto perché amavo quel museo e volevo che mi assumessero. Pensavo che disegnando tutte le opere avrei dimostrato che facevo sul serio”. Il lavoro al MOMA poi non lo ha avuto, ma ha continuato a stare a New York e a disegnare, coltivando un’ossessione per la serialità che è sicuramente molto americana.

Vengono in mente le balene di Herman Melville, meticolosamente elencate nel suo Moby Dick, o il lavoro di artisti contemporanei come l’illustratore James Gulliver Hancock che invece delle persone si è messo in testa (e lo sta facendo) di disegnare tutti gli edifici di New York (suo il bel volume uscito pochi anni fa All the Buildings in New York), o il musicista Sufjan Stevens che dal 2003 porta avanti la sua missione poetica di realizzare 50 album, ognuno per uno stato d’America. Nell’intenzione è la distanza tra un elenco del telefono e l’opera d’arte. Melville l’ha detto in una frase: “Si tenta qui nientemeno che la classificazione degli elementi costitutivi di un caos”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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