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Scatola nera – Il finale

Ieri è stato diffuso su Twitter il finale del racconto di Jennifer Egan Scatola nera. Lo ripubblichiamo qui e vi ricordiamo che da oggi Scatola nera è disponibile esclusivamente in ebook. (Traduzione di Matteo Colombo.)

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Neppure doti da nuotatrice sovrumane possono farti attraversare per intero un mare nero-blu.

Non può fartelo attraversare il fatto di fissarlo con smaniosa ferocia dalla punta di un molo.

Quando al tuo corpo sono stati forniti poteri eccezionali, è scioccante incontrare un abisso tra i tuoi desideri e le tue capacità.

Da millenni, gli ingegneri mettono in grado gli esseri umani di compiere imprese mitiche.

Tuo marito è un ingegnere.

I bambini cresciuti in mezzo agli animali selvatici imparano a individuare i movimenti anomali nel paesaggio.

Questa particolare sensibilità, unita al genio scientifico, ha fatto di tuo marito un eroe della sicurezza dello stato.

Vivere in intimità con un altro essere umano può insegnarti a osservare ciò che ti circonda così come lo farebbe lui.

Lungo una costa rocciosa, il movimento anomalo è quello di un oggetto che ondeggia a ritmo con l’acqua sotto delle frasche sporgenti.

Con tutta probabilità, un motoscafo nascosto dal tuo nuovo ospite come mezzo di fuga in caso di emergenza.

La chiave sarà all’interno.

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Scivola tra i rami e sali a bordo dell’imbarcazione. Slegala e cala il motore nell’acqua.

Sii grata per quei laghi a nord di New York, dove hai imparato a pilotare un motoscafo.

Ravviati i capelli con il braccio funzionante e tenta di fare un sorriso grande e spensierato.

Il sorriso è come uno scudo: ti immobilizza il viso in una maschera di muscoli dietro la quale puoi nasconderti.

Un sorriso è come una porta aperta e chiusa al tempo stesso.

Gira la chiave e dai gas al motore una sola volta, quindi punta verso il mare nero-blu accelerando al massimo.

Saluta con la mano e ridi forte passando davanti alla guardia esterrefatta e insonnolita.

Vira seguendo una rotta a zigzag fino a quando non sarai più a portata di sparo.

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All’esultanza della fuga seguirà quasi immediatamente un’ondata di dolore straziante.

La casa, i suoi occupanti, perfino gli spari sembreranno fantasmi, davanti a questa fragorosa immediatezza.

Se il dolore ti rende impossibile pensare, concentrati esclusivamente sulla navigazione.

Noi siamo in grado di intervenire soltanto in alcuni specifici Punti Caldi geografici.

Navigando verso un Punto Caldo, invia il segnale d’emergenza premendo ininterrottamente il pulsante dietro il tuo ginocchio per 60 secondi.

Devi rimanere cosciente.

Se può aiutarti, pensati tra le braccia di tuo marito.

Se può aiutarti, pensati nel vostro appartamento, dove il pugnale da caccia di suo nonno è esposto in una teca di plexiglas.

Se può aiutarti, pensa di raccogliere i piccoli pomodori che d’estate coltivi sulla vostra scala antincendio.

Se può aiutarti, pensa che i contenuti del Picco Dati contribuiranno a sventare un attentato in cui sarebbero morti migliaia di americani.

Anche senza nessuna forma di potenziamento artificiale delle proprie capacità, si può pilotare un’imbarcazione in stato semicosciente.

Gli esseri umani sono sovrumani.

Fatti guidare dalla luna e dalle stelle.

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Raggiunta approssimativamente la posizione di un Punto Caldo, spegni il motore.

Ti ritroverai in un buio e in un silenzio assoluti.

Se lo desideri, puoi stenderti sul fondo del motoscafo.

Il fatto che tu ti senta morire non significa che morirai.

Ricorda che, se dovessi morire, il tuo corpo restituirà comunque una miniera di informazioni cruciali.

Ricorda che, se dovessi morire, le tue Istruzioni Operative conterranno il registro della missione e le indicazioni per chi ti succederà.

Ricorda che, se dovessi morire, il semplice fatto di essere riuscita a consegnarci la tua persona fisica costituirà il tuo trionfo.

Il movimento della barca sull’acqua ti ricorderà quello di una culla.

Ricorderai tua madre che ti cullava tenendoti in braccio da bambina.

Ricorderai che ti ha sempre amato intensamente e con tutta se stessa.

Scoprirai di averla perdonata.

Comprenderai che ti ha tenuto nascosta l’identità di tuo padre perché convinta che il suo inesauribile amore ti sarebbe bastato.

Il desiderio di dire a tua madre che la perdoni è un altro dei motivi per cui devi arrivare a casa viva.

Pur non essendo in grado di aspettare, dovrai farlo.

Non possiamo dirti in anticipo da che direzione proverranno i soccorsi.

Possiamo solo garantirti che non abbiamo mai fallito nel recuperare una cittadina-agente, viva o morta, che avesse raggiunto un Punto Caldo.

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Nei Punti Caldi non fa caldo.

Anche una notte tiepida diventa gelida, sul fondo bagnato di una barca.

Le stelle sono sempre al loro posto, sparpagliate e luccicanti.

Guardare il cielo dal basso può darti la sensazione di fluttuare, sospesa, guardandolo dall’alto.

L’universo sembrerà galleggiare sotto di te nel suo latteo e baluginante mistero.

Solo notando una donna identica a te, raggomitolata e sanguinante sul fondo di una barca, capirai cos’è successo.

Hai avviato la Tecnica Dissociativa senza volerlo.

Non corri alcun pericolo.

Privata del dolore, puoi veleggiare libera nel cielo notturno.

Privata del dolore, puoi realizzare il sogno di volare che coltivavi da bambina.

Tieni sempre sott’occhio il tuo corpo: se la mente perde di vista il corpo, potrebbe poi essere difficile – se non impossibile – riunirli.

Mentre fluttui nel cielo notturno, potresti percepire tra le raffiche di vento un suono ritmico e continuo.

Il rumore di un elicottero è intrinsecamente minaccioso.

Un elicottero a luci spente è una creatura a metà strada tra un pipistrello, un uccello e un insetto mostruoso.

Resisti all’impulso di fuggire da quell’apparizione: è venuta a salvarti.

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Sappi che, rientrando nel tuo corpo, accetti di essere nuovamente devastata dal dolore fisico.

Sappi che, rientrando nel tuo corpo, accetti di intraprendere una scioccante reimmersione in una vita alterata.

Ci sono cittadine-agenti che hanno deciso di non tornare.

Hanno abbandonato i loro corpi, e ora brillano splendidamente nel cielo.

Nel nuovo eroismo, l’obiettivo è trascendere i dolori e gli amori meschini della vita individuale in favore di un’abbagliante collettività.

Puoi immaginare che le stelle pulsanti siano gli spiriti eroici delle agenti-bellezze del passato.

Puoi immaginare il cielo come un vasto schermo costellato dai loro puntini di luce.

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Se desideri rientrare nel tuo corpo, è essenziale che tu lo raggiunga prima dell’elicottero.

Se può aiutarti, conta alla rovescia.

All’otto, dovresti essere abbastanza vicina da vederti i piedi nudi e sporchi.

Al cinque, dovresti essere abbastanza vicina da vedere il vestito insanguinato in cui è avvolta la tua spalla.

Al tre, dovresti essere abbastanza vicina da vedere le fossette per cui ti facevano i complimenti da bambina.

Al due, dovresti udire il lieve lamento del tuo respiro.

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Una volta rientrata nel tuo corpo, osserva la lenta e sussultante discesa dell’elicottero.

Può apparire come lo strumento di un mondo puramente meccanico.

Può sembrare che sia venuto a distruggerti.

Può essere difficile credere che al suo interno vi siano degli esseri umani.

Non lo saprai per certo fino a quando non li vedrai, accovacciati lassù, con la tensione della speranza sul viso, pronti a saltare.

Commenti
40 Commenti a “Scatola nera – Il finale”
  1. SpeakerMuto scrive:

    A tratti mi ricorda il Palahniuk di “Pigmeo” o “Fight club”: frasi corte, secche, violente, come slogan su cartelloni pubblicitari ai lati della strada – in questo senso si è avvicinato Don Wislow in “Le belve”, con capitoli di una sola frase che si staglia sul bianco della pagina.

  2. pes scrive:

    Colpita al’inizio, per un’ora, più o meno, poi la tensione cala, sei preso da altro, devi andare avanti e indietro per ricordare. Ancora funziona troppo la necessità di coesione e coerenza del testo, in chi legge, credo. Però è un esperimento molto interessante, anche per chi fosse interessante al cambiamento delle strutture del testo. Stiamo a vedere.

  3. Eugenia scrive:

    Un tweet al minuto mi è parso un po’ esasperante. A un certo punto ho chiuso il pc e ho aspettato che finisse il tutto, per rileggerlo dopo, con i miei tempi. Inoltre si perde la coesione tra i paragrafi. La rilettura di questa mattina ha reso il tutto più comprensibile. Stasera ritento, forse basta prenderci l’abitudine.

  4. Arturo Trax scrive:

    Splendido. E’ bellissimo

  5. Francesca scrive:

    “La tua mente si ricongiungerà al corpo quando potrà farlo in tutta sicurezza.”

    istantanee secche, puntute, mi hanno fatto pensare ad una tela i cui tocchi di colore sono dati “a scatti”. m’incuriosisce. molto.

  6. sergio l. duma scrive:

    WOW!!! Geniale!!!
    Questa è la letteratura che coglie lo spirito del tempo e che esprime la contemporaneità!!!
    Questa è l’unica scrittura che può avere realmente senso al giorno d’oggi!!!
    Se tanti cosiddetti scrittori seguissero l’esempio della Egan, invece di gingillarsi con le loro miserie provinciali…
    Ottimo davvero!

  7. Wif scrive:

    Adeguarsi con esagerato entusiasmo alle tecnologie , obsolete appena nate ovviamente, mi sembra solo un giochetto , per qualcuno divertente. Mi sembra che quello che piace è l’idea facile della semplificazione.

  8. marco m scrive:

    a parer mio è interessante il parallelo tra la scatola nera del racconto e la black box del nostro inconscio che sono i social network (di questa cosa la Egan ha parlato qui e lì, se non erro).
    in ogni caso, mi sembra che gli ultimi tweet del capitolo 21 siano una metafora, appunto, dei social. provate a rileggerli come se si parlasse di un avatar.
    poi può anche essere che quando, tra un secolo, i romanzi e tutta la letteratura passerà da mente a mente, guarderemo a questo esperimento come oggi si guarda ai primi esperimenti di cinema: per carità.
    intanto quella della Egan mi sembra una prova molto consapevole, leggibile su più piani.

  9. camilla scrive:

    Dove posso leggere tutte le parti finora pubblicate?

  10. minimaetmoralia scrive:

    Ciao Camilla,

    puoi trovare le prime due parti del racconto sul profilo Twitter di minimum fax (http://twitter.com/minimumfax). Il racconto completo sarà disponibile dal primo novembre esclusivamente in ebook.

  11. HHH scrive:

    Sublime porcata per tecnogonzi

  12. Wif scrive:

    La Egan avrebbe scoperto la chiave per rinnovare ……e consacrare sotto nuove forme la letteratura. Suvvia.

  13. Zaphod scrive:

    A me la porcata non è dispiaciuta, ne parlo più diffusamente qua sopra: http://www.anonimascrittori.it/narrativa-via-twitter-scatolanera-di-jegan/

  14. sergio l. duma scrive:

    Come per qualsiasi cosa, l’esperimento della Egan può piacere o non piacere. Tuttavia, si tratta di un tentativo interessante e coraggioso. Personalmente non credo che il libro inteso in senso tradizionale sparirà a favore degli ebook però è innegabile che le nuove tecnologie saranno rilevanti per la diffusione della scrittura e per la nascita di nuove modalità di lettura. Tentativi come quelli della Egan si pongono, almeno secondo me, l’obiettivo di portare la scrittura a coloro che non sono abituati a leggere un libro; ma magari chi è uso a frequentare chat, coloro che usano twitter e così via potrebbero essere più propensi a leggere roba di questo genere. Da ciò deriva la sinteticità quasi da slogan pubblicitario delle frasi che abbiamo letto. E’ significativo che tale esperimento sia nato negli Stati Uniti poiché in un’Italia ancora dominata da parrucconi (e nella categoria inserisco sia certi critici sia certi lettori) si tende subito a ridurre tutto con eleganti termini come ‘porcata’ e ‘tecnogonzi’, senza peraltro nemmeno cercare di motivare il proprio giudizio, più che altro perché qualsiasi cosa che si pone al di fuori dei soliti canoni non viene compresa. Ben venga quindi la Egan. Se non altro non è noiosa come alcuni scrittori lodati e sbrodolati dal grande pubblico e ciò che scrive mi comunica il senso della contemporaneità e non certo il sentore di un museo polveroso. La Egan sta semplicemente cercando di fare letteratura usando nuove forme, come giustamente ha scritto Maugeri. E con nuove forme non mi riferisco a un rinnovamento espressivo quanto ai mezzi da utilizzare per diffondere la scrittura, appunto.

  15. Non credo sia una porcata per tecnogonzi.
    Da un punto di vista della ricerca formale il racconto mi pare perfino interessante, ma non certo per via del fatto che è pubblicato su twitter. Anzi, proprio la pubblicazione su twitter me lo ammoscia. Letto su carta, COME SE fosse pubblicato su twitter, al contrario, mi avrebbe stuzzicato di più, allo stesso modo di quello scritto COME SE fossero slide di power point su A visit from the goon squad (che non mi è affatto dispiaciuto, peraltro).
    Detto questo, scrivere che “Questa è la letteratura che coglie lo spirito del tempo e che esprime la contemporaneità!!!” mi pare esagerato.
    E scrivere che “Questa è l’unica scrittura che può avere realmente senso al giorno d’oggi!!!” mi pare davvero una baggianata colossale.
    Sarò un parruccone, ma se l’unica scrittura o letteratura che ha senso oggi devo andarla a cercare su twitter fatemelo sapere per tempo, almeno tiro fuori dalla mia libreria tutti i libri di Manganelli e li rileggo fino a impararli a memoria.

  16. L’idea può essere carina ma non mi pare per ora che il racconto Scatola nera sia ben calibrato alla piattaforma Twitter. Era la prima prova, ad ogni modo.

    Il fatto vero è che la Egan mi dà la sensazione di non “provare” veramente a fare l’esperimento, mi pare che la scrittrice si accontenti (vabbè è liberissima di farlo) di pubblicare in power point o su twitter, ma che poi lo studio e la ricerca di questi linguaggi non siano effettivamente proprio al centro dei suoi pensieri.
    Se scrivi un racconto per Twitter il racconto deve contenere una scrittura con delle peculiarità diverse rispetto ad un racconto su rivista, o da raccolta di racconti standard. Deve essere per Twitter. Altrimenti l’esperimento è futile vetrina. E’ totalmente inutile.

    Prima di tutto questo della Egan è un racconto lunghissimo. Twitter nasce con un intento di comunicazione flash: come ci si può spingere a scrivere tutte quelle cartelle? Non puoi prenderti tutto quello spazio.
    E’ vero, la Egan sembra dare molta cura ad ogni signolo tweet, ma ne escono fuori frasi e pezzetti per nulla narrativi, con quell’andamento di lirismo cinico che tanto piace oggi, vedi la Muller delle Prugne verdi(già Nobel per la Letteratura).
    Anche tutta quella scrittura così “intimista” e poetica è una forzatura al linguaggio di Twitter. Sarebbe molto più interessante fare poesia con la lingua di Twitter. Senza tutto quel pathos assolutizzante che permea il racconto. La lingua della Egan ha delle velleità poetiche, la lingua dei cinguettii no.

    Secondo me, insomma, l’idea pote essere pure carina, la sua messa in tweet non è niente di eclatante.
    Griffi parla di Manganelli, penso che il buon vecchio Giorgiotto avrebbe saputo scriverci degli straordinari romanzi-tweet, e non lo dico per venerazione incondizionata nei confronti di un classico (magari non era capace nemmeno lui di scrivere su twitter) ma Manganelli aveva il dono della sintesi letteraria. Ed è quella che ci vuole. Non puoi voler scrivere un racconto su twitter e fregartene (specie in questa fase iniziale e sperimentale) delle regole base e delle generalità del mezzo che usi.
    Era un inizio, ma non è stato dei migliori.

  17. sergio l. duma scrive:

    @Gian Marco Griffi: mi piacerebbe che i lettori di Manganelli si esprimessero con educazione piuttosto che liquidare come baggianate affermazioni che non hanno evidentemente capito! Non intendevo dire che la letteratura che esprime la contemporaneità si può trovare solo su Twitter. E’ un’affermazione che non ho mai fatto. Volevo dire altro e se non lo capisce è affar suo e solo suo. Si legga Manganelli, magari ignorando pure qualcosa chiamato Avant-Pop, e si gingilli felicemente nelle caverne.

    @Dinamo Seligneri: condivido tutto ciò che ha scritto. L’esperimento, come ho già affermato, è interessante e al passo con i tempi ma in effetti ci vorrebbe una scrittura concepita esclusivamente per i nuovi mezzi come Twitter e in generale la rete… con testi brevi, sintetici, magari con link e cose di questo tipo. E finora mi pare che non ci siano stati molti esempi in questo senso, almeno per ciò che ho avuto modo di leggere e/o di rilevare (a parte qualcosa nel cyberpunk, forse).

  18. L’affermazione “Questa è l’unica scrittura che può avere realmente senso al giorno d’oggi!!!” mi sa che non ci va Wittgenstein per capirla; mi assumo l’enorme responsabilità di dichiarare d’averla capita e confermo che per me è una baggianata. Non so in quale altro modo “educato” riformulare il concetto. Se per lei essere educati significa essere d’accordo con la baggianata di cui sopra, allora temo di essere irrecuperabilmente maleducato; in tal caso chiedo scusa. Saluti dalle caverne.

  19. @sergio l. duma

    E’ un discorso che si potrebbe estendere anche per l’analisi dei testi online (lit-blog compresi).
    Per come la vedo io, di post post in giro ce ne sono pochi. In realtà quelli che scrivono veramente i post sono i blogger senza alcuna testata alle spalle. I lit-blog più autorevoli prendono pezzi saggi ecc usciti in rivista o su giornali o su raccolte di saggi e li postano. La consuetudine vuole che questo sia fare blog, e va bene, ma non vuol certamente dire che si scrive per i blog e per internet. Ciò che fanno i lit blog maggiori è riportare in internet, non scrivere per internet. Per carità, non mi lamento. Però bisogna tenerne conto quando si parla della cosiddetta morte dei blog, e del letterario e del culturale in internet.

  20. Zaphod scrive:

    L’Anonima Scrittori è un lit-blog che pubblica essenzialmente commenti e racconti inediti. Spesso la sensazione è però che si cerchino i nomi altisonanti piuttosto che i confronti diretti. Per poi lamentarsi della mancanza di confronto e di originalità. Ma è – ripeto – solo una sensazione…

  21. sergio l. duma scrive:

    @Dinamo Seligneri: anche in questo secondo caso, condivido pienamente ciò che scrive.

    @Gian Marco Griffi: la sua maleducazione non è provata dal fatto di non condivere la mia affermazione ma dal fatto che si metta a sputare sentenze con il termine ‘baggianata’ (opinione soggettiva e non superiore a quelle altrui) che implica spocchia e supponenza, e che si riempia la bocca con Manganelli e con Wittgenstein. Chi diavolo è lei per mettersi sul piedistallo e tranciare giudizi? Crede di essere chissà chi solo perché legge qualche libro, ammesso e non concesso che li legga? Impari a essere più umile ed educato, appunto, e a stare il mondo, già che ci siamo, perché quelli come lei non hanno niente da insegnare a nessuno. E non faccia nemmeno l’ipocrita con le sue false scuse.

  22. Duma, lei è problematicamente permaloso e io non mi sento proprio di continuare questa bella conversazione.

  23. sergio l. duma scrive:

    @Gian Marco Griffi: e lei continua ad essere maleducato e spocchioso, nonché mediocre poiché solo un mediocre si trincera dietro i facili ‘non mi sento di continuare la conversazione’ ecc. ecc., prova della sua incapacità di motivare le sue insulse tesi.
    La lascio al suo doloroso limbo di frustrazione e se lo ricordi… lei non è superiore a nessuno, malgrado le sue letture.

  24. sergio l. duma scrive:

    E aggiungo un’altra cosa per l’ineffabile estimatore di Manganelli. Il fatto di essere stato segnalato a un concorso letterario solo per aver scritto un raccontino non le conferisce automaticamente la patente di scrittore né l’autorizza a fare il maestrino supponente.
    Nessuno la conosce e mai la conoscerà… e di certo lei non è e non sarà mai Proust.

  25. Sascha scrive:

    L’uso della parola ‘parrucconi’ per indicare critici e letterati le cui opinioni non si condividono mi ricorda tanto Vincenzo Mollica: è una parola che usa spesso e allo stesso modo della Duma.
    La Egan è brava (ho letto sia A Visit from the Goon Squad e Look at Me) e questo racconto può passare per un racconto di fantascienza in versi (ce ne sono stati, rarissimi).
    Ma, in effetti, buttarsi sulle possibilità di tecnologie destinate a rapida obsolescenza è proprio una buona idea? Ve li ricordate gli ipertesti che nei primi anni Novanta sembravano il futuro della letteratura e poi s’è scoperto che nessuno li voleva leggere? (al massimo i libro-game, ma anche quelli sono passati di moda).
    Quello che non si vuole riconoscere alla forma-libro è che proprio la sua antichità è il suo punto di forza…

  26. @sasha

    “Quello che non si vuole riconoscere alla forma-libro è che proprio la sua antichità è il suo punto di forza…”

    E’ esattamente il contrario.
    Il motivo della resistenza del libro è che la sua forma resta tuttora, malgrado i secoli e le sperimentazioni, la tecnologia più avanzata tra tutti i supporti alla lettura. Se ancora si continua ad usare il libro è perché esso contiene una invenzione che rende il miglior servigio possibile al consumatore.
    Le cose non resistono per antichità, resistono se funzionano.

  27. Sascha scrive:

    Attiva il cervello, Dinamo. Se un oggetto dura nei secoli vuol dire che funziona. In questo l’antichità è un punto di forza. Bisogna proprio spiegarti tutto, eh?

  28. Prima cosa impara a discutere senza boria e supponenza colle persone che si rivolgono educatamente alle cose che hai scritto (e non alla persona).
    Secondo dalla tua frase si evince che il libro resiste perché ha il fascino dell’antichità.
    Terzo se volevi dire quello che ho detto io (ma non credo) ti sei spiegato molto male, arrampicarsi sugli specchi serve a poco, il tuo commento precedente è visibile a tutti i lettori.

    Arrivederci

  29. Sascha scrive:

    Vecchio detto americano: ‘Mai lottare con un maiale. Vi infangate tutti e due ma a lui piace’. Ovvero, mai riconoscere l’esistenza di quelle creature che passano la loro vita online: per te è un passatempo, per loro una ragione di vita.

  30. sergio l. duma scrive:

    @Sascha: specifico che sono maschio. Non che ci sia nulla di male ad essere donna, ma lo puntualizzo per precisione. Quanto al punto sollevato, cerco di esprimere meglio il mio pensiero: io non dico che il libro inteso in senso tradizionale scomparirà o che deve scomparire; anzi, continuo ancora ad amare i libri in formato cartaceo, amo sfogliarli e ovviamente leggerli e so che continueranno ad esistere. Non intendo nemmeno dire che bisogna metterli da parte per concedersi entusiasticamente alle nuove tecnologie che, come appunto lei scrive, sono per natura destinate all’obsolescenza. Secondo me, però, tentativi come quelli della Egan servono magari ad avvicinare quelle persone non avvezze alla lettura dei libri ma in confidenza con le nuove tecnologie e non mi sembra di per sé sbagliato; è un tentativo assai lodevole. Inoltre, non credo che si debba per forza scegliere tra le due opzioni: oggi le tecnologie consentono alla scrittura di apparire in altri ambiti; moltiplicano le possibilità di lettura e, a mio modesto parere, uno scrittore che vive in questo tempo deve confrontarsi con tale realtà, accettando la contemporaneità, come ha fatto la Egan. Come fa a modo suo Mark Amerika. Come fa Waxweb. Come fa Derek Pell. Il libro è il libro e le nuove tecnologie sono le nuove tecnologie. I due elementi non devono necessariamente escludersi a vicenda. Con ‘parrucconi’ non mi riferivo a specifici utenti ma parlavo in generale e alludevo a quelle persone che bocciano per partito preso qualsiasi cosa legata alle tecnologie e mi darà atto che esistono.

    Ora mi rivolgo alla Redazione. Questo è un bellissimo blog ma secondo me è rovinato dall’atteggiamento spocchioso e supponente, nonché maleducato, di alcuni utenti. Credo che il senso del blog sia quello di discutere su svariati argomenti, magari animatamente, ma sempre rispettando certi limiti e, possibilmente, motivando le proprie argomentazioni. Noto con dispiacere che ciò non avviene spesso, poiché i signori Griffi di turno e, ahimé, anche Sascha in questo caso, stabiliscono che gli interlocutori scrivono ‘baggianate’ o devono ‘attivare il cervello’ che è come dare del cretino a qualcuno e poi vanno oltre con le battute sui ‘maiali’. Atteggiamento che denota una mentalità specifica: quella cioè di partire dal presupposto che solo loro sono intelligenti, colti e informati, quando invece si dimostrano essere alla stessa stregua di quei ragazzini che fanno a gara per vedere chi ce l’ha più grosso. Credo ovviamente nella libertà di pensiero e non invoco censure o altro. Ma almeno un minimo di ‘netiquette’ potrebbe esserci. Penso che non sia chiedere troppo e la Redazione dovrebbe assumersi la responsabilità di stabilire qualche regola.

  31. No Sergio, sbagli. Il signor Sasha è uno in gamba, credo sia un critico letterario di quelli d’una volta, fini e studiati, perché sa mettere i miei testi sotto gli infrarossi come non ci riuscivano dalle superiori. Ha capito che sono idiota in un commento (molti ce ne hanno messi dieci), e che sono un maialesco nullafacente con l’aiuto di qualche altro rigo (qui non c’era arrivato mai nessuno, grande!). Tutte cose vere che cerco sgraziatamente di nascondere ma non è facile. Certo, che uno si senta dire tutte queste verità in due commenti, capite, non gli è così bello…. io per es ho vietato nel mio blog di dire la verità, come forma di prevenzione. probabilmente qui in questo sito ancora non c’è una norma tanto all’avanguardia. eppure basterebbe anche meno di un minimo di moralia. basterebbe un niente di moralia…. tanto chi scrive queste perle di saggezza luccica come una stella nel commentario, che sarebbe un peccato per la vista altrui oscurarle o farle cadere… debbono anzi rimanere a ben figurare tra queste carte.

  32. Wif scrive:

    Certo che le baruffe di questo blog sono arcaiche. perchè non provare a insultarsi con semplici twit senza disturbare Vittgenstein e Manganelli?

  33. Guardi, Duma: io ho espresso un’opinione su una frase che mi pareva, e mi pare ancora, palesemente errata. Non mi sono permesso di dare giudizi su di lei, cosa che al contrario lei ha ripetutamente fatto nei miei confronti. Non mi credo di essere un bel niente, se io scrivessi una baggianata e qualcuno me lo facesse notare, certamente non lo crocifiggerei, non invocherei interventi di chissà quale entità. Ritenere che una persona abbia scritto una baggianata non implica ritenersi superiore a quella persona. Scrivo raccontini e nessuno mi conoscerà mai, ma chissenefrega. Il fatto che prima lei abbia definito ‘geniale’ il racconto della Egan e successivamente si sia definito d’accordo col giudizio di Seligneri sullo stesso racconto (giudizio che anche io condivido), mi pare quantomeno contraddittorio. Infine: non ho capito qual è il problema nel citare Manganelli. Non era uno sfoggio di cultura, era un dato di fatto. E che nominare grandi scrittori in un blog pseudoletterario sia tacciato di boria e supponenza mi pare paradossale. Ho 4mila e rotti libri, sono appassionato di letteratura come niente altro, sono appassionato dell’oggetto libro. Anzi innamorato. Quindi? Mi sto vantando? Non credo proprio. Cosa me ne frega di vantarmi. Se fossi appassionato di playmobil avrei 4mila playmobil. Talvolta, o spesso, Posso sparare cazzate come chiunque altro, ma posso anche permettermi di esprimere un giudizio su una frase (frase, non persona) come chiunque altro. Quanto all’educazione, non devo certo venire su minima et moralia perché qualche educanda me la insegni. Per me la conversazione era chiusa, ma sia chiaro che non accetto mi si prenda a esempio di malacrianza da chi non mi conosce minimamente. Non posso accettare che mi si nomini tra coloro i quali minano le basi della civiltà. Ho finito, spero per sempre.

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  1. […] intitola Scatola Nera ed è una spy story. La prima parte è uscita ieri sera, e oggi la trovate qui. […]

  2. […] testo della lunghezza massima di 140 caratteri. Ogni mattina poi verrà pubblicata integralmente su minima & moralia la porzione di testo twittata la sera precedente. Dal 1 novembre, Scatola nera sarà disponibile […]

  3. […] Dunque l’esperimento che a prima vista potrebbe apparirci estremo di questa autrice, e di cui si parla nel post che indico, è alquanto interessante. Sta sperimentando sulle pagine del New Yorker la stesura di un racconto attraverso l’uso di Twitter,- disponibile esclusivamente in e-book- sostenendo che la struttura intrinseca del mezzo sviluppatesi fra interazione pubblica e privata si presti perfettamente alla tematica dello spionaggio e al registro mentale dell’ambiguità in esso contenuto. Trovo particolarmente attuale la modalità che spinge a leggere strutture di scritture non sequenziali e lineari cronologicamente e chissà se autori come la Egan non abbiano davvero scoperto la chiave per rinnovare il nostro personale rapporto con la lettura e consacrare a lunga vita , sotto nuove forme, la letteratura. Per leggere una parte del racconto twittato andate qui. […]

  4. […] sul pezzo e storie che nascono in 140 caratteri. In principio fu Jennifer Egan che con la sua Scatola Nera –  arrivata anche in Italia grazie a Minimum Fax – ha sperimentato un modo nuovo […]

  5. […] twitter l’intero racconto in tweet della Egan e ripubblicando gli stessi sul proprio sito minimaetmoralia, adesso Scatola Nera è un […]



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