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Hanno senso concerti alle due di notte per bambini di nove anni?

di Christian Raimo

Anche l’Italia ha la sua strage di ragazzini. Le immagini di Corinaldo richiamano in modo angosciante quelle dopo la strage di Andrei Breivik in Norvegia, o quelle dopo l’attentato terroristico al concerto di Ariana Grande a Manchester, o quelle dopo una qualunque delle sparatorie di massa nei licei statunitensi.
Ma la strage della discoteca Lanterna Azzurra non ha una un colpevole chiaro: le cause che hanno scatenato la ressa, il panico, la morte di sei persone e il ferimento grave di decine di altre – quasi tutti minori – sono ancora da chiarire: non è verificato né che il numero dei biglietti venduti sia stato eccessivo rispetto alla capienza del locale, né che il panico sia stato causato da un uso dissennato di uno spray al peperoncino, come per due giorni è stato riportato dai media.
 
Ci sono però delle certezze sull’evento che pongono delle questioni importanti, oltre lo strazio per il massacro, e la ricerca delle responsabilità dirette.
La più evidente è che il luogo e il contesto in cui si è consumata la strage non erano pensati per dei ragazzini ma coinvolgevano di fatto solo ragazzini: il video del crollo della rampa è impressionante.
La serata al locale Lanterna Azzurra prevedeva una line-up con quasi una decina di artisti, tra cui l’invitato speciale Sfera Ebbasta. Sfera ha un pubblico composto quasi tutto di teenager, che vanno ai primi anni delle superiori al massimo, più spesso alle scuole medie; in generale è molto bassa l’età di chi ascolta la trap. Non si sbaglia se si afferma che l’età media dei fan di Sfera Ebbasta potrebbe essere dodici anni, ma che ai suoi concerti ci vanno bambini anche di dieci, o di otto anni. La figlia di Eleonora Girolimini, l’unica vittima adulta della strage, aveva undici anni.
 
Ha senso allora che un pubblico di ragazzini debba assistere a un’esibizione di un artista in un orario che è plausibilmente non prima delle due di notte? Questo è quello che è avvenuto anche la sera dell’incidente, prima dell’incidente.
L’organizzazione di Sfera Ebbasta aveva fissato per la stessa sera due showcase, due “ospitate”, la prima all’Altromondo di Rimini, in un contesto simile a quello di Corinaldo. L’evento Facebook riporta ancora la line-up, un orario di inizio del live alle 22 e un orario di fine per le 4 e 30 di mattina – gli stessi orari della Lanterna Azzurra – e una presenza di Sfera prevista per mezzanotte. Sempre nell’evento c’è scritto che il biglietto dava diritto a un drink gratis e che i minori di 14 anni dovevano essere accompagnati dai genitori.
 
Quella stessa sera, quindi il 7 dicembre, Sfera Ebbasta si è esibito a Rimini a mezzanotte passata per circa quaranta minuti, e poi con la sua crew si è allontanato verso la Lanterna azzurra, per farsi un’ora e dieci minuti almeno di autostrada. Sarebbe arrivato nella migliore delle ipotesi a Corinaldo per le due per suonare i suoi pezzi. Ha saputo della strage mentre era in macchina in autostrada. In un’altra serata sarebbe potuto accade il contrario, andare prima a Ancora e poi a Rimini.
Come spiega il critico musicale Michele Monina:
 
“Un artista fissa una, due, tre date per sera. Non concerti, badate bene, date. Viene annunciato, per dire, prima a Rimini, poi a Ancona e in chiusura a Pescara. Posti non lontanissimi tra di loro, quindi raggiungibili in auto in poco tempo, ma non abbastanza vicini da indurre il pubblico a confluire in un’unica data. Anche perché il pubblico di questo genere musicale è spesso molto piccolo, bambini, ragazzini molto giovani, che vanno a queste serate accompagnate dai genitori. Genitori che restano fuori, o che in alcuni casi incaricano uno di loro di entrare, per vigilare, mentre gli altri aspettano in auto”
 
La ragione di queste “serate doppie”, “doppiette” o anche “triplette” dunque è chiara. È difficile che un genitore di Senigallia accompagni suo figlio 14enne o anche decenne a un concerto da Senigallia a Rimini, e lo aspetti fuori dal locale fino alle tre di mattina per tornare a casa con un’ora e passa di autostrada. Ma se il live è più vicino a casa, probabilmente si accorderà con altri genitori e deciderà di restare fuori.
 
Fare tre serate in una sera è normale per dj; ma se la cultura delle discoteche con i suoi showcase di mezz’ora che vanno avanti tutta la notte viene mutuata senza colpo ferire per un pubblico di decenni, il risultato può essere pericoloso.
 
Gli artisti come Sfera è “come se suonassero ogni giorno come fosse Capodanno”, mi dice Teho Teardo, musicista, ex militante di gruppi punk. “Gruppi come i Green Day o i Nofx, sapendo che il loro pubblico era soprattutto agli inizi fatto di ragazzini, suonavano il pomeriggio”.
Come è immaginabile coinvolgendo ragazzini delle medie e dei primi anni delle superiori, il non-concerto notturno di Sfera Ebbasta, come si è capito dalle testimonianze, ma come era facilmente intuibile, si era trasformato in una festa delle scuole di Ancona, Senigallia e dintorni; era brutto perderselo anche per chi non era un fan di Sfera.
 
Quando chiedo al gestore di Altromondo la ragione dell’avviso ancora presente nell’evento su Facebook “È richiesto documento d’identità valido. Evento +14 (i minori di anni 14 devono essere accompagnati tassativamente da un adulto)”, mi dice una cosa che sembra naturale ma che d’altra parte lascia di sasso:
 
“Questo è per esempio un artista che lavora con ascoltatori di undici, anche dieci anni, anche nove, fino ai sedici anni, diciottenni non c’è quasi nessuno. Hanno chiamato i genitori che mi hanno messo in viva voce con i figli di nove o dieci anni, e gli ho detto anche contro i miei interessi: io se fossi in lei non lo porterei. Perché i bambini di nove anni sono piccolini proprio, magari stando nella mischia in mezzo a mille persone, non se lo godono neanche”.
 
Gli interrogativi allora sono di quest’ordine, e si assommeranno ad altri quando le indagini sulle cause saranno avanzate: quand’è che cominciata quest’abitudine di fare i concerti per bambini di nove anni alle due di notte? Da quando ai genitori è sembrato opportuno aspettare i propri figli, che vanno alle medie, fino alle quattro di mattina fuori dai locali? Da quando chi lavora nell’industria musicale, pur riconoscendo che “questa musica se la sentono i ragazzini certo”, ha comunque costruito un mercato dei live per bambini giocoforza adultizzati?

 

Commenti
5 Commenti a “Hanno senso concerti alle due di notte per bambini di nove anni?”
  1. marinella scrive:

    guardi che basta rispondere alla prima domanda: l’abitudine è cominciata perchè appunto ci sono sempre più genitori disponibili a portare i figli a vedere concerti alle 2 di notte e incapaci di dire “no, non vai al concerto”, ma capaci di spostare la responsabilità sul gestore del locale che in viva voce sconsiglia di partecipare.. Con questo tipo di genitori mi sembra veramente ingiusto dare la colpa all’industria discografica. E a qunto pare un metodo diverso ci sarebbe: green day (nemmeno lontanamente paragonabili ai trapper di oggi) facevano i concerti di pomeriggio

  2. Marta scrive:

    Non sono sicura ma penso possa esserci la paura dei genitori che i propri figli “non siano da meno” e si possano sentire diversi, isolati, se la maggior parte o comunque alcuni, magari considerati “importanti”, a questi “concerti”/ serate ci vanno e quindi per istinto di omologazione ci portano pure i loro. Mi vedo già la scena “ma ci va pure Tizio e Caio etc etc” e allora i genitori cedono e ce li portano. Perché a non fare cosa fa il gregge è sempre molto, molto difficile (e richiede molto coraggio, sia ai genitori che ai figli).

  3. adoliber scrive:

    se sono bambini DEVONO ANDARE a letto alle 10/11 massimo;
    dormire tante ore perché ne hanno bisogno. tutti i genitori che non fanno rispettare le LORO leggi, NON sono genitori ma balie o badanti.
    è per questo che ci ritroviamo questa società senza più genitori senza più niente. SENZA.

  4. luca scrive:

    Tragedia di Corinaldo a parte, i concerti alle due di notte non hanno senso nemmeno per i maggiorenni: quella degli orari dei concerti in Italia (almeno dalla Romagna in giù, io vivo nelle Marche, al Nord sono un po’ più europei negli orari) è una piaga sociale e culturale davvero spiacevole. Dover tirare fino alle tre di notte per godersi un concertino, a meno che non sia a teatro, è un fattore di ignoranza e una pessima abitudine, ovviamente non presente nei Paesi del nord Europa, dove la musica è cultura e i concerti iniziano alle 21. Cominciamo a riflettere da questo dato, tutto il resto verrebbe di conseguenza

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  1. […] illuminati che fioccano anche da parte delle personalità culturali, come Christian Raimo, che fa salti mortali per collegare questo fatto di cronaca nera a una presunta insensatezza di organizzare uno […]



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