Seminario sui luoghi comuni

17. Un uomo serio

Per raccontare la storia di uno spostato, un eccentrico, l’impiegato che da un certo momento in poi a ogni richiesta rivoltagli in ufficio comincia a rispondere «I would prefer not to», Melville trova l’unica soluzione possibile: affidare la narrazione a un tipo opposto: il legale razionale, affabile e conformista per cui lavora Bartleby lo scrivano. L’assurdità di Bartleby ha senso solo di fronte all’assurdità opposta del datore di lavoro, dei meccanismi degli affari, del capitalismo: Melville così stabilisce una contrapposizione in cui ogni personaggio ha a modo suo torto, ma nella storia riluce la verità, o un senso di verità.

Questo ritratto in due paragrafi che il narratore fa di sé è l’opposto dell’angosciante blocco mentale dello scrivano. Dice: «Tutti quelli che mi conoscono mi considerano un uomo eminentemente sicuro». Nel ritratto che fa di sé la cosa fondamentale è il consenso della gente, la visione chiara, solida, dell’identità di quest’uomo come gli viene riflessa dagli altri. L’auto-descrizione è precisa, dalle proprie preferenze lavorative al riferimento a uno dei grandi imprenditori dell’Ottocento, il John Jacob Astor dell’hotel Waldorf-Astoria. La stima che Astor, apprendiamo, aveva per il narratore è anch’essa fondamentale nel dirci con chi abbiamo a che fare. Questi due paragrafi sono un curriculum ben calibrato: il narratore dice tutto ciò che gli preme, l’autore, senza umiliarlo eccessivamente, rende chiara la propria posizione, fa capire dall’assemblaggio delle parti («il modo più facile di vivere», «professione proverbialmente energica e agitata», «tranquillità distaccata di un ritiro confortevole», «confortevoli affari», «eminentemente sicuro», «prudenza», «metodo») cosa ne pensa di questo genere di sicurezza.
La maniera in cui si inceppa Bartleby, come una stampante con la carta di traverso; il modo in cui Bartleby si trasforma in un oggetto, qualcosa di privo di volontà, un accidente complicato per gli altri, complicato nella sua prevedibilità; il modo in cui riconosce di essere, in quanto copista, una macchina per i bisogni e i piani altrui, esige che a far da contraltare ci sia chi la macchina la controlla. Scegliere come narratore l’apparentemente assennato capo suo significa che Bartleby non può raccontare la storia dal proprio punto di vista (e come potrebbe?, è una macchina), che deve perdere l’umanità e non avere pensieri. In questi due paragrafi in cui il protagonista del racconto vien messo da parte e il narratore parla di sé – «ma questo in margine” – si costruisce il contrasto per cui Bartleby può davvero spiccare. Forse gli sarà venuto seguendo uno di quei consigli del tipo: se non hai ispirazione guarda da un’altra parte; e Melville ha trovato il suo narratore.

 

Da Bartleby lo scrivano
di Herman Melville

 

 

In primo luogo: io sono uno che, dalla giovinezza in avanti, è stato profondamente convinto che il modo più facile di vivere sia anche il modo migliore. Pertanto, pur esercitando una professione proverbialmente energica e agitata, a volte persino turbolenta, non ho mai lasciato che nulla di ciò turbasse la mia pace. Sono uno di quei legali senza ambizioni che non hanno mai perorato una causa davanti a una giuria, o in alcun modo attirato su di sé il plauso del pubblico, e che invece, nella tranquillità distaccata di un ritiro confortevole, fanno confortevoli affari fra i contratti, le ipoteche e gli atti dei benestanti. Tutti quelli che mi conoscono mi considerano un uomo eminentemente sicuro. Il compianto John Jacob Astor, personaggio poco incline all’entusiasmo poetico, non aveva alcuna esitazione a sostenere che la mia prima grande qualità era la prudenza, la seconda il metodo. Dirò, non per vantarmi ma per essere fedele ai fatti, che le mie prestazioni professionali non furono disprezzate dal compianto John Jacob Astor: nome che, lo confesso, amo ripetere a causa del suono tondo e orbicolare, squillante come un lingotto d’oro. Aggiungerò anche di non essere rimasto indifferente alla buona opinione che il compianto John Jacob Astor ebbe di me.
Qualche tempo prima dell’inizio di questa piccola storia, i miei impegni si erano notevolmente accresciuti. Il buon vecchio incarico di Magistrato della Corte di Equità, ora estinto nello stato di New York, mi era stato conferito. Non era un’incombenza faticosa, in cambio era molto piacevolmente remunerativa. Di rado perdo le staffe, ancor più di rado mi lascio andare a una pericolosa indignazione per le male azioni e le ingiustizie, ma per una volta mi si consenta di essere schietto e di affermare che considero l’abrogazione improvvisa e violenta, sancita dal nuovo codice, dell’incarico di Magistrato della Corte di Equità, un atto… prematuro, in quanto avevo contato su un profitto vitalizio, mentre non ne godetti che per pochi anni. Ma questo in margine.

Leggi le precedenti puntate del Seminario sui luoghi comuni
16. La matrice
15. But I Degress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a Maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
Commenti
5 Commenti a “Seminario sui luoghi comuni”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] le precedenti puntate del Seminario suoi luoghi comuni 17. Un uomo serio 16. La matrice 15. But I digress 14. Amore e morte 13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e […]

  2. […] vestita a vesta 22. Domenica 21. Boccaccesco 20. Understatement 19. Fordismo 18. Coprimi di soldi 17. Un uomo serio 16. La matrice 15. But I Digress 14. Amore e morte 13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e […]

  3. […] vestita a vesta 22. Domenica 21. Boccaccesco 20. Understatement 19. Fordismo 18. Coprimi di soldi 17. Un uomo serio 16. La matrice 15. But I Digress 14. Amore e morte 13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e […]

  4. […] Seminario sui luoghi comuni: 21. Boccaccesco 20. Understatement 19. Fordismo 18. Coprimi di soldi 17. Un uomo serio 16. La matrice 15. But I Digress 14. Amore e morte 13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e […]

  5. […] vestita a vesta 22. Domenica 21. Boccaccesco 20. Understatement 19. Fordismo 18. Coprimi di soldi 17. Un uomo serio 16. La matrice 15. But I Digress 14. Amore e morte 13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e […]



Aggiungi un commento