Seminario suoi luoghi comuni

28. Le particelle elementari

La malattia che ci colpisce, che sia un virus intestinale destinato a farci perdere un appuntamento e sprecare la notte in ginocchio davanti al water, o una cosa brutta che ci farà morire, è una forza della natura. Per quasi la totalità del tempo la narrativa parla dell’io e degli uomini, e tutto intorno agli uomini mette la natura, il mondo, come oggetti d’indagine e fonti di problemi o soluzioni.

D’altra parte ci sono volte in cui a pensare a ciò che ci ha fatto la natura ci viene di considerarla tanto rispetto da attribuirle intelligenza. La nuvoletta dell’impiegato che rovina la partita di calcio in Fantozzi è un modo per rappresentarlo. Al di là degli esperimenti fantasiosi, dal comico e il grottesco fino al Signore degli Anelli e i suoi alberi lenti che camminano e parlano piano, considerare la natura come una cosa attiva e potente ci costringe a ulteriori considerazioni su cos’è la soggettività: pensare a fondo a una zanzara che ci punge o a uno sportello della cucina il cui spigolo ci finisce sempre contro la testa, ci porta a vederli come esseri dotati di volontà, di cattiva volontà.
La sensazione poi si può rivoltare e portarci a sentire noi stessi e i nostri corpi come privi di soggettività unificante come lo sono le cose, gli esseri che ci hanno colpiti. Un virus è una cosa che non ha soggettività, che entra in un corpo, il nostro, che potremmo anche considerare come cosa sorda, stupida, priva di coscienza. In questo modo è come se ci si addormentasse un braccio: è nostro e non è più nostro.
Un capitoletto di un racconto di John Barth mi costringe a pensare queste cose e a rendermi conto di quanti fenomeni che accompagnano la mia vita e quella di chi non conosco sfuggono alla parte di me che si considera innamorata della letteratura. La pagina in questione racconta di una zecca che se ne sta su una foglia d’edera in attesa di finire nella carne di un uomo e farlo ammalare. Una zecca solitaria “senza averne coscienza se ne sta in attesa, trasportando involontariamente nel proprio corpo innumerevoli microrganismi di Rickettsia rickettsii, il virus o batterio (le rickettsie hanno alcune caratteristiche di entrambi) che causa la febbre tifoidea”. “Senza avere alcuna consapevolezza del loro paziente ospite, così come non ne hanno le cellule tumorali del pancreas di Frank Pollard, i microrganismi metabolizzano tranquillamente”
Il fatto che la zecca possa fare danni a un uomo, e presto li farà, e il fatto che la sua maniera inconsapevole di far male la accomuni alle cellule tumorali del pancreas del protagonista del racconto, spinge Barth a far quasi un processo alle intenzioni a queste cose minuscole e invisibili: a confrontarle con i problemi che ci poniamo noi. Con la stessa stramberia di un missionario sbarcato con i conquistatori, che insegnava agli indios un’altra lingua perché potessero ricevere il Vangelo, Barth più o meno esamina la zecca alla luce di ciò che interessa noi e la nostra coscienza, che struttura le nostre domande più profonde: “Della luna, delle stelle e dei pianeti, della imminente convergenza della Terra con il pulviscolo meteoritico, del terrazzo dei Pollard su Fenwick Island e dei suoi occupanti, per non parlare delle loro preoccupazioni, il D. variabilis è inconsapevole, anche se non lo è del tutto del suo suolo sabbioso, della rugiada e dell’aria afosa, della foglia su cui si trova, degli aghi di pino nero tutt’attorno, e della gamba avvolta da jeans neri che adesso avanza tra quegli aghi, che ora si inginocchia sull’edera”.
La soggettività è un mistero e di solito in letteratura trovo questo mistero declinato in tre modi: 1) con la descrizione di un individuo le cui facoltà mentali sono considerate mediamente o altamente sviluppate e possono quindi fare da specchio alla maggioranza dei lettori proponendo un percorso standard di conoscenza e riflessione e immedesimazione (Il rosso e il nero); 2) con la descrizione di un personaggio poco formato, uno per intenderci che non leggerebbe il romanzo di cui è protagonista (L’urlo e il furore); 3) con la descrizione di un personaggio che ha una precisa malattia mentale e conseguente scarto cognitivo – strategia oggi di moda e che solleva molte questioni (un esempio è Lowboy di Nick Wray e il genere ormai ha un nome, “neuro novel”, ne parla in modo interessante Marco Roth sulla rivista americana N+1 in “The rise of the Neuro Novel”). E fin qui si tratta di umani e dei diversi livelli di consapevolezza che possono avere. Fingendo o ipotizzando una continuità tra noi e il resto del mondo, Barth prova a esaminare, oltre che gli umani, una zecca. È un esperimento che trovo struggente, che mi addolora, perché mi costringe a pensare a quale bizzarro corpuscolo pieno di voglia di fare potrebbe un giorno togliermi dal mondo e alla banda di assassini impuniti ed eccentrici e pluripregiudicati cui appartiene, e mi costringe a pensare che anch’io che sono un uomo e a differenza di una zecca potrei essere il protagonista di un romanzo, sono un corpo che ha in comune con la zecca la stessa ottusità nel fare ciò che sono programmato per fare e nel ricevere informazioni: se il virus vuole entrare, sono costretto a farlo entrare.

Da «D’ora in poi e per sempre», di John Barth,

contenuto in La vita è un’altra storia.

Dieci metri a sud-ovest e tre al disotto dei lettini dei Pollard, su una foglia d’edera sotto uno dei pini neri vicino al terrazzo del villino che hanno in affitto sulla spiaggia, una solitaria zecca del cane, un Dermacentor variabilis, senza averne coscienza se ne sta in attesa, trasportando involontariamente nel proprio corpo innumerevoli microrganismi di Rickettsia rickettsii, il virus o batterio (le rickettsie hanno alcune caratteristiche di entrambi) che causa la febbre tifoidea nell’uomo e in diversi altri mammiferi. Senza avere alcuna consapevolezza del loro paziente ospite, così come non ne hanno le cellule tumorali del pancreas di Frank Pollard, i microrganismi metabolizzano tranquillamente, di fatto “in attesa” come la zecca stessa, alla quale la colonia di rickettsie è stata trasmessa direttamente dalla uova materne, senza alcun mammifero a fare da ospite intermedio. Della luna, delle stelle e dei pianeti, della imminente convergenza della Terra con il pulviscolo meteoritico, del terrazzo dei Pollard su Fenwick Island e dei suoi occupanti, per non parlare delle loro preoccupazioni, il D. variabilis è inconsapevole, anche se non lo è del tutto del suo suolo sabbioso, della rugiada e dell’aria afosa, della foglia su cui si trova, degli aghi di pino nero tutt’attorno, e della gamba avvolta da jeans neri che adesso avanza tra quegli aghi, che ora si inginocchia sull’edera. La zecca approfitta senza fretta dell’incontro fortuito salendo sui pantaloni umidi di rugiada e, dopo un attimo, dirigendosi verso il caldo tessuto animale che vi percepisce al disotto e quindi verso il pasto a base di sangue che è la meta ultima delle sue intenzioni. Le migliaia di inconsapevoli rickettsie che trasporta non percepiscono nemmeno questo, né lo faranno neppure quando il vascello su cui viaggiano attraccherà alla pelle umana, getterà la sua immaginaria passerella attraverso l’epitelio, e, nell’issare a bordo il suo carico di sangue, involontariamente le scaricherà da un mondo in un altro, sulla loro terra involontariamente promessa.

Leggi le precedenti puntate del seminario sui luoghi comuni:
27. Ritratto di signora
26. L’avvocato del diavolo
25. Ai confini della realtà
24. Ma è pazza?
23. La città vestita a vesta
22. Domenica
21. Boccaccesco
20. Understatement
19. Fordismo
18. Coprimi di soldi
17. Un uomo serio
16. La matrice
15. But I Digress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a Maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
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