30_tXQRr

Selkie (A proposito del mito nordico della donna foca)

di Marco Mantello

Le Selkie sono creature mitologiche che possono trasformarsi da foche a donne nelle notti di luna piena. Ci sono varie leggende sulle Selkie, alcune narrano che gli umani non si accorgono di vivere con una selkie e si risvegliano la mattina scoprendo che la loro partner è sparita, altre leggende narrano che rubando il manto di una selkie si può trattenerla dal tornare in mare.
(Wikipedia)

Famiglie e figlie di preti gay

marciavano insieme al family day

col loro carico di fair play cattivo

per un paese che parla inglese

a difesa di tradizioni e chiese

Famiglie e figlie al family day

baciavano in bocca mezza Cei

per resuscitare un Cristo redivivo

dopo il corso di lingua estivo

***

A natale avevamo visto al cinema

Il canto del mare“

Tua madre si era commossa

e io mi ero sentito male

C´era la storia del gigante triste

e della foca scappata in mare

Una strega con la faccia di tua nonna

pietrificava tutto e tutti

per impedire al gigante di soffrire

C´era la fuga della donna foca

da sette anni di ménage familiare

si era ripresa la pelle indietro

e qualche pillola ormonale

per tornare a vivere e amare

lo scarto di qualcun`altra.

Ma alla fine finiva tutto bene

La guarigione dell´ex marito

venne cucita sulla sua pelle

e lo rese passivo, obbediente

come l´immagine che doveva essere

per garantire al mito di esistere

e a quegli sguardi da fototessere

la loro fede in tipologie umane

la loro gioia di sottomettere.

Anche tua nonna era diventata buona

e il gigante spietrificato

La foca aveva avuto un figlio

dopo quel pallido: “Puoi restare

non mi devi seguire in mare“

che disse a te dagli scogli

consegnandoti a me, padre

con la maiuscola e il prefisso Ur

e a un fratellino che sembravo io da piccolo

quando avevo paura che qualcuno

mi portasse via tutto.

***

Dopo l´ultimo Ryan Air notturno

mentre i diavoli dal monte della croce

abbandonavano la crosta terrestre

e i tutti cristi braccavano l´avversario

implorandolo di riportare in terra

solo il male sufficiente e necessario

a umanizzare il diritto di guerra

Ero in casa, in camera mia

e ascoltavo le grida di qualcun altro

fissando un nuvolo di veli e teste

che spuntavano piano dalle finestre

alla ricerca di una bocca aperta.

Ma quella notte non c´era nessuno in strada

solo le grida di provenienza incerta

***

nessuna pelle da recuperare

nessun bambino sull´arenile

nessun padre ringiovanito

nessuna vittima da sacrificare al mito

e neppure le foche in mare

c´era quello che sei adesso

O! intangibile vello argentato

dell´amore rato e ben consumato!

O! Riscoperta feroce del sesso!

Anche la sua guarigione,

e il modello di cellulare,

e il fatto che dopo sei

o sette anni, lontana dal mare,

aveva tre lavori, due gruppi

di ascolto, la settimana in Puglia

e una fede nel laico natale

stampata in nero sulle sopracciglia

Adesso non c´erano differenze

fra il seminato e il raccolto

fra un padre vivo e un bambino morto

e finalmente la donna foca

aveva addosso la vecchia pelle

Ma il tessuto era cattivo

e la taglia due misure in più

anche il costo era aumentato

e il beneficio diminuito

l´ex marito una violenza astratta

che vedeva in lei il peccato

di aver cucito due corpi insieme

scambiandoli per il suo passato.

O! Intangibile velo argentato

che nascesti da identico seme!

O! Intangibile fede nella cataratta!

Ma allora la donna foca

ritagliò mezzo metro di cielo

e si fece portare un ago

da una vecchia della sua tribù

che un tempo si era cucita gli occhi

per non vedersi mai più rifatta.

Poi scucì il bambino dall´uomo

e il vecchio padre che aveva odiato

e chiuse le pelli in un cassetto vuoto

aprì il cassetto dopo mille anni

uccise i ragni e baciò le foto.

Finalmente ciò che era stato unito

fu slegato -E così ebbe fine il mito.

O! Generoso uomo spellato

che salvasti foca e tribù

dalla fede nell´Io sono Io e Tu sei Tu!

O! Intangibile fede nel Separato

e in tutto quello che non esiste più!

***

Li avevo visti sei mesi prima

avevo visto la loro scena

come una sorta di ultima cena

mentre i pallidi sul monte della croce

componevano l´eins eins null

e sirene di ambulanza e polizia

tamponavano le misteriose grida.

La figlia aveva quattordici anni

e il padre un labbro spaccato

dall´uomo che lo aveva sostituito

assieme all´auto e al tempo.

Strillava: Hure! Hai violato i patti!

con una pelle piena di buchi rossi

La sua testa sembrava un fiore

mangiucchiato dall´alopecia

mentre i passanti portavano i fazzoletti

e la foca ritornata gnocca

allestiva uno stand di solidarietà alla Grecia

Sei mesi prima di quel mattino

che al posto dell´oro in bocca

aveva del sangue scolorato in vino

***

Poi dopo il moralismo

venne l´anima dell´ultimo scatolone

e il bambino in attesa del Weihnachstmann

posò i fiori sul mio Tolstoj -guerra e pace,

e due stelle di carta con la parola noi

che brillavano nel microcosmo casa

Non obbedire a ordini

e non credere mai al destino

perché lo impone una provvidenza stupida.

Ama tutto quello che scrivi

anche il verso più cretino

perché è a minuscole come la storia

di quella sera fredda e umida

che venne a dirmi che era incinta

del suo nuovo leone marino

I cavalli illuminati nel carosello

le carote i cetrioli gli anacoluti

che tagliavano loro il coltello

e quella schiera di Gesù Cristi femmina

umanizzavano pace e guerra

E io che ero il padre in casa

e indossavo la mia pelle doppia

palleggiando con il mio Mikasa

lungo le repliche di tele sette gold

davano un porno da favola

Il vecchio albero di rami e fogli

portava dritti al nuovo anno

alla fine dei soldi e di una lavatrice

Ma c´erano sale e pane in tavola

e mia figlia sembrava felice

Commenti
7 Commenti a “Selkie (A proposito del mito nordico della donna foca)”
  1. db scrive:

    bella lì

    una traccia qui https://www.lestroverso.it/temendotremando-1/

    (qualcun altra: manca l’apostrofo)

  2. sjw scrive:

    Grazie all’insegnante di storia e filosofia dell università di milano che esordisce con “bella li” come avesse 15 anni per precisare che manca un apostrofo, senza nessun apporto o commento al pezzo e per spammare il suo sito. complimentoni (in questo commento mancano apostrofi)

  3. Marco Mantello scrive:

    Questa è surreale… castelli di sabbia nel deserto a te allora, saluti agli apostrofi

  4. db scrive:

    tutto apposto?

    bella lì: in sintonia col testo rappato/martellato
    (fosse stato un testo resistenziale: bella ciao…)

    col link semplicemente ho voluto sostanziare l’esergo wikipedico sulle selkie con un testo inedito in italiano (da me tradotto appunto in quanto fonte di kierkegaard)

    avendo notato un refuso (qualcun altra), l’ho segnalato: i refusi scocciano infatti soprattutto nelle poesie. ho raggiunto il risultato: l’autore ha modificato infatti in: qualcun altro (che poi mi ringrazi o s’impermalosisca, è secondario rispetto all’opera – o lo strutturalismo è passato invano?)

    ergo richiedo: tutto apposto? (apposto: così i rapper, a milano almeno)

  5. Marco Mantello scrive:

    Caro db, non avevo colto che anche nel secondo commento fossi tu, pensavo a un commentatore anonimo e il senso del commento mi sembrava appunto surreale, figurati, certo che sì, è che ogni tanto nei rari commenti che appaiono sui miei pezzi ci sono periodi di anonimi nonsense, e avevo rubricato anche il commento a firma sjw come anonimo e nonsense, a presto e grazie per il link

  6. db scrive:

    questa è bella, marco: anche tu hai commesso un errore, non hai usato la brillantina linetti!

    anche tu, nel senso di anch’io (ammetto: non la uso).

    errore mio: colpito dal commento becero di sjw, non ci ho più visto (effetto toro) e ho pensato che il commento tuo a seguire fosse sull’onda di sjw, sicché per non far torto a nessuno ho risposto a entrambi credendovi sintonici. scusa.

    errore tuo: io non sono sjw, mi vergognerei di scrivere stronzate simili (puoi guardare da dov’è partito, ma siccome resterebbe il dubbio che io lo abbia inviato da un altro pc, ho la prova del 9: l’imbecille scrive bella li senza accento sulla i. gli consiglio di guardarsi domenica in o quelli del calcio nelle domeniche uggiose. tra l’altro non ho siti, lui magari sì e si chiama walter: siti junior walter? ahahah

    insomma: non è la prima volta che gradisco le tue poesie. non amando imbrodare né imbrodarmi, me la son cavata con un bella lì per il motivo detto nel commento mio di prima.

    secondo me ne ricava la tua poesia a metterla in controluce all’agnese e il tritone: così emerge ancor più l’intento (così lo intendo io almeno) di mostrare la degradazione attuale dei miti in riti e infine in siti.

    l’unica cosa che mi dispiace è che il bamboccio mi ha fatto perder ptempo.

  7. sjw scrive:

    spiacente di averti fatto perdere “ptempo” professorone, ma divertente la battaglia di refusi in cui entrambi credevato l’altro desse ragione a me – peccato la frecciata elitista sulla tv non si addice molto ai lavoratori dello stato. sicuro di non avere un sito? google crede il contrario .xyz

Aggiungi un commento