starlightnight-640

Shakespeare a Berlino

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore, alcune poesie di Marco Mantello.

di Marco Mantello

Penso che essere ricordati o dimenticati non ha alcun valore
come non sono valori il sentirsi sicuri o felici, via denaro fica e amici
Penso inoltre che i sonetti siano una forma superata di amore
per un qualcosa che non esiste nella realtá, ma solo negli artifici
e che la mia unica libertá, dalla parola noi e dai suoi profeti
sia nel netto superamento dell´identitá, che troppi dicono collettiva
penso che il vento e la primavera, siano meglio di una partita iva
e che una volta che comincio a scrivere, e non ho pareti
ma canzoni da classifica in testa, e poemi per la middle class estiva
non ho bisogno di nessun finale, nessuna fine nessun inizio
nessuna immagine buona o cattiva, di me a parole e di voi in ospizio.
Ho solo bisogno di amore. O al massimo di un divano
come quel killer del romanzo americano

 

 

***

 

Il mio angelo e il tuo hanno la stessa etá
lo stesso volto dell´identico avversario
le stesse barbe tagliate con un rasoio
le stesse giacche, le stesse cravatte
che camminano nude nel corridoio.
Il mio angelo e il tuo hanno un velo
a seconda degli usi e del fuso orario
e volano in terra e cadono in cielo
alla ricerca di un tempio o un bunker
dove scrivere e andare in rovina.
Ci sono due corpi almeno, che al mio
angelo e al tuo hanno tenuto testa
Non hanno spine. Non hanno lacrime né corone
e neppure i disturbi all´addome
provocati dai sacerdoti in festa
quando sfilano i coltelli dalla guaina.
Il mio angelo e il tuo hanno lo stesso nome
le stesse facce di cristo e hitler
mescolate in un unico immaginario
dove i creatori sono arrivati tardi
e tutti i giudici condannati
dai tribunali dei giudicati
Il mio angelo e il tuo sono due bastardi
e dormono ancora sotto alla stessa lapide
con gli occhi in fuori e le gambe storte
perché nessuno li ha separati mai
da questa specie di addio alla morte

 

 

***

 

Gli esperti hanno scoperto una malattia
che non causa problemi al cuore
si manifesta in condizioni stabili
di benessere fisico e sanitá mentale
il solo sintomo conosciuto é la felicitá
ma sovente é associata con la bellezza
e un feroce desiderio di libertá
Non esiste ancora un farmaco per curarla
profilassi tastate sugli animali
confermano che ammalarsi é necessario
e che l´origine del morbo é la catarsi
Trattamenti naturali come inedia
palliditá, o tenere due lacrime su un diario
non producono giovamenti a lungo termine
per questo male che é progressivo
e aumenta l´aspettativa media
di superare il centesimo anno di etá
Come detto. Non esistono cure al momento
come quella del famoso professore
che parlava l´altro ieri alla tv
é una malattia che non si puó curare
e si guarisce soltanto con il dolore

 

***

 

Ti amo perché tu sai
montare gomme e cucine Ikea
riempire agende come la mia
di date libere come le stelle
ti amo perché non hai
controllo alcuno sulle vacanze estive
e sulle nomine rai
Ti amo perché curi la tua pelle
con il cadavere di un deodorante bio
Ti amo perché non hai pensieri
quando stacchi dal tuo lavoro
e cominci ad amare il mio
ti amo perché ce l´hai sempre dritto
Ti amo perché stai in affitto
e porti sempre le bambine in bici
ti amo perché carichi le lavatrici
perché sai cucinare tutto
ti amo perché fai e non dici
ti amo perché lo scolo del lavandino
ha cambiato rumore da quando sto con te
ti amo perché mi sai ascoltare
quando parlo sei ore di me
Ti amo al concerto di Dylan
e a quello dei morti riconoscenti
ti amo perché non mi regali ori
bronzi, argenti: amo tutto di te,
i tuoi denti, la prostatite
la pancia gravida che é giá futuro
ti amo perché sei sicuro
come la pace in democrazia
come il migliore usato
come la fine di una degenza
dopo una lunghissima malattia
ti amo perché sei l´assenza
degli errori commessi in passato
ti amo come Star Wars, come Tetsuo
perché ho paura che non funzioni
ti amo perché
nel tuo rimpianto ho visto il mio
e nei miei torti le tue ragioni
Amo tutto di te. Anche I maglioni

 

***

 

Dopo l´ultimo Ryan Air notturno
mentre i diavoli dal monte della croce
abbandonavano la crosta terrestre
e i tutti cristi braccavano l´avversario
implorandolo di riportare in terra
solo il male sufficiente e necessario
a umanizzare il diritto di guerra
Ero in casa, in camera mia
e ascoltavo le grida di qualcun altro
fissando un nuvolo di veli e teste
che spuntavano piano dalle finestre
alla ricerca di una bocca aperta.
Ma quella notte non c´era nessuno in strada
solo le grida di provenienza incerta

 

***

 

io sono un poeta
io sono inumano
io sono un caso di selezione avversa
del primitivo e del razionale
dal religioso e dal secolare
la mia poesia é diversa
da Dioniso Mitra e Bromio
dalla laicitá, dall´etica, dalla morale
quando diventano il manicheo
o un manicomio. Io conosco me stesso
e tutto quello che torna dal mare

Il giglio bianco il catrame nero
il sasso piatto e il paguro vuoto
la rete rossa con l´escremento
Il legno umido, il sughero intero,
il riccio aperto e il cristallo eroso
di una bottiglia che non si apriva
assieme a chele, ai gabbiani e al vento
e a tutti i resti del leviatano esploso
dopo che l´onda era tornata a riva

 

***

 

Nel mito nordico della donna foca
il padre é un vecchio modello familiare
Ora violento debitore di prestazione
accecato dalla fine del sesso
nella fase della maternitá
Ora amorevole e buono
cooperante alla sua distruzione
di una moglie che é madre a metá
e da un po´non lo allatta piú
Il risultato bene o male é lo stesso
non dipende dalle singole volontá
ma dai bisogni di un corpo sociale
che azzera l´esperienza individuale.
Invece il figlio é il senso di colpa
che la foca supera per rigenerarsi
é il figlio il vero ultrá che si tuffa in acqua
e le riporta la pelle a nuoto
Il padre mitico non ha pelle
é un cadavere in guerra con i suoi versi
mentre pratica violenza sessuale
e il dovere di masturbarsi al cinema.
Ma che succede se non lo fa
che succede se il mito
é diverso dalla realtá?
Come potrá la donna foca
rimanere un´immagine buona e sacra
se nessuno ha dichiarato guerra
al suo mare che si oppone a terra?
E anche se fosse stato di parola
se fosse stato lui a ridare la pelle a lei
se fosse stata la donna foca
a trattarlo da mezzo a scopo
Che cosa succede dopo
quando il mare li dissotterra?

 

***

 

A natale avevamo visto al cinema
“Il canto del mare“
Tua madre si era commossa
e io mi ero sentito male
C´era la storia del gigante triste
e della foca scappata in mare
Una strega con la faccia di tua nonna
pietrificava tutto e tutti
per impedire al gigante di soffrire
C´era la fuga della donna foca
da sette anni di ménage familiare
si era ripresa la sua pelle indietro
e qualche pillola ormonale
per tornare a vivere e amare
lo scarto di qualcun altra.
Ma alla fine finiva tutto bene
La guarigione dell´ex marito
venne cucita sulla sua pelle
e lo rese passivo, obbediente
come l´immagine che doveva essere
per garantire al mito di esistere
e a quegli sguardi da fototessere
la loro fede in tipologie umane
la loro gioia di sottomettere.
Anche tua nonna era diventata buona
e il gigante spietrificato
La foca aveva avuto un figlio
dopo quel pallido: “Puoi restare
non mi devi seguire in mare“
che disse a te dagli scogli
consegnandoti a me, padre
con la maiuscola e il prefisso Ur
E a un fratellino che sembravo io da piccolo
quando avevo paura che qualcuno
mi portasse via tutto.

 

***

 

Il presidente era pagato da twitter
e l´opponente da Il pranzo é servito
Il calciatore dal campionato
Il costruttore dall´edilizia
Il poliziotto dalla perizia
il premiolino dalla litania
di Loro inguardabili. E Noi che ci miglioriamo
Era questo apparato di cazzo e ano
e l´oblío delle vacanze al mare
in quei piccoli paesini del sud
dove ciccione faceva rima con ombrellone
e pallone con sottoproletario
Era una mamma con la minuscola
l´asinello i re magi il bue
e le cene che tornavano in orario
Era uno che si credeva Napoleone
di guerra e pace volume 2
dei copia-incolla, dei Fred e Wilma
mutati in droni con la memoria
Il moralistico senso di pena
per l´uomo che invece della realtá
credeva di vivere nella Storia

Queste cose belle e preziose
esistevano come la statistica
come la punta del mio dito
come la gobba di Leopardi
come il negro di Porgy and Bess
e il suo uso dell´infinito
Esistevano. E tutti non ci credevano

 

***

 

Il primo Herr faceva Dio di cognome
era l´addetto alla selezione naturale
e stava in piedi, le mani in tasca
lo sfondo ovale di una camicia bianca
la fede al dito per non giudicare
brillavano sulla faccia stanca

Il secondo era un testimone
col cappellino dei Bulls in testa
Il terzo un punk e si sentiva libero
di tagliare ogni notte la cresta
e farla ricrescere il giorno dopo
Il quarto un trans con un passato etero
il quinto una lesbica che guidava i tram
con un cancro all´utero come malattia
consigliata dal comitato etico
il sesto era ebreo, il settimo dell´islam
l´ottavo era Lutero, il nono un topo
il decimo guardiano somigliava a Cam

Stavano in piedi, fermi all´entrata
i disegnini sulla vetrata austera
indicavano tre puntini neri
come limite invalicabile ai genitori
Ma il teatro era obbligatorio
e sulle scale c´erano reti di protezione
che giravano tutte a spirale

I facsimile delle multe
gli scontrini e le ricevute
le sentenze di tribunale
contro cose e persone adulte
erano un modo per imparare la Scrittura
e il suo senso strettamente letterale.

Fare cose con il pongo. O con parole
La maestra era da un anno in terapia
e fu licenziata da un referto medico
davanti a quelli del comitato regali
che le portavano la letterina e il fiore
Poi i bambini cominciarono a cantare
che gli uomini sulla terra sono tutti uguali
e nel cortile arrivó la pioggia
e tutti i crani furono rasati a zero
per prevenire un´epidemia

Era la fine del primo anno
mia moglie era morta da due natali
fu allora che iniziai a dubitare
che insegnavano ai bambini a salutare
i concetti al posto delle persone
e dal mio dubbio nacque la fede
che tutto questo era secolare
e allo stesso tempo religione

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