bacio

Se Baricco va alla cultura, a me almeno mi date il bilancio. Ovvero, un racconto d’amore per la staffetta di San Valentino

di Celestino Tabasso

Lei mi guardò negli occhi, io la guardai nei suoi.
Poi ci sorridemmo e io pensai: “Adesso”.
E glielo dissi.
Lei rispose: “Ma sei serio?”
“Serissimo. Perché, ti crea problemi?”
“Se non ne crea a te… Cioè: me lo dici così?”
“Lo dico a tutti, se è per questo”.
E mi alzai.

Dovevo avere un’aria nervosa perché il cameriere si avvicinò subito: “Signore, è San Valentino…”
“E quindi che vuole, un bacio?”
“No, dico: ci sono tanti signori e tante signore che vogliono una serata romantica. La pregherei di non dare scandalo”.
“Macché scandalo… Devo solo fare un annuncio, ok?”
Feci tintinnare il bicchiere e dissi: “Signore e signori, un istante di attenzione: volevo dire a tutti voi e a questa incantevole fanciulla che io sono profondamente, felicemente e convintamente… dalemiano”.
Nel ristorante scese un gran silenzio. Una signora si mise a ridere. Poi mi guardò di nuovo e smise.
Il cameriere era livido: “Le avevo chiesto di non dare scandalo”.
“Senta un po’, lei: sarà mica veltroniano?”
“No: sono calabrese. E tutti i giorni mi faccio un culo così per mandare un po’ di soldi a casa: non lascerò che lei rovini la reputazione di questo locale”.
“Ma reputazione de che? Ma di che parla? Guardi, non cominci anche lei con la Bicamerale perché mi incazzo, è chiaro?”
“Ma signore caro!”
“Ma signore caro un paio di coglioni! Mi manca solo l’ennesimo imbecille che alza il ditino sulla Bicamerale. E basta! Lo capite che senza l’inclusione il gioco democratico non si sviluppa? Lo avete letto Habermas? Lo avete letto Dahrendorf? Lo avete letto Velardi? Possibile che siate tutti così ignoranti?”
“Ma tutti chi?”
“Tutti, tutti… Micromega, Travaglio, mio cognato… tutti! E po io sono il cliente, va bene? E il cliente ha sempre ragione, in tutte le grandi democrazie occidentali che si misurano col mercato, diciamo. Quindi sia chiaro una volta per tutte che la Bicamerale è stato un luminoso e frainteso episodio di generosità politica. Punto!”
E mi sedetti.
La fissai di nuovo: qualunque cosa avesse detto, ero pronto. La barca a vela? Un’emerita puttanata, la comprò ai mezzi con un amico e comunque non valeva un granché. Il governo Prodi? Lo hanno fatto cadere Bertinotti e quell’imbranato di Parisi, ci sono anche le fotografie. Le scarpe su misura? Le ha DOVUTE comprare: ha l’alluce valgo, mica può vedere le stelle ogni volta che fa un passo indietro.

Lei disse: “Sono serba.”
“…ma dai…!”
“Non lo sapevi?”
“Hai un accento strano, in effetti, ma pensavo che fossi di Carloforte”.
“Dov’è?”
“In Sardegna”.
“Ha bombardato pure lì?”
“No!”
“E certo: lì ci sono le ville di Silvietto suo, figurati se gliele bombarda”.
Mi alzai di nuovo. Più lentamente, questa volta.
Non mi voltai mentre attraversavo il ristorante, ma tenni il medio della sinistra ben sollevato a beneficio del cameriere.
Fuori nevicava.
Aprile è il più crudele dei mesi, ma febbraio è il più stronzo.

Era il settimo San Valentino che andava così. Una volta era serba, un’altra volta era grillina ma alla fine cambiava solo il ristorante.
Il punto è che io una volta da piccolo sono andato in montagna con mio padre. A camminare (a sciare ci andava Lucio Magri).
Era metà settembre, la sala da pranzo dell’albergo era sempre più vuota e alla fine c’eravamo solo noi due. Pensavo che ci avrebbero coccolato e invece camerieri e cuochi e tutti quanti ne avevano le scatole piene, e dietro loro i sorrisi trapelava – e anzi direi che grondava – una gran voglia di vederci andare via.
È un momento che ho rivissuto in molte storie d’amore: il momento in cui capisci che è finita l’alta stagione. E quando cominci a raccontare un aneddoto ti anticipa e dice lei il finale, per farti capire che ormai lo sa a memoria.
E quelle che le sembravano delle tue adorabili bizzarrie ora le rompono le scatole e basta. E non ti dice più che sei un bambinone: ti dice che sei infantile.
E alla fine una sera si va a vedere un film e dopo, parlandone, si litiga.
Lì capisci che in sala da pranzo non c’è più nessuno: a un tavolo sono rimaste sedute solo l’Educazione e l’Abitudine, e mangiano in silenzio.
E allora io la prima sera faccio sempre il numero del dalemiano.
Perché se una donna ti vuole lo stesso, allora è quella giusta.
Le piaci così tanto, o la incuriosisci così tanto, o le fai così tanta tenerezza che quel silenzio non sentirai mai.
E questa donna esiste, perché solo così tutto avrà un senso.
Esiste e sa che i biglietti dei baci Perugina li scrive un renziano e che se qualcuno ruba un fiore per te, sotto sotto è craxiano. E se tu invece una rosa per lei non la rubi e nemmeno gliela compri, è perché non si dà una moneta a uno sfruttato in cambio del simbolo del socialismo europeo.
Questa donna ha l’obbligo morale e storico di esistere perché è per lei che abbiamo trascorso l’infanzia sotto Fanfani e l’adolescenza nella gobba di Andreotti e da ragazzi bestemmiavamo i socialisti e da adulti abbiamo fissato inorriditi lo sguardo negli occhi del berlusconismo. Questa donna deve esistere perché allora avrà un senso esserci seduti a capotavola, sì, ma solo per cinque minuti, quando era il momento di pagare il conto (e ci siamo pure macchiati la cravatta). Questa donna esiste perché è per lei che abbiamo affrontato la nebbia, i dubbi, i pomeriggi pallidi e assorti trascorsi a domandare “Perché, Signore, perché Achille Occhetto?”.
Questa donna esiste perché l’amore è un miracolo, non è un diritto.
E se noi abbiamo scelto di essere figli di un dio minore è stato per l’orgoglio e per la gioia di farceli da soli, i miracoli.
Tornai a casa. E come ogni 14 febbraio misi su la mia canzone preferita.
La cantai anche io, insieme a Paolo Conte. Ma la cantai come la cantiamo noi:

Marx era Marx,
più tranquillo che mai,
la sua lucidità…
Smettila, Marx,
la tua facilità
non semplifica, Marx…
Marx
non si spiega,
fammi scendere, Marx,
vedo un segreto
avvicinarsi qui.

Commenti
4 Commenti a “Se Baricco va alla cultura, a me almeno mi date il bilancio. Ovvero, un racconto d’amore per la staffetta di San Valentino”
  1. Jammiro scrive:

    Hai scritto un piccolo capolavoro!!!

  2. Celestino scrive:

    Grazie: merito di Max, disciamo

  3. Raul scrive:

    veramente spassoso, standing ovation…

  4. zil scrive:

    Ottimo il servizio su come è cambiata la paternità in Italia nell’ultimo numero di Focus. Illuminante…

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