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I sentinelli – Che fretta c’era

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Oggi esce per Edizioni Tlon I Sentinelli. Che fretta c’era, a cura di Chiara Palumbo, che racconta la nascita e l’evoluzione de i Sentinelli, gruppo nato Milano, e presto diffusosi in tutta Italia, con un chiaro intento: essere i vigili custodi dell’antifascismo, dell’antirazzismo e soprattutto della laicità dello Stato. Vi presentiamo un testo inedito di Massimo Cirri (Caterpillar) originariamente destinato a introdurre il volume.

di Massimo Cirri

Eravamo lì, tra Bella Ciao e Maledetta primavera, e la questione di come metterle insieme.

Bella Ciao è Bella ciao: inno della lotta di Liberazione, canto definitivo, emblema di tutte le resistenze. Bella Ciao si canta con orgoglio a pieni polmoni nelle piazze piene, in tanti. O la intonano a volte in pochi, sommessamente: un gruppetto che non si piega. La cantano in tutto il mondo. Bella Ciao non si sa neanche chi l’abbia scritta e probabilmente i partigiani, lassù in montagna nell’inverno del ’44, non l’hanno mai cantata perché è arrivata dopo. Ma è diventata la scatola sonora che tiene dentro il prima e l’adesso. Una cosa densa e leggera, come deve essere una canzone. Bella Ciao è una canzone popolare.

Maledetta primavera è, obiettivamente, un filino diversa. Vanta origini certe: l’ha scritta Amerigo Paolo Cassella – autore anche di Bella senz’anima e Quando finisce un amore per Riccardo Cocciante – e la musica è di Gaetano “Totò” Savio. Sono sue Cuore matto per Little Tony e Erba di casa mia per Massimo Ranieri. E’ il 1981, siamo al festival di Sanremo, canta Loretta Goggi.

“Che imbroglio se per innamorarmi basta un’ora. Che fretta c’era, maledetta primavera? Che fretta c’era, se fa male solo a me?”

Una donna si lascia travolgere da notte di passione. Si inizia a cena, c’è del vino bianco che aiuta ad allentare i freni inibitori, ma lei sa quello che vuole. C’è femminile consapevolezza di sé.  Poi, all’alba, lei, ancora tra le lenzuola sconvolte dall’ardore, si accorge di essere sentimentalmente coinvolta. E più di quanto avesse potuto prevedere. È innamorata, si – “Chiudo gli occhi e penso a te” – ma non è corrisposta. È chiaro, ci sono “carezze che non toccano il cuore”, c’è dolore, lacerazione. C’è un cambio drastico di prospettiva, una trasmutazione o qualcosa del genere. Perché quel verso del primo mattino – “Che resta di un sogno erotico se al risveglio è diventato un poema?” è un po’ di difficile interpretazione. C’è di sicuro il tempo del desiderio e la caduta nello smarrimento : “che imbroglio se per innamorarmi basta un’ora”. C’è il bisogno di darsi una spiegazione. Riflettere per crescere sulla forza della propria sensibile fragilità. Ma qui la protagonista sembra operare una scelta un po’ riduttiva: si dice, ci dice, che è tutta colpa della primavera, il tempo dei risvegli. È la botta ormonale, è capitato, ricapiterà. Sono le stagioni.

Maledetta Primavera è un grande successo. Non vince Sanremo – tocca a Per Elisa di Alice – ma vende tantissimo. E dilaga nel mondo. Ce n’è una versione spagnola, Maldita primavera; una  tedesca, Das kommt nie wieder; una olandese, Vrij als een vogel e una croata,Zaboravi. Si registrano anche adattamenti collettivi, da stadio: una cantata nel 1985 dai  tifosi dell’Hellas Verona in una partita contro l’Avellino e una del 2010 come coro dalla Curva Sud della Roma. Da notare una cover in rigoroso dialetto bergamasco ad opera di Bèpi e The Prismas, che traccia un ritratto di Massimo Carrera (difensore, capitano e bandiera dell’Atalanta) e lo rende indimenticabile.

Io di tutto questo, chiaramente, non sapevo nulla. Aveva vaga percezione che sì, Maledetta Primavera, è un po’ l’inno dei Sentinelli.

E adesso è sera, è venerdì 28 settembre 2018 e siamo alla Casa della Memoria di Milano per preparare la scaletta di “Intolleranza Zero”. Io faccio il presentatore: quello che sta sul palco e finge di tenere le fila di tanti discorsi. È un onore e un piacere. Perché intorno ai Sentinelli – mi è già capitato – c’è sempre quell’aria distesa, c’è piacevolezza, amicalità diffusa, piacere e un senso di gioco. Anche se le cose in gioco sono cose pesanti. In piazza Duomo, dopodomani alle 15, ci andiamo per dire qualcosa di preciso contro questo clima di odio e di razzismo che dilaga nel paese. Ed è innescato, stimolato, alimentato ogni giorno da chi ci governa. I Sentinelli hanno avuto l’idea, hanno aderito in tanti, organizzano con l’Anpi, l’associazione dei partigiani e Aned, l’associazione degli ex deportati nei campi nazisti. Siamo qui perché la Casa della Memoria è casa loro. Siamo intorno ad un tavolo al secondo piano, è pieno di foto, libri. C’è una bozza di scaletta, le adesioni crescono giorno per giorno e c’è sempre qualcuno che si aggiunge e vorrebbe salire sul palco. C’è qualche equilibrio da rispettare, c’è da limare qualcosa, c’è don Bancalani, il prete di Pistoia, che potrebbe essere in ritardo e che Elly Schlein, la deputata europea, forse dovrebbe dover andar via prima. Ok per la portavoce di Sea Watch e per il discorso dei Sindacati. Altri dettagli. Si aggiusta tutto.

Poi c’è la questione. O quella che a me pare tale: bisogna cantare Bella Ciao, la mettiamo poco dopo l’inizio, in piazza. Ok? Tutti d’accordo. E sul finale cantiamo Maledetta Primavera? Va bene? A me viene qualche perplessità: massimo rispetto per Loretta Goggi, ci mancherebbe, ma… Non so che dire: mi viene da pensare che Bella Ciao, non so, è un po’ più adeguata per chiudere, che ci sta meglio, che Maledetta Primavera non… Penso anche, ma mica lo dico, ha la mia bella dose di ipocrisia io, penso: “Ma che cavolo rappresenta questa Maledetta Primavera? Che significa? E poi, si vede che dentro mi sale la scimmia dell’intolleranza, penso pure qualcosa di irrispettoso su Loretta Goggi. Ma nulla dico.

Luca Paladini capisce lo stesso e mi dice: “Noi Sentinelli finiamo sempre le nostre manifestazioni cantando quella canzone”. Ma è come lo dice, semplicemente. Così io capisco. E va bene. La manifestazione in piazza Duomo, in quella bellissima  domenica di settembre piena di gente, fa cantare Bella ciao, Maledetta Primavera e finisce un’altra Bella Ciao in versione punk. Con i Sentinelli ci sta tutto e tutto si tiene insieme. Io capisco che quel verso “Tornerai maledetta primavera” è anche un antidoto a tutti gli inverni che ci si parano davanti.  Con Loretta Goggi ne approfitto, qui, ora, tardivamente per scusarmi. Loretta, “Lo sappiamo io e te”.

 

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
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