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Roccaforti espugnabili. “Insegnami la tempesta”, il nuovo romanzo di Emanuela Canepa

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di Anna Toscano

Emma e Matilde sono le protagoniste di Insegnami la tempesta, l’ultimo romanzo di Emanuela Canepa uscito da poco per Einaudi: entrambe hanno fatto della soglia una roccaforte inespugnabile. Sono madre e figlia in una Roma di sottofondo man mano più straniante, in un appartamento dove le porte quando si chiudono sembra sia per sempre ma talvolta si aprono improvvisamente. Poi c’è Fausto, il marito di Emma, che non abita nessuna soglia, che non erige nessuna roccaforte, che sembra nemmeno prendere in considerazione le porte che vengono aperte e chiuse. C’è Irene, la migliore amica di Emma in gioventù, suora di clausura che apre le porte nonostante abbia deciso il proprio isolamento dalle persone.

Ciò che accomuna e al contempo allontana questi personaggi è il destino, la scelta del proprio destino: Emma soffre indicibilmente lo scacco della sorte, il fatto di essersi sentita costretta a un domino di azioni nella sua vita che la portano di fronte a una figlia che vuole scegliersi il suo destino. Matilde, con la leggerezza e la convinzione del suo essere donna alla soglia dei diciotto anni vuole decidere per sé, abbracciare la vita pensando a ciò che vuole, costruire il proprio futuro senza farsi condizionare da nessuno. È uno scontro tra titani, due forze immense che si sfidano giorno e notte: Emma incredula che i suoi consigli e la sua esperienza non servano a nulla e Matilde diffidente verso una madre che le vuole far subire una storia che non è la propria.

In questa narrazione saranno Fausto e Irene, gli unici ad aver deciso e senza rimpianti il loro destino, a fare da ago della bilancia in una vicenda che sembra un continuo crescendo di incomprensioni e allontanamenti. Sono l’arte e l’architettura, nelle precise descrizioni di scenografia, a dare un allentamento della vita sulla vita, a riportare con l’eternità della bellezza uno spazio di respiro ai personaggi.

La vicenda viene dipanata tra presente e passato, si potrebbe dire che la storia viene suturata cercando di unire i lembi dell’oggi e dello ieri con l’intenzione di ricostruire un tessuto stabile che regga ai contraccolpi della vita. Emma in tal modo si riedifica, vaga nel ricordo per cercare di affrancarsi da ogni critica ma trova le molte accuse silenziose dei propri genitori, le accuse che crede Irene le abbia inferto andandosene, le accuse della figlia e del marito. Emma si assolve sempre e giustifica ogni sua azione nelle fatiche del passato e del quotidiano: sarà questo movimento costante tra passato e presente, nell’urgenza immediata di capire e aiutare sua figlia, che insinueranno il lei un altro punto di vista, una sorta di punto di giusta distanza dalla sé di allora per ridefinirsi nell’oggi.

È una storia che racconta la resa dei conti, con la paura del futuro e con il proprio passato, un momento epifanico in cui Emma inizierà a cedere lentamente e a imparare dalla figlia che in fin dei conti si può essere artefici di se stessi. Un capovolgimento vertiginoso della prospettiva per la madre, un prendere in mano i lembi di sé negli anni e cucirli in ordine diverso per poter continuare, per poter lavorare su una identità non più inchiodata alla sorte.

La trama di questo romanzo di dipana come un origami, sembra si stia svolgendo in modo ampio e intrecciato in un luogo e in un tempo determinati quando si apre in un altro dove e quando grazie a personaggi-soglia che traghettano la vicenda di passaggio in passaggio. Tra questi personaggi-soglia memorabile la madre di Irene, una fine descrizione del dolore di una donna fiera e attonita verso gli accadimenti della vita. Così come i genitori di Emma il cui silenzio impavido ovatta il passato e il presente della figlia fino ad arrivare alle orecchie del lettore e quasi assordarlo.

E accade che le soglie non siano più ostacoli ma solo passaggi, che le porte talvolta nemmeno ci siano e lo sguardo, quanto la persona, possa varcare una soglia e anche tornare indietro, dare un’occhiata o decidere di restare, che le roccaforti rimangano tali ma non siano più inespugnabili, che le rese dei conti non definiscano vincitori e vinti ma solo uno spazio in cui finalmente respirare.

È un romanzo molto bello in cui ognuno può rintracciare un brandello, uno scampolo, una fetta della propria esistenza e vederlo come punto di respiro, come occasione per collocarlo in sé ma altrove finalmente.

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