Salman Rushdie’s Satanic Verses is burned by Muslims in Bradford, 1989.

Rushdie a Tirana

Pubblichiamo un articolo di Alessandro Leogrande sulle reazioni della comunità musulmana alla notizia della pubblicazione in Albania delle opere di Salman Rushdie. Una versione più breve di questo articolo è uscita su «La Lettura» del «Corriere della Sera».

Pubblicare Salman Rushdie a Tirana è un atto di coraggio. Nel ventennale della fatwa khomeinista del 1989 contro l’autore dei Versetti satanici, Christopher Hitchens notò come questa, oltre ad aprire un nuovo fronte di guerra contro la libertà d’espressione su scala globale, aveva creato uno straordinario collante nell’islam radicale e ultraconservatore, divenendo un detonatore sempre pronto a esplodere, nei luoghi più disparati, anche nel XXI secolo.

Quanto sta accadendo in Albania in questi giorni lo conferma ampiamente. Arlinda Dudaj, giovane direttrice della omonima casa editrice, la più importante e dinamica del paese, ha reso noto in una intervista rilasciata sul quotidiano “Shiqptarja” di aver acquistato i diritto dei Versetti satanici. Dudaj è una casa editrice che traduce molto. Ha pubblicato José Saramago, Cormac McCarthy, Stieg Larsson, gli italiani Roberto Saviano, Paolo Giordano, Fabio Geda… Il suo maggior successo editoriale è Kurban, autobiografia politica di Edi Rama, leader dell’opposizione contro la deriva “bielorussa” del sistema-Berisha. Nell’ultimo mese, oltre a mandare in libreria To the End of the Land di David Grossman, Dudaj ha pubblicato L’incantatrice di Firenze dello stesso Rushdie e annunciato la pubblicazione, nei prossimi mesi, del suo “memoir” Joseph Anton e congiuntamente dei Versetti satanici, sinora mai tradotti in albanese.

La reazione islamica, in quello che fino a vent’anni fa era costituzionalmente l’unico stato ateo al mondo, non si è fatta attendere.

Ermir Gjinishi, leader della comunità islamica albanese, ha subito detto che la pubblicazione del libro è una provocazione inaccettabile per il mondo musulmano: “Offende il profeta e il corano, e creerebbe inutili tensioni in Albania”. Su posizioni più radicali Roald Hysa del Forum musulmano: “Salman Rushdie è uno scrittore mediocre che ha scritto cose molto offensive”: A suo dire Dudaj intende solo commercializzare tali offese: “Non è possibile calpestarci in questo modo. Noi siamo contrari al rogo dei libri, non siamo certo l’Inquisizione. Tuttavia non possiamo escludere che qualche credente possa sentirsi autorizzato a compiere atti estremi. Non garantiamo nulla.”

L’intuizione di Hitchens sembra materializzarsi davvero. Vent’anni sono passati invano. Nel luglio del 1991 Ettore Capriolo, traduttore del libro in italiano, venne pugnalato nella sua casa milanese. Fortunatamente sopravvisse all’attentato, a differenza del  traduttore giapponese, Hitoshi Igarashi, che venne ucciso a Tokyo pochi giorni dopo. L’editore norvegese William Nygaard venne invece ferito a colpi d’arma da fuoco nell’ottobre del ’93.

Oggi come ieri, le intimidazioni contro editori e traduttori di Rushdie partono immediatamente al solo annuncio della pubblicazione, mesi prima dell’uscita effettiva in libreria, creando una condizione di tensione crescente. Ma oggi più di ieri l’odio e gli insulti si moltiplicano in rete, nei commenti anonimi intrisi di offese maschiliste contro l’editrice “blasfema”. Arlinda Dudaj afferma molto lucidamente: “Il problema non è l’islam, ma l’islamismo politico che pretende di governare ogni aspetto della vita, e di ridurre l’intera società alla sua interpretazione. Invece ogni autorità (religiosa, politica, culturale, economica) deve poter essere criticata. È questo il senso di una società moderna, libera da autoritarismi. E se vogliamo farne parte, dobbiamo tenerne conto.”

Sullo sfondo si delinea uno scontro culturale tra due Albanie: una colta, laica, cosmopolita e una avvitata intorno alle sue tradizioni, a presunte “radici” riscoperte negli anni del post-comunismo. Ma il caso-Rushdie funziona anche come cartina al tornasole delle trasformazioni interne all’Islam albanese, nell’unico paese europeo in cui il 70% della popolazione si definisce musulmano. Chiaramente si sta delineando una frattura. Da una parte c’è un islam tradizionale, blandamente conservatore, di derivazione ottomana. Dall’altra ci sono alcune nuove moschee finanziate dagli stati del Golfo. Sono queste il luogo di ritrovo dei filo-arabi, tendenzialmente più giovani, e potenzialmente sedotti dalla retorica radicale. In un paese in rapida trasformazione sociale e culturale, il caso-Rushdie (di cui ormai si parla in tutte le tv e su tutti i giornali) li sta facendo uscire allo scoperto.

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).
Commenti
2 Commenti a “Rushdie a Tirana”
  1. antonio scrive:

    Leogrande è tra i pochi scrittori italiani a non perdere tempo in quisquelie da “hommes de lettres”, e a raccontare aspetti cruciali, sebbene spesso ancora sconosciuti, del nostro presente.

  2. Teuta scrive:

    come possibile scrivere una cosa che non si avvicina neanche un po alla verita? la publicazione dei versetti di Rushdie a Tirana non era affato un atto di coraggio, era semplicemente un altro libro tradotto e publicatto in albanese cosa che si fa ogni giorno in Albania. Qualcuno ha tentato di venderla in questa prosspettiva, ma la realta conferma la mia opinione: non e’ successo niente, le hanno discusso nei forum letterari, con calma e senza nessuno pregiudizio.
    infine si trattava soltanto di una manovra di marketing, caro autore di questo articolo.

Aggiungi un commento