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Sentirete parlare di Chris Bachelder

di Christian Raimo

Sentirete parlare di Chris Bachelder nei prossimi anni: è evidente che questo scrittore di Minneapolis del 1971 – portato in Italia da Martina Testa, prima come editor di minimum fax (il suo primo libro tradotto, Orso contro squalo, è del 2004) e ora di Sur – è dotato di una maestria, di un controllo dello stile sulla pagina e della struttura narrativa e di un immaginario così personale che i suoi prossimi romanzi potranno consacrarlo al di là dei cultori che già oggi possono riconoscere nell’Infortunio uno dei testi più coraggiosi e inventivi di questa nuova stagione letteraria americana, giustamente guidata da quegli autori come Charles D’Ambrosio, Tom Drury o Kent Haruf capaci di guidarci nel vasto continente di suburbi e vicinati, laghi e deserti che sta tra le città delle due coste oceaniche.
L’infortunio (la traduzione meticolosa e raffinata è di Damiano Abeni) è un libro spiazzante, con una trama singolare: un gruppo di ventidue amici sulla quarantina, appassionati di football americano, tutti maschi, si rivedono – come ogni anno – in un albergo anonimo per rimettere in scena con uno scrupolo al limite dell’ossessione religiosa un’azione concitata, dolorosa e diventata stranamente leggendaria della storia del football americano: il bruttissimo infortunio occorso nel 1985 a Joe Thiesmann per un placcaggio da parte di Lawrence Taylor.

Anche a riguardarla su youtube, quest’azione ha un che di magnetico; e l’idea di scriverci un romanzo attorno ha a che fare con una prospettiva etica oltre che artistica che emerge in un climax che all’inizio sembra solo sperimentale, ma che – forte della lezione del postmodernismo americano – riesce a trovare, nella capacità virtuosistica di guidare il coro dei personaggi, nella trama suddivisa in microscene collegate come in una rete orizzontale, nei dialoghi che sembrano avvenire sotto una lente documentaristica, la perfetta fenomenologia di cosa vuol dire oggi diventare adulti per una generazione di maschi.
È come poter assistere all’espansione spazio-temporale di quel momento di intimità che esiste in qualunque spogliatoio all’inizio o alla fine di una partita tra amici, che sia football o calcio o basket. Un’intimità che non implica una conoscenza reale: la vita famigliare che viene aggiornata, in una sorta di lungo malinconico resoconto di una vecchiaia che lentamente arriva, dei compromessi che facciamo pur di sopravvivere e essere amati.
I maschi quarantenni descritti da Bachelder sono commoventi: goffamente perversi, problematicamente paterni, nostalgici e inadeguati, una teoria di figure che sembra aggiornare la fenomenologia degli uomini schifosi di David Foster Wallace fino a includere anche noi: disfunzionali o no, spesso incapaci di avere una reazione sensata agli accidenti della vita, in fondo soli. Il rito collettivo, seppure in questa forma quasi parodica, diventa così l’unica possibilità di creare una comunità, provvisoria come quella che si crea intorno a un gioco.
Ma L’Infortunio è anche di più: è un libro che si confronta con la letteratura contemporanea e il rischio che corre di lasciarsi inglobare dalle altre forme di rappresentazione. Per questo alla presentazione a Roma, Bachelder ha detto che rispetto al suo fortunato esordio, Orso contro squalo, una satira sulla televisione, ha capito che non voleva far parte di un’ondata di scrittori acuti e moralisti, che gli sembrava una forma di deresponsabilizzazione mascherata da intelligenza, e che preferiva avere a cuore temi come l’invecchiamento dei corpi, la paura di perdere gli affetti o le persone a noi care. È una prospettiva che rivendica il ruolo politico e morale del postmoderno classico – quello di maestri ancora poco letti in Italia, come John Barth o Stanley Elkin – come formula per occuparsi in modo non parassitario o ancillare di una società che già iperrappresentata, autoironica, spettacolare.

[Questo articolo è uscito su Tuttolibri, inserto culturale della Stampa.]

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
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