Seminario sui luoghi comuni

35. Pedinare ed essere pedinati

Indebitato, sotto processo, il proprietario terriero Vel’caninov non fa che incontrare per strada un ometto inquietante che gli ricorda qualcosa… ma Vel’caninov non riesce a ricordare cosa. Sono le prime scene de L’eterno marito, splendido romanzo breve del Dostoevskij seconda fase, e l’ometto si rivelerà essere il marito della sua vecchia amante, da poco morta: fra i due uomini, di lì a poco, si svilupperà una morbosa simbiosi. Dostevskij più che un maestro di scrittura è un maestro del cuore umano e dei suoi desideri, e dunque delle dinamiche tra le persone. Qui ce n’è una divertente: mentre Vel’caninov pedina un Consigliere di Stato che si vuole ingraziare per il buon esito del suo processo, l’uomo col lutto a sua volta sembra pedinarlo: e in più neanche si avvicina a parlargli. Così abbiamo il protagonista che acciuffa il Consigliere, gli dà la caccia, perché è una persona a lui necessaria, indispensabile. Il Consigliere però in passato “non si lasciava pigliare e evidentemente lo sfuggiva, non desiderando affatto, dal canto suo, vedere Vel’caninov”. Ora il Consigliere acciuffato diventa un vecchio furbacchione ben scaltro che sa come non farsi sfuggire alcuna parola compromettente: ridacchia e tace. Proprio in quel momento in cui la tensione deforma la descrizione del Consigliere, dal cappello col crespo nero del lutto Vel’caninov riconosce l’uomo che lo perseguita – e che di lì a poco apparirà proprio alla porta di casa sua. Come si addice a un’apparizione molesta, l’uomo in lutto sembrava perfino che se la ridesse.

Nelle nostre vite borghesi senza processi fra teste calde di Pietroburgo magari non ci capitano troppi pedinamenti incrociati. Le uniche circostanze che mi vengono in mente sono gli incroci per i corridoi dell’Università, fra professori, ricercatori e dottorandi, o i traffici invisibili fra corteggiatori nei locali notturni. Ma la cosa che mi piace della circostanza qui inventata dall’autore è come il problema di un incontro forse casuale forse no può mandare in paranoia un uomo, costringerlo ad agitarsi e prendere provvedimenti per difendersi da… non si sa bene cosa: “E quel rimescolio delle due ultime settimane non aveva altra causa se non quel medesimo signore in lutto, ‘nonostante tutta la sua nullità’”. In questo modo Dostoevskij costringe Vel’caninov a pensare di aver fatto una tempesta in un bicchier d’acqua e a ritenersi stupido o matto, salvo poi invece dargli ragione: l’aria presaga dell’ometto col cappello a lutto era giustificata – gli ricordava la sua amante, e la sua amante è morta.

da L’eterno marito
di Fedor Dostoevskij

Ma il giorno dopo d’arrabbiò ancor peggio, però questa volta gli sembrò d’averne motivo e di essere assolutamente nel giusto; – “era stata una sfacciataggine inaudita”, – era avvenuto il quarto incontro. Il signore col crespo era riapparso, quasi fosse spuntato di sotto terra. Vel’caninov aveva in quel momento acciuffato per la via quel tal Consigliere di Stato, persona a lui necessaria, cui dava la caccia anche adesso, sperando di prenderlo alla sprovvista in campagna, poiché quel funzionario, che Vel’caninov conosceva appena ma gli era indispensabile per il suo processo, non si lasciava pigliare e evidentemente lo sfuggiva, non desiderando affatto, dal canto suo, vedere Vel’caninov; rallegrandosi perché finalmente e nonostante tutto l’aveva incontrato, Vel’caninov gli si mise a fianco; affrettava il passo, lo guardava negli occhi e faceva ogni sforzo per condurre il discorso a un punto tale in cui quel vecchio furbacchione avrebbe sciolto la lingua e si sarebbe lasciato sfuggire in qualche modo la paroletta desiderata e da tanto tempo attesa; ma il vecchio furbacchione era, dal canto suo, ben scaltro, ridacchiava e taceva, – ed ecco che proprio in quel momento così delicato lo sguardo di Vel’caninov scorse a un tratto sul marciapiede opposto il signore col crespo sul cappello. Stava fermo, guardava i due fissamente; li spiava, era chiato, e sembrava perfino che se la ridesse.
“Il diavolo se lo porti! – Vel’caninov s’infuriò, avendo ormai lasciato andare il funzionario e attribuendo la sua disdetta con lui all’improvvisa apparizione di “quell’insolente”, – il diavolo se lo porti, che mi stia pedinando? Evidentemente mi spia! Che qualcuno gli abbia dato questa incombenza? E… e, com’è vero Dio, se la rideva! Com’è vero Dio gli darò un sacco di botte… Peccato che non ho un bastone! Comprerò un bastone! Non la lascerò passare così! Ma chi è, quel tale? A ogni costo voglio sapere chi è!” Finalmente, – giusto tre giorni dopo quell’incontro (il quarto), – troviamo Vel’caninov nel suo ristorante, come l’abbiamo descritto, ormai completamente e seriamente turbato e perfino un po’ smarrito. Non poteva fare a meno di ammetterlo lui stesso nonostante tutto il suo orgoglio. Era pur costretto ad accorgersi, vagliate tutte le circostanze, che quel suo umor nero, quella sua particolare tristezza e quel rimescolio delle due ultime settimane non aveva altra causa se non quel medesimo signore in lutto, “nonostante tutta la sua nullità”. “È vero che sono un ipocondriaco, – ragionava Vel’caninov, – di conseguenza sono pronto a fare di una mosca un elefante, ma, tuttavia, provo sollievo a pensare che tutto ciò, forse, è soltanto una fantasia? Se un qualunque furfante di quel genere è in grado di sconvolgere completamente un uomo, è proprio… è proprio…”

Leggi le precedenti puntate del seminario sui luoghi comuni:
34. L’uomo-cane e l’uomo-macchina
33. Il politichese
32. Impicci
31. Movimento
30. Il vile denaro
29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene
28. Le particelle elementari
27. Ritratto di signora
26. L’avvocato del diavolo
25. Ai confini della realtà
24. Ma è pazza?
23. La città vestita a vesta
22. Domenica
21. Boccaccesco
20. Understatement
19. Fordismo
18. Coprimi di soldi
17. Un uomo serio
16. La matrice
15. But I Digress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a Maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
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