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Shakespeare 400

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Il 23 aprile del 1616, esattamente quattrocento anni fa, moriva a Stradford-upon-Avon William Shakespeare, nello stesso luogo in cui era nato 52 anni prima.

In Gran Bretagna i prossimi mesi saranno all’insegna di una sorta di “giubileo shakespeariano”: un sito intero è dedicato all’anniversario, un calendario con celebrazioni, messe in scena, rassegne e parate e iniziative per ricordare quello che probabilmente è stato il massimo autore di sempre.

Questa è la casa in cui si presume sia nato il poeta e drammaturgo inglese.

Così Italo Calvino inseriva Shakespeare all’interno di una delle sue Lezioni americane, quella dedicata alla leggerezza:

«In Shakespeare vado subito a cercare il punto in cui Mercuzio entra in scena: “You are a lover; borrow Cupid’s wings and soar with them above a common bound” (Tu sei innamorato: fatti prestare le ali da Cupido e levati più alto d’un salto).

Mercuzio contraddice subito Romeo che ha appena detto: “Under love’s heavy burden do I sink” (Io sprofondo sotto un peso d’amore).

Il modo di Mercuzio di muoversi nel mondo è definito dai primi verbi che usa: to danceto soarto prickle (ballare, levarsi, pungere). La sembianza umana è una maschera, a visor.

È appena entrato in scena e già sente il bisogno di spiegare la sua filosofia, non con un discorso teorico, ma raccontando un sogno: la Regina Mab. Queen Mab, the fairies’ midwife, appare su una carrozza fatta con “an empty hazel-nut” (La Regina Mab, levatrice delle fate appare su una carrozza fatta con: “un guscio di nocciola”); “Her waggon-spokes made of long spinners’ legs; The cover, of the wings of grasshoppers; The traces, of the smallest spider’s web; The collars, of the moonshine’s watery beams; Her whip, of cricket’s bone; the lash, of film;” (Lunghe zampe di ragno sono i raggi delle sue ruote; d’elitre di cavalletta è il mantice; di ragnatela della più sottile i finimenti; roridi raggi di luna i pettorali; manico della frusta un osso di grillo; sferza, un filo senza fine) e non dimentichiamo che questa carrozza è “drawn with a team of little atomies” (scarrozzata da un equipaggio d’atomi impalpabili): un dettaglio decisivo, mi sembra, che permette al sogno della Regina Mab di fondere atomismo lucreziano, neoplatonismo rinascimentale e celtic-lore.

Anche il passo danzante di Mercuzio vorremmo che ci accompagnasse fin oltre la soglia del nuovo millennio».

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Sempre restando a Romeo e Giulietta, uno dei drammi shakespeariani per eccellenza, questa è una scena tra le più celebri dalla versione cinematografica di Franco Zeffirelli (1968):

Mentre questa è tratta dalla versione “pop” di Baz Luhrmann, uscita nel 1996, con Leonardo DiCaprio e Claire Danes:

Da Romeo e Giulietta sono state tratte una trentina di versioni cinematografiche; dall’Amleto circa sessanta; dall’Otello una ventina. A proposito, qui un pezzo di Joshua Rothman apparso sul New Yorker, rilegge il principe di Danimarca nel segno di Sigmund Freud.

Eccetera eccetera. «Fratello mio, Yorick, il vostro cranio me lo porto a casa e gli farò un bel posto sull’étagère dei miei ex-voto, tra un guanto d’Ofelia e il mio primo dente. Ah, come lavorerò bene questo inverno con tutti questi fatti! Ho l’infinito in cartellone».

 

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