Charles-Schulz-peanuts-ftr

La vita di Charles M. Schulz

Charles-Schulz-peanuts-ftr

Questo pezzo è uscito su Pagina 99 Weekend. (Fonte immagine)

La migliore biografia di Charles M. Schulz è stata pubblicata finalmente in Italia. Il titolo per esteso è Schulz e i Peanuts. La vita e l’arte del creatore di Snoopy, Charlie Brown & Co. (Tunué, a cura di Marco Pellitteri, traduzione di Alessandro Bottero, pagg. 672, 29 euro), l’autore è David Michaelis e l’edizione italiana è bellissima: un grosso volume rilegato dalla copertina gialla e nera, con strisce dei Peanuts in seconda e terza di copertina, altre strisce sparse dentro il libro e un blurb in quarta di John Updike che dice che questo libro gli è piaciuto moltissimo. La cosa più bella, dice sempre Updike con esattezza, è l’aria magica di XX secolo che si respira in opere e vita di Charles Schulz.

Peanuts nascono nell’ottobre del 1950, e vivono fino al febbraio del 2000. Mezzo secolo esatto (a detta di alcuni la metà più bella del Novecento) di bambini (più cane) tutti saggissimi nelle loro considerazioni su un mondo troppo grande per un rapporto di scala minimamente paritario. Per molti di noi che abbiamo attraversato bambini o ragazzi la seconda metà del Novecento i Peanuts sono stati la nostra primissima educazione sentimentale. Soprattutto abbiamo imparato su quelle strisce l’amore platonico in tutte le sue varianti: Lucy che ama Schroeder che di lei proprio non ne vuole sapere ma lei persevera insistente diventando tra i due la nostra prediletta, Charlie Brown che ama Violet e non ha mai il coraggio di dichiararsi, Sally che ama Linus che la rifiuta e lei se ne infischia e dice a tutti che è il suo fidanzato, Snoopy che scrive lettere d’amore non si capisce a chi, probabilmente a nessuno. Di queste adorabili personcine che sono i Peanuts noi ci siamo innamorati, e ci siamo innamorati di Schulz come fosse uno di famiglia o un amico. E quando è morto siamo stati tristissimi. Una tristezza da danno irreparabile, da catastrofe naturale, da terremoto che distrugge case, un sentimento così.

Il libro di Michaelis che arriva oggi a portarci notizie di lui è un saggio documentatissimo, che brilla nel suo genere (la biografia) e che brilla tra i libri scritti su Schulz (molti), che approfondisce e si dilunga e tuttavia non è mai noioso e del nostro racconta la vita ricostruendola anche grazie ai suoi fumetti. Perché di momenti autobiografici sono costellate le strisce dei Peanuts (scrive Michaelis a tal proposito: “è poi risultato che cinquant’anni di strisce a fumetti dei Peanuts sono tanto importanti per lo studio della sua vita quanto ogni singolo documento d’archivio”), e in particolare la vita di Charlie Brown, ogni tanto alter ego del suo creatore. In comune Schulz e Brown avevano un padre barbiere e una madre casalinga, un cane (Snoopy quello di Charlie Brown, Spike quello di Schulz), l’enorme timidezza, l’innamoramento per una ragazzina dai capelli rossi che nel fumetto è Violet e nella vita vera si chiamava Donna Johnston.

A differenza di Charlie Brown e Violet, Schulz e Donna Johnston ebbero una relazione, ma quando lui le chiese di sposarlo, lei gli disse di no e i due restarono amici. Charles Schulz aveva imparato a disegnare per corrispondenza, e una delle cose che aveva appreso da una di quelle lettere (al di là dell’importanza delle lettere) era che “una vignetta è precisamente un disegno che mostra un pensiero sotto un’altra forma”. Così usava le vignette per pensare, per elaborare, per dare un’altra forma al pensiero, anche alla vita. Rifiutando da vivo l’idea di una biografia su di sé, a un certo punto disse: “Chi legge le mie strisce ogni giorno mi conoscerà di certo; saprà con esattezza chi sono”. E però alla domanda: “Charlie Brown è davvero il suo alter ego?” saggissimo rispondeva: “Non proprio, però è una fantasia interessante”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Commenti
4 Commenti a “La vita di Charles M. Schulz”
  1. Vincenzo Oliva scrive:

    Violet sarebbe la ragazzina dai capelli rossi? Onestamente è la prima volta che la sento…

  2. vast scrive:

    Veramente grossa questa su Violet. Ma l’autrice del pezzo ha mai letto i Peanuts?

  3. Riccardo scrive:

    Da VERO fan dei PEANUTS mi sento offeso dall’errore…

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] La vita di Charles M. Schulz : minima&moralia. […]



Aggiungi un commento