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Sei brava tu a campare. Un estratto da “Mescolo tutto” di Yasmin Incretolli

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Pubblichiamo un brano dal romanzo Mescolo tutto di Yasmin Incretolli, uscito per Tunuè, che ringraziamo. Nell’immagine una foto della performance Io mescolo tutto della body artist Gina Pane.

di Yasmin Incretolli

Urla nel cortile scolastico, vigorose, strabordanti, s’accavallano in galoppo selvaggio, divenendo unico suono fastidioso.

Frequento un liceo artistico, scelto poiché vociferavano frequentato da persone interessanti, eclettiche, creative, ma non è vero un cazzo. È la rimessa dei boriosi. Prima ora: chimica, classificazioni delle reazioni. Seconda e terza ora: inglese, narrativa, Dickens. Subito dopo, italiano: ancora fermi all’Ottocento.

Intervallo: gelé millegusti rimpiazzano lo spuntino. Altra ora con quello stronzo del Sanzi. Chiede pareri su matrimoni omosessuali; non posso esprimermi poiché ignorante – la cultura a me disponibile sull’argomento si limita all’eventuale stuzzicarmi dinanzi frammenti video di ragazze in cunnilingus reciproco. Quando il Sanzi, notando calo d’attenzione, mi porge direttamente il quesito, tentenno sulla risposta, poi dico: «Ognuno faccia ciò che vuole».

Quello già chiede a un’altra. Sesta ora: arte. Settima, gli sgoccioli della giornata scolastica: educazione fisica.

Molte ragazze non esercitano attività motoria, s’ingessano su panche di legno a lato palestra, attendono tramonto del tempo rimasto chiacchierando d’assorbenti top e ragazzi carini ma troppo esclusivisti a loro gusto. A me piace educazione fisica, è utile sfogo adrenalinico. In classe sette le femmine e nove i maschi, io m’estraneo dalle specie documentate, sono creatura ibrida, smezzata dall’emarginazione. Oltre a me solo Pamela approfitta del frangente ginnico. Lei è una sportiva vera, fa pugilato e ha di vanto riconoscimenti nazionali. Le manca l’incisivo laterale nell’arcata superiore e un canino in quella inferiore, oltre allo zigomo sinistro più sporgente dell’altro. A fine corsa puzza terribilmente di suino. Starle dietro comporta fatica e farlo notare implica ricevere sputi.

* * *

Scuoto il distributore per disincastrare la merendina dal passaggio. Niente. Mi fermo, riprendo fiato, ricomincio.
«Non ci riuscirai mai». Chus è appoggiato al termosifone e si gusta la scena. Ronza intorno da giorni, come una sgorbia fortemente intenzionata a modellare un mucchio cretoso che non sa essere già disseccato.
«Che vuoi?»
Avanza fino a me. Mi scosta alcune ciocche dal volto con le dita, poi le muove fino alle mie labbra. Avverto un oggetto freddo toccare il frenulo linguale. Ha introdotto una moneta da cinquanta centesimi nella bocca.
«È il prezzo che vali,» dice. Ride dell’espressione composta dai miei lineamenti. «Dai, scherzo. Prendine un’altra, offro io».

* * *

Rincaso ch’è ora di cena.

«Me li dai trenta euro?» dice madre scortando polpette ai denti circoscritti da lembi grinzosi e pinti di rosso. Il sugo sgocciola sulla tovaglia a quadretti bianchi e verde opaco.
«Non ne posseggo».
«Parla come mangi, signorina».
«Ti ho detto che non ce li ho», straluno bulbi irritati da cosmetica scadente.
«Non vuoi darmeli, che stronza sei».
«Non ne ho, davvero».
«A me servono, dai. Dai. Dammeli, oh», molla manata sulla tavola, facendo sussultare stoviglie di plastica e bicchieri scheggiati.
«Ti rendi conto? Sono io la figlia. Non rompere».
«Tutti dicono che fai la puttana, che li ciucci a pagamento, che ti fai dare un sacco di soldi per farti rompere il culo».
«Mi fai schifo. Fatti pagare te. Fatti pagare te! Ti pagherebbero? Che dici? Io dico di…»

M’arriva potente il ceffone.

«Ma magari schiatti!» grido.
«E come fai poi senza di me? Che non sai fare niente, niente».
«Capirai, sei brava tu a campare».
«Non permetterti mai più. Pensi d’essere meglio di tua madre?» l’alito etilico trapassa le narici, scanalando densa dose di muco anticipatrice d’un lungo pianto. Uno a uno: parità.

Fuggo in camera, lei mi urla dietro.

Conto fino a dieci, a venti… Ma niente, piango. Eppure, cazzo, c’è di peggio no? Quanti ce ne sono al mondo con sofferenze peggiori, col diritto vero a frignare? Dovrei fermare questi guaiti sconclusionati irrobustendo un cinismo puramente cerebrale. Ma l’autosuggestione se ne va a puttane. Singultando, lacrima susseguente lacrime, inzuppo un guanciale ultrannoiato da tale seriale drammaturgia. Non importa se qualcuno è meno fortunato: egoisticamente ho l’ingenua e flagellante sensazione di primeggiare fra i disgraziati.

Mentre madre continua ad affaticare corde vocali dalla sala da pranzo, immagino letizia nell’assisterla in decesso cardiaco istantaneo. Quel solo fantasticare fa rabbrividire di positività.

Mando sms a Chus:

– Cosa combini? Mica ammazzi altri mici? 😉

Sono consumata. Piango ogni notte. Aiutatemi.

Commenti
13 Commenti a “Sei brava tu a campare. Un estratto da “Mescolo tutto” di Yasmin Incretolli”
  1. Elena Bibolotti scrive:

    quindi? no, per sapere.

  2. Falteron scrive:

    Pubblicare un giovanissimo è sempre un rischio. Qui si intuisce la scrittura acerba (o volutamente ”teen”) ma anche un talento significativo per il dialogo. Da tenere d’occhio. Non capisco perché indisponibile in e-book, formato ideale per sperimentare un nuovo autore senza investirci troppo tempo e denaro. Comunque interessante anche alla luce dell’intervista letta su cartaresistente.

  3. Guglielmo scrive:

    La prosa fra l’aulico e lo sgarrupato non la capisco, in alcuni momento è veramente greve, in altri ci sta, ma nel complesso a che pro?

  4. Genus Migrans scrive:

    Ho apprezzato Funetta, con Dalle Rovine, e forse leggerò anche questo. Ma mi pare che la narrativa contemporanea emergente continui ad aggrovigliarsi sempre e solo intorno a dolori, perversioni sessuali e disperazioni intime, senza riuscire a raccontare nient’altro (riscosse, fughe, battaglie).
    Mi pare un grosso limite, che non voglio attribuire agli autori, ma mi pare continui a segnare un’epoca.

  5. Falteron scrive:

    è vera questa cosa che dici, Genus. Forse c’entra il fatto che è da poco finito un ciclo di ironia (dico nella letteratura contemporanea) e ora appunto chi scrive lo fa davvero ”dalle rovine”, in un contesto in cui più che la sopravvivenza molto non resta?
    magari poi ci sarà un nuovo ciclo di letteratura della riscossa. ma forse prima serve un’idea di riscossa?

  6. Johnny scrive:

    Possiamo dire che è una roba da liceale
    Che fino a un paio d’ anni fa non era manco
    Buona per i tanti blog che c erano in rete
    O per buona educazione siamo
    Costretti a dire una serie di chiacchiere totalmente
    Ipocrite, confuse e vacanti su stile, Borroughts e bla bla bla.

  7. Falteron scrive:

    ambientazione liceale = roba da liceali?
    mi sembra che ci sia una forte verve nel dialogo e buona impostazione di scena. ma dirò a libro pervenuto via amazon e lettura completata.

  8. Johnny scrive:

    No no L ambientazione non C entra niente
    È proprio roba da liceali.
    Nel senso che queste cose le leggi nei blog
    Dei liceali. Che scimmiottano più o meno roba
    tipo Kids o i film di Harmony Korine.
    poi per carità sono gusti.
    A me risulta tutto molto scopiazzato, vuoto e imbarazzante, sia le venature di maledettismo americanizzato sia la forzatura sul linguaggio.
    E a scanso di equivoci, lei mi sta simpaticissima.

  9. Falteron scrive:

    sarà che a me Harmony Korine piace? cmq giudicare da due pagine (per me interessanti) è un po’ futile. appena letto ci torno su (per quel che valgono, pure, i commenti di tre righe)

  10. Marinella scrive:

    Non merita neanche un istante di attenzione ma approfitto per lanciare un grido di dolore: BASTA!
    Basta con i tormentati, i veri o presunti emarginati, i disadattati, i nevrotici, gli inetti (almeno fino a Svevo), le puttane e tutto l’entourage. Basta! Ci avete rotto i c..abasisi.
    P.s. Addolcisco in corner ricorrendo a Camilleri.

  11. S. T. scrive:

    Sarà. Marinella, io ho pubblicato un romanzo con protagonisti giovani né emarginati né disadattati né nevrotici né inetti (un po’ stronzi, questo sì) e non l’ha c***** nessuno. Quindi evidentemente un mucchio di gente li preferisce così (a parte che fosse scritto bene o male etc).
    Leggo questo e rimango quantomai perplesso. Resta però che di ‘Mescolo tutto’ se ne parla su Minima & Moralia mentre del mio no quindi può darsi che abbia torto io.

  12. Marinella scrive:

    Caro S. T. mi piacerebbe leggere il tuo romanzo, mi intriga che non ci sia la lista di cui sopra. Il fatto che nessuno, o pochi, lo abbiano degnato dimostra solo che non hai avuto le giuste entrature. Di cosa si parla oggi? Di ciò che scuote, non le coscienze ma la superficie, ciò che increspa appena le onde e lascia intatta la palude. Assaporiamo lo scandalo solo per sentirci migliori, e ci vuole poco, ma la letteratura è altro e se n’è persa la consapevolezza.
    I miei migliori auguri.

  13. Falteron scrive:

    ed ecco, come al solito, la fiera dei trombati editoriali. Ma pensare, una volta, che viene pubblicato quel che vale, e rifiutato quel che è ancora troppo ingenuo? Mica si sta parlando di libri di star TV editi Mondadori…

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