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Se il calcio italiano è lo specchio del paese

Pubblichiamo una riflessione di Emiliano Sbaraglia sul calcio italiano.

di Emiliano Sbaraglia

Si è sempre detto che in Italia il calcio riproduca pregi e difetti del paese intero. Se le cose stanno veramente così, allora siamo messi male.

La nuova inchiesta sul calcio-scommesse dilaga, tra giocatori che giurano il falso, omettono di riferire ai giudici nomi e luoghi; oppure vuotano il sacco a perdifiato, piangono davanti alle telecamere, raccontano balle alle quali non crede più nessuno, soltanto per salvare un po’ di quell’immagine che appare sempre più sbiadita.

Una storia che si ripete ciclicamente, dalla viglia dei Mondiali del 1982 a quelli del 2006, come se ogni volta fossimo condannati a vincere per cancellare dentro di noi e davanti al mondo intero quell’etichetta che comunque resta appiccicata addosso: siamo quelli che pensano di essere i più furbi, che fatta la legge trovato l’inganno; siamo italiani doc, italiani che devono arrivare là dove si sono prefissi, non importa come. Anche agli ultimi Europei si stava ripetendo la magìa, quella strana commistione tra abilità tecnica, accortezza tattica e desiderio di assolverci dai nostri peccati lottando per la patria, dalla quale si parte da indagati e si torna da eroi. Il miracolo però stavolta non è riuscito, o almeno non si è completato, perché di fronte a noi abbiamo incontrato la nazionale di un paese in crisi tanto e più di noi, ma che riesce a non confondere i piani e a giocare al calcio con armonia perfetta, dopo intensi anni di lavoro collettivo, conservando preziosamente l’essenza di uno sport.

In più, lo specchio infranto del calcio italiano ci racconta anche dell’altro. Osservandolo bene, sembra annunci l’arrivo di una tempesta economica non da poco. In queste settimane d’estate, dedicate come sempre alla compravendita dei calciatori, l’impressione è che la recessione sia arrivata per davvero, se molte delle squadre che una volta si litigavano campioni a suon di milioni oggi preferiscono restare alla finestra, magari sperando di strappare un colpo a effetto in zona Cesarini, nei saldi di fine stagione, trasformando l’acquisto di un giocatore normale nel colpaccio a segno per l’ultimo fuoriclasse su piazza. Così i fenomeni dagli stipendi d’oro cercano di scappare in fretta, destinazione Francia o Inghilterra, come fossero avvoltoi a caccia di monete, che una volta spillato tutto il denaro possibile spiccano il volo alla ricerca di terre più sicure, non ancora colpite dal contagio della crisi.

Non tutti i mali vengono per nuocere, si dice, e a volte è vero. Magari tutto questo servirà a recuperare un po’ di dignità anche al circo pallonaro, o meglio di credibilità. Servirà per tornare a lavorare nei settori giovanili con maggior impegno e attenzione, crescendo nuovi talenti, rafforzando il concetto di gioco di squadra, migliorando insieme.

D’altronde, pretendere un calcio come quello che giocavamo per strada, costruito sul gusto dell’inseguire a perdifiato una palla che rotola, ormai non si può più. E pazienza, i tempi cambiano. Ma almeno si può ancora pretendere di guardare una partita senza il sospetto che il portiere si tuffi dall’altra parte perché ha scommesso dal tabaccaio sotto casa?

Emiliano Sbaraglia (Frascati, 1971) è responsabile delle trasmissioni culturali di RadioArticolo1 e di UndeRadio, l’emittente-web di Save the Children Italia dedicata al mondo della scuola. Tra i suoi scritti Cento domande a Piero Gobetti (2003), Incontrando Berlinguer (2004), I sogni e gli spari. Il ’77 di chi non c’era(2007), La scuola siamo noi (2009), Il bambino della spiaggia (2010). Collabora con l’Unità e Italiani quotidiano. Partecipa al progetto e associazione “Piccoli maestri”.
Commenti
2 Commenti a “Se il calcio italiano è lo specchio del paese”
  1. cartaresistente scrive:

    Buona riflessione. Sulle ultime vicende e sulla situazione del calcio italiano pochi hanno approfondito. Dagli scaffali ho recuperato “La palla non è rotonda”, un quaderno speciale di Limes, pubblicato nel 2005 che anticipava lo scandalo intercettazioni. Le premesse c’erano tutte.

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