Seminario sui luoghi comuni

24. Ma è pazza?

di Francesco Pacifico

Winterbourne, il protagonista-osservatore di Daisy Miller di Henry James, è un caso davvero interessante: carico di giudizi e pregiudizi sull’ingenuo spirito libero di Daisy Miller, li esprime però con una certa attenzione: come se a Daisy fosse dovuto uno strano e quasi involontario omaggio per la grazia naturale profusa dalla giovane bellezza americana che come lui si trova a soggiornare in Europa. Da questo incrocio di cura e scandalo, ambientato a Roma in un giro di americani ricchi, viene fuori un punto di vista che deforma ad arte la narrazione dei fatti, sì, ma non abbastanza da renderlo del tutto opaco: e perciò lo si può ascoltare e intanto decidere se credergli o no. Non dunque gli eccessi del sempre desiderabile narratore inattendibile, che ci dà tante soddisfazioni ma a volte diventa una soluzione di comodo, per sbilanciare tutto e non dover appunto faticare a trovare gli equilibri veri fra i personaggi che abbiamo per le mani. (Qui in Daisy Miller Winterbourne non è narratore, ma insomma la storia si segue tutta dal suo punto di vista.)
Nel brano che segue James fa una cosa: riesce a riprodurre un sentimento di scandalo senza renderlo caricaturale. Winterbourne sente raccontare da un amico alcune cose che ancora non sa di Daisy: la ragazza esce tutta sola con un gagà italiano, Giovanelli. Non riesce a credere che una figlia du meilleur monde si comporti in maniera così dissennata; decide allora di andare a parlarne con la madre dell’interessata, la quale lo sconvolge ancor di più rispondendole più o meno che a quell’ora la figlia e l’italiano saranno fidanzati… Di fronte alla facilità con cui le due Miller parlano di cose tanto serie, centrali per la vita di una persona ma pure per l’equilibrio di una comunità, Winterbourne accede a un secondo livello di scandalo. La madre esagera nel rompere con naiveté le convenzioni dicendo “Ma ho fatto promettere al signor Giovanelli di dirmelo” che si sono fidanzati, “se non lo fa Daisy”. È troppo per il nostro moralista: “le condizioni mentali della madre di Daisy, prive di precedenti negli annali della tutela genitoriale, lo turbarono talmente che rinunciò a qualsiasi tentativo di ragguagliare, con quell’unico colloquio, sia la coscienza che l’intelligenza di quella donna”.

È interessante vedere un giovane che si scandalizza per le azioni o omissioni di una donna più grande di lui, un giovane che ha delle preoccupazioni pedagogiche per una giovane che sente abbandonata ai propri capricci, un giovane che – miracolo di James – affronta nei suoi pensieri la questione con, allo stesso tempo, un genuino interesse per Daisy e un rispetto, direi quasi un’apprensione, per l’ordine sociale – in questo caso l’ordine dell’alta società di americani che soggiornano in Europa, ossia l’ambiente di cui James sa tutto e che costituisce, a partire dall’energia sprigionata dalla differenza di potenziale tra i poli Europa e America, un’inesauribile commedia degli equivoci sociali precisa e letale.
Finiti questi paragrafi in cui è Winterbourne lo scandalizzato numero uno, ne leggiamo un altro in cui si salta alle conseguenze dell’azione sconsiderata di Daisy – uscire da sola con un italiano. La cerchia degli scandalizzati, scopriamo, è vasta: tutti gli americani bene residenti a Roma ci tengono a emarginare Daisy Miller, stigmatizzarne i comportamenti per il bene della loro piccola e precaria società viaggiante. “Avevamo ben compreso”, vediamo dalla mente di Winterbourne, “quanto lontano si fosse spinta”. Ed è peraltro qui che Winterbourne, dopo essere stato il primo, almeno ai nostri occhi, a additare la ragazza, comincia a immedesimarsi in lei, chiedendosi – un po’ con affetto e un po’ con quel fastidio che si prova di fronte ad azioni che reputiamo sciocche quando le compie chi ci sta a cuore – se lei in sostanza ci sia o ci faccia. Questo suo dubbio, alla fine del brano citato, ancora non è espresso nella sua forma più chiara, sentita, aperta e tragica, ma lo diverrà col passare delle pagine, fino a fare di Winterbourne quasi un Ponzio Pilato delle buone maniere.

Da Daisy Miller
di Henry James.

(…) In risposta alle domande di Winterbourne, l’amico gli raccontò che la fanciulla americana – più graziosa che mai – sedeva con un signore in un cantuccio isolato della sala dove è conservata l’immagine del papa.
“Completamente sola?” il giovane chiese, in modo poco sincero.
“Completamente sola con un italiano che porta un mazzolino di fiori all’occhiello. La ragazza è di una bellezza singolare, ma l’altro giorno mi era sembrato di capire, da quanto mi hai detto, che è una donna du meilleur monde”.
“Lo è!” disse Winterbourne e, avendo avuto conferma dal suo informatore che la singolare coppia era uscita da soli dieci minuti, saltò su una carrozza per recarsi dalla signora Miller. Era in albergo e si scusò per averlo ricevuto in assenza di Daisy.
“È andata da qualche parte con il signor Giovanelli. È sempre in giro con il signor Giovanelli”.
“Ho notato che sono molto intimi” osservò Winterbourne.
“Oh, sembra che non possano vivere l’una senza l’altro!” disse la signora Miller. “Comunque è un vero gentiluomo. Scherzo sempre con Daisy e le dico – che deve essersi fidanzata!”
“E come reagisce vostra figlia allo scherzo?”
“Oh, dice semplicemente che non è vero. Ma che potrebbe anche esserlo!” riprese la madre impassibile. “Sì comporta come se lo fosse. Ma ho fatto promettere al signor Giovanelli di dirmelo se non lo fa Daisy. Immagino dovrei scriver al signor Miller in quel caso, non crede?”
Winterbourne rispose che avrebbe dovuto senz’altro farlo; le condizioni mentali della madre di Daisy, prive di precedenti negli annali della tutela genitoriale, lo turbarono talmente che rinunciò a qualsiasi tentativo di ragguagliare, con quell’unico colloquio, sia la coscienza che l’intelligenza di quella donna.
Nel periodo che seguì, non riuscì mai a trovare Daisy in albergo e smise di incontrarla nelle case dei conoscenti comuni; come ebbe modo di capire, queste astute persone avevano ben compreso quanto lontano si fosse spinta. Smisero di invitarla, lasciando ad intendere agli osservanti europei che desideravano ardentemente dimostrare che sebbene la signorina Miller fosse una graziosa ragazza americana, il suo comportamento non era ritenuto affatto grazioso – ed era invero giudicato del tutto riprovevole dai suoi compatrioti. Winterbourne si chiedeva come si sentisse Daisy rispetto a tutte quelle persone che le voltavano freddamente le spalle e a volte si ritrovava a sospettare con irrequietezza che non provasse e non si rendesse conto di nulla.

Leggi le precedenti puntate del Seminario sui luoghi comuni:
23. La città vestita a vesta
22. Domenica
21. Boccaccesco
20. Understatement
19. Fordismo
18. Coprimi di soldi
17. Un uomo serio
16. La matrice
15. But I Digress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a Maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

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  1. […] le precedenti puntate del Seminario sui luoghi comuni: 24. Ma è pazza? 23. La città vestita a vesta 22. Domenica 21. Boccaccesco 20. Understatement 19. Fordismo 18. […]

  2. […] del seminario sui luoghi comuni: 26. L’avvocato del diavolo 25. Ai confini della realtà 24. Ma è pazza? 23. La città vestita a vesta 22. Domenica 21. Boccaccesco 20. Understatement 19. Fordismo 18. […]

  3. […] elementari 27. Ritratto di signora 26. L’avvocato del diavolo 25. Ai confini della realtà 24. Ma è pazza? 23. La città vestita a vesta 22. Domenica 21. Boccaccesco 20. Understatement 19. Fordismo 18. […]



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