Seminario sui luoghi comuni

18. Coprimi di soldi

Un notaio in ristrettezze legge un annuncio sul giornale: «Signorina carina, bene educata, onesta, sposerebbe uomo distinto, portandogli in dote due milioni e cinquecentomila franchi netti. Esclusi intermediari». Decide di contattarla fingendo di rappresentare un cliente che preferisce rimanere inizialmente nell’anonimato. Al principio di questo racconto di Maupassant, intitolato «Divorzio», scopriamo com’è stato concluso in primo luogo il matrimonio: si parla della bellezza del denaro, dei problemi che può risolvere, delle emozioni che può suscitare. Denaro valutato dal punto di vista di un uomo pratico che ne ha viste tante, che per mestiere sa capire la proporzione tra valore delle persone e valore del denaro. Intorno ai due milioni e mezzo di franchi si sviluppa un gioco fra reale e irreale, tipico della potenzialità del denaro. Con precisione, Maupassant da un lato fa sviluppare l’aspetto pratico della cosa: «noialtri, che conosciamo tutte le offerte di questa specie, siamo abituati a proposte di matrimonio accompagnate da sei, otto, dieci e anche dodici milioni. La cifra di dodici milioni è piuttosto frequente. Piace»; dall’altro, le fantasie: il notaio si immagina 1) come la somma risolverebbe molti suoi problemi, e soprattutto: 2) cosa può nascondere un annuncio del genere, con le sue incongruenze: perché una donna ricca deve ricorrere a un annuncio sul giornale per trovare marito? Probabilmente è una figlia illegittima: «Ecco qui: una ragazza, figlia naturale di un arricchito e di una cameriera, dopo avere improvvisamente ereditato dal padre, aveva saputo anche l’onta della sua nascita e, per non doverla svelare all’uomo che l’avesse amata, si appellava agli sconosciuti».
In Maupassant si trova sempre un erotismo del denaro che mette a nudo i personaggi e i loro sentimenti: da un lato li fa sbilanciare nei loro pensieri, ritraendoli in posa nel momento di misurare i propri desideri e le proprie ambizioni; dall’altro, con una incessante valutazione delle condizioni sociali di ogni personaggio talmente precisa da poter rendere conto della porosità delle classi sociali, del rapporto fra amore carnale e mobilità sociale. Il mondo di letterario di Maupassant, come un’ultima ricapitolazione della letteratura borghese prima del modernismo, non è magari spericolata, sperimentale, geniale, ma fa tesoro dello spirito classificatore dell’epoca positivista non abbandonandosi mai alla tentazione di raccontare la Persona, il Mensch, l’Essere Umano, l’Universale, ma sempre la Provinciale, il Notaio, l’Orfana, l’Arrampicatore, il Particolare.

Da «Divorzio»
di Guy de Maupassant

Fu in quel momento che pensai, per la prima volta molto seriamente, alla signorina coi due milioni e mezzo. Chi era? Perché non scriverle? Perché non sapere?
Insomma, signore, la faccio breve. Per quindici giorni quell’idea mi tormentò, mi ossessionò, mi torturò. Tutti i fastidi, le piccole miserie che continuamente sopportavo quasi senza accorgermene, ora mi ferivano come tanti aghi, e ogni volta mi facevano pensare alla damigella da due milioni e mezzo.
Finii con l’immaginarmi tutta la sua storia. Quando si desidera una cosa, signore, la si costruisce sempre secondo la nostra speranza.
Certo, non era tanto naturale che una ragazza di buona famiglia, e con una dote così consistente, cercasse marito attraverso i giornali. Ma era possibilissimo che si trattasse d’una persona onorata e sventurata.
Intanto, quel patrimonio di due milioni e mezzo di franchi non mi aveva affatto abbagliato come una cosa fantastica. Noialtri, che conosciamo tutte le offerte di questa specie, siamo abituati a proposte di matrimonio accompagnate da sei, otto, dieci e anche dodici milioni. La cifra di dodici milioni è piuttosto frequente. Piace. So bene che noi non crediamo che simili promesse siano vere. Ma intanto numeri così alti ci entrano nella mente e, fino a un certo punto, rendono verosimili alla nostra credulità distratta i valori prodigiosi che rappresentano, portandoci a considerare una dote di due milioni e mezzo come possibilissima e onestissima.
Ecco qui: una ragazza, figlia naturale di un arricchito e di una cameriera, dopo avere improvvisamente ereditato dal padre, aveva saputo anche l’onta della sua nascita e, per non doverla svelare all’uomo che l’avesse amata, si appellava agli sconosciuti con un mezzo molto usato che in se stesso includeva una sorta di confessione d’una tara originaria.
Era una supposizione stupida. Ma mi ci aggrappai ugualmente. Noi notai non dovremmo mai leggere romanzi; e io ne ho letti tanti.
Scrissi dunque come notaio, a nome d’un cliente, e aspettai.

Leggi le precedenti puntate del Seminario sui luoghi comuni
17. Un uomo serio
16. La matrice
15. But I Degress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a Maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
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