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Scrivere di cinema: The Teacher

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minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017.

di Elena Magnani

Si dice spesso che la scuola è maestra di vita. È un principio in cui a volte si preferirebbe non credere, soprattutto quando si è bambini e a scuola si vive in maniera viscerale anche il sopruso più sottile, di fronte al quale il più delle volte ci si ritrova impotenti. La scuola per i bambini è un gioco di potere in cui il potere non si tiene mai in mano. Ma non è il loro punto di vista che interessa al regista Jan Hřebejk. E nemmeno alla maestra che dà titolo al film, Maria Drazdechová, che il primo giorno di scuola mentre fa l’appello chiede a tutti che lavoro fanno mamma e papà.

Una domanda innocua, che porta con sé la richiesta di qualche piccolo favore. Del resto nei paesi si fa comunità, ci si soccorre a vicenda. Fino a quando ai piaceri prestati alla maestra non iniziano a corrispondere i buoni voti alle interrogazioni. Inizia allora una guerra che in aula trova solo un casus belli e nei bambini conta solo le vittime, il gioco di potere è tra gli adulti.I genitori, gli insegnanti, i presidi. È una spietata lotta di sopraffazione, ricatto e arrivismo, che i ragazzi se li dimentica subito: sono le posizioni sociali che contano, soprattutto nella Cecoslovacchia degli anni ’80, schiacciata dal fantasma del Comunismo e delle sue ipocrisie.

Ma il merito maggiore di The Teacher è di saper parlare della scuola in maniera universale, partendo dal tratteggio di una maestra terribile quanto indimenticabile: quella che ogni bambino ha temuto e a cui ha voluto insieme, inspiegabilmente, piacere. Per questo va applaudita la bravura di Zuzana Maurèry, che cattura e restituisce con grande sensibilità il significato profondo dell’autorità incarnata dagli adulti, a tratti materna, a tratti spaventosa, sempre assoluta padrona della realtà infantile.

Tante volte il cinema americano ha raccontato l’insegnamento come si vorrebbe che fosse, proponendo modelli di docenza senza macchia e senza paura. Capitani come John Keating de L’attimo fuggente, capaci di ergersi con eroismo contro lo status quo, le condizioni sfavorevoli degli studenti, la barriera di incomprensione intergenerazionale. The Teacher prova invece a raccontarlo come si vive davvero, con il realismo brutale di un altro memorabile film sul rapporto professore-studenti, Class Enemy di Rok Bicek.

Come nel lavoro di Bicek, la violenza è una lenta escalation che emerge nelle piccole cose e ne illumina il peso tangibile, il valore reale agli occhi di chi a scuola passa gli anni più difficili della vita. Il culmine è ancora il suicidio giovanile, così spesso definito incomprensibile, così concreto invece nelle statistiche che lo danno in continuo aumento nelle pagine di giornale e non solo al cinema. E la figura dell’insegnante si sveste della sua missione etica per diventare umana, fragile, buona o cattiva che sia.

The Teacher accetta la scuola come una terribile maestra di vita e si sforza di rappresentarne una faccia scomoda. Ma spera anche, con il suo lieto fine, che partendo da una rappresentazione veristica si possa davvero migliorare la società.

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