Seminario sui luoghi comuni

30. Il vile denaro

I soldi sono un problema per tutti: servono a campare, ma pure a misurare i propri successi e insuccessi, il grado di autonomia dal mondo o dai genitori, servono a pagarsi l’aereo per andare a sedurre donne straniere, servono a rendere fiera la mamma, a comprare libri, ad andare al ristorante, a pagare l’università ai figli, a pagare il garage. Ogni classe sociale ha il suo paniere, una serie di spese obbligate, relative ad esigenze vere e proprie ma pure ai puri e semplici status symbol.

Perciò dovremmo sempre avere le idee chiare sulla quantità di credito a disposizione dei personaggi da noi inventati, e sui modi in cui intendono spenderlo e amministrarlo. Non esistono vite in cui questo aspetto non esista: un monaco che ha fatto voto di povertà avrà dovuto risolvere la cosa con la propria famiglia, discutere la sua scelta, avrà magari venduto la sua macchina. (A chi? E come utilizzerà quella macchina il nuovo proprietario sapendo che è una sorta di carapace scartato da una creatura che ha fatto voto di povertà? Insomma, se non altro porsi la domanda sulle ricchezze porta in molte direzioni.)
I due protagonisti di Belli e dannati di F. Scott Fitzgerald, i coniugi Gloria e Adam Patch, spendono la loro rendita, una somma ereditata dai genitori di lui investita in titoli, per dare feste, uscire la sera, ubriacarsi, vestirsi bene. Ma per poter sperperare è richiesta una consapevolezza enorme di come funziona il denaro. Anzi, per meglio dire: l’autore di un libro con siffatti personaggi deve essere molto consapevole dell’estensione di questo credito, della sua natura, della sua qualità.
In un passaggio di Belli e dannati Fitzgerald esibisce una sicurezza totale a riguardo. Gloria contempla la contrazione della rendita sua e del marito, ma l’autore tiene le redini del racconto lasciando che più che i sentimenti della donna si impongano le cifre: stabilito che la rendita era precisamente di settemilacinqucento dollari l’anno, aggiunge che la diminuzione progressiva avvenuta nei cinque anni di matrimonio non è stata solo una diminuzione di cifre, ma anche di potere d’acquisto. Ormai invece hanno una rendita di soli quattrocento dollari al mese, e il dollaro sta perdendo valore, e intanto il denaro investito frutta pochissimo.
I soldi mettono imbarazzo, una scena come questa ci tocca più in profondità di una scena di sesso. Alle scene di sesso ci siamo abituati, ma dire quanto possiede una persona equivale a inchiodarla: c’è qualcosa di terribile nel sapere davvero quanto denaro possiedono le persone che amiamo. Non cerchiamo mai davvero di scoprirlo. Forse agli americani viene più facile, per loro la ricchezza è quasi tutto. Ma che ci venga facile o meno, fatte insomma salve le distinzioni fra le culture e quelle fra i caratteri, è difficile però avere davvero il polso di un personaggio se non se ne conoscono le sostanze: il rapporto fra il proprio reddito e il proprio stile di vita dice molto di una persona. Spesso, specialmente con i nostri alter-ego, quando scriviamo preferiamo non sapere davvero di che pasta sono fatti: quanti soldi hanno davvero, come li usano, che idea hanno di se stessi e del modo in cui spendono. I manoscritti dei giovani scrittori della classe media sono pieni di alter-ego un po’ distrutti, un po’ dissoluti, che bevono Jim Beam e non hanno una lira. È proprio imbarazzante, certe volte, scrivere “casa di proprietà”: molto peggio che scrivere “sodomia” o “mutande lise”.

Da Belli e dannati
di F. Scott Fitzgerald

Per Gloria la contrazione della loro rendita era un fenomeno impressionante, privo di spiegazioni e di precedenti: che fosse potuto accadere nel giro di soli cinque anni sembrava una crudeltà quasi deliberata, concepita e portata a termine da un Dio sardonico. Quando si erano sposati, settemilacinqucento dollari l’anno erano parsi una somma abbondante per una giovane coppia, specialmente se aumentati in prospettiva dall’attesa di molti altri milioni. Gloria non era riuscita a capire che non stava diminuendo solo nel numero ma anche nel potere d’acquisto finché il pagamento della parcella dell’avvocato Haight, quindicimila dollari, non rese la cosa improvvisamente e sorprendentemente ovvia. Quando Anthony venne chiamato alla leva avevano calcolato che la loro rendita consisteva in oltre quattrocento dollari al mese, con il dollaro che già allora perdeva valore, ma al ritorno di Anthony a New York aveva scoperto che gli affari versavano in condizioni ancor più allarmanti. Gli investimenti stavano fruttando solamente quattromilacinquecento dollari l’anno. E sebbene la causa per l’eredità procedeva avanti a loro come un miraggio persistente e la soglia di guardia finanziaria incombeva a seppur breve distanza, scoprirono malgrado tutto che vivere con quella rendita era impossibile.

Leggi le precedenti puntate del seminario sui luoghi comuni:
29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene
28. Le particelle elementari
27. Ritratto di signora
26. L’avvocato del diavolo
25. Ai confini della realtà
24. Ma è pazza?
23. La città vestita a vesta
22. Domenica
21. Boccaccesco
20. Understatement
19. Fordismo
18. Coprimi di soldi
17. Un uomo serio
16. La matrice
15. But I Digress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a Maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
Commenti
5 Commenti a “Seminario sui luoghi comuni”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] le precedenti puntate del seminario sui luoghi comuni: 30. Il vile denaro 29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene 28. Le particelle elementari 27. Ritratto di […]

  2. […] le precedenti puntate del seminario sui luoghi comuni: 31. Movimento 30. Il vile denaro 29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene 28. Le particelle elementari 27. Ritratto di […]

  3. […] le precedenti puntate del Seminario sui luoghi comuni: 32. Impicci 31. Movimento 30. Il vile denaro 29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene 28. Le particelle elementari 27. Ritratto di […]

  4. […] Impicci 31. Movimento 30. Il vile denaro 29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene 28. Le particelle elementari 27. Ritratto di […]

  5. […] comuni: 34. L’uomo-cane e l’uomo-macchina 33. Il politichese 32. Impicci 31. Movimento 30. Il vile denaro 29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene 28. Le particelle elementari 27. Ritratto di […]



Aggiungi un commento