1sfac (1)

Un “what if” scritto nel 1942: “Sfacelo” di René Barjavel

1sfac (1)

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale de La Stampa, che ringraziamo.

Una domanda, Cosa succederà dopo?, e una gran quantità di ipotesi. Adesso che volgono al termine, possiamo ben dire che tra i motivi dominanti della narrativa al tempo degli anni Dieci hanno trovato ampio spazio le storie che tendiamo a catalogare sotto il grande ombrello della distopia; non solo in letteratura, basti pensare a serie televisive come Black Mirror o The Handmaid’s Tale. Come ciliegina, mettiamoci anche la coincidenza con la caccia agli androidi di Rick Deckard sotto la pioggia battente di Blade Runner, ambientata dagli sceneggiatori dal romanzo di Philip K. Dick proprio nel 2019.

Più avanti nel tempo, nel 2052, lo scrittore francese René Barjavel pensò di costruire il collasso della civiltà raccontato in Sfacelo, riproposto in Italia da L’Orma nella traduzione di Claudia Romagnuolo e Anna Scalpelli (nelle edizioni precedenti, tra cui un’immancabile Urania, era intitolato Diluvio di fuoco). Scritto nel 1942, nel pieno dell’occupazione nazista in Francia, il romanzo è diventato nel tempo oggetto di un piccolo culto. E se non ci fossero di mezzo disastri come quelli immaginati da Barjavel, sarebbe anche divertente – oltre che inquietante – pensare a questi scenari che si scontrano con il presente, scivolando lentamente nel passato, mentre il futuro sta ancora accadendo: uno scontro di trame e parole che si avvitano in una continua nube spazio-temporale. Ogni tanto, indovinando qualcosa.

Di romanzi come Sfacelo è interessante notare la cornice geografica. Come accade in altri romanzi d’impianto distopico, il mondo è suddiviso per macro-aree che in questo caso coincidono di fatto con i cinque continenti. Così, mentre familiarizza con l’eroe del romanzo, il giovane François Deschamps, il lettore apprende che tira aria di guerra tra gli Stati americani del Nord e quelli del Sud, riuniti sotto il dominio dell’oscuro – e anche vagamente bizzarro; c’è un retroterra comico nel racconto apocalittico di Barjavel, probabilmente volontario – imperatore Robinson. Deschamps arriva a Parigi per studiare chimica; la città è una megalopoli da oltre venti milioni di abitanti, sormontata da quattro Città Alte costruite dal governo per decongestionarla.

A Parigi, François sogna di ricongiungersi con la bellissima Blanche, originaria come lui della Provenza, regione che come il resto della Francia meridionale è rimasta a trazione contadina, conservando una sorta di purezza. Blanche sta per debuttare in uno show radiofonico per la principale emittente nazionale, e così il sogno d’amore dell’innamorato François dovrà vedersela con il ricco e potente produttore Jérôme Seita.

Sulle teste di questi personaggi, però, sta per abbattersi un disastro globale, di dimensioni infernali. La guerra tanto annunciata tra le Americhe infine scoppia, con conseguenze catastrofiche che si riverberano fino alla Francia, in particolare nell’immensa Parigi. È come se Barjavel, che stava vivendo il conflitto nella Francia dei primi anni Quaranta, spostasse lo scontro in un altro continente, traslandolo in un futuro immaginato dominato da una tecnologia fuori controllo ed estremizzando al massimo le possibili conseguenze della combinazione violenta tra apocalisse militare e subordinazione alle macchine.

Ma è proprio alle macchine, più che alla guerra, che il Barjavel di Sfacelo assegna il ruolo preponderante. Prima del black out che spegnerà Parigi costringendo François, Blanche e un piccolo gruppo di compagni a spingersi verso il sud della Francia, in cerca di salvezza, Barjavel è abile a presentare la vita così come la immaginava per il 2052. Treni e aerei iperveloci per connettere le metropoli europee e bar con una serie di dispositivi elettronici che avrebbero sostituito il lavoro manuale, ad esempio.

Per la lettura, «bastava appoggiare su una pagina un pannello espandibile che si adattava al formato di qualunque libro, e una voce riproduceva nell’auricolare il testo che vi era stampato», con una vasta scelta di lingue e tono di voce; non esattamente un e-book, ma qualcosa che gli si avvicina. Altrove, i macchinari sono decisamente più creepy: gli allevamenti sono scomparsi («prendersi cura degli animali per poi consegnarli alla mannaia del macellaio era un’usanza degna dei barbari del ventesimo secolo»), ma la carne viene «coltivata sotto la guida di chimici esperti», mentre i morti vengono congelati e installati in una sala dentro casa.

Nella seconda parte, Sfacelo volge verso il romanzo d’avventura; il finale, letto con gli occhi di oggi, può apparire decisamente reazionario: ma accettando di viaggiare con la mente fino al 1942 il libro di Barjavel si rivela, con i suoi limiti, un classico della fantascienza.

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell’agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.
Aggiungi un commento