Rocco è tornato a casa

di Marco Mantello

 

Quando dici legalità, al singolare
quasi ce ne fosse una sola
che sia sacra di suo e solo perché legale
tu confondi questa lurida morale
dei fatti nostri e del casa tua
con tutti i nomi dei morti in mare

***

Ho passato quindici anni italiani
a espellere parenti dalla mia vita
Poi con la mia ex ci siamo separati
e lei col tedesco nuovo
ha avuto una crisi di familismo patchwork
I parenti adesso sono raddoppiati
la bi-suocera veste mia figlia a natale
con premure da terza nonna
E si prendono tutti per mano
in attesa che la pancia cresca
e cementi il vincolo naturale
e vadano a vivere tutti in campagna
vicino casa degli antenati.
Il suo nuovo compagno mi invita
a salire per un caffè doppio
quando aspetto mia figlia sulle scale
Le cinque mamme e il tri-zio acquisito
portano i soldi ai fratellini nuovi
dopo la recita dell´Infinito a tavola
Anche il cugino si è moltiplicato
tra pani e pesci di cioccolato
e il nero d´avola (il bi-adottato)
Quando il sesto bisnonno è caduto
sui sei alberi di natale e il cappio
ho chiuso gli occhi ma non raddoppio
e sono io lo sconosciuto

***

Un tempo prendevo delle persone
e le facevo a pezzi, cambiavo le facce
e il nome, il colore dei capelli,
il sesso, l´identità anagrafica.
Si trasformavano sulla pagina
in qualcosa di simile a una conchiglia
da cui nessuno poteva sentire il mare
Le analizzavo e le riducevo
le duplicavo e le sottraevo. Poi le mangiavo.
Certe volte le davo in pasto
a qualcuno più insicuro di me
e più famoso nei dopocena
Compreso il poemetto del Circeo
dove il mostro era il crocifisso e non io
Compreso quel lungo racconto
o la grande poesia sul letame.
Mangiavo tutto. Mangiavano tutto di me
come da un pulpito che mi difendeva
da quello che non volevo essere
ma non dai simili e dalla loro fame

***

Ridurre la violenza con la civilizzazione
è chiamare la violenza con un altro nome
ma che farsene della parola aiuto
quando agli inferi ci si cala un Ceo
per incontrare un´assicuratrice vita?
La stessa polizza, lo stesso rischio
di riconoscersi grazie a un fischio
o a un segnale muto, di risarcirsi,
lungo le tratte di Euridice e Orfeo
messe a bilancio nell´invenduto

***

Da quando ho preso il vizio di respirare
occupo un letto dove dormo solo
ho una camera dove non scrivo e
un dvd di Freaks
danneggiato all´arrivo del lottatore
I decreti dei kennedy morti
hanno le facce della mia vicina
di fronte al piccolo cimitero
che costeggia i balconi e le stanze
Ci sono ragazze con le gambe a ics
che si tagliano le vene il martedì
La polizia arriva prima delle ambulanze
e delle volpi che passano di mattina
a registrare le morti e le gravidanze
Ci sono alberi uccelli e un fiore
che sboccia solo nei giorni festivi
e sui vestiti delle signore
Alcuni lo chiamano: Il Legislatore
altri La grande cima. O Le rapide.
I bambini hanno un´aria schiva
quando annaffiano la loro lapide
per un numero di ore sufficiente
a farne un´altra questione organizzativa
La cassa. La riservano sessant´anni prima
riservano tutto, anche il dolore
anche la cenere e il cattivo odore
Perfino il lutto. E lo sgombero della cantina

***

Serrata multietnica

La libreria tedesca aderì a novembre
anche il turco dei vini italiani
Il vietnamita coi draghi in faccia
sposò l´indiana del ristorante thai
i francesi i polacchi e i siriani
furono accolti fra i gelatai
teste e mani pendevano sui divani
della scuola di lingua estiva
e tutto bruciava ordinatamente
e tutto era pace e amore
ogni cosa definitiva
Mentre Emily schiacciava vespe
e le bici gelavano al sole
e i fiori bianchi sulle saracinesche
sapevano di vernice e brodo.
Erano le fiamme del paradiso
a loro modo, era un porta che sbatteva
fra il dentro e il fuori
Per me si va fra l´evoluta gente
consumata nei poliamori
Per me la gente ci arriva morta
dopo aver fatturato a sera

***

Lo skinhead innamorato

“Bella sei bella
quasi come come una svastica
La tua pelle è bianca e spacca
molto più della divisa
del kappa kappa kappa
Non me ne frega niente
che sei nata spastica
ti porterò in Sezione
e se non capiranno
sarai la mia confessione”

***

Rocco e i suoi fratelli

Gentile ministro italiano
che hai ruttato il daspo urbano
cosparso d´acqua pagata nei ristoranti
Gentile donna, Gentile uomo
che potete baciarvi nel mausoleo
e alla torre degli asinelli
pisceremo sui muri del Colosseo
e in cima al Duomo
verremo ai cinema a sera
e metteremo alle statue antiche
cattivi odori e vestiti usati
Vi ruberemo i marmi
per farne lapidi alla memoria
di carie pidocchi e tarme
e cagheremo sulla bandiera italiana
fatti di coca e marijuana
ammazzeremo Torino e Mole
infilati nel municipio e in frasca
Poi. Porteremo animali e versi
in ogni chiesa di San Francesco
frantumeremo la cupola del Bernini
coi deodoranti in tasca
La Scala sarà. Il bordello che è già.
Della Fenice rimarrà un camping
Il due novembre incendieremo i fori
e i cimiteri storici, il tre mattina gli Uffizi
scolpendo cazzi sulle fontane
lanciando in acqua le monetine
restando svegli fino alla fine
di questa notte riparatrice e infame
passata insonni sulle panchine
a vomitare la vostra fame

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
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